CONCORSO NAZIONALE PER LE SCUOLE E PER I GRUPPI GIOVANILI

GLI ENTI PATROCINATORI
REGIONE TOSCANA

Associazione Italiana Maestri Cattolici

Siamo una libera e democratica associazione professionale che riunisce docenti, dirigenti ed ispettori della scuola dell'infanzia e di base. (articolo 1 e articolo 7, comma 3 dello Statuto associativo)
Siamo nati nel 1945 e siamo presenti su tutto il territorio nazionale nelle diverse articolazioni sezionali, provinciali e regionali.
Abbiamo scelto di operare in solidarietà, nella scuola e nel Paese, testimoniando i valori evangelici nel servizio alla persona, attraverso la competenza professionale. Lo slancio ideale dell'Associazione si concretizza nel confronto, nella corresponsabilità, nella laicità, nell'esercizio concreto di democrazia, dimensioni che trovano radicamento nella complessa realtà dell'oggi. L'AIMC si pone quale spazio propositivo e, nell'azione del "prendersi cura" della persona, intende affiancare l'opera educativa di coloro che operano nella scuola.
L'Associazione Italiana Maestri Cattolici nasce nell'immediato dopoguerra in continuità con gli scopi dell'Associazione Magistrale Italiana Nicolò Tommaseo, operante dal 1900 al 1926, e sciolta a seguito delle norme restrittive fasciste.
Fondata da Maria Badaloni e Carlo Carretto vede confluire al suo interno l'esperienza associativa delle sezioni dei maestri dell'Azione Cattolica, unica forma di associazionismo consentita durante il ventennio fascista.
Il primo Congresso Nazionale si ha dal 3 all'8 settembre 1946. L'idea aggregante è quella di operare una scelta impegnativa sul piano del riscatto professionale e del sostegno alla nascente democrazia. Si vuole reagire con forza alle carenze drammatiche della scuola elementare ed alla insufficiente formazione degli insegnanti dando vita ad una associazione che "chiama tutti i maestri a raccolta e mira a soddisfare ogni esigenza di vita del maestro, della sua formazione, della sua personalità e della sua azione" . I caratteri originali e qualificanti, della professionalità, ecclesialità e laicità, approfonditi e maturati nel tempo hanno sostenuto e reso operante l'identità istituzionale dell'AIMC, costituendola soggetto, sociale significativo nella realtà contemporanea.
SITO UFFICIALE: www.aimc.it
Indire rappresenta da anni l’istituzione dove la scuola e i suoi protagonisti – insegnanti, studenti, famiglie - trovano lo spazio per sperimentare, condividere e crescere insieme, all’insegna dell’innovazione e della ricerca.
Indire è per la scuola la bussola della formazione, per imparare a muoversi nel mondo delle conoscenze, delle nuove tecnologie e dei nuovi linguaggi della comunicazione.
Indire da decenni è "il compagno di viaggio" che, intelligentemente, affianca la scuola verso la modernità e il confronto internazionale. Interprete del proprio tempo, attento osservatore dei cambiamenti sociali e culturali, ha ideato e progettato sempre nuovi scenari per la formazione, la documentazione, la comunicazione in linea con i tempi.
Indire è tradizionalmente il luogo della rappresentazione e diffusione delle conoscenze prodotte dalla scuola; una documentazione dell’eccellenza per farne una preziosa memoria per il presente e per il futuro.
Indireè una piattaforma per l’Europa. Come Agenzia Nazionale Socrates promuove e incoraggia alla mobilità internazionale, perché è con il confronto e la convivenza reale che ci s’impossessa del "sentire comune europeo".
Indire, l’Istituto Nazionale di Documentazione per l’Innovazione e la Ricerca Educativa, nasce nel 2000 come trasformazione della Biblioteca di Documentazione Pedagogica un ente di valenza storica per la cultura e la documentazione scolastica.
La BDP venne istituita con il Decreto Legislativo n. 419 del del 1974.
Il Decreto Legislativo n. 258 del 20 luglio 1999 trasforma l’ente e lo rinomina in Indire. Tale provvedimento legislativo e quelli successivi, pur affermando il principio della sostanziale continuità del ruolo e delle funzioni dell’istituto, ampliano e precisano le aree di competenza, disegnando il profilo di un istituto dinamico, dotato di maggiore autonomia e pronto a rispondere ai bisogni e alle priorità della scuola.
Il Decreto del Presidente della Repubblica n. 415 del 21 novembre 2000 regola l’organizzazione dell’Istituto a norma degli articoli 2 e 3 del Decreto legislativo n. 258 del 20 luglio 1999.
L’Istituto è dotato dei seguenti organi:
Presidente, rappresenta l’Istituto e ha un potere di indirizzo politico e strategico; convoca e presiede il Consiglio di Amministrazione e formula a quest’ultimo le proposte ai fini dell’approvazione del programma di indirizzo annuale; presiede il Comitato Tecnico Scientifico.
Consiglio di Amministrazione, approva il programma annuale dell’Istituto; determina gli indirizzi generali di gestione; delibera il bilancio di previsione e il conto consuntivo; conferisce l’incarico di direttore; valuta attività amministrativa del direttore; nomina i componenti del Comitato Tecnico Scientifico; nomina i componenti degli altri organismi di consulenza; nomina i componenti del Collegio dei revisori.
Comitato tecnico-scientifico, composto da 7 membri, collabora alla predisposizione del programma annuale e alla valutazione delle attività scientifiche; fornisce i pareri che gli vengono richiesti dal Consiglio di Amministrazione e dal direttore. Collegio dei revisori, composto da 3 membri, ha un potere di controllo. Si occupa di verificare la regolarità amministrativa dell’attività dell’Istituto.
La gestione dell’attività è affidata al Direttore (art. 4). E’ responsabile del funzionamento complessivo dell’Istituto; dell’attuazione del programma; dell’esecuzione delle deliberazioni del Consiglio di Amministrazione.
