Brano
tratto da Lo strappo di Judith Rotem:
...lei
ancora non sapeva che il ricordo è un alleato meschino e infido,
e quanto più cercava di fissare nella mente gli antichi paesaggi
del suo quartiere, tanto più i contorni s'offuscavano e cadevano
nell'oblio come gli attrezzi dimenticati nel deposito del custode del
magazzino imballaggio.
Sulla strada verso casa, accecata dalle lacrime, camminava attorniata
dai gatti del quartiere, le sue amate bestiole con le code ritte verso
l'alto, quasi avessero sentore dell'imminente separazione..
...suo padre diceva che Fifi non aveva saltato nemmeno una parola, aveva
ripetuto tre volte gli ultimi versetti, e ora era pronta per immergersi
in un dolce sonno e per fare sogni d'oro. "Allora, bambina mia, ora
apri bene gli occhi," diceva legandosi intorno alle mani i nodi del
fazzoletto e come un mago gettava strane ombre sulla parete di fronte:
una volpe, una contadina con un lungo vestito, un uomo con un bastone,
una ballerina con un gonnellino ampio, camminavano tutti all'interno del
fascio di luce di una passeggiata aerea. "E ora apri ben bene la
bocca," diceva ancora ponendole sulla lingua due grandi cubetti di
cioccolata al latte. Poi si separava da lei pronunciando un "buona
notte, Piposhka" e accarezzandola delicatamente sulla guancia invece
di darle un bacio.
A volte, dopo che Zefaniah la riportava indietro dall'agrumeto, suo padre
diceva: "Così non va, Pippush, tutto questo avviene perché
leggi troppi libri. I libri ti mettono nella testa ogni sorta di pensieri,
e tu che bisogno hai di tutti questi pensieri nella tua testolina piena
di riccioli? Le bambine non hanno proprio bisogno di questo credimi".
Fifi sapeva che i pensieri si introducevano nella sua testa comunque,
anche se non lo voleva. Poteva quasi ascoltarli ronzare dentro la testa
come le api negli alveari azzurri ai confini dell'agrumeto, dove nessuno,
tranne Zefaniah, poteva trovarla.
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