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ADDIO
COMANDANTE GRACCO!
Gracco non ha mai smesso di lottare per i valori di giustizia, libertà,
uguaglianza e solidarietà tra tutti i popoli della terra
e per questo, la sua morte è una profonda ferita. Ma, forti
del tuo esempio, tutti noi dobbiamo continuare a lavorare perchè
gli ideali della Resistenza possano continuare a vivere.
Beatrice
Masini
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A GRACCO
Quando scompare un uomo così generoso come Gracco, non
può che lasciare i doni più diversi alle persone che
lo hanno conosciuto e condiviso con lui qualcuno dei suoi valori
e delle sue intense passioni.
Sono due in particolare le cose che ho ricevuto da Gracco, e che
ora fanno parte della mia esperienza di vita: una di carattere più
personale; l'altra pubblica e nel senso ampio che lui ha saputo
dare alla parola "Politica".
In primo luogo ho fatto mio il suo insegnamento contro la sfiducia:
non è mai esistita e non esisterà mai un epoca nella
quale non è possibile fare niente per cambiare l'ordine ingiusto
delle cose. Ci sono delle epoche nelle quali sembra impossibile
ed inutile impegnarsi per modificare l'esistente. Ma è solo
un'apparenza indotta, fino alle radici psicologiche, da quelli stessi
che vogliono imporre un ordine assurdo ed ingiusto senza essere
disturbati. Gracco ha vissuto la violenza del fascismo, la stagnazione
democristiana, il fasullo ottimismo consumistico del craxismo-berlusconismo.
Tutte epoche nelle quali il pensiero critico sembrava perdere la
sua funzione. Per lui no, per lui mai: la testimonianza di uno solo,
anche se fosse quella di una solitaria lotta, manifesta sempre la
possibilità del mutamento, anche come punto di raccolta della
memoria storica, per future generazioni che avranno poi le forze
per irrompere con le trasformazioni. Senza quell'uno, senza quella
minoranza che tiene la bandiera, allora sì che cesserebbe
ogni possibilità di mutazione. A volte trovandosi solo, a
volte seguito e circondato da compagni di lotta - non importa -,
lui l'ha sempre tenuta alta quella bandiera: criticare l'ingiustizia
non è mai inutile, affermare la giustizia è sempre
possibile.
In secondo luogo con la sua vita mi ha consentito di salvare il
significato di una preziosa parola antica. Grazie a lui posso dire:
ecco cos'è il comunismo, è anche questo. Gracco ha
vissuto e quindi realizzato nella pratica il comunismo, fino alla
fine dei suoi tormentati e splendidi giorni. Negli ultimi decenni
è stata identificata la parola "comunismo" con
le vicende di uno stato, quello sovietico. Un termine - comunismo
- che nasce agli albori della nostra civiltà (nella grecia),
continua ad avere una sua grande ricchezza durante il medioevo (con
gli ordini monastici), riesplode nelle città ideali del Rinascimento,
brilla durante i giorni della Rivoluzione francese, libera milioni
di persone dalla condizione di schiavitù durante l'industrialismo
dell''800, feconda tutti i grandi movimenti di emancipazione civile
del '900.
E poi si pretende di liquidare tutta questa lunga ed articolata
storia unificandola ai destini di uno stato e in particolare di
un dittatore, che mai ebbe a che vedere qualcosa col vero significato
di comunismo.
Gracco è stato la realizzazione concreta dell'ideale e anche
ideologia (che non è una parolaccia, ma vuol solo indicare
un'idea complessiva del mondo) comunista. Questo ideale si pone
all'esatto opposto di quello liberale (oggi tanto amato anche a
Sinistra, tanto da volersene identificare), per un fattore fondamentale.
Il liberalismo nasce sul principio settecentesco che l'interesse
egoistico del singolo, sommato matematicamente a quello di tutti
gli altri individui, porti al Bene generale. Il comunismo al contrario
si fonda sul principio che l'interesse generoso del singolo, non
per se stesso, ma in primo luogo per la comunità, avrà
una ricompensa inevitabile per il proprio bene personale, proprio
dalla realizzazione immediata del Bene Comune e dai suoi effetti.
Se sto bene io, staranno bene anche gli altri, immagina il liberale.
Se stiamo bene tutti, allora starò bene anch'io, pensa il
comunista.
Così pensava Gracco, e così penso anch'io.
E penso che sia un bel pensiero, che mi ha lasciato, e che so di
dover lasciare anche agli altri. Mi avrebbe consigliato di scriverlo,
il Comandante.
Daniele Lamuraglia
scrittore e regista - membro dell’Anpi Oltrarno - Firenze
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