Proiezione del film con dibattito
Il cielo cade
A cura di: ---
Data: Domenica 7 gennaio 2001, ore 10-13
Sede: Flora Atelier, Piazza Dalmazia, Firenze
Interventi previsti: Silvia D'Amico, Andrea
e Antonio Frazzi, Massimo Settimelli, Valdo Spini, Vito Zagarrio
Testimonianza di: Lorenza Mazzetti
In collaborazione con:
Comune di Rignano sull'Arno
Nell'estate 1937 Robert, che ha ancora la cittadinanza tedesca, avanza la richiesta per ottenere quella italiana. Risale a quel periodo la vendita dell'azienda e il trasferimento a Rignano sullArno, dove egli acquista la fattoria del Focardo, a metà strada fra San Donato in Collina e le Corti. Gli Einstein dispongono anche di una abitazione in città, in corso Tintori 21, dove risiedono nel periodo invernale. Annamaria e le cugine gemelle frequentano a Firenze il regio liceo Michelangelo mentre Luce è iscritta alla facoltà di medicina dell'università fiorentiila. Con la famiglia Einstein il Focardo diventa la meta di frequenti visite di Maya, la sorella di Albert, della figlia di Thomas Mann, dei pittori Giacomo Balla e Gino Severini, delle famiglie Borrelli, Lorenzoni e Sarfatti. In villa capitano spesso il Pastore valdese Tullio Vinay, precettore spirituale di Luce, Cicci, Paola e Lorenza, nonché il professore Rodolfo Paoli, docente di letteratura tedesca all'ateneo di Urbino, che parla dei suoi studi su Freud. Un profondo sentimento di amicizia lega Luce a Tina Lorenzoni, la crocerossina, decorata alla memoria con medaglia d'oro al valor militare, che pagherà con la vita la sua attiva partecipazione alla Resistenza fiorentina. Con gli Einstein hanno saltuari incontri anche Francesco Berti, uno stretto collaboratore del "Comando Marte" del CTLN (Comitato Toscano di Liberazione Nazionale), e l'avvocato Alfredo Merlini, medaglia d'argento al v.m. per il contributo dato alla lotta partigiana. E' proprio Luce che racconta a Merlini di aver conosciuto Aligi Barducci, "Potente", il comandante della Divisione "Arno" che perderà la vita nella battaglia per la liberazione di Firenze.
Indubbiamente per gli Einstein la guerra è motivo di preoccupazione e difficoltà ma nessuno avrebbe mai immaginato una conclusione così violenta. Dopo l'8 settembre 1943 il piano superiore della villa viene occupato da un gruppo di ufficiali della Wermacht e la truppa trova una sistemazione intorno alla fattoria. Malgrado le pressioni del Pastore Vinay, Robert ritiene di non aver nulla da temere e lo stato delle cose sembra dargli ragione. Ma l'invito di Vinay viene ripreso addirittura da un ufficiale tedesco che lo consiglia di trovare un rifugio sicuro. Il 3 agosto 1944 accade l'irreparabile. In giornata, dopo che gli ufficiali della Wermacht hanno abbandonato la villa per l'incalzare delle avanguardie britanniche, arriva un gruppo di SS. Chiede subito dell'ingegnere ma egli non è in casa. Alla fine, anche se a malincuore, ha ceduto alle pressioni dell'amico e ha ha trovato un nascondiglio nel bosco. Per quale motivo i nazisti cercano Robert? La risposta non può che essere una: per colpire il cugino Albert che all'insorgere del nazismo, ha lasciato la Germania. Hitler nutre una avversione particolare nei confronti del grande scienziato tedesco perché ha saputo conquistare una grande nel mondo, rappresenta il simbolo dell'opposizione antinazista in America e, fatto non trascurabile per il fueher, il premio Nobel è anche ebreo. Non potendo agire direttamente su Albert Einstein, visto il servizio di sicurezza che lo protegge giorno e notte, i nazisti pensano di colpirlo negli affetti più vicini e quindi pensano ai suoi parenti. Lo conferma un biglietto rinvenuto il giorno dopo nel giardino della villa; in poche parole è scritta la condanna: uccisi perché rei di tradimento e giudei, ma, soprattutto, perché la moglie, seppur non ebrea, e le figlie portano il nome degli Einstein. Le tre nipoti non vengono passate per le armi solo perché si chiamano Mazzetti e Bellavite. In tal senso un fatto risulta chiaro: i nazisti che raggiungono il Focardo vogliono uccidere e, di sicuro, hanno ricevuto ordini precisi. L'ufficiale che comanda quel manipolo di uomini sanguinari si rivolge alla moglie dell'ingegnere, che parla correttamente il tedesco, per chiedere sue notizie. Nel frattempo Luce, Cicci, Lorenza, Paola l'altra cugina, Anna Maria Bellavite, che da qualche tempo sta in villa, vengono rinchiuse in una stanza buia e, di lì sentono imprecare e urlare in tedesco, odono il rumore dei vetri infranti, del pianoforte fatto a pezzi al pari di tutta la mobilia. E' entrata in azione la furia devastatrice che solo la follia può comandare.
