Quando tutto sembrava perduto, questi uomini e queste donne seppero lottare perchè un mondo migliore futuro fosse possibile


invito alla lettura

"Ponti sull'Arno"
Lšotto settembre a Firenze nei racconti di Orazio Barbieri
(a cura di Roberto Nistri)

  "Il cammino per la Liberazione"
Era il novembre del 1044... il libro di Giorgio Spini (a cura di Roberto Nistri)

 

  "Il cammino per la Liberazione"
il libro di Giorgio Spini (a cura di Roberto Nistri)


Ho incontrato e conosciuto Giorgio Spini nello svolgersi di un’iniziativa antifascista, al Circolo Fratelli Rosselli di Firenze. Era in programma la proiezione del video “Ragazzi come noi” realizzato dagli studenti del liceo Gramsci, per ricordare i giovani renitenti alla leva fucilati al Campo di Marte nel marzo 44. Nel dibattito che ne seguì vi furono varie testimonianze e interventi. Ricordo che per l’ANPI Oltrarno intervenne l’amico e compagno Luca Rosi mentre io chiesi la parola per ricordare il tragico episodio dell’eccidio di Cercina, di cui in quei giorni ricorreva l’anniversario. Tra i caduti, volli ricordare la giovane figura della resistente fiorentina, Anna Maria Enriques Agnoletti e nel citare quel nome, notai una certa commozione tra gli anziani presenti in sala. Alla conclusione della riunione, uno di loro, il professor Giorgio, mi venne incontro per salutarmi e lo fece con parole graditissime che ancora ricordo. Più recentemente, l’estate scorsa, mentre celebravamo “Potente” in Piazza Santo Spirito, sono tornato in qualche modo ad incontrare il professore e l’ho fatto leggendo pubblicamente un suo brano, tratto dal libro “Il cammino per la liberazione”. Quel testo mi era stato segnalato pochi giorni prima dal figlio Valdo, con una E-mail di saluto, spedita alla nostra Sezione dalla Camera dei Deputati . Personalmente, ho trovato il libro in questione di piacevole lettura, ricco di aneddoti e riferimenti storici, in particolare nella parte improntata su risposte alle domande postegli dal figlio, mentre in altri capitoli, raccoglie una notevole documentazione narrativa, descritta dal protagonista attraverso varie vicissitudini personali e collettive. Tra queste, in particolare, mi hanno colpito e anche divertito, alcuni episodi legati all’attraversamento del fronte (e quindi della Toscana ) che Spini ha vissuto come ufficiale al seguito dell’Ottava Armata inglese. Il libro, pubblicato dalla casa editrice “Claudiana”, conta 244 pagine e costa 19 euro . Per stimolarne la lettura ai nostri amici visitatori, ho scelto un brano assai singolare, avvento nell’ultimo inverno di guerra. Nel novembre del ’44, il Second Lieutnent Giorgio Spini, si trova sul fronte di Romagna, al seguito dell’armata inglese, quando gli viene comandato di raggiungere la casa di Mussolini, alla Rocca delle Caminate, per scoprire se il Duce si era lasciato dietro qualcosa di interessante. Scrive Spini “Si sa come vanno certe cose: a qualcuno che sta bello e comodo a sedere dietro un tavolino salta in testa che in un certo posto ci sia chissà quale scoperta da fare e poi tocca a un povero diavolo inzuppato di pioggia e col fango fino sopra ai capelli, a fare la prova personale se in quel posto c’è da rimetterci un braccio o un piede per via di qualche mina lasciata lì apposta dai tedeschi”. Fortuna volle che quando il giovane ufficiale giunse alla Rocca, nessuno dei soldati polacchi che lo avevano preceduto era saltato in aria. Ecco allora come descrive la storica residenza di Mussolini:;” Qua e là si camminava sui calcinacci ed era là dove la Rocca si era presa qualche sberla dalle batterie dei polacchi. Ma dappertutto si camminava su uno strato alto una trentina di centimetri, parte di fotografie del duce e parte di cianfrusaglie varie, di un cattivo gusto incredibile, esaltanti anch’esse il duce e le sue imprese. Mai in vita mia avevo visto qualcosa di altrettanto platealmente cafone, squallido e beota. E ancora oggi confesso di non essere riuscito a capire come facesse Mussolini a vivere circondato da fasci di proprie fotografie come un’attricetta del varietà e da quintali di robaccia grottesca di quella specie. Tra quella marea di ciarpame che inondava completamente i pavimenti, non c’era nulla, assolutamente nulla, di quello che ci si potrebbe aspettare nella villa, non dirò di uno statista , ma di una persona di appena normale istruzione e buon gusto. L’unica eccezione la scoprii rovistando tra tanta scemenza: una copia dell’opera L’aventure Italienne pubblicata in Francia dall’esule antifascista Silvio Trentin. Chissà come mai era andato a finire proprio alla Rocca delle Caminate un libro di uno studioso serio, militante di “Giustizia e libertà”, come Silvio Trentin”. Spini conclude poi il suo breve racconto con una riflessione: “ Mi torna spesso in mente quel giorno in cui entrai in casa del duce e vidi con i miei occhi di quanta pacottiglia si circondasse. Ma soprattutto mi viene in mente quando capita che qualche mio dotto collega disserti elegantemente sul duce del fascismo, prendendolo talmente sul serio da farne quasi un personaggio rispettabile”. Chi ha orecchie intenda, un caro saluto e buona lettura da Roberto.

