Comitato per le onoranze a Santa Barbara

 

 

 

Indirizzo: COMITATO ONORANZE A  SANTA BARBARA  

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LA DEVOZIONE A SANTA BARBARA

NELLA CITTA' DI ROMA

 

La città di Roma, sede del Vicario di Cristo in Terra, è particolarmente legata alla figura della Santa Martire.

In Roma troviamo, dopo pochi secoli dal martirio di Santa Barbara, numerose chiese che  testimoniano sulla diffusione e sull’antichità del suo culto.

Nella chiesa di Santa Maria Antiqua, nei pressi del Palatino, fra una teoria di santi romani ed orientali si trova l’effige di Santa Barbara. 

Il Grùneisen scrive: “Il fresco di Santa Maria Antica sarebbe il più antico monumento conosciuto del culto di Santa Barbara in Occidente”.

Santa Maria Antiqua, ricavata dal nobile ambiente dell'aula di rappresentanza dei palazzi imperiali di Domiziano (81-96 A. C.) è uno spazio composto da un atrio, da un'ampia aula a nord e da un quadriportico attorno a un vano scoperto, oltre a tre ulteriori stanze.

Alla metà del VI secolo D. C. fu adibita a sede di culto della Vergine ad opera di una colonia di monaci basiliani in fuga da Bisanzio, con l'aggiunta dell'abside a chiudere il preesistente tablinum.

Il senso dell'iniziativa sancisce la continuità tra tradizione classica  e Cristianesimo e il tentativo da parte dei Pontefici di Roma di esorcizzare la credenza popolare della permanenza di presenze malefiche nel Foro, cuore della città pagana, dopo il progressivo degrado che la città subisce in seguito alle invasioni barbariche. 

Restò in funzione per almeno tre secoli, grazie alla cura di vari Pontefici, fino a quando venne completamente interrata dalla frana dell'847 D. C., che spinse Papa Leone IV a trasferire il titolo in un luogo più sicuro, l'attuale Santa Francesca Romana o Santa Maria Nova. 

Ridotta a un rudere, e interratasi per l'innalzamento del terreno, sul suo sito sorse nel XIII secolo la chiesa di Santa Maria Liberatrice, rimaneggiata nel 1617 da Onorio Longhi, che cancellò ogni traccia di Santa Maria Antiqua. 

Il suo rinvenimento avvenne alla fine del 1700 dal proprietario che usava l'area come cava di pozzolana, e poi definitivamente liberata all'inzio del 1900, quando venne "riscoperta" nell'ambito dei grandi scavi post-unitari promossi da Giacomo Boni.

Attualmente l'edificio ha svelato duecentocinquanta mq. di affreschi - sui circa mille originari - dipinti in un arco di tempo di circa tre secoli, dalla metà del VI secolo alla metà del IX secolo. 

Una testimonianza eccezionale per gli studi storico-artistici, in quanto ha rappresentato un unicum per la conoscenza e lo sviluppo dell'arte medievale e bizantina, se si considera che il patrimonio pittorico coevo è andato distrutto dal movimento iconoclasta, nato in seno alla chiesa orientale, che nell'VIII secolo provocò la repressione del culto delle immagini. 

Durante il Pontificato di Papa Stefano III (816-817) si apprende che nella Suburra esisteva una chiesa dedicata a Santa Barbara.

Giovanni Diacono, nell’anno 875, ci dice che Papa San Giorgio Magno durante il suo pontificato (540-605) era solito celebrare le lodi del Signore nell’Oratorio di S. Maria o in quello di Santa Barbara.

Durante il Pontificato di Leone IV (847-855) si apprende che esisteva ancora un Oratorio dedicato a Santa Barbara, che secondo il Munòz era la cappellina tricora, che s’apriva sulla parete sinistra dell’antica Basilica dei Santi Quattro Coronati al Celio.

Nel 1084 la Basilica venne distrutta da Roberto il Guiscardo, ma Papa Pasquale II e alcuni suoi successori la restaurarono, anche se in minor volume rispetto alla precedente.

La primitiva struttura era grandissima: l’aula era lunga 42 metri e larga 28.

Dopo i danni prodotti dalle truppe del Guiscardo fu necessario ridimensionarla e adornarla con nuovi affreschi nel catino dell’abside e alle pareti. 