L’attività corrente è svolta dal personale in organico (art. 8), dal personale comandato o collocato fuori ruolo dalla scuola (art. 10), e da quello con contratto di prestazione d’opera e contratto di ricerca (art 11).
SITO UFFICIALE: www.bdp.it
Il Forum intende:
promuovere e salvaguardare i valori e i diritti della famiglia come "società naturale fondata sul matrimonio" (Costituzione Italiana, 27 dic. 1947, articoli 29, 30, 31)
riconsegnare alla famiglia il diritto di cittadinanza perché occupi nella vita politica del Paese il posto che le spetta quale soggetto sociale da promuovere e non soggetto debole da assistere. La famiglia eroga servizi, cura i soggetti deboli, fa da ammortizzatore economico in tempo di crisi. In altre parole chi investe sulla famiglia previene le emergenze, risolve alla radice le patologie, risparmia sui costi sociali.
Per queste ragioni il Forum ha aperto una "vertenza famiglia" che è sfociata in una Petizione al Parlamento. Lanciata in tutta Italia, ha raccolto un milione e 500 mila firme. In essa, le famiglie chiedono alle istituzioni un coerente impegno a sostegno di una seria politica familiare.
Il Forum è nato da una intuizione che, a distanza di anni, ha dimostrato di essere profetica: portare all'attenzione del dibattito culturale e politico italiano la famiglia come soggetto sociale. Siamo convinti che la questione famiglia non sia un aspetto secondario della vita degli italiani: è in larga misura nella famiglia che si costruiscono i destini degli abitanti di questo Paese, è in famiglia che si formano i cittadini di domani, è la qualità della vita familiare che determina la qualità della vita dell'intera società. Una famiglia "che funziona" è garanzia anche del buon funzionamento di tutte le istituzioni sociali, politiche, economiche, educative della società, alle quali non può mancare - pena il loro fallimento o la loro scarsa efficacia - il contributo essenziale derivato da quella scuola insostituibile di umanità e di relazionalità che è la famiglia.
La famiglia non è un mero fatto privato dei singoli individui: essa si situa al cuore della costruzione della società, la condiziona e ne è condizionata. Lo diciamo a chiare lettere: la famiglia non è una questione cattolica, quasi che essa fosse semplicemente la specifica forma di convivenza dei credenti, come molti vorrebbero far credere. Essa riguarda tutti i cittadini, e per questo va affrontata con argomenti razionali, con chiarezza e serietà di analisi in tutti i suoi risvolti, giuridici, psicologici, sociologici, economici ed anche - perché no - politici.
E' una scommessa che il Forum può dire di avere vinto, come testimonia il grande Convegno di Roma dal 18 al 20 ottobre 2001 e l'incontro delle famiglie italiane con il Papa del 20 e 21 ottobre.
C'è però ancora molto da fare, sia per superare le resistenze delle istituzioni a comprendere e valorizzare appieno il ruolo delle famiglie, sia per rendere coscienti di questo le famiglie stesse.
Il Forum non vuole correre il rischio di essere costituito da tanti generali senza esercito per questo, da sempre, ha il problema di coinvolgere le famiglie nella propria "mission". La soggettività delle famiglie spesso non è colta né capita dalle istituzioni, dai poteri forti e dai mass-media e talvolta non è vissuta neanche dalle famiglie che si percepiscono come soggetti deboli e non come risorsa. Ecco perché la ragione ultima dell'esistenza del Forum non è soltanto quella di proporsi come tenace sostenitore di politiche familiari sempre più moderne ed incisive, ma anche quella di comunicare alle famiglie la necessità di "esserci", non per andare contro qualcuno ma verso qualcuno.
Il Forum, con le 36 associazioni e i 20 comitati regionali che ne fanno parte, proseguirà con rinnovato impegno e immutata determinazione il proprio lavoro, cosciente di rappresentare un pezzo importante della società civile, cercando di dare voce - senza integrismi ma senza accomodamenti - alle famiglie italiane, ai loro bisogni e ai loro diritti.
L'auspicio è dunque che le famiglie sempre più comprendano l'importanza e la forza che possono avere associandosi e collegandosi in rete. La famiglia, vera, grande, risorsa del nostro Paese, più uscirà dall'isolamento privatistico e più dimostrerà di essere viva e vitale, pronta a dare il proprio imprescindibile contributo alla costruzione di una società più fraterna e a misura d'uomo.
Da tutte queste considerazioni nasce questo fascicolo, nel quale abbiamo raccolto le tappe principali del cammino fatto dal Forum in questi anni e che ci ha portato ad essere interlocutore importante e qualificato delle istituzioni e della politica. Nelle pagine successive troverete anche i contenuti del Manifesto politico che abbiamo sottoposto ai candidati alle recenti elezioni politiche e sul quale si è raccolta una nutrita schiera di parlamentari (250) trasversale a partiti e schieramenti. Proprio sui punti di quel Manifesto e con il contributo anzitutto di questi parlamentari si misurerà l'impegno del Forum nell'arco della prossima legislatura.
SITO UFFICIALE: www.forumfamiglie.org/index.htm
UNIONE CATTOLICA
ITALIANA INSEGNANTI MEDI 
L'Unione è apartitica e nasce nel giugno del 1944 per iniziativa del prof. Gesualdo NOSENGO che, spinto da grande ed entusiastico amore per la scuola, la fondò a Roma L'UNIONE CATTOLICA ITALIANA INSEGNANTI MEDI (UCIIM), una delle associazioni professionali nate dal Movimento Laureati di Azione Cattolica.
Ha lo scopo di promuovere il rinnovamento e l'elevazione morale religiosa civile della scuola nello spirito di un autentico pluralismo. Essa è autonoma e democratica nella sua struttura organizzativa; aderisce alla Consulta della Pastorale Scolastica della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), alla Consulta Generale dell'Apostolato dei Laici (CGAL) e alle altre iniziative di coordinamento ecclesiale al SIESC, Segretariato internazionale insegnanti secondari cattolici.