Giorgio Spini - Il cammino per la Liberazione - Editrice Claudiana (pag. 244, euro 19)

 

 


 

"Ponti sull'Arno"
Lšotto settembre a Firenze nei racconti di Orazio Barbieri
(a cura di Roberto Nistri)

"Non sono molti i libri di storia che arrivano alla quinta edizione in poco meno di mezzo secolo: quando vi riescono vuol dire che sono destinati a lasciare una traccia significativa di se nella memoria collettiva e nel senso comune". Inizia così la prefazione che il sindaco Domenici dedica alla ristampa, avvenuta quest’anno, del libro " Ponti sull’Arno" scritto da Orazio Barbieri. Personalmente, ritengo questo testo una lettura fondamentale per conoscere e capire i drammatici avvenimenti che coinvolsero e sconvolsero Firenze e la sua gente nel periodo 1942, 1943 . Per questo, in occasione del sessantesimo anniversario dell’armistizio, sono tornato a leggere quei brani del libro che descrivono il clima politico che si era creato in quei giorni nella nostra città. Li riporto testualmente, con l’auspicio di poter incuriosire e quindi indurre alla lettura gli amici visitatori del nostro sito che ancora non lo hanno fatto.

Scrive Barbieri: "L’otto settembre i partiti sono in piena attività. Una riunione di comunisti si svolge nel pomeriggio in casa Osello in corso Italia, presenti Giuseppe Rossi e Renato Bitossi , mentre altri dirigenti sono al lavoro in tipografia per far uscire il primo numero di Azione Comunista, il vecchio giornale di Spartaco Lavagnini , soppresso nel 1921. I socialisti tengono una riunione in casa del pasticcere Cennini cognato di Juarès Busoni, in borgo S.Lorenzo 8. Vi partecipano il maestro Bruni , il prof. Gaetano Pieraccini , Gino Bertoletti , Chiari , il rappresentate di commercio Ricci ed altri vecchi socialisti , oltre ad alcuni ufficiali dell’esercito in divisa. Sandro Pertini racconta le sue vicissitudini, ricorda la lotta coi comunisti ed incita i socialisti a seguirne l’esempio di coraggio, a ritrovare i collegamenti con le masse".

La città viveva giorni febbrili, di grande cambiamento. Si erano già verificati eventi graditi e impensabili, come quello della elezione a rettore dell’Università di Piero Calamandrei , l’intellettuale antifascista fondatore della rivista "il Ponte". Inoltre, proprio a Firenze si era tenuto il primo congresso nazionale del Partito d’Azione, l’organizzazione con la quale comunisti e socialisti avevano stretto un patto di unità. Ricorda Barbieri: "Nel pomeriggio, alle 19,30, la radio trasmette il comunicato di Badoglio: Il governo italiano riconosciuta l’impossibilità di continuare l‘impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell’intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla nazione , ha chiesto un armistizio al generale Eisenhower, comandante in capo delle forze alleate anglo- americane. La richiesta è stata accolta".

