Quando tutto sembrava perduto, questi uomini e queste donne seppero lottare perchè un mondo migliore futuro fosse possibile

UN PO' DI STORIA
a cura di Enio Sardelli "Foco"



  • Introduzione

Questa è una piccola storia.
La storia di una Sezione dell'Associazione, come ce ne saranno tante altre in tantissime città d'Italia.
Almeno ce lo auguriamo.

È una storia di uomini e di donne che, nel ricordo degli avvenimenti, tragici, luttuosi ma pur sempre esaltanti, vollero che la loro avventura di giovani e giovanissimi non venisse dispersa.
Ma è, soprattutto, un impegno che abbiamo preso con i nostri Compagni che ci morirono accanto, con i fucilati, i torturati da un regime che coprì il nostro Paese d'infamia e di lutti, che insozzò la nostra bandiera col tradimento; e ce n'è voluto del sangue per farla tornare a risplendere!

È una storia scritta sulla scorta dei ricordi personali, confrontati e verificati con i documenti, i verbali, i registri che sono conservati nella sede.
Non pretende di insegnare niente a nessuno.
Sono soltanto poche righe, malmesse, buttate giù in un afoso pomeriggio di agosto.
Se qualcuno ci trova qualcosina di buono o di interessante, lo ringrazio per la sua benevolenza.
Se altri si annoiano, me ne scuso; non l'ho fatto apposta.

Enio Sardelli "Fuoco"


  • Fondazione

La sezione "Oltrarno" dell'A.N.P.I. fu fondata, da un gruppo di partigiani dei quartieri S. Frediano e Santo Spirito, nel pomeriggio del 25 Aprile del 1947. La riunione si svolse nei locali concessi dalla Casa del Popolo "Matteotti" in Borgo San Frediano, ove fu sistemata la prima sede. Il primo gruppo di fondatori, una ventina fra partigiani e patrioti, designò quale coordinatore il compagno Fernando Borghesi, Ghiri per gli amici. Fernando era una persona amata e stimata da tutti, nato in una famiglia operaia, suo padre faceva, come del resto anche lui, l'imbianchino. Aveva due fratelli minori, il mediano portalettere, il più piccolo, Renzo, impiegato civile dell'esercito. Fernando era stato molti anni in carcere, condannato dal Tribunale Speciale fascista. Aveva studiato ed era considerato un dirigente politico del P.C.I. di rilievo nazionale.
Dopo l'8 settembre del '43, raggiunse la montagna pistoiese e prese contatto con la divisione partigiana garibaldina "Modena", comandata da "Armando", della quale divenne Commissario Politico col nome di battaglia di "Comandante Nando". Partecipò alle azioni della divisione sull'Appennino carrarino-modenese e fu eletto Presidente della Libera Repubblica di Montefiorino. Alla fine della guerra, rifiutando ogni offerta di collocazione in posti di responsabilità e prestigio, oltre che economicamente appetibili, sia politici che amministrativi, che il suo partito gli aveva fatto, tornò al vecchio lavoro di imbianchino.
Fernando coordinò il comitato provvisorio fino al primo congresso di sezione, tenutosi nel settembre 1947. Non accettò, per motivi di famiglia, di entrare nel direttivo. Alcuni mesi prima aveva sposato la vedova di un Caduto Partigiano, Renzo Matteucci, rimasta sola con due bambini piccoli. Bianca, la moglie di Fernando, si era poi ammalata e presto morì; Fernando dovette così fare da padre affettuoso e premuroso ai due piccoli. Questa la ragione del suo rifiuto ad impegnarsi.
Il direttivo che fu eletto nel congresso elesse, a sua volta, come presidente della Sezione il compagno Rindo Scorsipa "Mongolo" che era stato Capo di Stato Maggiore della Divisione "ARNO" poi chiamata "POTENTE", Rindo fu presidente fino alla sua morte avvenuta nel 1950.
Per breve tempo, fino al 2° congresso di sezione (1948) la carica di presidente provvisorio fu tenuta da Luigi Fedeli, "Gigi" un artigiano restauratore di opere d'arte, pittore e decoratore. Luigi era stato un dirigente politico e militare della Resistenza e aveva organizzato le S.A.P. (Squadre di Azione Patriottica) nella zona di Oltrarno - I° Zona P.C.I. -
Il terzo congresso, nel 1952, elesse un direttivo che nominò come presidente Bruno Fanti "Brunino" artigiano imbianchino, e come segretario Corrado Brachetti "Corradone" artigiano pellettiere. Ambedue erano stati dirigenti delle S.A.P. della I° Zona P.C.I.

