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DA PAPA PIO IX A PAPA GIOVANNI PAOLO II
DALLE PORTE SANTE CHIUSE DI PAPA MASTAI ALL'ABBRACCIO UNIVERSALE DI PAPA WOJTYLA
Note Storiche
del
Giornalista Vaticanista Franco Mariani
Gli Ebrei avevano la consuetudine di osservare ogni sette anni un anno di riposo, comunemente chiamato anno sabbatico.
Durante questo periodo tutti i lavori nei campi venivano sospesi.
Come è possibile leggere nella Bibbia in Esodo, Levitico,Deuteronomio, quello che spontaneamente cresceva veniva distribuito ai poveri, agli stranieri che si erano stabiliti nel paese e agli animali selvatici, tutti i debiti erano annullati e agli schiavi era concessa la liberazione.
Ogni settimo anno sabbatico, ossia ogni cinquant’anni, la celebrazione assumeva un particolare carattere, ed era chiamato anno del giubileo.
Gli Ebrei osservarono l’anno sabbatico fino alla distruzione di Gerusalemme nel 70 d.c. mentre il giubileo fu osservato fino a prima dell’esilio.
Nella cristianità, a differenza della concezione ebraica, il Giubileo, chiamato anche Anno Santo, ha assunto un carattere eminentemente spirituale, concesso dal Romano Pontefice a partire dalla sua istituzione, ad opera di Papa Bonifacio VIII, nel 1300.
Nella Bolla d’Indizione del Giubileo il Papa decretò che questo si doveva tenere ogni 100 anni, ma nel 1350 Papa Clemente VI, sotto varie pressioni, portò la scadenza a cinquant’anni.
Successivamente Papa Urbano IV nel 1378 lo abbassò a trentatré anni, con riferimento agli anni della vita terrena del Messia.
Fu Papa Paolo II nel 1470 a fissare la naturale celebrazione ogni venticinque anni.
Oggi l’Anno Santo si distingue in ordinario, indetto ogni venticinque anni, e straordinario, indetto in occasioni di particolari circostanze.
Tra le curiosità storiche vale la pena menzionare che tra i Papi che hanno indetto e celebrato un Anno Santo, figurano anche due fiorentini, Giulio De’ Medici, eletto Papa col none di Clemente VII, che celebrò il giubileo del 1525 e Maffeo Vincenzo Barberini, eletto Papa col nome di Urbano VIII, che aprì il 13° anno giubilare, la notte di natale del 1624.
La Porta Santa della Basilica di San Pietro, in Vaticano, che viene aperta dal Papa quando si celebra l’Anno Santo, e da dove passano i pellegrini, per “acquistare il perdono”, è opera di uno toscano, lo scultore senese Vico Consorti.
La consuetudine di indire giubilei straordinari per implorare l’aiuto divino, attraverso pratiche penitenziali, in momenti difficili della Chiesa o per altre circostanze, risale al XVI secolo.
Varia è stata poi la loro durata: pochi giorni, qualche settimana o mese o anche un anno.
Alcuni Papi, Sisto V nel 1585, Paolo V nel 1605, Innocenzo XIII nel 1721,indissero l’Anno Santo straordinario per l’inizio del loro pontificato, altri, come Papa Pio V nel 1566, Alessandro VII nel 1661 e nel 1664, Innocenzo XI nel 1683 e Clemente XI nel 1715, in caso di calamità.
Non mancarono comunque particolari eventi del momento, come per la Polonia per mano di Papa Paolo V nel 1609, per i fedeli dell’America per mano di Papa Gregorio XV nel 1623, o per le Indie da parte di Papa Innocenzo X nel 1654.
Il maggior numero di giubilei straordinari si è avuto durante il pontificato di Urbano VIII per i seguenti eventi: 1627 per l’Etiopia, 1628 per invocare l’aiuto di Dio, 1629 per i pericoli che minacciavano il mondo cattolico, 1631 per le necessità della Chiesa, 1634 per la protezione da parte dei tedeschi, 1636 per la pace in Italia e nelle isole adiacenti, e 1643, con due eventi, per la pace per Roma l’8 gennaio e per invocare l’aiuto divino per Roma il 12 dicembre.
In questo secolo due sono gli Anni Santi Straordinari celebrati, il primo sotto il Pontificato di Papa Pio XI nel 1933 per il 19° Centenario della Redenzione di Cristo, il secondo cinquanta anni dopo, nel 1983 sotto Papa Giovanni Paolo II, l’Anno della Redenzione.
Sulla opportunità di celebrare l’Anno Santo mi piace qui riportare le parole di un grande Papa di questo secolo che ormai volge al termine, Papa Paolo VI, al secolo Giovan Battista Montini, che all’udienza generale del 9 Maggio 1973 cosi annunciava l’apertura dell’Anno Santo del suo pontificato: “Ci siamo domandati se una simile tradizione meriti d’essere mantenuta nel tempo nostro, tanto diverso dai tempi passati e tanto condizionato, da un lato, dallo stile religioso impresso dal recente Concilio alla vita ecclesiale, e dall’altro, dal disinteresse pratico di tanta parte del mondo moderno verso espressioni, rituali d’altri secoli; e ci siamo subito convinti che la celebrazione dell’Anno Santo, non solo può innestarsi nella coerente linea spirituale del Concilio stesso, alla quale preme a noi di dare fedele svolgimento, ma può benissimo corrispondere e contribuire altresì allo sforzo indefesso e amoroso che la Chiesa rivolge ai bisogni morali della nostra età, all’interpretazione delle sue profonde aspirazioni, ed anche alla onesta condiscendenza verso certe forme delle sue espressioni esteriori preferite.
E’ necessario a questo molteplice scopo mettere in evidenza la concezione essenziale dell’Anno Santo, ch’è il rinnovamento interiore dell’uomo: dell’uomo che pensa, e pensando ha smarrito la certezza nella verità; dell’uomo che lavora, e lavorando ha avvertito d’essersi tanto estroflesso da non possedere abbastanza il proprio personale colloquio; dell’uomo che gode e si diverte e tanto fruisce dei mezzi eccitanti una sua gaudente esperienza da sentirsene presto annoiato e deluso”.
L’Anno Giubilare è sempre un avvenimento di grande rilievo, non solo come fatto penitenziale, ma anche come particolare momento di riflessione e di riconciliazione.
Franco Mariani |