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Lina Bo Bardi - Eileen
Gray - Julia Morgan - Charlotte Perriand - Lilly
Reich - Grete Shütte-Lihotzky
- Anne Tyng
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Le madri dell'architettura moderna Ciclo di conferenze, Firenze, S. Verdiana, 10 ottobre - 5 dicembre 1997 a cura di Gisella Bassanini e Fanny Di Cara organizzate da Associazione Ossidiana, La Cooperativa delle donne, Facoltà di Architettura di Firenze, Ordine degli architetti di Firenze e Prato |
Lina Bo Bardi (Roma, 1914 - Brasile, 1992)
Scheda a cura di Laura Miotto
e Savina Nicolini
Lina Bo Bardi nasce a Roma nel 1914 e muore a San Paolo
nel 1992. E' sicuramente una delle figure più significative e
rivoluzionarie dell'architettura contemporanea, attorno alla cui
opera esiste in questo momento un largo interesse.
Laureatasi a Roma nel 1939, svolge un'intensa attività
professionale a Milano dove sarà una delle fondatrici del
Movimento di Studi per l'Architettura (MSA). Nel 1946 con il
marito Pietro Maria Bardi si trasferisce definitivamente in
Brasile, luogo che sceglie come propria terra. Architettura,
design, scenografia, museografia, cinema, attività editoriale e
didattica, sono i settori in cui opera. Bo Bardi è un
personaggio difficile da collocare per la quantità di temi che
affronta e soprattutto per l'intensità del suo stile di lavoro.
Senza dubbio non si può separare la sua attività professionale
dall'impegno politico e sociale.
Fondamentale, infatti, il suo ruolo per lo sviluppo della cultura
brasiliana. Non solo realizza quasi esclusivamente edifici
pubblici (musei, teatri, centri di convivenza), fra cui
ricordiamo il Masp di San Paolo -il più importante museo dell'America
Latina- ma la sua azione è sempre indirizzata a favore della
creazione di una cultura brasiliana autentica, che valorizzi le
proprie radici. A questo proposito possiamo menzionare gli studi
sull'artigianato, le esposizioni e la creazione del museo di Arte
Popolare di Bahia, e più tardi della Casa del Benin a Bahia.
Meno nota è la sua consistente attività nel campo del restauro,
attività che offre un'interessante chiave di lettura complessiva
della sua opera dove il tema della "memoria" si
affianca a quello del "moderno", dove il "passato"
è sostituito dalla categoria del "presente storico".
Bibliografia
- Architetture sovrapposte: progetti. A cura di Anna Conti.
Milano: Electa,1992
- Bo Bardi Lina, Tempos de grossura: o design no empasse.
San Paolo (Brasile): Instituto Lina Bo e P.M. Bardi, 1994 [Traduzione
italiana: Bo Bardi Lina, L'impasse del design. Milano:
Charta, 1995]
- Lina Bo Bardi. A cura di Carvalho Ferraz Marcelo. Milano:
Charta, 1994
- Lina Bo Bardi. Projeto n°149. Ed. speciale, gen-feb
1992 [Saggi di vari]
- Miotto Laura, Nicolini Savina, L'architetta dei due mondi:
Lina Bo Bardi (1914-1992). Tesi di laurea. Politecnico
di Milano, 1997
- Miotto Laura, Nicolini Savina, Lina Bo Bardi: aprirsi all'accadimento.
Testo e Immagine, 1999
Eileen Gray (Irlanda, 1878 - Francia,
1976)
Scheda a cura di Gisella
Bassanini
Eileen Gray nasce in Irlanda nel 1878. Nei primi anni del
secolo si trasferisce a Parigi, città dove vive fino al 1976,
anno della sua morte.
Figura anomala, personalità fuori del comune, nell'arco della
sua lunga vita Eileen Gray intreccia la propria sensibilità di
artista e di donna con le vicende e i protagonisti più
importanti della storia del Movimento Moderno in architettura. E'
tra i fondatori dell'U.A.M. (Union des Artistes Modernes) nel
1929, ammirata da Le Corbusier, J.J.P. Oud, J. Wils, amica di
Jean Badovici - direttore della prestigiosa rivista l'Architecture
Vivante - con il quale progetta, tra il 1926 e il 1929, la Maison
en bord de la mer, nel sud della Francia.
L'indipendenza e l'originalità del suo pensiero e del suo agire
disegnano un percorso personale e artistico del tutto particolare.
"L'arte deve essere il prolungamento della vita",
questa frase scritta da Gray nel 1929, racchiude il senso più
profondo e autentico della sua ricerca: dai primi lavori come
artigiana e artista della lacca, al design, fino agli ultimi
progetti.
Bibliografia
- Adam Peter, Eileen Gray, architect/designer. New York:
Harry N. Abrams, 1987
- Bassanini Gisella, Dialogo con Eileen Gray: la grammatica
della soggettività. Tesi di dottorato. Politecnico di
Milano, 1995
- Eileen Gray. In: Frauen im design [catalogo della
mostra giugno-ottobre 1989]. Design Center, 1989
- Garner Philippe,Eileen Gray: designer and architect: 1878-1976,
Köln: Benedict Taschen Verlag GmbH, 1993
- Hecker Stefan, Muller Christian F., Eileen Gray.
