IL nostro sito della Celiachia sta cambiando veste.
Il nostro scopo è quello di tenere il più possibile informati i nostri Associati e tutti gli utenti che visiteranno il nostro portale sul problema Celiachia .
Ci scusiamo fin da ora se ci sono delle cose mancanti oppure incomplete .
Invitiamo tutti a registrarsi sul nostro portale per ricevere le ultime novità .
Per qualsiasi chiarimento o commenti potete scrivere direttamente a aic-toscana@libero.it
Invece il nostro " Vecchio Sito Web " cliaccate qui Celiachia toscana
Articoli
Conoscere
il grano saraceno. Riportiamo alcuni punti dell'articolo che la dott.ssa Laura Scafuri
ha scritto per il n.3/2000 di Celiachia Notizie dopo aver partecipato
al 1° Congresso Mondiale sul Grano Saraceno che si è svolto il 26-27 settembre
2000 in Valtellina. Impariamo a conoscere questo alimento ed a farne un
uso maggiore. Il grano saraceno non è un cereale
e da ciò consegue che esso non contiene glutine.
Questo pseudocereale, Fagopyrum aesculentum per la botanica, appare dal
punto di vista nutrizionale e dietetico una vera manna! Presenta caratteristiche
simili a quelle del frumento per contenuto in amido ed in grassi, ma risulta
ricco di acido linoleico e linolenico (i famosi omega 3 e omega 6), presenta
maggiore contenuto proteico ed assenza di glutine, è speciale per il contenuto
vitaminico e in microelementi minerali utili al benessere umano. E questo
risulta importantissimo per il celiaco che spesso si nutre in maniera
non bilanciata, con tendenza ad assumere un eccesso di carboidrati facilmente
assimilabili, con carenze di proteine, di folati e di fibre. Togliendo,
infatti, dai formulati i cereali che contengono glutine e sostituendoli
con fonti alternative di carboidrati (riso e mais, ad esempio) si crea
un problema di ordine tecnologico (mancanza di collosità, di elasticità
e di tenuta) ed uno di ordine nutrizionale (carenza di riboflavina, di
tiamina, di acido piridossinico, folico, di ferro, calcio, zinco, magnesio
e selenio: sostanze tutte contenute invece nel grano saraceno).
La speranza, emersa dal Congresso, è che questo "buon" chicco possa sempre
di più entrare a far parte della nostra vita.
Il
glutammato di sodio o monosodio glutammato può contenere glutine? Chiarimenti della dott.ssa Laura Scafuri tratti da Celiachia Notizie
n. 3/2000.
L'acido
glutammico, base della formulazione del glutammato (suo sale di sodio
o di potassio), noto e comune esaltatore di sapidità, viene industrialmente
prodotto dalla fermentazione di melasse, di borlande e anche da sciroppi
di glucosio. Con la fermentazione tutti i nutrienti presenti nel substrato
vengono metabolizzati, cioè trasformati e il prodotto finito viene poi
purificato.
Pertanto: si esclude la presenza di glutine nell'acido glutammico e
nei suoi sali.
Parliamo
di …lieviti. Informazioni
da tenere bene a mente sulle sostanze lievitanti che possiamo utilizzare:
dall'articolo della dott.ssa Laura Scafuri su Celiachia Notizie n.3/2000.
Esistono
diverse sostanze lievitanti; innanzitutto esse debbono essere distinte
in naturali e chimiche.
Lievito per antonomasia viene chiamato il lievito da panificazione: è
il cosiddetto "lievito di birra" o "pressato", venduto in panetti. Il
lievito di birra fresco può essere liofilizzato, viene cioè eliminata
l'acqua per sublimazione. Fresco o secco tale lievito è indicato per la
preparazione di impasti soffici e gonfi, soprattutto pane, pizza o per
dolci tradizionali. Per questi tipi di lievito non c'è pericolo di
glutine.
Quando invece si legge "lievito naturale" o "lievito madre" o "lievito
acido" dobbiamo porre attenzione. Questo tipo di lievito è infatti detto
naturale perché è ottenuto in modo spontaneo semplicemente partendo da
un impasto di acqua e farina nel quale si sviluppano lieviti presenti
nell'ambiente. Solitamente, la tradizione vuole che il fornaio lasci ogni
giorno un pezzo di pasta di pane per farne nuovo pane il dì seguente.
E' evidente che questo prodotto non è idoneo ai celiaci!
Infine il lievito chimico, in polvere, backing powder, ecc. Si tratta
di miscele di sali e di acidi organici che con il calore della cottura
sviluppano numerose e minuscole bolle di gas (anidride carbonica) che
conferiscono al prodotto una struttura areata. Se con il lievito di birra
la lievitazione avviene prevalentemente prima della cottura, con il lievito
chimico essa avviene durante la cottura. Insieme a bicarbonati di sodio
e di ammonio, tartrati, cremor tartaro, ecc., spesso le bustine di lievito
chimico contengono amido e/o fecole aggiunte. Ad oggi, per sapere se questi
ingredienti sono consentiti o meno ai celiaci, dobbiamo tenere conto delle
dichiarazioni fornite dai produttori e quindi consultare il Prontuario.
Presto, grazie al Decreto Legislativo 25/02/2000 n.68, dovremo trovare
la scritta per esteso che descrive l'origine botanica dell'amido, e quindi
scartare quelli che possono contenere glutine.
Infine, un'ultima osservazione alla definizione di "estratto di lievito".
Questa è una sostanza che spesso troviamo nell'elenco degli ingredienti
di dadi da brodo, sughi, ecc. Si tratta di un insaporitore, alternativo
al glutammato. Anche per tale ingrediente, non dobbiamo temere che
possa apportare glutine. Riepilogando:
- lievito di birra, fresco o liofilizzato, ed estratto di lievito: niente
paura;
- lievito naturale: attenzione!