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L'attività dell'Unione, come servizio alla formazione e preparazione dei docenti, si svolge su diversi piani: |
| L'unione attua le sue
iniziative con incontri, dibattiti, conferenze. Particolare importanza
hanno i Ha come strumenti di stampa: |
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SITO UFFICIALE: www.uciim.it/index.html
Le fonti letterarie e i documenti archeologia non permettono di stabilire con assoluta precisione la data di fondazione di Florentia; è però certo che la colonia fu dedotta in età precristiana, probabilmente nell'anno 59. E pertanto, la religione dei suoi primi abitanti fu quella pagana, con le divinità, i templi, i culti, i sacerdoti della tradizione romana, come dimostrano i molti reperti restituiti dagli scavi. Questa situazione religiosa durò per tutto il primo e il secondo secolo dell'era volgare, e nessuna traccia di penetrazione dei cristianesimo in Firenze è riscontrabile durante questi due secoli.
Giovanni Villani, il maggior cronista fiorentino, riccheggiando tradizioni che circolavano già da alcuni secoli, scrive che la Buona Novella fu portata a Firenze da S. Frontino, che fu il primo vescovo della città, mandato in Etruria al tempo di Nerone dallo stesso apostolo Pietro insieme a S. Paolino, che sarebbe stato il primo vescovo di Lucca. Ecco le parole del Villani: "Ben troviamo noi per più antiche croniche, che al tempo di Nerone imperatore nella nostra città di Firenze e nella contrada ( = regione) prima fu recata da Roma la verace fede di Cristo per Frontino e Paolino, discepoli di S. Pietro, ma ciò fu tacitamente e in pochi fedeli, per paura de' vicari e proposti degli imperadori ch'erano idolatri e perseguivano i cristiani dovunque gli trovavano, e così dimoraro infino al tempo di Costantino imperadore e di santo Silvestro papa" (G. Villani, Cronica, 1,58).
Si tratta di una notizia leggendaria, che non ha riscontri né in testimonianze letterarie né in documenti archeologia contemporanei o prossimi a questa presunta evangelizzazione di Firenze già in età apostolica. Va però detto che questo di vantare origine apostolica è un santo orgoglio che si ritrova in altre città italiane, oltre che in Firenze; santo orgoglio che allo storico non fa meraviglia e che si spiega con la situazione religiosa e culturale del tempo (dal IX secolo in poi) in cui queste notizie leggendarie si svilupparono.
Il primo a mettere in dubbio la tradizione riferita dal Villani, fu nel Cinquecento Vincenzo Borghini, il dotto monaco della Badia Fiorentina, grande studioso della storia religiosa di Firenze, il quale scrive che non si possono "mettere nell'istoria cose accattate e senza riscontro" (V. Borghini, Discorsi a cura di D. M. Manni, Firenze. 1809, IV, p. 170). Il problema fu ripreso dagli storici e dagli eruditi della nostra città nel Settecento. Continuarono a dar credito alla tradizione del vescovo fiorentino e della evangelizzazione di Firenze nel primo secolo L. G. Cerracchini e G. M. Brocchi; ma altri, come G. Lami, D. M. Manni e G. Richa sostennero che non esistono prove di una così remota antichità della sede vescovile fiorentina e che la Buona Novella arrivò nella nostra città soltanto verso la metà del III secolo (per questi autori, vedi: L. G. Cerrracchini, Cronologia sacra de' vescovi e arcivescovi di Firenze, Firenze, 1716, pp. 1-3; G. M. Brocchi, Vite de'Santi e Beati Fiorentini, Firenze, 1752, Il, pp - 3 sgg; G. Lami, Liber de eruditione apostolorum, Firenze, 1733, p. 190; D. M. Manni, Principi della religion cristiana in Firenze, Firenze, 1764, p. 26; G. Richa, Notizie istoriche delle chiese fiorentine, Firenze, 1757, pp. 264 sgg.).
In seguito ad ulteriori studi e ricerche, le tesi di una evangelizzazione più tarda rispetto a quanto scrive il Villani, probabilmente agli inizi del III secolo come vedremo più avanti, è ormai divenuta comune e indiscussa presso tutti gli autori contemporanei, dal Davidsohn al Gamurrini, dal Quilici al Falcini al Maetzke e al Lopes Pegna (per questi autori, vedi: R. Davidsohn, Storia di Firenze, 1956, I, p. 54; G. F. Gamurrini, Principi della religione cristiana in Firenze, in Atti della Società Colombaria, Firenze, 1909-1910, pp - 319 sgg; B. Quilici, La Chiesa di Firenze nell'Alto Medioevo, Firenze, 1938, pp. 14-15; A. Falcini, Le origini del cristianesimo nell'Etruria romana, Firenze, 1953, p. 60; Maetzke, Florentia, Roma, 1941, p. 42; M. Lopes Pegna, Firenze dalle oliginz'almedioevo, Firenze, 1974, pp. 285 sgg.).
La fede cristiana penetrò dapprima in Toscana attraverso la Via Cassia che da Roma conduceva a Firenze. La prima città toscana a ricevere il cristianesimo fu Chiusi nella seconda metà del II secolo, a cui seguì di poco Firenze, che della regione era il centro principale. Che Chiusi, oggi un centro di poca importanza, sia stata la prima città toscana a ricevere il Vangelo, si spiega facilmente. Anzitutto per la posizione geografica, in quanto si trovava quasi al centro di quell'importante arteria di comunicazione che era la Via Cassia. E poi, perché Chiusi a quel tempo ancora città di notevole importanza, essendo stata nei secoli precedenti uno dei maggiori centri etruschi. Dopo Chiusi, la fede cristiana, sempre per il tramite della Cassia, approdò anche nella nostra città.