Barcelona: Editorial Gustavo Gili, 1993
- Loye Brigitte, Eileen Gray: Architecture design.
Prefazione di Michel Raynaud. Paris: J.P. Vignier, 1984
- Rubino Luciano, Le spose al vento. Verona: Bertani, 1979
- Rikwert Josef, Un omaggio ad Eileen Gray: pioniera del
design. In: Domus, n. 469, dicembre 1968; p. 33-49
Charlotte Perriand (Francia, 1903 - Vive
a Parigi)
Scheda a cura di Gisella
Bassanini
Charlotte Perriand nasce a Parigi nel 1903, città nella quale
ancora vive e lavora.
Anche il nome di Charlotte Perriand, come quello di Eileen Gray,
è legato ad una stagione mitica del design e dell'architettura
di questo secolo. Tuttavia la sua figura rimane, soprattutto in
Italia, collegata e subordinata a quella del suo più illustre e
celebrato collega: Le Corbusier, e la sua opera circoscritta, in
modo assai più limitativo, alla sola produzione di design.
Collabora con lo studio di Le Corbusier e Pierre Jeanneret, dal
1927 al 1937, come responsabile della progettazione d'interni e
del disegno di elementi d'arredo. Insieme a loro firma alcuni tra
i più prestigiosi oggetti di équipement degli anni Venti. Ma la
sua opera non s'interrompe qui. Il suo nome compare tra i
fondatori dell'U.A.M. e tra i membri del CIAM. Nel corso della
sua lunga e intensa vita professionale lavora con Fernand Legèr,
apre uno studio di progettazione a Parigi con J. Prouvé, P.
Jeanneret e G. Blanchon. Collabora, nel corso degli anni Sessanta,
con altri progettisti tra i quali: Lucio Costa, M. Elisa Costa,
Oscar Niemeyer, Burle Marx.
Tra il 1940 e il 1943 risiede in Giappone invitata dal Ministero
del Commercio e dell'Industria con il compito - iniziato nel 1933
da Bruno Taut - di definire nuovi orientamenti e strategie da
dare alla produzione industriale nipponica. In questo periodo
Charlotte Perriand si dedica allo studio dell'architettura e
della cultura giapponese. Visita università, fabbriche,
laboratori e botteghe artigianali. Con alcuni artigiani
giapponesi realizza una serie di elementi d'arredo e oggetti di
uso quotidiano con l'obiettivo di far dialogare Oriente e
Occidente.
Bibliografia
- Bassanini Gisella, L'arte di costruire, l'arte di abitare:
il progetto domestico nell'opera di Charlotte Perriand [Ricerca
post-dottorato]. Milano: Politecnico di Milano, 1997
- Di Puolo Maurizio, Fagiolo Marcello, Madonna Maria Luisa, Le
Corbusier, Carlotte Perriand, Pierre Janneret. Roma: De Luca,
1976
- Perriand Charlotte, Un art de vivre. Paris: Flammarion,
1985
- Benton Charlotte, Charlotte Perriand: Modernist Pioneer
[catalogo della mostra]. London: Design Museum, 1996
Julia Morgan (USA, 1872-1957)
Scheda a cura di Antonella
Centis
Julia Morgan nasce nel 1872 a San Francisco, dove vive e
lavora fino l'anno della sua morte, nel 1957. Personalità d'eccezione,
si laurea in ingegneria a Berkeley; si specializza in
architettura alla Scuola di Belle Arti di Parigi e diventa la
prima professionista della California.
Per lavorare autonomamente e ottenere un giudizio obiettivo del
suo operato, Morgan adotta la tattica dell'anonimato: riesce,
infatti, ad aprire uno studio proprio e a partecipare al
movimento architettonico della Bay Area.
L'eclettismo stilistico è un'altra astuzia per garantirsi una
vasta e ricca clientela. La polisemia delle sue costruzioni non
è solo attenzione ossequiosa ai gusti della committenza,
affezionata a canoni tradizionali, ma anche risposta a bisogni
psichici e materiali. Morgan non predilige uno stile in
particolare: per lei l'uso dogmatico della forma è una
violazione della supremazia della vita dell'architettura.
La sua produzione, oltre che diversificata e composita, è
immensa: tra residenze private, scuole, chiese, mercati, piscine
e centri sociali per le associazioni femminili, Morgan progetta
800 edifici, diventando l'architetta più prolifica d'America.