Quando la zia fa ritorno è passato un
bel po' di tempo ma la visita è brevissima perché un ufficiale
la porta via di nuovo, questa volta insieme alle figlie. Nel volgere di
pochi istanti rimbomba il crepitio inconfondibile dei mitra e, solo a quel
punto, le cugine possono scendere lo scalone che porta al piano terra,
dove gli ambienti sono già invasi dal fumo perché i tedeschi
hanno anche appiccato il fuoco alla villa. La scena è apocalittica;
le fiamme rischiarano le tenebre quando gli aguzzini, ormai sazi per il
risultato della loro azione criminale, se ne vanno cantando. Robert Einstein
deve avere avuto uno presentimento di ciò che è accaduto,
in breve raggiunge la villa e apprende la notizia del brutale assassinio.
Il mattino seguente scompare e vaga per il Valdarno, con il solo obiettivo
di trovare al più presto la morte. Ai partigiani che lo incontrano
rivolge sempre la stessa supplica: "datemi un'arma, voglio farla finita".
Ben presto Albert Einstein è informato dell'eccidio. Colpisce che
il testo scritto in lingua inglese ma è plausibile credere che attraverso
questa scelta Robert voglia esprimere la sua distanza dal mondo dei carnefici
che hanno distrutto la sua famiglia e si sono macchiati, in tutta l'Europa,
di crimini orrendi. L'esistenza di Robert Einstein è sconvolta a
tal punto che, con fredda lucidità, programma il suo suicidio. Il
13 luglio 1945, giorno anniversario del matrimonio con Nina, raggiunge
la villa del Focardo e, in quelle stesse stanze dalle quali ancor oggi
bisogna reclamare giustizia, Robert si suicida ingerendo del veleno. ……
Il libro
Il libro Il cielo cade
(Editore Sellerio di Giorgianni, 1961, 2000; Premio Viareggio 1962) è
un romanzo autobiografico di Lorenza Mazzetti.
Una storia forte, crudelissima che nessuno scrittore avrebbe avuto il coraggio
di inventare: è infatti vera, vissuta, una sorta di Diario di Anna
Franck italiano scritto con gli occhi di una bambina non ebrea e per questo
sopravvissuta, ma con lo stesso peso morale dei reduci dei lager: dover
testimoniare a futura memoria l'orrore dell'Olocausto. Lorenza racconta
se stessa e il suo sguardo di bambina sugli anni 1943-45, orfana e ospite
con la sorellina di alcuni zii in una villa nelle campagne intorno a Firenze.
La figura dello "zio Wilhem", a cui il suo libro è sentimentalmente
dedicato, adombra quella dello zio, Robert Einstein, cugino primo del più
famoso Albert, che fu protagonista della vicenda raccontata.
Lorenza Mazzetti. Scrittrice e regista
cinematografica, è nata a Roma e ha vissuto l'infanzia in Toscana,
nella villa della famiglia della zia paterna, sposata a Robert Einstein,
cugino di Albert. Nel 1955, a Londra con Tony Richardson, Lindsay Anderson
e Karel Reitz, lanciò il manifesto del Free
Cinema Movement, che iniziò il movimento degli arrabbiati.
Il suo film Together presentato in quell'occasione,
fu premiato a Cannes nel 1956. Tornata in Italia scrisse una trilogia di
romanzi di cui il primo è appunto Il Cielo
cade, di cui Federico Fellini ebbe a dichiarare: "Poche volte
mi sono divertito così gioiosamente come leggendo Il Cielo cade".
Il romanzo (Premio Viareggio come opera prima, 1962) è stato tradotto
in varie lingue con grande successo di critica, riuscendo finalmente solo
quest'anno ad entrare anche in Germania. Attualmente Lorenza Mazzetti dirige
a Roma un teatro per bambini: il Puppet Theatre
di Campo de' Fiori di cui è l'ideatrice.
Il film
Nel film Il cielo cade,
liberamente tratto dal romanzo omonimo, l'intera vicenda è raccontata
attraverso gli occhi di Penny, la sorellina maggiore, che ci fa conoscere
il mondo straordinario che si svolge attorno all'isola felice costituita
da questa villa e dai suoi stravaganti ospiti, nonché il mondo contadino
che alla villa fa capo. Il film narra le vicende dall'estate del '44 fino
alla tragica conclusione della guerra, che porteranno all'inutile sacrificio
della famiglia Einstein: la zia e le due cuginette barbaramente massacrate
dai tedeschi in fuga, cui seguirà l'inevitabile suicidio dello zio.
E' un film dove si ride e ci si commuove: è la fiaba di una famiglia
ritrovata che volge in disperazione proprio alla vigilia della liberazione.
Andrea e
Antonio Frazzi nati a Firenze nel 1944, laureati in Lettere
e Filosofia, esordiscono come registi teatrali nel 1972; realizzano numerosi
documentari; dal 1975 collaborano con la Rai, ricevendo un gran numero
di premi e riconoscimenti. I loro lavori più recenti: Il
nostro piccolo angelo ('96) e Il priore di
Barbiana ('97) per la Tv; Il cielo cade
è il loro primo film per il grande schermo.
