Dibattito
sulla base del libro
Le scelte di allora.
I militari italiani in Montenegro dopo l'8 settembre.
di
Ferdinando Cordova, Clemente Gavagna, Mario
Themelly, Franco Angeli, Milano 2001
Data: Lunedì 8 aprile 2002, ore 17.30 - 19.30
Sede: Saletta del Circolo Rosselli, Piazza della
Libertà 16, Firenze
Interventi: Lando
Mannucci, Presidente Associazione Nazionale Veterani e Reduci
Garibaldini; Amos
Pampaloni Presidente dell'Associazione Nazionale Combattenti e Reduci;
Enzo Ronconi, già Direttore dell'Istituto
Storico della Resistenza in Toscana; Valdo Spini,
già Presidente della Commissione Difesa, Camera dei Deputati;
Saranno presenti: Miodrag
Lekic, Ambasciatore della Repubblica federale di Yugoslavia (dc); Mario
Leone, Presidente della Federazione regionale toscana delle
Associazioni antifasciste e della Resistenza.
La sera dell'8
settemtbre1943, quando la radio diede l'annunzio dell'armistizio, spari di gioia
e grida d'entusiasmo si levarono dall'accampamento dell'Aosta", un
battaglione di Alpini piemontesi, che la guerra aveva gettato, da due anni, tra
le montagne della Jugoslavia: erano attendati non lontano da Niksic, una
cittadina del Montenegro, presidiata dalle forze dell'Asse. La guerra era,
dunque, finita? Che fare? Tornare a casa, era la richiesta - la speranza -
sottesa a quelle grida di gioia. Ma tornare a casa non era facile. Quei soldati
erano tenuti lontani dai loro paesi da montagne impervie, dal mare, dall'alleato
che, chiedendo minacciosamente fedeltà ai patti, esigeva che si continuasse a
combattere. La situazione era resa più ardua dai problemi politici della
Jugoslavia. Dal 1941 - l'anno dell'invasione tedesca ed italiana - due forti
movimenti popolari - comunque irriducibilmente ostili tra loro - si erano
opposti all'occupazione straniera: i partigiani comunisti di Tito ed i cetnici
nazionalisti di Mihailovic. Dei due movimenti, questo libro ricorda i programmi
e fa rivivere qualche personaggio. Per non cedere alle ingiunzioni dei comandi
tedeschi, gli Alpini dell'"Aosta" accettarono di collaborare, dapprima
con i cetnici, poi con i partigiani: in entrambi i casi si scontrarono con una
traiettoria politica diversa dalla toro; sicché l'impresa si concluse con un
fallimento: la resa ai nazisti e la deportazione degli Alpini nei Lager della
Germania e della Polonia. Il Diario di Clemente Gavagna, sottotenente
dell'Aosta, porta una testimonianza autentica sulla vita del battaglione e
rivela il pensiero di alcuni protagonisti di quelle vicende. Nell'Appendice
volume, invece, a qualche scheda documentaria, seguono poche voci specularmene
diverse. Sono testimonianze che rivelano una prospettiva non non confinata alle
vicende del Montenegro, ma aperta ai drammatici problemi della nuova coscienza
nazionale italiana.
Ferdinando
Cordova insegna Storia Contemporanea presso la Facoltà di Lettere
dell'Università di Roma "La Sapienza". È autore di studi sulla crisi
della democrazia parlamentare italiana nell'Ottocento, sulle origini del
fascismo e le sue organizzazioni sindacali e sulla massoneria. Per F.Angeli ha
pubblicato anche Caro Olgogigi. Lettere ad Olga e a Luigi
Lodi. Dalla Roma Bizantina all'Italia fascista. 1881-1933.
Clemente
Gavagna ha insegnato italiano e storia negli istituti magistrali e ha
concluso la sua carriera come preside di un liceo scientifico fiorentino.
Marco
Themelly ha insegnato storia e filosofia nei licei; storia del
Risorgimento nell'Università di Salerno. Ha studiato il pensiero politico di
Luigi Settembrini e di Silvio Spaventa; di essi ha pubblicato opere edite ed
inedite. Ha scritto sulle origini del nazionalismo italiano, cogliendone le
prime testimonianze nel tardo Ottocento.