Bibliografia
- Boutelle Sara Holmes, Julia Morgan Architect. New York:
Cross River Press, 1988
- Centis Antonella, Le madri dell'architettura americana: sei
progettiste tra il 1800 e il 1900 [Tesi discussa alla Facoltà
di Architettura]. Milano: Politecnico di Milano, 1993-1994
- Failing Patricia, She was America's Most Successfull Woman
Architect And Hardly Anibody know her name. In: Artness,
v. 80, n. 1 January, 1981
- Gebhard David, Nevins Deborah, 200 Years of American
Architectural Drawings. New York: Whitney Library of Design,
1977
- Torre Susana (ed.), Women in American Architecture: A
Historic Contemporary Perspective. New York: Whitney Library
of Design, 1977
Anne Tyng (Cina, 1920 - Vive negli USA)
Scheda a cura di Antonella
Centis
Anne Tyng, nata in Cina nel 1920, è una delle prime donne
a laurearsi a Harvard nel 1944. Nel 1945 entra nello studio di
Louis Kahn a Filadelfia, con il quale lavora come associata fino
al 1973.
La sua carriera assomiglia per alcuni aspetti a quella di Marion
Mahony (1871-1962) ma se gli apporti di quest'ultima all'opera di
Wright e di Griffin sono di tipo grafico, quelli di Tyng al
lavoro di Kahn sono di carattere progettuale e teorico. L'influenza
che Tyng ha sul maestro è enorme. Più che musa ispiratrice, ne
è interlocutrice-ombra. E' lei che indirizza il suo percorso
professionale; è lei che guida le sue formulazioni teoriche.
L'interesse per la geometria porta Tyng a una maggiore autonomia
progettuale e a sperimentare nuove forme. Le case geodetiche da
lei ideate sono strutture accoglienti che non hanno niente delle
cupole di Fuller: Non pretendono modificare l'ecosistema, ma si
mimetizzano perfettamente nell'ambiente.
Le ricerche di Tyng sfociano in teorie che si distinguono per la
natura inclusiva degli studi. Il suo pensiero, pur avvalendosi di
principi presi dalla geometria, dalla matematica, dalla
psicologia e dalla filosofia, approda a conclusioni del tutto
originali e personali, rileggendo la storia dell'architettura
attraverso quattro archetipi costruttivi che si ripetono
ciclicamente.
Bibliografia
- Centis Antonella, Le madri dell'architettura americana: sei
progettiste tra il 1800 e il 1900 [Tesi discussa alla Facoltà
di Architettura]. Milano: Politecnico di Milano, 1993-1994
- Latour Alessandra (a cura di), Louis I. Kahn: l'uomo, il
maestro. Roma: Kappa, 1986
- Torre Susana (ed.), Women in American Architecture: A
Historic Contemporary Perspective. New York: Whitney Library
of Design, 1977
- Tyng Anne Griswold, Architectural Works. In: Zodiac,
n. 19, 1969
Lilly Reich (Germania, 1885 - 1947)
Scheda a cura di Paola Bellani
Lilly Reich inizia il suo percorso professionale come
progettista d'interni e stilista di moda nella Berlino d'inizio
secolo dove nasce nel 1885.
Nel 1920 è la prima donna ad essere eletta nel direttivo del
Deutsche Werkbund diventando la responsabile dell'allestimento di
grandi esposizioni.
E' dotata di rigore progettuale e capacità organizzative che la
rendono una donna particolarmente stimata ed influente nel suo
settore. Proprio elevando l'exibition design ad arte e disciplina
Lilly Reich dà il suo più originale contributo allo sviluppo
del Movimento Moderno.
Nel 1924 incontra l'architetto Mies van der Rohe con il quale
condividerà un'intensa e duratura collaborazione professionale.
Insieme lavorano a Stoccarda, nel 1927, per la Weissenhof
Siedlung, dove Reich è responsabile della mostra "Die
Wohnung", una panoramica dell'architettura e del design
contemporanei.
Grazie all'esperienza di stilista e alla conoscenza del settore
tessile, nel 1932 è chiamata a dirigere il laboratorio di
tessitura al Bauhaus fino alla chiusura di quest'ultimo, nel 1933,
da parte del regime nazista.
Muore nel dicembre del 1947 a Berlino.
Bibliografia
- McQuaid Matilda, Lilly Reich: Designer and Architect.
New York: Museum of Modern Art, 1996
- Günther Sonja, Lilly Reich 1885-1947. Stuttgart:
Deutsche Verlags-Anstalt, 1988
- Women in design, careers and life histories since 1900.
Stuttgart: Landesgewerbeamt Baden-Würtemberg, 1989 ; p. 74-77
- Günther Sonja, Sensibilität und Fachkenntnis. In: Weltkunst,
giugno 1988 ; p. 1642-1645
- Reich Lilly, Modefragen. In: Die Form, n. 1, 1922
; p. 7-9
- Reich Lilly, Die Austellung Kunstandwerk in der Mode. In:
Mittelungen des Verbantes der Deutschen Mode-Industrie,
1919 ; p. 208-211
Lina Bo Bardi - Eileen
Gray - Julia Morgan - Charlotte Perriand - Lilly
Reich - Grete Shütte-Lihotzky
- Anne Tyng
Aggiornato al dicembre 1999
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