Il cielo cade
Regia: Andrea e Antonio Frazzi
Interpreti: Isabella Rossellini, Jeroen Krabbé, Barbara Enrichi,
Gianna Giachetti, Luciano Virgilio, Bettina Giovannini, Mauro Marino.
Produzione: Italia
Anno: 2000
Durata: 102' (colore)
Note: Bel film che si avvale della sceneggiatura
di Suso Cecchi D'Amico, che ha lavorato sulla base del libro autobiografico
di Lorenza Mazzetti. Gli ultimi anni del ventennio fascista e il passaggio
della guerra visti con gli occhi di una bambina orfana, ospite con la sorellina
minore della splendida villa sulle colline fiorentine dello zio ebreo e
della sua famiglia. Una storia liberamente tratta dalla vicenda vera di
Alfred Einstein (cugino del grande fisico) e dei suoi, vittime delle SS
in ritirata dopo aver rifiutato di fuggire "per rispetto della propria
dignità" nei giorni successivi al 25 luglio 1943.
da Il Corriere della Sera (Tullio Kezich)
E' bello ogni tanto ritrovarsi sulla strada maestra
del neorealismo, anche se questa gloriosa etichetta per molti seguaci del
"trash" è diventata ormai una brutta parola. Il cielo
cade è un'insolita opera prima, felicemente ispirata e rigorosamente
professionale, dei gemelli Andrea e Antonio Frazzi, transfughi dall'ambito
del filmati tv. Sullo schermo si sommano ingredienti e suggestioni tipici
dell'"école italienne": c'è il sangue e l'orrore
di una tragedia vera (la strage della famiglia di Robert Einstein, cugino
del grande fisico, massacrata dai nazisti in Toscana il 3 agosto '44) e
c'è la sua rielaborazione letteraria (il romanzo autobiografico
di Lorenza Mazzetti, Premio Viareggio '62, Sellerio Editore). Il tutto
amalgamato in un nitido racconto di coinvolgente impatto emotivo fra echi
di Rossellini (considerando anche le presenze di sua figlia Isabella come
intensa protagonista) e di Visconti.
da La Stampa (Alessandra Levantesi)
Fra i fondatori del Free Cinema con Lindsay Anderson
e regista di un'opera prima, Together, premiata a Cannes nel '56, Lorenza
Mazzetti scrisse nel '61 l'autobiografico "Il cielo cade" (editato
da Sellerio) sull'onda di ricordi riaffiorati con improvvisa prepotenza.
Rimasta orfana di entrambi i genitori, la piccola Lorenza fu affidata con
la sorellina alle cure della zia Nina sposata a Robert Einstein, cugino
dello scienziato; e accolte come figlie, le due bambine vissero nella villa
sui colli fiorentini dei civilissimi parenti una breve stagione di serenità,
conclusasi in un massacro a opera delle SS nell'agosto '44. Entusiasta
del libro, la sceneggiatrice Suso Cecchi d'Amico ebbe subito l'idea di
adattarlo per lo schermo, ma il progetto non andò in porto come
spesso succede nel cinema. Oggi che per la regia dei fratelli Andrea e
Antonio Frazzi il film è stato realizzato, la prospettiva storica
aggiunge alla vicenda un tono di nostalgico epicedio: c'era una volta un
mondo di valori morali e di bellezza, ora non c'è più, travolto
e distrutto per sempre. Del romanzo, raccontato in prima persona con i
nomi dei protagonisti cambiati, la sceneggiatura recupera la freschezza
impressionista con cui sono fissate le immagini di un'infanzia presaga
e insieme ignara che il cielo è sul punto di cadere, trascinato
giù dall'angelo del male (ovvero la guerra e il nazismo): però
la narrazione è ricomposta in un quadro di grande sapienza drammaturgica,
dove ogni personaggio anche minore acquista una sua fisionomia. Nella cornice
di una casa immersa nel verde della campagna toscana che trasuda atmosfera
umanistica e umano rispetto (e qui vanno menzionati gli eccellenti apporti
del direttore di fotografia Franco Di Giacomo e dello scenografo Mario
Garbuglia), Penny-Lorenza (la dotatissima Veronica Niccolai) cerca di dare
un senso agli eventi secondo la propria logica infantile, ingigantendo
le ombre, ricamando fantasticheria sul Duce buono e il diavolo cattivo
e trasformando in occasione di gioco le circostanze gravi finché
non scoppia la tragedia. Attraverso il suo sguardo si anima un teatro della
memoria che i Frazzi tratteggiano con vivido nitore: la sorellina Baby
(Lara Campoli, deliziosa), le cameriere (Barbara Enrichi e Gianna Giachetti,
assai brave), il parroco (Bruno Vetti), gli amici di famiglia (fra cui
spicca Luciano Virgilio) e, soprattutto, lo straordinario zio ebreo e l'amorosa
zia che Jeroen Krabbé e Isabella Rossellini incarnano con trepidante
sensibilità.