Di recente, ho appreso che in realtà i contatti per la resa erano iniziati in agosto, quando il generale Castellano (personaggio considerato dai servizi americani di scarsa cultura e dubbia moralità) aveva raggiunto Lisbona per incarico del capo di stato maggiore. La trattativa si era poi conclusa il 3 settembre a Cassibile, in Sicilia, dove lo stesso Castellano e il Gen.Bedel Smith firmarono il documento per conto del Re e del Presidente Americano. Scrive ancora Barbieri :

" Dal 25 luglio, è questo il giorno della più grande emozione" e aggiunge " Se per gli uomini politici è chiara la gravità della situazione, per le masse, per gli operai, per le mamme che attendono il ritorno dei figli, non è chiaro se la guerra sia veramente finita, se finalmente sia venuta la libertà o se altre sciagure si annuncino". E credo fosse proprio questo il sentire della maggioranza della gente di fronte a quell’evento, così come lo era stato il 25 luglio quando fu resa pubblica la caduta di Mussolini. Penso a sensazioni di felicità e di speranza, turbate comunque dai molti timori per quanto stava accadendo e per quanto ancora poteva accadere.

La firma della resa da parte della monarchia fu certamente un fatto dovuto anche se purtroppo la trattativa avvenne in ritardo, quando il nostro esercito ormai capitolava su tutti i fronti e non avevamo più niente da scambiare. Inoltre l’armistizio, oltre ad essere tardivo fu anche gestito male, come del resto era prevedibile vista l’incapacità della classe politica e militare composta in maggioranza da personaggi pavidi e ipocriti, primo fra tutti il Re.

Ma l’otto settembre offrì anche agli italiani una grande opportunità, quella di poter compiere una scelta inequivocabile che in seguito, attraverso enormi sacrifici, avrebbe permesso il riscatto morale del nostro paese di fronte ai disastri e alle vergogne che il fascismo aveva causato.

Fu proprio a seguito dell’armistizio che molti nostri soldati passarono dallo sbando iniziale del "tutti a casa" alle file della resistenza, combattendo nelle varie formazioni partigiane al fianco degli alleati per sconfiggere gli occupanti nazisti e i collaborazionisti di Salò.

Tornando al libro, vorrei ricordare che prima e dopo il settembre del ’43 sono molte le storie narrate da Barbieri, basta pensare alla splendida figura del comandante Potente che incontriamo già nelle prime pagine , fino alle drammatiche descrizioni del martirio dei tanti, troppi, caduti che Firenze ha dovuto contare per riconquistare la libertà. Ricordo a proposito un episodio di particolare emozione, avvenuto durante i giorni della liberazione e che ha per protagonista il partigiano "O.B" che riesce, con uno stratagemma, a entrare in Palazzo Vecchio. Da dentro riesce a salire con un compagno sulla torre di Arnolfo. "Uno spettacolo di desolazione appare ai loro occhi. Sono i primi a vedere Firenze nel suo insieme, prostrata, dolorosa, fumante d’incendi. E la striscia dell’Arno che taglia nel centro la città non è più attraversata dai ponti, dai suoi vecchi cari ponti. Sono tutti crollati , accasciati sul letto del fiume". In seguito i patrioti Orazio Barbieri e Enrico Fischer passeranno il corridoio vasariano superando così il ponte vecchio "quasi sulla testa dei tedeschi" fino ad arrivare a Palazzo Pitti consentendo , con questa operazione, il passaggio di una linea telefonica tra i gruppi resistenti e gli alleati ancora divisi dal fiume.

Ma questa è solo una delle tante appassionanti storie che il libro racconta e che vi invitiamo a scoprire leggendo " I ponti sull’Arno".

Orazio Barbieri - I Ponti sull'Arno - Edizioni Polistampa ( pag. 329, 13 euro)