Quando tutto sembrava perduto, questi uomini e queste donne seppero lottare perchè un mondo migliore futuro fosse possibile

ANGIOLO GRACCI
nome di battaglia: GRACCO

Comandante della Brigata "Vittorio Sinigallia"
Medaglia d'argento al Valor Militare

 

Nato a Livorno nel 1920, durante la seconda guerra mondiale fu ufficiale della Guardia di Finanza.
Dopo l’8 settembre 1943 partecipa alla guerra di liberazione antifascista con il nome di battaglia 'Gracco' e diventa Comandante della Brigata ‘Vittorio Sinigaglia’ (all'indomani della battaglia di Pian d'Albero) con cui partecipa alla liberazione di Firenze.
Decorato di medaglia d’argento al valor militare.
Nell’immediato dopoguerra ricopre incarichi nel PCI e nell’ANPI.
Nel 1949 si laurea in giurisprudenza. Punito e trasferito più volte per le sue posizioni politiche, è costretto a lasciare l'uniforme nel 1956. La vora a Roma alla Lega nazionale delle Cooperative. Dopo alcune esperienze nei gruppi di sinistra estrema, aderisce a Rifondazione Comunista.

 
Per Gracco...

Ci sono uomini che lottano un giorno e sono bravi.
Ci sono altri che lottano un anno e sono più bravi.
Ci sono quelli che lottano molti anni e sono ancora più
bravi. Però ci sono quelli che lottano tutta la vita, essi
sono gli imprescindibili. (Bertold Brecht)

Roberto Nistri


Ciao Gracco,
Ci impegniamo comandante, a dare continuità alla diffusione della conoscenza dei valori della Resistenza: raccogliamo anche il Tuo testimone, nella speranza di essere capaci della Tua forza e della bellezza della inedita Tua caparbia tenacia.
Saremo con voi Compagni e amici partigiani a salutare il Comandante in cerimonia solenne a memoria presente e futura dell'impegno della Persona e della Lotta Partigiana.
Viva in noi alto il sentimento della Resistenza, sempre più necessario anche per la lettura della storia attuale.
Con stima e dolore saluto

Susanna Agostini


ADDIO COMANDANTE GRACCO!
Gracco non ha mai smesso di lottare per i valori di giustizia, libertà, uguaglianza e solidarietà tra tutti i popoli della terra e per questo, la sua morte è una profonda ferita. Ma, forti del tuo esempio, tutti noi dobbiamo continuare a lavorare perchè gli ideali della Resistenza possano continuare a vivere.
Beatrice Masini


A GRACCO

Quando scompare un uomo così generoso come Gracco, non può che lasciare i doni più diversi alle persone che lo hanno conosciuto e condiviso con lui qualcuno dei suoi valori e delle sue intense passioni.
Sono due in particolare le cose che ho ricevuto da Gracco, e che ora fanno parte della mia esperienza di vita: una di carattere più personale; l'altra pubblica e nel senso ampio che lui ha saputo dare alla parola "Politica".
In primo luogo ho fatto mio il suo insegnamento contro la sfiducia: non è mai esistita e non esisterà mai un epoca nella quale non è possibile fare niente per cambiare l'ordine ingiusto delle cose. Ci sono delle epoche nelle quali sembra impossibile ed inutile impegnarsi per modificare l'esistente. Ma è solo un'apparenza indotta, fino alle radici psicologiche, da quelli stessi che vogliono imporre un ordine assurdo ed ingiusto senza essere disturbati. Gracco ha vissuto la violenza del fascismo, la stagnazione democristiana, il fasullo ottimismo consumistico del craxismo-berlusconismo. Tutte epoche nelle quali il pensiero critico sembrava perdere la sua funzione. Per lui no, per lui mai: la testimonianza di uno solo, anche se fosse quella di una solitaria lotta, manifesta sempre la possibilità del mutamento, anche come punto di raccolta della memoria storica, per future generazioni che avranno poi le forze per irrompere con le trasformazioni. Senza quell'uno, senza quella minoranza che tiene la bandiera, allora sì che cesserebbe ogni possibilità di mutazione. A volte trovandosi solo, a volte seguito e circondato da compagni di lotta - non importa -, lui l'ha sempre tenuta alta quella bandiera: criticare l'ingiustizia non è mai inutile, affermare la giustizia è sempre possibile.
In secondo luogo con la sua vita mi ha consentito di salvare il significato di una preziosa parola antica. Grazie a lui posso dire: ecco cos'è il comunismo, è anche questo. Gracco ha vissuto e quindi realizzato nella pratica il comunismo, fino alla fine dei suoi tormentati e splendidi giorni. Negli ultimi decenni è stata identificata la parola "comunismo" con le vicende di uno stato, quello sovietico. Un termine - comunismo - che nasce agli albori della nostra civiltà (nella grecia), continua ad avere una sua grande ricchezza durante il medioevo (con gli ordini monastici), riesplode nelle città ideali del Rinascimento, brilla durante i giorni della Rivoluzione francese, libera milioni di persone dalla condizione di schiavitù durante l'industrialismo dell''800, feconda tutti i grandi movimenti di emancipazione civile del '900.
E poi si pretende di liquidare tutta questa lunga ed articolata storia unificandola ai destini di uno stato e in particolare di un dittatore, che mai ebbe a che vedere qualcosa col vero significato di comunismo.
Gracco è stato la realizzazione concreta dell'ideale e anche ideologia (che non è una parolaccia, ma vuol solo indicare un'idea complessiva del mondo) comunista. Questo ideale si pone all'esatto opposto di quello liberale (oggi tanto amato anche a Sinistra, tanto da volersene identificare), per un fattore fondamentale. Il liberalismo nasce sul principio settecentesco che l'interesse egoistico del singolo, sommato matematicamente a quello di tutti gli altri individui, porti al Bene generale. Il comunismo al contrario si fonda sul principio che l'interesse generoso del singolo, non per se stesso, ma in primo luogo per la comunità, avrà una ricompensa inevitabile per il proprio bene personale, proprio dalla realizzazione immediata del Bene Comune e dai suoi effetti. Se sto bene io, staranno bene anche gli altri, immagina il liberale. Se stiamo bene tutti, allora starò bene anch'io, pensa il comunista.
Così pensava Gracco, e così penso anch'io.
E penso che sia un bel pensiero, che mi ha lasciato, e che so di dover lasciare anche agli altri. Mi avrebbe consigliato di scriverlo, il Comandante.

Daniele Lamuraglia
scrittore e regista - membro dell’Anpi Oltrarno - Firenze