Tre cose le scoperte archeologiche. di cui diremo sotto, hanno messo in luce a proposito della prima comunità cristiana di Firenze. Anzitutto questi primi cristiani non furono dei convertiti in seguito ad un' azione missionaria svolta da uomini di Chiesa, ma dei già credenti veri svolgere i loro commerci in una città che era ormai divenuta il centro della Tuscia. È poi documentato che i nostri primi cristiani, correndo tempi difficili per i seguaci della nuova fede, non andarono a stabilirsi all'interno delle mura cittadine, ma si fermarono prudente in località periferica, sulla riva sinistra dell'Arno, nell'area della chiesa di Santa Felicita, cioè vicino a dove la Via Cassia Nova giungeva alla testata meridionale del ponte romano. Il terzo dato è che coloro che portarono il primo seme del Vangelo nella nostra città erano degli orientali che parlavano greco, provenienti dal bacino orientale del Mediterraneo, con prevalenza dell'elemento siriaco.
Quanto abbiamo detto, è testimoniato dai reperti venuti alla luce nell'unica area di Firenze che ha restituito importanti resti archeologici cristiani: l'area dell'attuale chiesa di Santa Felicita e delle sue adiacenze. Gli scavi condotti a più riprese al di sotto dell'attuale chiesa, nella piazza antistante e nell'attigua piazza de' Rossi, hanno documentato esistenza di una vasta basilica paleocristiana, di carattere cimiteriale, a tre navate, lunga 38 metri e larga 26, databile fra IV e V secolo, la sepoltura più antica è dell'anno 405 (G. Maetzke, Notizie e resti archeologici della basilica cimiteriale paleocristiana, in La chiesa di Felicita in Firenze, Firenze, 1986, pp. 17 sgg.).
Le prime scoperte nell'area di S. Felicita risalgono al 1580; altre ne seguirono in epoche successive (1588, 1733, 1740, 1767), fino all' importante scavo effettuato a cura della Soprintendenza alle Antichità d'Etruria nel 1948, quando nella zona, a causa delle distruzioni belliche e per l'inizio dell'opera di ricostruzione, si offrì la possibilità accurate ricerche archeologiche. Dopo queste ricerche, la conoscenza l'edificio paleocristiano è dagli archeologi considerata come definitiva. Il pavimento della basilica, posto a 2,50 metri sotto il livello dell'attuale chiesa, era formato dalla copertura delle tombe, su cui poggiavano lapidi sepolcrali con le iscrizioni. Complessivamente le epigrafi fu rinvenute sono 75, di cui 31 venute alla luce nello scavo del 1948: 20 sono scritte in greco (e sono le più antiche), il resto è in latino; quanto al tempo, le epigrafi vanno dal 405 al 547 (per il testo delle epigrafi, vedi: M. Lopes Pegna, Firenze dalle origini... cit ., pp - 358 sgg.). Speciale interesse hanno alcune iscrizioni greche che riportano nomi di persona e toponomi siriaci e che costituiscono una chiara testimonianza della presenza di orientali fra i membri della prima comunità cristiana fiorentina. Senza indulgere alla fantasia, anzi in piena aderenza con quanto tramandatoci per altre città dagli scrittori ecclesiastici dei primi secoli, si può affermare che anche a Firenze, in quest'area a sud dell'Arno, ci sia stata dapprima una domus ecclesiae, cioè una chiesa domestica per i servizi di culto e specialmente per la celebrazione dell'Eucaristia, e poi, cessato il pericolo delle persecuzioni, sia stata costruita una vera e propria chiesa, sempre nel luogo dove da gran tempo si erano stabiliti questi cristiani orientali di lingua greca.
Il nome chiaramente orientale attesta che alla comunità di coloro che portarono la fede cristiana in Firenze, apparteneva anche Miniato, che secondo il Martirologio Romano, testimoniò la fede col martirio il 25 ottobre del 250, durante la persecuzione di Decio. Dopo la morte, i fratelli di fede seppellirono S. Miniato sul colle di là d'Arno, che allora aveva il nome di Mons Florentinus; sulla tomba del martire fu poi eretta una piccola chiesa, in data che non si può precisare, ma sicuramente prima dell'VIII secolo.
La prima menzione di S. Miniato e del culto a lui attribuito è del 782 (più di cinque secoli dopo il martirio), ed è contenuta in un diploma coi quale il re Carlo Magno, in memoria della defunta moglie Ildegarde, dona alcuni possedimenti alla "chiesa di S. Miniato, martire di Cristo, posta in Firenze, dove riposa il suo venerabile corpo". E quanto alle notizie sul nostro martire, ci sono pervenute, come per altri martiri, solo attraverso le "Passioni", narrazioni molto tarde (di S. Miniato ne abbiamo sei, che vanno dal IX al XIV secolo) e con racconti assolutamente fantastici sul processo, sui supplizi e sulla morte. Per queste ragioni, qualche studioso di storia ecclesiastica antica (come F. Lanzoni in Le diocesi d'Italia dalle origini al principio del secolo VII, Faenza, 1927, I, pp. 573-581) e qualche recente agiografo hanno sollevato dubbi sulla storicità di S. Miniato. Ma tutti gli storici di Firenze, di ieri e di oggi, sono concordi nell'ammettere l'esistenza di un Miniato, di origine orientale, martirizzato a Firenze durante la persecuzione di Decio. E in verità, spogliato di tutte le aggiunte leggendarie, il fatto che S. Miniato testimoniò la fede con il sacrificio della vita, più che nei documenti scarsi e tardi è fermamente scritto nella vetusta tradizione devozione millenaria e non dà luogo a dubbi veramente fondati (su S. Miniato, vedi: P. Lugano, San Miniato a Firenze - Storia e Firenze, 1902; P. Santoni, I martiri di Firenze sotto la persecuzione di Decio e il loro culto, Firenze, 1963, pp. 69-99; M. Lopes Pegna, Le più antiche chiese fiorentine, Firenze, 1972, pp. 20-25; C. Leonardi Miniato: il martire e il suo culto sul Monte di Firenze, in La Basilica di San Miniato al Monte a Firenze a cura di F. Guerrieri, L. Berti, C. Leonardi, Firenze, 1988, pp. 279-284).
