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I
vestiti esistono non solo per coprire il corpo, ma anche per esaltarlo.
Per questo l'adornarsi, la moda, lo stile hanno un ruolo così
vitale nell'esistenza dei popoli di tutto il mondo, non importa
quanto poveri o "sottosviluppati". Il corpo umano è
sempre visto come un tempio, e gli indumenti sono indispensabili
per riparare e difendere questo santuario. Per me i vestiti esprimono
sempre un'estetica erotica. Amo un tipo di abbigliamento divinamente
sensuale, abiti capaci di ornare e accarezzare la carne.
...in genere una donna che ama con passione sia il sesso sia i vestiti
è anche un'intenditrice di tessuti...
Trovare lingerie che sia sensuale è molto più facile
del trovare vestiti che diano al corpo un costante fremito erotico.
Per me il cachemire è una delle fibre tessili più
duttili e divertenti. Ma fu per puro caso che scoprii la piena intensità
dei suoi poteri e piaceri erotici. Era il mio compleanno, e mi ero
svegliata con l'assoluta certezza di essere ormai troppo vecchia
per le gioie di una relazione illecita... Ero quindi fermamente
intenzionata a sciogliere quel legame, la storia più irresistibilmente
romantica di tutta la mia vita. Mi vestii in fretta e preparai la
mia ventiquattrore nera gettandovi dentro dei vestiti alla rinfusa,
senza pensarci su. Si sarebbero combinati per forza, essendo tutti
neri. E' il mio colore preferito - fa tanto stile New York - una
cosa da donna vera. Nel libro in cui racconto la mia adolescenza,
Bone Black, parlo del mio infantile desiderio di vestirmi di nero,
e di come mia madre rispondesse sempre che non potevo, perché
il nero non è per tutti - men che meno per ragazzine ingenue
come me - perché il diritto di vestirsi di nero bisogna guadagnarselo
- perché il nero "è un colore da donna".
Da allora e per sempre il nero è rimasto per me intimamente
legato all'idea di competenza emotiva, maturità e conoscenza
diretta delle passioni più intense, soprattutto quelle legate
al dolore della perdita.
...quando arrivai la giornata era tetra, grigio ardesia..., lui
non mi aspettava, ma non si mostrò sorpreso del fatto che
fossi lì e volessi parlargli. Capì tutto dal tono
della mia voce, mentre parlavamo di cose indifferenti - il tempo,
l'ora in cui ci saremmo potuti vedere. Aveva ciò che i poeti
chiamano "il senso della fine". Prima che arrivasse mi
feci il bagno, e le piccole stanze si riempirono del profumo di
ecucalipto e di lavanda. Pronta per il calore e per una conversazione
seria, infilai la mia gonna con il maglione nero, normale tenuta
da lavoro - leggermente formale ma non rigida. Però senza
biancheria. Avvolta nel morbido cachemire mi sentivo già
un po' consolata, rilassata ma decisa.
Non appena varcò la soglia io, calma, gli dissi che avremmo
dovuto smettere di vederci. Un addio pacato e razionale. Sembravamo
personaggi di un film che leggessero un copione costruito con cura:
lucidi e spassionati. Ma quando ci abbracciammo, corpi caldi nella
calda stanza satura dell'intensità della perdita imminente,
entrammo nel reame dei sensi. Con la schiena appoggiata al muro,
accanto alla porta, sentivo il freddo esterno attraversarmi i vestiti
mentre le sue mani calde mi accarezzavano il corpo attraverso il
morbido cachemire. Quando la sua mano mi si infilò tra le
gambe attraverso la gonna ne fui sopraffatta - ero bagnata e sensuale.
Fu il più dolce dei congedi, carico di struggimento e di
lutto.
Da quella volta cominciai a considerare in maniera nuova i vestiti
che indosso per il lavoro di tutti i giorni. Improvvisamente gli
indumenti di cachemire che ho sempre portato per pura e semplice
praticità mi sono apparsi in una luce nuova. Adesso so che
che questi solidi maglioni e gonne contengono un magnetismo elementare
- qualcosa che permane e che sostiene, come il ricordo appassionato
del vero amore.
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