- Lievito chimico: attenzione almeno fino a quando non diventerà effettiva
l'applicazione della legge su citata.
Amido
e amidi modificati: cosa dice la legge. Finalmente
la legge viene incontro anche al celiaco! La Commissione Problemi connessi
con la dieta in Celiachia Notizie n.3/2000 scrive quanto segue.
La
direttiva CEE 97/4/CE, che modificava la 79/112/CE, già stabilisce che
la designazione di "amidi modificati deve essere completata dall'indicazione
della sua origine vegetale specifica, qualora l'amido possa contenere
glutine".
Il Decreto Legislativo 25/02/2000 n. 68, all'articolo 3, paragrafo 1,
comma b-bis, ha ribadito quanto espresso dalla direttiva CEE attuando
come norma transitoria fino al 31/12/2000, la possibilità di smaltire
le scorte .
Ai fini pratici, tutto quanto sopra ci dice che: attualmente la dicitura
di amido modificato stava già a significare che esso non conteneva glutine,
altrimenti sarebbe stata indicata la sua origine vegetale. Dal 2001 ciò
sarà esteso anche alla definizione di amido; se tale dicitura non sarà
accompagnata da altre definizioni significherà che si tratta di un amido
che non contiene glutine. Tuttavia, si può già osservare che la reazione
dell'industria a questa norma è positiva: in etichetta si legge per esteso:
amido di riso, amido di mais e amido di frumento. Ciò significa trasparenza
per il consumatore. Ma trovando scritto solo amido, comunque, dovremo
leggere che si tratta di un amido senza glutine.
Sciroppi
di glucosio e maltodestrine: a che punto siamo? Riepiloghiamo
quanto riportato dalla dott.ssa Laura Scafuri in Celiachia Notizie n.3/2000
sull'indagine sperimentale, che si è svolta in stretto contatto con la
commissione KIT della nostra associazione, per verificare se gli sciroppi
di glucosio contengono glutine.
Dall'indagine
sperimentale tesa a quantificare la quantità del contenuto in glutine
in una serie di campioni di sciroppi di glucosio e due campioni di maltodestrine,
è possibile concludere che non sono state determinate quantità di glutine
entro il limite di rilevabilità del metodo enzimatico. In conclusione
gli sciroppi di glucosio non possono essere proibiti a priori per la produzione
di alimenti destinati a soggetti celiaci, e che le apprensioni circa l'assunzione
di maltodestrine potrebbero essere ridimensionate, vista anche la loro
scarsa diffusione come derivanti da frumento rispetto alle maltodestrine
da mais o da patata. Tali prodotti possono pertanto essere utilizzati
dopo un rigoroso controllo del loro contenuto di glutine, determinazione
che deve però essere eseguita su ciascun tipo di materiale distinguendo
tra diversi produttori, secondo procedure attente e messe a punto specificatamente
per queste tipologie di prodotto.
Di questi risultati dovrà tenere conto la Commissione problemi connessi
con la dieta nell'elaborazione del Nuovo Prontuario degli alimenti consentiti
ai celiaci.
Alimentarsi
conoscendo. Non
sempre gli alimenti senza glutine sono idonei ai celiaci. Vi è mai capitato
di vedere sul banco del panettiere o di qualche pasticceria dei prodotti
indicati come "aproteici senza glutine"? La dott.ssa Laura Scafuri, in
un articolo di Celiachia Notizie n.2/2000 di cui riportiamo alcune parti,
ci aiuta a chiarire le idee e dice che l'importante è essere consapevoli,
non terrorizzati.
Sempre più
spesso e con maggiore facilità è possibile reperire e vedersi proporre
ed offrire dal libero commercio prodotti alimentari definiti, dalla pubblicità
che li accompagna o da chi li vende, "senza glutine". Molte di queste
opportunità si trovano anche tramite l'e-commerce!
Tale definizione, purtroppo, non sempre coincide con l'essere idonei alle
esigenze dietetiche del celiaco.
Si tratta generalmente di prodotti alimentari che presentano una formulazione
priva di glutine negli ingredienti, ma probabilmente solo come materie
prime da cui essi derivano (mais, soia, riso, ceci, ecc.).
Ma da ciò ad essere idonei al celiaco ci deve passare ben altro!!! Inoltre,
tali alimenti, peraltro molto interessanti per l'originalità della formulazione
e magari presentazione (paste, gallette, estrusi ed altro), vengono lavorati
in condizioni che non sono sempre sufficienti a garantire che glutine
proveniente da lavorazioni concomitanti, precedenti o adiacenti finisca,
non volontariamente ma in quantità significativa, nel prodotto in questione.
Per di più, se le materie prime da cui si parte possono essere sicure,
non altrettanto può sempre dirsi degli ingredienti da esse ricavati: un
conto è "riso", un altro è "farina di riso", soia e farina di soia, ecc.
Va inoltre sempre tenuto presente l'elevato grado di volatilizzazione
delle farine nei luoghi in cui esse vengono manipolate!
Un'altra puntualizzazione mi sembra doverosa per un'altra definizione
che sovente trovo scritta su paste e prodotti da forno, soprattutto: "senza
frumento". Questa definizione è utile soltanto a chi presenta una particolare
intolleranza o allergia a questo tipo soltanto di cereale e nulla ha a
che fare con la celiachia, la quale tutti sappiamo non consente di assumere
altri cereali, quali orzo, segale, kamut, farro, triticale, avena, spelta,
ecc., oltre al frumento sia duro sia tenero.