Quando tutto sembrava perduto, questi uomini e queste donne seppero lottare perchè un mondo migliore futuro fosse possibile


22 Marzo 1944 - 2004

Sessantesimo Anniversario dei martiri del Campo di Marte

Antonio Raddi di anni 21, nato a Vicchio del Mugello
Guido Targetti di anni 22, nato a Vicchio
Leandro Corona di anni 21, nato a Cagliari
Ottorino Quiti di anni 23 nato a Vicchio
Adriano Santoni di anni 21, nato a Vicchio


Nel marzo del’44 Firenze era una città ancora occupata dalle forze tedesche e governata dai fascisti della Repubblica Sociale. Nell’anno precedente, dopo la caduta del regime, la resa e l’armistizio firmato dalla monarchia con gli alleati, una parte di italiani, fascisti irriducibili, si schierò di nuovo con Mussolini e con i nazisti. Altri italiani, e furono in molti, scelsero strade diverse. Tra questi ci furono coloro che decisero di resistere all’occupazione tedesca e combattere per riscattare il loro Paese dalle infamie della guerra a della dittatura. Altri ancora rifiutarono il reclutamento fascista, nonostante questo comportasse rischi gravissimi per loro e per le loro famiglie. Fu così anche per i ragazzi che oggi ricordiamo e che ebbero la “colpa” di non voler combattere per Mussolini e vollero tornare alle proprie case, nel Mugello. Erano persone semplici che da soldati avevano giurato fedeltà al Re e che ora volevano trascorrere il resto della vita aiutando le famiglie nel lavoro nei campi. La loro cattura, la farsa del processo che ne seguì così come la condanna capitale, avevano il solo intento di terrorizzare tutti quei giovani che una volta precettati, non si fossero presentati al collocamento. L’estrema durezza della sentenza doveva inoltre servire da monito per arrestare le diserzioni che ogni giorno si contavano nelle file repubblichine.
La mattina del 22 marzo del 1944, nei pressi della torre di maratona avvenne l’eccidio. Caddero da martiri: Antonio Raddi di anni 21, nato a Vicchio del Mugello, Guido Targetti, di anni 22, nato a Vicchio; Leandro Corona, di anni 21, nato a Cagliari; Ottorino Quiti di anni 23 nato a Vicchio; Adriano Santoni di anni 21, nato a Vicchio. Quella dello stadio fu senz’altro una strage premeditata e tutta italiana, voluta dai collaborazionisti di Salò contro i loro connazionali inermi, con l’agghiacciante motivazione di voler “dare un esempio”. Per noi, come per ogni sincero democratico, quella tragedia rimarrà un ricordo indelebile nella storia della nostra città e del nostro paese. Nessuno può pensare di poterne svilire il significato con l’ormai ben nota teoria della pacificazione (leggi parificazione). Noi non ci stiamo a riscrivere la storia della seconda guerra mondiale, come da un pezzo si tenta di fare, per un ignobile tornaconto di riabilitazione politica. In merito poi ai caduti di Salò, al di là del rispetto per i morti, non intendiamo e non intenderemo mai dimenticare cosa quei morti fecero da vivi. Di quali atrocità costoro si resero partecipi ce l’ho ricorda il sacrario dei martiri allo stadio, così come lo ricordano le molte, troppe lapidi che si incontrano nel territorio della nostra regione e del nostro paese.

(Roberto Nistri)