Nel 1952 si svolse il III° Congresso che confermò il direttivo precedente. Lo stesso accadde nel 1956 (IV° Congresso). Alla morte di Fanti, avvenuta nel 1959, Brachetti assunse anche la carica di presidente, fino al congresso del 1960, il V°. In quel congresso fu eletto un direttivo che nominò presidente Giuseppe Antonini "Baffi" che era stato Comandante di compagnia nella Brigata "Lanciotto" della Divisione "Potente" e segretario Renzo Borghesi "Renzino", già facente parte della I° Zona P.C.I. delle S.A.P. Seguirono, senza cambiamenti degni di nota, il VI° (1964), il VII° (1968), l'VIII° (1972) e il IX° (1976) congresso. Alla morte di Antonini, nel 1977, Borghesi fu nominato presidente fino al congresso del 1980, il X°.
In quel congresso fu eletto un direttivo che nominò presidente Enio Sardelli "Fuoco", Partigiano Combattente, della Brigata "Caiani" della Divisione "Potente" e Volontario dell'Armata di Liberazione - Gruppo di combattimento "Friuli" che aveva fatto ininterrottamente parte del direttivo fin dalla fondazione della Sezione. Sardelli è l'attuale presidente, confermato nell'XI°, XII°, XIII°, XIV e XV° congresso rispettivamente del 1984, '88, '92, '96 e 2000.

 


  • Estensione Territoriale, cenni storici

    La competenza territoriale della Sezione è delimitata:

a Nord = dall'Arno - dalle vecchie "macchine dell'acqua" in Piazza Poggi fino al "Torrino di Santa Rosa" -

a Est   = dalle "Rampe", Piazzale Michelangelo, Viale Galileo

a Sud  = dal Piazzale Galileo, Viale Machiavelli, Via Dante da Castiglione, Via Senese, Via S. Ilarioa Colombaia, Via delle Campora, Via S. Maria a Marignolle, Via Piana.

a Ovest = da Via S. Carlo, Via di Belosguardo, Piazza S. Francesco di Paola, Via S. Francesco di Paola, Via D. Burchiello, Via L. Pulci, Viale Ariosto, Porta S. Frediano, Piazza Verzaia, interno delle mura, Torrino di S. Rosa.

Non è un territorio molto vasto ma è densamente popolato.
Comprende quartieri popolari di antica tradizione storica e politica. In S. Spirito scoppiò nel luglio del 1378, la "rivolta dei Ciompi" cioè la prima forma organizzata su basi di classe della lotta sindacale. Il popolo di S. Frediano non smentì mai la sua fama di Ribelle e amante della Libertà. È a tutti nota la resistenza al fascismo, al suo nascere. Per entrare in S. Frediano i fascisti ebbero bisogno dei carri armati.

La tradizione antifascista dei nostri quartieri è testimoniata dalle sentenze del tribunale speciale fascista. Una delle prime fu infatti contro contro alcuni antifascisti di S. Frediano che avevano organizzato proprio nel quartiere, un congresso segreto del Partito Comunista d'Italia, dopo la sua messa fuorilegge, a cui parteciparono fra gli altri Togliatti, Terracini, Scoccimarro, Bordiga e altri.
La Lotta di Liberazione vide molti giovani e tutti i vecchi antifascisti impegnati in primo piano.

Moltissimi raggiunsero le formazioni di montagna; Aligi Barducci "Potente" si era formato politicamente in San Frediano e da qui aveva stabilito i contatti per la sua attività partigiana; il nucleo centrale dei G.A.P. era formato da elementi del quartiere - basti ricordare Bruno Fanciullacci - e le S.A.P. ebbero nel quartiere il loro massimo sviluppo.

La popolazione, non impegnata nell'attività combattente, dette sempre il massimo aiuto alle forze della Resistenza. Le raccolte di medicinali e denaro - il famoso "soccorso rosso" - destinati ai combattenti della Resistenza erano incessanti e coinvolgevano la quasi totalità della popolazione. Di questo ne erano a conoscenza i fascisti.

Vollero perciò far pagare al popolo di San Frediano l'amore per la Libertà e la sua generosità verso la Resistenza. Il 17 luglio1944, prima di fuggire verso il Nord, compirono infatti quell'orrendo crimine che fu l'eccidio di Piazza Tasso.

In quell'occasione catturarono diversi abitanti del quartiere dei quali furono perse al momento le tracce. Alcuni anni dopo, nel 1952, furono ritrovati sul greto del fiume Arno, alle cascine, i resti dei fucilati.
La popolazione del quartiere pagò anche con numerose vittime civilila riconquistata Libertà- Oltre alle vittime dei vigliachi "franchi tiratori fascisti", che si guardavano bene dallo sparare ai Partigiani, che li avrebbero scoperti e catturati, ma che prendevano di mira i civili, donne, vecchi e bambini, numerosi furono anche i morti per i colpi di mortaio e di cannone sparati dai tedeschi dalle colline a Nord della città e diretti, senza alcuno scopo tattico di guerra, ma solo per esercitare un terrore continuo sul nostro quartiere.

Dopo la Liberazione, nel gennaio del 1945, da Piazza S. Spirito, partirono i primi Volontari per i gruppi di combattimento dell'Armata di Liberazione dell'Esercito Italiano. Su quegli autocarri c'erano in maggioranza giovani del nostro quartiere.