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BRUNO FANCIULLACCI
nome di battaglia: MASSIMO
il gappista per antonomasia
Nato Pieve di Nievole (Pistoia) il 13 novembre
1919, caduto a Firenze il 17 luglio 1944, operaio,
proclamato
nel 1944 Eroe nazionale dal Comando generale delle Brigate Garibaldi,
Medaglia dOro al Valor Militare alla memoria.
Socialisti conosciuti, i Fanciullacci, boicottati per le
loro idee anche nel lavoro di artigiani, dovettero trasferirsi nel 1934
da Pieve di Nievole a Firenze. Nel capoluogo toscano il giovane Bruno,
che aveva trovato lavoro prima come garzone e poi in un albergo, entrò
presto in contatto con un gruppo clandestino. Qualche anno di attività
antifascista e quindi larresto, nel luglio del 1938 e, lanno
dopo, la condanna a sette anni di reclusione per associazione sovversiva.
In carcere Fanciullacci entra in contatto con lapparato clandestino
comunista, allora presente in ogni penitenziario italiano, e quando viene
scarcerato trova lavoro a Firenze come operaio alla Fiat. Pochi mesi di
calma e, allarmistizio, il giovane è tra i primi organizzatori
della lotta armata e dei Gap a Firenze.
Gappista
eccezionale, partecipa a numerose azioni tra cui, nel corso del solo 1944:
- 15 gennaio,
si attua una vasta azione dimostativa: vengono fatte esplodere simultaneamente
sette ordigni in alttrettante sedi nazifasciste sparse per la città
- l'effetto più clamoroso è quello dell'ordigno collocato
da Fanciullacci nella sede della federazione fascista.
- 14 marzo
avviene l'attentato dentro la sede del sindacato fascista sul Lungarno
Torrigiani. L'azione, preparata e diretta dal comandante dei GAP Cesare
Massai e dal gappista per antonomasia Bruno Fanciullacci, e condotta
col concorso del Mongolo e di Rigore, ha avuto lo scopo,
pienamente raggiunto, di distruggere gli schedari sui quali i funzionari
fascisti avevano registrato tutti i nomi dei lavoratori della provincia
e che venivano utilizzati per fornire ai tedeschi gli elenchi degli
operai da avviare al lavoro coatto, spesso in Germania. Secondo i metodi
della repressione fascista, ai primi posti negli elenchi per la deportazione
erano comparsi i nomi di quegli operai che avevano parteciapto agli
scioperi del 3 e del 4 marzo.
- Sono
le 13.30 del 15 aprile del 1944 quando un gruppo di gappisti esegue
la condanna a morte di Giovanni Gentile decretata dal CLN.
L'esecuzione è affidata a un GAP di elementi di prim'ordine,
quali Fanciullacci e Paolo, i due sparatori, appoggiati
da Capino e dal diciassettenne Topino.
I
sabotaggi si accompagnano alle azioni temerarie contro collaborazionisti,
spie, gerarchi fascisti, ufficiali nazisti sino a quando, è il
26 aprile del 1944, Bruno cade nelle mani della famigerata banda Carità.
Durante gli interrogatori a Villa Triste non si piega; non parla neanche
quando un ufficiale fascista, dopo averlo ripetutamente colpito a pugnalate,
lo lascia a terra in una pozza di sangue, convinto di averlo castrato.
Il gappista ferito, dato ormai per spacciato, viene affidato ai "Fratelli
della Misericordia", che lo trasportano allospedale di Santa
Maria Nuova. Curato, Fanciullacci si riprende lentamente.
L'8 maggio alle ore 18.00 una Topolino a gas condotta dal proprietario
Giuliano Gattai porta un finto ferito all'Ospedale. Mentre il Gattai
con i gappisti Topino, Fagiolo e Italo Menicalli,
sopraggiunti in bicicletta, tenevano a bada ilpersonale di portineria,
il gappista Paolo e il comandante Elio Chianesi,
grazie alla finta identità, raggiungono la corsia nella quale giaceva
Fanciullacci e, mentre il primo liquidava il piantone, l'altro rivestiva
il ferito che veniva poi velocemente trasportato sull'auto pronta a ripartire.
L'audacia dell'azione, compiuta nel volgere di poco più di un paio
di minuti, è sottolineata dal fatto di essersi svolta a breve distanza
dall'abitazione, costantemente sorvegliata, del famigerato maggiore Carità.
La convalescenza dura a lungo, con continui spostamenti da una casa sicura
allaltra, sino a che Bruno torna in azione.
Ed
è proprio durante la convalescenza in casa di Ottone Rosai
che Bruno Fanciullacci ha concerato con il tedesco Sandro e con Chianesi
il piano per liberare Tosca Bucarelli dal Carcere di Santa Verdiana.
