Quando tutto sembrava perduto, questi uomini e queste donne seppero lottare perchè un mondo migliore futuro fosse possibile



27 gennaio 2004 - Giorno della Memoria


Leggere per non dimenticare è il nostro invito a celebrare
il giorno della memoria

Nei primi giorni di gennaio del ‘45 sotto la spinta dell’Armata Rossa, i nazisti stavano evacuando in fretta e furia la zona dove sorgevano i Lager del distretto di Auschwitz. Racconta Primo Levi che la prima pattuglia russa giunse in vista del campo verso mezzogiorno del giorno 27 e furono lo stesso scrittore e un suo compagno di prigionia, a scorgerla per primi mentre trasportavano l’ennesimo cadavere verso la fossa comune. “Erano quattro giovani soldati a cavallo, che procedevano guardinghi , coi mitragliatori imbracciati. Quando giunsero ai reticolati sostarono a guardare scambiandosi parole brevi e timide, e volgendo sguardi legati da uno strano imbarazzo sui cadaveri scomposti , sulle baracche sconquassate e su noi pochi vivi”. E prosegue (siamo ancora alle prime pagine) rendendoci partecipi dell’emozione e della commozione di quei momenti e dei tanti che verranno.
Ecco la descrizione dei liberatori: “ A noi parevano mirabilmente corporei e reali, sospesi sui loro enormi cavalli fra il grigio della neve e il grigio del cielo, quattro uomini armati , ma non armati contro di noi, quattro messaggeri di pace , dai visi rozzi e puerili sotto i pesanti caschi di pelo”. (…) “Non salutavano, non sorridevano; apparivano oppressi, oltre che dalla pietà, da un confuso ritegno, che sigillava le loro bocche e avvinceva i loro occhi allo scenario funereo. Era la stessa vergogna a noi ben nota, quella che ci sommergeva dopo le selezioni , ed ogni volta che ci toccava assistere o sottostare ad un oltraggio: la vergogna che i tedeschi non conobbero, quella che il giusto prova davanti alla colpa commessa da altrui, e gli rimorde che esista, che sia stata introdotta irrevocabilmente nel mondo delle cose che esistono, e che la buona volontà sia stata nulla o scarsa , e non abbia valso a difesa”.
Credo siano sufficienti questi brevi, intensi brani di narrazione a farci riflettere sul significato di questa celebrazione che avviene in questi giorni in tutta Europa.
E in particolare vorrei lo facessero i visitatori più giovani di questo nostro sito.
Ma per ricordare bisogna conoscere e per conoscere documentarsi. Riteniamo quindi importante ogni stimolo alla ricerca e doveroso che questo avvenga anche attraverso la nostra Associazione. Così come riteniamo fondamentale il ruolo della scuola nell’approfondimento di quelle drammatiche esperienze. La memoria intesa come patrimonio da consegnare alle nuove generazioni, forse il miglior modo per rendere omaggio al sacrificio delle vittime e al dolore dei sopravvissuti.
La nostra Associazione che su questo è da sempre impegnata, organizza e partecipa anche agli incontri che si tengono nelle scuole. Sappiamo che ci sono insegnanti particolarmente sensibili a queste tematiche e meritevoli di tante iniziative realizzate in merito. Per questo rivolgiamo anche a loro l’invito a rendere protagonisti ancora una volta i ragazzi attraverso la lettura di romanzi, di poesie e quant’altro possa tornare utile a consolidare il messaggio lasciatoci da Levi e dai tanti testimoni di quella barbarie. Concludo riportando un breve scambio di idee avvenuto lo scorso anno, sullo stesso tema, tra chi scrive e uno stimato opinionista.
Credo abbia molto a che vedere con quanto sopra scritto.

E-mail inviata al quotidiano La Repubblica in data 29.01.03: Gentile Dr. Augias, nel leggere quanto a lei indirizzato nel “Giorno della memoria” , ho avuto la conferma che durante il suo intervento televisivo, Il Presidente Berlusconi non ha mai menzionato le parole “ebrei” e “fascismo”. Inoltre mentre ha ricordato i soldati americani caduti nel secondo conflitto, ha omesso che furono i sovietici, quel giorno e in quella parte d’Europa a liberare i sopravvissuti allo sterminio. Ho pensato quindi di fargli avere, in regalo s’intende, alcuni dei libri scritti sul tema da un certo Primo Levi. Lei è d’accordo ?
Risposta del 31.01.03 : Si ma non serve. L’uomo non sa leggere (in senso figurato, ovviamente).


La data scelta per
“ricordare la Shoah,
le leggi razziali,
le persecuzione italiana
dei cittadini ebrei,
gli italiani che hanno
subito la deportazione,
la prigionia, la morte,
nonché coloro che,
anche in campi e
schieramenti diversi,
si sono opposti
al progetto di sterminio,
e a rischio della propria vita
hanno salvato altre vite
e protetto i perseguitati” (Art. 1),
ricorda l’ingresso dell’Armata Rossa
nel campo di sterminio nazista
di Auschwitz,

avvenuto il 27 gennaio 1945,
che mise fine al regime nazista, svelando al mondo intero
le atrocità dello sterminio:
sei milioni di vittime,
quasi tutti ebrei,
ma anche oppositori del regime, omosessuali,
zingari e testimoni di Geova.