Papa Pasquale II ne fece addirittura la sua sede temporanea e molti Pontefici vi si rifugiarono tutte le volte che minacce erano rivolte alla Basilica Lateranense.

Sotto Papa Innocenzo II la Basilica era di nuovo in condizioni di grave degrado, tanto che il 21 Maggio 1138 venne data in dono ai Monaci Benedettini del Sassovivo, Foligno, perché ne avessero cura.

Nel 1300, con Papa Bonifacio VIII ad Avignone, la Basilica si avviava di nuovo all’abbandono. 

Tale situazione perdurò fino al pontificato di Papa Martino V (1417-1431), che iniziò una fervida opera di consolidamento, affidandola da prima ai Celestini e poi ai Camaldolesi. 

Papa Pio VI (1775-1799) infine vi insediò le suore Agostiniane, che ancora oggi ne hanno cura.

Dal suo porticato sinistro si accede alla Cappella di Santa Barbara, anticamente facente parte della navata sinistra della chiesa. 

All’interno vi si aprono piccole absidi che erano decorate con affreschi del XII secolo, oggi scomparsi, mentre decorazioni floreali salivano verso la volta.

In una lunetta si trova l’affresco con episodi della vita di Santa Barbara, mentre nell’abside principale ammiriamo un affresco con la Madonna e il Bambino Gesù.

Sulla diffusione del culto di Santa Barbara, nelle immediate vicinanze di Roma, notizie importanti si ricavano dai documenti conservati nell’abbazia di Subiaco, da cui si apprende che a Tivoli nel secolo IX°, durante il pontificato di Papa Nicolò I (858-867), vi era un piccolo monastero che portava il nome di Santa Barbara.

Rimanendo a Roma nella zona del Celio, troviamo un Oratorio legato alla figura di Papa San Gregorio Magno (590-604), in quanto era la sua antica abitazione.

Qui il Santo Pontefice pose una grande tavola di marmo, dove ogni giorno faceva servire il pranzo a dodici poveri. 

Un giorno si presentò un tredicesimo commensale, cui Gregorio diede ugualmente da mangiare: era un angelo sotto mentite spoglie, figura del tredicesimo apostolo, il traditore Giuda. 

Un invito ad accogliere anche il peggiore dei reietti? 

Così l’episodio fu interpretato nella consuetudine, durata fino al 1870, di invitare tredici ospiti al pranzo che il Papa offriva ogni Giovedì Santo, proprio a simboleggiare il perdono del traditore. 

Ma l’Angelo di Gregorio avrebbe anche rafforzato, nell’animo popolare, la superstizione per cui si evita di essere in tredici a tavola.

L'Oratorio è molto antico ed incorpora porzioni di una struttura romana risalente ai primi anni del terzo secolo D. C.

Ha subito degli interventi di restauro, voluti dal Cardinale Baronio, tra il 1602 ed il 1603, anno della sua consacrazione.

La parete di fondo è occupata da una nicchia con la statua marmorea di San Gregorio Magno benedicente, realizzata da Nicolas Cordier (1567-1612), mentre negli intercolumni ai lati sono affrescati i Santi Nereo e Achilleo, Flavia, Domitilla e Barbara.

Sulle pareti si sviluppa un ciclo di affreschi attribuito al pittore Antonio Viviani (1560-1620), con episodi della vita del Santo Pontefice. 

Le scene si concentrano sull’opera di apostolato ed evangelizzazione delle terre del Nord Europa, come testimonia l’invio di Agostino e di altri monaci Benedettini nelle terre Anglosassoni e l’arrivo dei monaci alla corte di Re Elberto, ma sono condizionati anche dalle altre parti della decorazione dell’Oratorio, come dimostra la figura del Pontefice benedicente ripresa dalla statua di Nicolas Cordier, e la scena dell’Apparizione dell’Angelo, che rappresenta un momento importante del culto specifico dell’Oratorio. 

Il centro della sala è però dominato dalla grande mensa, dove il Papa metteva a mangiare i poveri, composta da una tavola di marmo bianco poggiante su due sostegni a forma di grifoni, con al centro una palma, databili III secolo, detta "triclinio sacro". 