La tradizione relativa a S. Miniato è importante per stabilire una cosa a cui si è già accennato, che cioè la fede è arrivata nella nostra ci inizi del III secolo. Avvenuto nel 250 durante la persecuzione di Decio il martirio di S. Miniato ci parla di una presenza cristiana a Firenze, a metà del III secolo, non insignificante quanto al numero e ormai radicata, se provocò l'intervento dei funzionari pagani e la condanna a morte di un rappresentante qualificato della nuova fede; una presenza, è giustificato dire, che risaliva ad alcuni decenni prima.
A conforto di questa datazione c'è anche il documento archeologico costituito dai tre sarcofagi paleocristiani conservati nella nostra città antico si conserva nella chiesa di S. Trinita e dagli archeologi è attibuito alla prima metà del III secolo; un altro si trova nel giardino di Boboli e viene assegnato a circa la metà del III secolo; il terzo si trova in San Lorenzo ed è considerato degli inizi del IV secolo (per i tre sarcofagi, vedi: G. Bovini, Monumenti figurati paleociistiani conservati a Firenze, Città del Vaticano, 1950, pp. 1-7). Al tre insigni documenti paleocristiani non possiamo far dire più di quello che essi realmente significano circa la determinazione del tempo in cui la fede cristiana penetrò nostra città. Non sapendo quando e come i sarcofagi sono giuri a Firenze, non possiamo attribuire un grande peso alla loro testimonianza presa da sola, essendo chiaro che simili monumenti sono suscettibili spostamenti e quindi non possono costituire un dato sicuro sullo stato religioso della città all'epoca a cui i monumenti stessi appartengo. Ma se non una prova, un indizio almeno essi lo contengono, un indizio che si lega coerentemente alla tradizione relativa a S. Miniato.
Dopo quello che abbiamo cercato di illustrare, sulla comunità cristiana di Firenze durante il III secolo non c'è altro da registrare. È però lecito pensare che nel corso di un secolo la comunità sia cresciuta, pur rimanendo sempre una piccola minoranza, limitata all'ambito della città. L'aumentato numero dei cristiani, ma soprattutto le mutate condizioni politiche spiegano perché Firenze, all'inizio del IV secolo, ha il suo primo vescovo o almeno il primo di cui si abbia notizia certa. Di nome Felice, egli viene ricordato come vescovo di Firenze nell'anno 313. La notizia sul protovescovo Felice è contenuta nel De schismate Donatistarum del vescovo africano Optato di Milevi. Nell'ottobre del 313 papa Milziade convocò a Roma un Sinodo di diciannove vescovi, per discutere dello scisma donatista, che stava lacerando la chiesa africana; fra i firmatari delle decisioni del Sinodo c'è "Felix a Florentia Tuscorum" (Optatus Milevitanus, De schismate Donatistarum, I, 23, in G. D. Mansi, Sacrorum Conciliorum nova collectio, Firenze, 1759, II, 436). Si notino le date. Il Sinodo romano ebbe luogo otto mesi dopo l'editto di Milano, promulgato nel febbraio del 313, col quale Costantino dava alla Chiesa piena libertà di esercizio della sua missione, a cominciare dall'organizzazione interna. Probabilmente, in questo lasso di tempo, Firenze ebbe il suo primo vescovo.
Dopo questa notizia isolata riguardante il protovescovo Felice, c'è un periodo di silenzio, che va sino alla fine del secolo, nelle testimonianze documentarie relative alla Chiesa fiorentina: ci manca il nome di almeno qualche vescovo, che nel corso del IV secolo dovette esserci, anche se non in successione continuata, e ci mancano notizie sul progresso dell'opera di evangelizzazione.
Alla fine del IV secolo ci sono due fatti che segnano l'inizio di una stagione nuova: nel 394 viene consacrata, da Ambrogio vescovo di Milano, la prima chiesa di Firenze ufficialmente documentata: San Lorenzo, che per un certo tempo sarà anche cattedrale; pochi anni dopo, viene eletto vescovo Zanobi, che rimarrà nella tradizione come l'infaticabile evangelizzatore della diocesi fiorentina. Di ambedue i fatti abbiamo notizia da un documento di incontestabile autenticità, la Vita Ambrosii, scritta verso il 422 da Paolino, diacono della chiesa milanese, che di S. Ambrogio era stato segretario e diligente stenografo nell'ultimo periodo della vita. Del vescovo Zanobi diciamo subito, mentre per tutte le notizie su San Lorenzo si rimanda alla nota di questo stesso volume che illustra questa insigne chiesa, quasi certamente la prima costruita in Firenze, e quindi primo segno visibile della presenza cristiana nell'antica colonia romana.
Al tempo della consacrazione di San Lorenzo, la Chiesa fiorentina era sicuramente vacante, come si deduce da Paolino, il quale non fa parola di alcun vescovo nel descrivere la venuta e il soggiorno di Ambrogio a Firenze, e dal discorso, pervenutoci, tenuto dallo stesso Ambrogio durante la consacrazione della chiesa, nel quale non fa alcuna menzione del presule fiorentino: non si può ammettere che il vescovo di Milano, esercitando un atto dei più solenni della giurisdizione episcopale in altra Chiesa, abbia tralasciato di rammentare il vescovo, se questi ci fosse stato.
Secondo la tradizione, Ambrogio, alla sua partenza da Firenze dopo un soggiorno di circa cinque mesi, avrebbe suggerito alla comunità fiorentina di eleggere nuovo vescovo della città Zanobi, già ascritto al clero, che si distingueva per scienza e virtù; poco tempo dopo egli sarebbe stato acclamato vescovo dai concittadini. Sempre la tradizione parla di un episcopato lungo, trentennale, all'incirca dal 398 al 429.
