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Leggere
per non dimenticare è il nostro invito a celebrare
il giorno della memoria
Nei primi giorni
di gennaio del ‘45 sotto la spinta dell’Armata Rossa, i nazisti
stavano evacuando in fretta e furia la zona dove sorgevano i Lager del
distretto di Auschwitz. Racconta Primo Levi che la prima pattuglia russa
giunse in vista del campo verso mezzogiorno del giorno 27 e furono lo
stesso scrittore e un suo compagno di prigionia, a scorgerla per primi
mentre trasportavano l’ennesimo cadavere verso la fossa comune.
“Erano quattro giovani soldati a cavallo, che procedevano guardinghi
, coi mitragliatori imbracciati. Quando giunsero ai reticolati sostarono
a guardare scambiandosi parole brevi e timide, e volgendo sguardi legati
da uno strano imbarazzo sui cadaveri scomposti , sulle baracche sconquassate
e su noi pochi vivi”. E prosegue (siamo ancora alle prime pagine)
rendendoci partecipi dell’emozione e della commozione di quei momenti
e dei tanti che verranno.
Ecco la descrizione dei liberatori: “ A noi parevano mirabilmente
corporei e reali, sospesi sui loro enormi cavalli fra il grigio della
neve e il grigio del cielo, quattro uomini armati , ma non armati contro
di noi, quattro messaggeri di pace , dai visi rozzi e puerili sotto i
pesanti caschi di pelo”. (…) “Non salutavano, non sorridevano;
apparivano oppressi, oltre che dalla pietà, da un confuso ritegno,
che sigillava le loro bocche e avvinceva i loro occhi allo scenario funereo.
Era la stessa vergogna a noi ben nota, quella che ci sommergeva dopo le
selezioni , ed ogni volta che ci toccava assistere o sottostare ad un
oltraggio: la vergogna che i tedeschi non conobbero, quella che il giusto
prova davanti alla colpa commessa da altrui, e gli rimorde che esista,
che sia stata introdotta irrevocabilmente nel mondo delle cose che esistono,
e che la buona volontà sia stata nulla o scarsa , e non abbia valso
a difesa”.
Credo siano sufficienti questi brevi, intensi brani di narrazione a farci
riflettere sul significato di questa celebrazione che avviene in questi
giorni in tutta Europa.
E in particolare vorrei lo facessero i visitatori più giovani di
questo nostro sito.
Ma per ricordare bisogna conoscere e per conoscere documentarsi. Riteniamo
quindi importante ogni stimolo alla ricerca e doveroso che questo avvenga
anche attraverso la nostra Associazione. Così come riteniamo fondamentale
il ruolo della scuola nell’approfondimento di quelle drammatiche
esperienze. La memoria intesa come patrimonio da consegnare alle nuove
generazioni, forse il miglior modo per rendere omaggio al sacrificio delle
vittime e al dolore dei sopravvissuti.
La nostra Associazione che su questo è da sempre impegnata, organizza
e partecipa anche agli incontri che si tengono nelle scuole. Sappiamo
che ci sono insegnanti particolarmente sensibili a queste tematiche e
meritevoli di tante iniziative realizzate in merito. Per questo rivolgiamo
anche a loro l’invito a rendere protagonisti ancora una volta i
ragazzi attraverso la lettura di romanzi, di poesie e quant’altro
possa tornare utile a consolidare il messaggio lasciatoci da Levi e dai
tanti testimoni di quella barbarie. Concludo riportando un breve scambio
di idee avvenuto lo scorso anno, sullo stesso tema, tra chi scrive e uno
stimato opinionista.
Credo abbia molto a che vedere con quanto sopra scritto.
E-mail inviata al
quotidiano La Repubblica in data 29.01.03: Gentile Dr. Augias, nel leggere
quanto a lei indirizzato nel “Giorno della memoria” , ho avuto
la conferma che durante il suo intervento televisivo, Il Presidente Berlusconi
non ha mai menzionato le parole “ebrei” e “fascismo”.
Inoltre mentre ha ricordato i soldati americani caduti nel secondo conflitto,
ha omesso che furono i sovietici, quel giorno e in quella parte d’Europa
a liberare i sopravvissuti allo sterminio. Ho pensato quindi di fargli
avere, in regalo s’intende, alcuni dei libri scritti sul tema da
un certo Primo Levi. Lei è d’accordo ?
Risposta del 31.01.03 : Si ma non serve. L’uomo non sa leggere (in
senso figurato, ovviamente). |
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La data scelta per
“ricordare la Shoah,
le leggi razziali,
le persecuzione italiana
dei cittadini ebrei,
gli italiani che hanno
subito la deportazione,
la prigionia, la morte,
nonché coloro che,
anche in campi e
schieramenti diversi,
si sono opposti
al progetto di sterminio,
e a rischio della propria vita
hanno salvato altre vite
e protetto i perseguitati” (Art. 1),
ricorda l’ingresso dell’Armata Rossa
nel campo di sterminio nazista
di Auschwitz,
avvenuto il 27 gennaio 1945,
che mise fine al regime nazista, svelando al mondo intero
le atrocità dello sterminio:
sei milioni di vittime,
quasi tutti ebrei,
ma anche oppositori del regime,
omosessuali,
zingari e testimoni
di Geova.
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