Il miracolo dell'Angelo è ricordato dall’iscrizione che scorre sulla tavola: bissenos hoc Gregorius pascebat egentes / Angelus et decimus tertius accubuit (Qui San Gregorio nutriva dodici poveri/ e un angelo sedette come tredicesimo).

L’ambiente, composto da un’aula rettangolare priva di abside, disposto al centro del portichetto è invece dedicato a Sant’Andrea, e viene considerato il primo luogo di culto creato da San Gregorio nella sua casa paterna. 

Qui, infatti, il Pontefice, di ritorno da un viaggio a Costantinopoli, avrebbe portato la reliquia del braccio di Sant’Andrea Apostolo, regalatagli direttamente dall’Imperatore Maurizio.

Il soffitto a lacunari ha al centro lo stemma del Cardinale Scipione Borghese.

Il resto della decorazione è invece completato sotto la supervisione del Cardinale Borghese, che fece realizzare a Guido Reni, nel catino absidale, una Teoria di Angeli musicanti al di sotto del Padre Eterno, mentre ai lati dell’altare, realizzate in chiaroscuro da Sisto Badalocchio (1585-post 1620), ci sono le figure di Davide e Isaia.

Sempre nella capitale si trova un altra antica costruzione, conosciuta col nome di chiesa di Santa Barbara de' Librari. 

     

La chiesa, un tempo conosciuta anche come S. Barbara alla Regola, sorge in una piccola piazza denominata Largo dei Librari, che si apre lungo Via dei Giubbonari, nei pressi di Campo dei Fiori. 

L’origine della chiesa risale al XI secolo, e si sa che fu consacrata nel 1306. 

Dall’inizio del 1500 fu eletta a titolo cardinalizio, abolito poi da Papa Sisto V (1585-1590).

La chiesa nel 1601 fu affidata alla Confraternita dei Librari. 

Nel 1634, un violento incendio distrusse un edificio attiguo alla chiesa.

Si formò così lo spazio occupato dall’attuale piazzetta, sulla quale si affaccia la chiesa. 

Nel 1680 la chiesa fu completamente restaurata dall’architetto Gaetano Bonoli. 

La facciata fu realizzata su progetto di Giuseppe Passeri. 

Nell’ordine inferiore, il portale sormontato da un timpano curvilineo e ornato dalla testa di un angioletto, è fiancheggiato da due coppie di colonne con capitello composito. 

Nell’ordine superiore, coronato da un timpano triangolare, nella nicchia è collocata la statua di Santa Barbara, opera d’Ambrogio Parisi.

La volta sopra l’ingresso della chiesa è affrescata con un dipinto del Garzi, raffigurante la gloria di Santa Barbara.

La pianta della chiesa è a croce greca, composta di quattro cappelle. 

L’altare maggiore è intarsiato di madreperla, avorio, agata e d’altre rare pietre colorate. 

Sull’altare è posto il quadro, dipinto dal Garzi, raffigurante Santa Barbara in adorazione del Cristo Risorto.

      

Nella volta della crociera del transetto sono raffigurati i quattro evangelisti, la Fede, la Speranza, la Carità e l’Amor di Dio, opera del Monicelli. 

Nel transetto sinistro è collocato il quadro di Francesco Ragusa, raffigurante Maria Vergine col Bambino circondata da S. Giuseppe, S. Pietro, S. Paolo, S. Tommaso d’Aquino e S. Giovanni di Dio. 

Sul transetto destro è posta la Cappella del Crocefisso, opera lignea del 1300, raffigurante la Madonna e S. Giovanni ai piedi della croce, sempre dipinte dal Garzi.

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Risale invece al 1952 la più recente parrocchia dedicata alla Santa Martire, sorta nella zona delle Capannelle.

E' una parrocchia particolare, perché costruita grazie all'apporto dei Vigili del Fuoco di Firenze, e sorge accanto alla Scuola Nazionale dei Vigili del Fuoco.

Nelle prossime pagine vi racconteremo questa particolare storia che lega, Firenze con Roma, nel nome di Santa Barbara.

 

Per accedere alle speciali pagine basta cliccare sull'immagine della Parrocchia qui sotto.

 

         

   

  Pagina a cura del Giornalista Franco Mariani © 2004