Dicendo tradizione, si indicano le narrazioni trasmesse per lungo tempo oralmente e poi confluite nelle diverse vite di S. Zanobi: la prima e più importante, scritta nell'XI secolo dal vescovo Lorenzo di Amalfi, poi quella del falso Simpliciano del XIII secolo e le successive (per una raccolta delle vite, vedi La vita di S. Zanobi scriitta da' più antichi quattro diversti autori, Firenze, 1863). Come in tutte le narrazioni medievali, molti elementi di queste vite sono leggendari e per le notizie bisogna fare opera di discernimento. La parte sicuramente attendibile della tradizione ci presenta Zanobi come uomo di preghiera, operatore di miracoli, largo soccorritore dei poveri, ma soprattutto lo accredita come l'evangelizzatore di Firenze, in un tempo in cui la città era ancora in maggioranza pagana e interamente pagano era il territorio fiorentino; al di fuori della città, le memorie della sua opera di evangelizzazione vanno dalla Valdipesa e dalla Valdelsa fino alle zone impervie del Mugello e del Firenzuolino.
Sicuramente S. Zanobi non sconfisse il paganesimo, che sopravvisse ancora per molto tempo, specialmente nelle campagne. Il senso del suo episcopato sta in altro: nell'avere egli, con instancabile azione evangelizzatrice, impiantato la Chiesa nel vasto territorio che poi divenne la diocesi fiorentina. Con lui, dunque, termina la fase antica della storia della nostra Chiesa.
Dopo la morte, il corpo di S. Zanobi fu sepolto in San Lorenzo. Da lì le sue spoglie furono trasferite in Santa Reparata, mentre era vescovo S. Andrea (869-876). La leggenda riferita da Lorenzo di Amalfi narra che nel trasporto del corpo di S. Zanobi da San Lorenzo a Santa Reparata, il feretro avrebbe urtato nel tronco di un albero secco, il quale immediatamente, benché si fosse nel cuore dell'inverno, germogliò fronde e fiori; ma questo preteso miracolo non è che uno dei tanti abbellimenti di cui sono ricche le leggende medievali.
Dopo la costruzione di Santa Maria del Fiore le reliquie di S. Zanobi furono poste in un'urna di bronzo, con scene della vita del Santo in bassorilievo, opera di Lorenzo Ghiberti, sotto l'altare della tribuna centrale, detta perciò di S. Zanobi.
Purtroppo, per mancanza di testimonianze, non possiamo dir nulla sugli sviluppi dell'azione evangelizzatrice di S. Zanobi. A parte un vescovo Maurizio che la tradizione fededegna dice vittima di Totila, re dei Goti, nell'anno 550, e un vescovo anonimo destinatario di una lettera del papa Pelagio I nell'anno 556, dopo S. Zanobi, per due secoli e mezzo, non abbiamo nomi di vescovi, un po' per lacuna documentaria, un po' per temporanea vacanza della sede. Da questo silenzio documentale, la Chiesa fiorentina antica esce nel 680 col nome del vescovo Reparato, in età ormai altomedievale.
L'Attuale Arcivescovo di Firenze è Sua Eminenza Rev.ma Mons. Cardinale ENNIO ANTONELLI nativo di Todi. Eletto a Gubbio il 25 maggio 1982, consacrato il 29 agosto 1982, trasferito a Perugia - Città della Pieve il 6 ottobre 1988, rinunzia il 26 maggio 1995. Nominato Segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana il 25 maggio 1995, promosso alla Sede Metropolitana Fiorentina il 21 marzo 2001, Cardinale di Santa Romana Chiesa dal 2003.

Il Cardinale Ennio Antonelli, Arcivescovo di Firenze è nato a Todi il 18 novembre 1936. Dopo le scuole medie e il ginnasio nel Seminario Vescovile di Todi, ha frequentato il Liceo nel Seminario regionale di Assisi. Trasferitosi a Roma è stato alunno del Pontificio Seminario Romano Maggiore e ha compiuto gli studi di filosofia e teologia alla Pontificia Università Lateranense. Ordinato presbitero il 2 aprile 1960, nella Diocesi di Todi è stato assistente ecclesiastico dell'Associazione Maestri Cattolici, del Movimento Maestri di Azione Cattolica e del Gruppo Laureati di Azione Cattolica, quindi Rettore del Seminario.Laureato in lettere classiche all'Università di Perugia, ha insegnato per alcuni anni Lettere e Storia dell'arte nel liceo classico e nell'istituto d'arte. Dal 1968 al 1983 è stato docente di Teologia dogmatica all'istituto teologico di Assisi e ha insegnato nelle scuole di formazione teologica in varie Diocesi dell'Umbria. Ha svolto inoltre intensa attività pastorale a livello parrocchiale e inter-parrocchiale. Il 25 maggio 1982 è stato nominato Vescovo di Gubbio; il 29 agosto dello stesso anno ha ricevuto l'ordinazione episcopale. Nei sei anni di episcopato ha realizzato la costruzione del nuovo seminario, del centro pastorale diocesano e della casa del clero. Nel 1987 ha compiuto la visita pastorale. Il 6 ottobre 1988 è stato promosso Arcivescovo di Perugia-Città della Pieve. Nei sette anni di episcopato ha curato la promozione del ruolo dei laici nella Chiesa attivando, in particolare, itinerari di formazione per gli operatori pastorali, scuole di formazione all'impegno socio-politico. Nell'ambito della Cei, è stato membro della Commissione episcopale per la dottrina della fede e la catechesi, lavorando a lungo alla nuova redazione del Catechismo degli Adulti. Il 25 maggio 1995 è stato nominato Segretario Generale per un quinquennio, e poi confermato il 25 maggio 2000. In questo incarico ha curato la preparazione del Convegno Ecclesiale di Palermo (1995); ha preso parte a numerosi Convegni nazionali dei vari settori pastorali, con particolare coinvolgimento nell'assemblea nazionale della scuola cattolica (1999); ha partecipato come rappresentante della Cei all'Assemblea del Sinodo dei Vescovi per l'Europa (1999), si è impegnato nella preparazione del Grande Giubileo del Duemila, con particolare riferimento ai giovani, agli artisti, ai lavoratori, ai docenti universitari. Ha lavorato alla stesura degli Orientamenti Pastorali per il decennio in corso, «Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia». Il 21 marzo 2001 è stato chiamato a succedere al Cardinale Silvano Piovanelli alla guida dell'Arcidiocesi di Firenze, dove ha fatto il suo ingresso il 20 maggio dello stesso anno. Tra i settori pastorali a cui si è particolarmente dedicato, la pastorale sanitaria, avviando la costituzione delle Cappellanie Ospedaliere; la pastorale scolastica e universitaria, favorendo la nascita di una Cappella Universitaria e istituendo momenti fissi di incontro con i docenti; la pastorale sociale, promuovendo la creazione dei «Gruppi di impegno socio-culturale» presso parrocchie e vicariati. Nel giugno scorso ha rivolto la sua prima Lettera Pastorale alla Diocesi dal titolo «Evangelizzare oggi: comunità cristiana e ministeri».Da Giovanni Paolo II creato e pubblicato Cardinale nel Concistoro del 21 ottobre 2003, del Titolo di S. Andrea delle Fratte. È Membro dei Pontifici Consigli: per i Laici, e delle Comunicazioni Sociali.