La giovane gappista, che con la sua coraggiosa resistenza alle torture
aveva evitato di compromettere l'intera organizzazione, si trovava reclusa
ormai da cinque mesi nella sezione dei politici del carcere giudiziario
femminile ed era almeno dal 12 giugno, dopo che era stata prelevata dal
carcere Anna Maria Enriques Agnoletti, che la ragazza aveva temuto ogni
giorno di dover subire la stessa sorte. È quindi comprensibile
che quando il mattino del 9 luglio 1944, vedendo entrare nella propria
cella un ufficiale tedesco abbia esclamato: Se volete fucilarmi,
fatelo qui perchè io non mi muovo. Tosca non poteva sapere
che vestiti da fascisti e da tedeschi Fanciullacci, Elio Chianesi, Sandro
ed altri dieci gappisti si erano presentati al carcere femminile di Santa
Verdiana in una azione audacissima per liberarla. Solo grazie a Fanciullacci,
a lei noto, fu sciolto l'equivoco. I gappisti se ne andranno portandosi
via diciassette giovani antifasciste, che stavano per essere deportate
o fucilate; Tosca infatti aveva preteso che insieme a lei fossere liberate
anche le altre detenute politiche. La rabbia dei fascisti è incontenibile
e comincia una caccia accanita a Fanciullacci e ai suoi.
Dopo una settimana il gappista cade nella rete: in piazza Santa Croce
viene riconosciuto e arrestato. Ricomincia il calvario a Villa Triste.
Fanciullacci durante un tentativo di fuga, cade dalla finestra; ha il
capo fratturato, non sopravviverebbe, ma i fascisti, che temono possa
ancora sfuggirgli, infieriscono sul suo corpo a fucilate. Bruno Fanciullacci
morì il 17 luglio nell'Ospedale militare di villa Natalia.
La decisione del Comune di Pontassieve (FI) di intitolargli una via cittadina
è stata recentemente contestata da diversi esponenti di Alleanza
Nazionale, che hanno preso spunto dalla partecipazione di Fanciullacci
all'azione che portò all'uccisione di Giovanni Gentile per un attacco
frontale alla Resistenza e in particolare ai Gap, accusati addirittura
di essere una sorta di antesignani delle BR. Un paragone che offende
la memoria di tanti caduti della guerra di Liberazione contro i nazifascisti.
Altrettante polemiche aggravate da atti vandalici hanno fatto seguito
alla titolazione del largo prospiciente a Villa Triste come Largo Bruno
Fanciullacci a Firenze.
Alcune
testimonianze su Bruno Fanciullacci
Elsa
Massai
Bruno
Fanciullacci, medaglia d'oro della Resistenza, fu preso dai fascisti di
Carità, il 26 aprile del '44. Lo portarono in una cantina, lo torturarono,
lo seviziarono con sette coltellate al basso ventre e poi lo abbandonarono
morente. Ricoverato all'Ospedale provvisorio di via Giusti, fu piantonato
da due sgherri. Era nostra decisa volontà di sottrarlo alle mani
dei repubblichini, quale che fosse la sua sorte. Non appena si seppe che
aveva superato il pericolo di morte, il comando dei GAP preparò
il piano di liberazione. Un gruppo di tre gappisti avrebbe dovuto fare
irruzione nella clinica, contando sull'elemento sorpresa e sulla collaborazione
del personalee sanitario; in pochi minuti questi tre avrebbero dovuto
portare a termine l'operazione, mentre altri due gappisti sarebbero rimasti
fuori ad attendere con una macchina, naturalmente rubata. L'azione era
prevista per le quindici dell'8 maggio. Io attendevo con altri membri
del comando GAP l'arrivo di Fanciullacci. Ma prima i minuti, poi le ore
passavano senza che nessuno arrivasse. Temevamo il peggio: erano già
le diciassette e mezza, quando una macchina si fermò nel cortile
della casa e tre uomini portarono di sopra Bruno. In clinica tutto era
andato benissimo: tagliati i fili del telefono, tramortiti i piantoni,
l'azione era stata portata a termine in quindici secondi. Il contrattempo
era dovuto al fatto che in tutta Firenze non circolavano auto oltre a
quelle dei tedeschi e della prefettura.
Bruno stette male per molti giorni; poi si riprese e passammo ore memorabili
a discutere di come sarebbe stato il mondo dopo. «Dopo questa esperienza
- diceva riferendosi alla Resistenza - ogni disuguaglianza deve essere
bandita: non credo che nessuno
riuscirà più a farvi abbassare la testa a voi donne.»
Purtroppo Fanciullacci non potè vedere il mondo migliore per il
quale combatteva: ripreso dai fascisti nel luglio successivo, mise fine
alle crudeli sevizie dei suoi aguzzini, dandosi volontariamente la morte.
Tosca
Bucarelli
La
mattina del 9 luglio, Fanciullacci e gli altri vennero in Santa Verdiana
per liberarmi, vestiti da militi fascisti. Dapprima non li riconobbi e
non volevo seguirli; poi quando tutto fu chiaro, ebbi il pensiero di tramutare
quella azione in una liberazione non solo per me ma per tutte le detenute
politiche, fra le quali c'erano, rammento, anche alcune ragazze inglesi.
Fu la madre superiora a darmi le chiavi che chiudevano le altre celle
e ad aiutare le altre diciassette detenute nella fuga. Scappammo chi in
bicicletta, chi a piedi per le stradine intorno al carcere.
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