SITO UFFICIALE: http://www.chiesacattolica.it/cci_new/vis_diocesi.jsp?idDiocesi=75
TOSCANAoggi, “settimanale regionale d'informazione” è nato nel dicembre del 1983, realizzando un progetto che la Conferenza episcopale toscana aveva varato circa 15 mesi prima, e che era stato procrastinato per la morte improvvisa del card. Giovanni Benelli. L'idea era quella di un settimanale regionale, unico per tutte le diocesi della Toscana, che riuscisse a recuperare e valorizzare le molteplici esperienze precedenti, esperienze che erano state sempre caratterizzate da una forte sinergia tra diocesi.
Fin dall'inizio furono chiare
alcune caratteristiche del nuovo settimanale:
- la sua ecclesialità: la tradizione del settimanale diocesano non veniva
abbandonata, ma recuperata in una formula che favorisse anche la comunione tra
le diverse Chiese della Toscana, mettendo a confronto esperienze e sensibilità
diverse;
- la regionalità: attenzione alla realtà regionale anche sul piano sociale,
politico, istituzionale, culturale ed economico, una realtà peraltro poco
sentita dalla gente e poco presente su altri media toscani;
- la popolarità: non una rivista di élite, ma un giornale che si rivolgesse a
un pubblico vasto e perciò che fosse anche largamente diffuso. Popolare “non
solo nel senso dello stile e delle notizie, ma soprattutto nel senso
dell'ispirazione di fondo:” il suo quadro di riferimento, il suo tessuto
sociale, la maggior parte del suo pubblico “sono costituiti dal popolo” e il
messaggio che reca “è un messaggio per il popolo, che non viene da un
cattolicesimo di élite, ma dallo stesso tessuto del popolo cattolico” (card.
Camillo Ruini). la capacità di fare opinione, sia all'interno della Chiesa che
della società civile;
- l'unitarietà: non doveva essere un consorzio di testate, con linee editoriali
diverse, ma un'unica testata, con un unico direttore responsabile e una linea
editoriale unitaria. L'autonomia delle singole redazioni diocesane si collocava
all'interno di questa dimensione unitaria;
- il radicamento nelle realtà diocesane: il mantenere 2, 3 o 4 pagine locali di
cronaca diocesana valorizzava la diocesaneità e avrebbe dovuto favorire la sua
diffusione capillare;
- la professionalità: non più un settimanale fatto da volontari e da persone
particolarmente sensibili in questo settore, ma da una redazione fissa, attorno
alla quale ruotasse un certo numero di collaboratori.
Questi gli obiettivi che si prefiggeva il settimanale:
- aiutare le persone a farsi opinioni motivate sui principali avvenimenti
ecclesiali e sociali;
- dar voce e strumenti ad un'opinione pubblica all'interno delle singole diocesi
e della Toscana;
- favorire il dialogo tra comunità ecclesiale e società civile;
- fornire un'informazione ecclesiale ampia e precisa;
- far crescere la comunione all'interno della Chiesa e la solidarietà
all'interno della società civile;
- proporre una lettura delle vicende quotidiane alla luce del Vangelo;
- dar voce agli ultimi, per gridare forte le ragioni dei più deboli e di coloro
che la nostra società consumistica tende ad emarginare.
Per una serie di circostanze non tutte le diocesi toscane aderirono subito alla
nuova esperienza, anche se già nel gennaio del 1985 (cioè, praticamente, un
anno dopo) erano già presenti: Pitigliano, Lucca, Prato, Firenze, Cortona,
Apuania, Grosseto, Massa Marittima, Fiesole, Arezzo, Pescia, Livorno e
Sansepolcro, oltre a Monte Oliveto Maggiore). Attualmente le diocesi coperte da
TOSCANAoggi sono 15. Si deve tener presente che in alcuni casi l'edizione
odierna nasce dall'accorpamento di alcune diocesi che precedentemente avevano
edizioni separate (ad esempio: Siena e Colle Val d'Elsa;
Arezzo-Cortona-Sansepolcro).
Il settimanale ha abitualmente
una foliazione di 24 pagine, di cui un numero variabile da 2 a 4 è riservato
alle cronache delle 15 diocesi. In totale, perciò, vengono prodotte
settimanalmente un numero medio di 69 pagine, di cui 20 sono generali a tutti, 2
sono pagine “jolly” che vengono accoppiate alle edizioni a 2 o a 3 pagine e
47 sono di cronaca diocesana: hanno 4 pagine: Pisa, Firenze, Lucca, Fiesole,
Prato, Arezzo-Cortona-Sansepolcro, Siena-Colle Val d'Elsa-Montalcino; hanno 3
pagine: San Miniato, Massa Carrara-Pontremoli, Livorno; hanno 2 pagine: Pescia,
Pitigliano-Sovana-Orbetello, Volterra, Massa Marittima-Piombino, Grosseto.
In alcuni casi queste edizioni locali hanno conservato la loro vecchia testata,
che appare all'interno in apertura della cronaca e in prima pagina, sotto la
quella di TOSCANAoggi (es. La Voce di Prato; Vita nova, ecc.). In altri casi
compare invece come sottotestata il nome della diocesi.
Attualmente la Redazione
centrale è composta da sei giornalisti professionisti e un grafico per
confezionare oltre 70 pagine ogni settimana. Ad essi si aggiungono una ventina
di collaboratori piuttosto assidui e almeno altrettanti che offrono la loro
collaborazione più saltuariamente. Dalla nascita il Direttore è Alberto Migone.
Dal 2004 Vice Direttore è Andrea Fagioli
SITO UFFICIALE: www.toscanaoggi.it
Unione Cattolica
della Stampa UCSI
L' UCSI è nato nel 1959 per iniziativa di alcuni prestigiosi giornalisti dell'epoca che, negli anni del dopoguerra, si erano ritrovati nell'Istituto Cattolico per le Attività Sociali e che sentirono l'esigenza di creare un'associazione professionale riservata esclusivamente agli operatori dell'informazione.
Un primo tentativo però si era avuto già nel 1934, quando fu elaborato uno Statuto che però, a causa delle difficoltà poste dal regime fascista, non portò risultati concreti.
L'esigenza era tuttavia talmente sentita tanto che sei anni dopo, nel 1940, grazie soprattutto all'l'incoraggiamento di Mons. Giovanni Battista Montini (il futuro Paolo VI) nacque la Pia Unione S. Francesco di Sales, che operò per qualche tempo, nonostante le difficoltà della guerra, celebrando principalmente la festa del Patrono e per favorire un arricchimento culturale e spirituale dei giornalisti.
A S. Francesco di Sales, patrono dei giornalisti, si ispirarono, nel maggio del '59 i fondatori dell'Ucsi: Raimondo Manzini (primo presidente nazionale), Giuseppe Dalla Torre, Guido Gonella, Enrico Lucatello, Pietro Favan, Carlo Trabucco, Federico Alessandrini e Andrea Spada.
La nuova associazione si distinse da subito per l'impegno professionale ed ecclesiale, tanto che solo pochi mesi dopo la sua nascita, arrivò, nel settembre dello stesso anno, l'approvazione della Conferenza Episcopale Italiana.
La presenza dell'UCSI nelle Chiese locali crebbe di pari passo con quella negli organismi professionali, così come le prese di posizione e gli interventi pubblici dei dirigenti acquistarono autorevolezza.
Cominciò nel 1965 a Recoaro, la consuetudine di organizzare convegni di studi ad alto livello, che segnerà tappe importanti nella dialettica interna alla professione giornalistica e nella elaborazione di una cultura dell'informazione che oggi fa parte della coscienza civile del Paese.
Animatore in quegli anni fu Flaminio Piccoli, presidente sino al febbraio del 1993 (presidente onorario fino alla sua morte nell'aprile del 2000).
Nel dicembre dello stesso anno (presidente Paolo Scandaletti) il XII congresso, celebrato a Bologna, segnò una svolta nella vita dell'UCSI.
Nello Statuto riformato, confermata la scelta ecclesiale, fu introdotta l'incompatibilità degli incarichi nell'Unione con quelli di partito o comunque politici.
L'impossibilità della rielezione alle cariche associative per più di due volte consecutive ha prodotto un profondo rinnovamento nei quadri dirigenti nazionali e locali.
Il ricorso all'autofinanziamento ha generato un nuovo modo di fare Associazione, più francescano, ma anche più trasparente e libero da condizionamenti.
Dal 1994 l'UCSI cura la pubblicazione trimestrale di Desk, rivista di cultura dell'informazione, che si è aggiunta ai numerosi momenti d'incontro e di confronto tra i giornalisti cattolici e laici che si susseguono nel corso dell'anno, e costituisce una delle voci più autorevoli nel dibattito sui vari aspetti del mondo mediatico italiano.
L'ultimo Congresso Nazionale si è tenuto dal 12 al 14 dicembre 2002 a Parma e ha visto l'elezione, in Consiglio Nazionale, del Toscano Antonello Riccelli, già Vice Presidente UCSI Toscana e attualmente Membro del nuovo Consiglio Direttivo Toscano.
SITO UFFICIALE: www.ucsi.it e www.ucsitoscana.it
SITO UFFICIALE: www.toscana.istruzione.it
Gli Istituti Regionali di Ricerca Educativa si trovano nei capoluoghi di regione, si occupano di ricerca in campo educativo, di formazione in servizio, di azioni a supporto dell'autonomia scolastica. Gli IRRE, sottoposti a supervisione del Ministero dell'Istruzione, hanno autonomia amministrativa. Sono regolati dal D.P.R. 6 marzo 2001, n.190.
L'IRRE Toscana opera con le scuole di ogni ordine e grado attraverso la proposta di progetti e con iniziative che rispondono alla domanda delle istituzioni e degli operatori scolastici. L'Istituto raccoglie, confronta, elabora informazioni relative al campo educativo e ne promuove la distribuzione.
E' collegato con gli altri Istituti Regionali, con l'INDIRE e l'INVALSI.
Realizza collaborazioni e sinergie con gli organismi periferici dell'Amministrazione, con la Regione Toscana, con l'Università e con enti e istituzioni che operano nel territorio.
Partecipa a numerosi progetti europei come istituto coordinatore e come partner.
Dal punto di vista dei contenuti l'Istituto si occupa di sostegno all'autonomia scolastica, educazione degli adulti, documentazione e utilizzo didattico delle nuove tecnologie, diritti di nuova cittadinanza, educazione ambientale, orientamento, qualità etc..
All'interno di questi ed altri ambiti sono attivi numerosi progetti che, seguendo le modalità della ricerca-azione, alternano fasi di ricognizione e ricerca, momenti di formazione in servizio e sperimentazione e fasi di produzione di materiali (pubblicazioni, dossier, video, titoli multimediali.
L'insieme delle iniziative è presentato ogni anno attraverso il Piano di attività.
Informazioni e riflessioni sulle tematiche affrontate e sulle ricerche in corso sono pubblicate nella rivista SCUOLA TOSCANA.
SITO UFFICIALE: www.irre.toscana.it