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Materiali per il dibattito
Vogliamo
proporre alcuni brani scelti dall'opera di scrittrici e filosofe per alimentare
il dibattito sulle tematiche proposte dal progetto «Vibrisse»: sapere,
conoscenza,
università, desiderio, passione, scrittura, interdizione, narrazione
di esperienza...
La
voce di Virginia Woolf induce a riflettere - con sconcertante attualità
- sulla relazione fra sapere e "circostanze materiali", tra istruzione
e condizione economica. Lei ha individuata tale relazione in una metafora che
non va letta come tale: una stanza tutta per sé, come dice Simone
de Beauvoir, "è nello stesso tempo una realtà e un simbolo.
Per poter scrivere, per poter realizzare qualcosa, bisogna anzitutto appartenersi".
«[...] Perciò vi chiedo di scrivere ogni sorta di libri, su qualunque argomento, senza dubitare, per quanto triviale o per quanto vasto vi possa sembrare. In un modo o nell'altro, spero che un giorno avrete denaro sufficiente per viaggiare e per oziare, per contemplare il futuro o il passato del mondo, per sognare davanti ai libri e vagare per le strade e lasciare che la lenza del pensiero scenda sempre più in fondo al fiume. [...] quando vi chiedo di scrivere più libri vi sto incitando a fare qualcosa che contribuirà al vostro bene e al bene del mondo intero. Come giustificare questo istinto o questa fede, non saprei, giacché i termini filosofici, se non si è stati educati in un'università, possono facilmente tradirci. Che cosa significa «la realtà»? Sembra essere qualcosa di molto impreciso, che ora si può trovare in una strada polverosa, ora in un pezzo di carta sul marciapiede, ora in un narciso al sole. Illumina un gruppo in una stanza e incide una parola che è stata detta a caso. Ci sopraffà mentre torniamo a casa, camminando sotto le stelle, e fa sì che il mondo silenzioso diventi più reale di quanto non sia il mondo delle parole; e poi la si ritrova di nuovo sull'imperiale di un autobus, in mezo allo strepito [...] D'altra parte, a volte sembra nascondersi dietro forme troppo lontane perché ci sia possibile capire la loro vera natura. Ma qualunque cosa essa tocchi, viene fissata e resa permanente. È questo che ci resta, quando abbiamo gettato dietro la siepe la buccia vuota del giorno; è questo che ci resta del tempo passato, dei nostri amori e delle nostre avversioni».
(Virginia Woolf, Una stanza tutta per sé, con uno scritto di Marisa Bulgheroni, Milano, SE, 1991, tit. orig. A Room of One's Own, 1929, pp. 128-129)«[...] le figlie degli uomini colti hanno sempre pensato i loro pensieri così alla buona; non a tavolino, nel proprio studio, nella solitudine tranquilla di un chiostro d'università. Hanno pensato mentre rimestavano la minestra, mentre dondolavano la culla. [...] È nostro dovere, ora, continuare a pensare; [...] Pensare, pensare, dobbiamo. In ufficio; sull'autobus; mentre tra la folla osserviamo l'incoronazione e l'investitura del sindaco di Londra; mentre passiamo accanto al Monumento ai caduti; [...] mentre sediamo nella tribuna riservata al pubblico della Camera dei Comuni; nei tribunali; ai battesimi, ai matrimoni, ai funerali. Non dobbiamo mai smettere di pensare: che "civiltà" è questa in cui ci troviamo a vivere? Cosa significano queste cerimonie, e perché dovremmo prendervi parte? Cosa sono queste professioni, e perché dovremmo diventare ricche esercitandole?»
(Virginia Woolf, Le tre ghinee, introduzione di Luisa Muraro, traduzione di Adriana Bottini, Milano, Feltrinelli, 1998, tit. orig. Three Guineas, 1938, pp. 92-93)«...
È ormai lampante che un rinascimento femminista è alle porte e
che le femministe nella loro lotta per scoprire la nostra realtà e la
nostra storia sepolta e fraintesa, si stanno impegnando su due fronti principali:
da una parte interrogando e esplorando il passato e dall'altro battendosi nell'immediato
presente per una maggiore umanizzazione degli interessi intellettuali e dei
provvedimenti pubblici. Mentre occhi più freschi rileggono i testi famosi,
vengono gradualmente alla luce fonti sepolte di cultura e di vitalità
intellettuale, e l'intero processo è alimentato da un cambiamento di
prospettiva di gran lunga più straordinario e potente di quello che portò
il Rinascimento europeo dalla teologia all'umanesimo. Gran parte di queste ricerche,
di queste discussioni e di queste analisi viene compiuta all'interno dell'Università,
ma il fenomeno tende ad estendersi anche all'esterno e proprio attraverso quel
genere di gruppi informali e spontanei [...] una Università-senza-mura,
costituita oltre che dalle donne che leggono e scrivono, anche da librerie,
da tipografie, da servizi bibliografici, da centri delle donne, da cliniche
mediche, da biblioteche, da gallerie d'arte, da laboratori femministi: tutti
animati da un reale slancio propositivo. Si potrebbe anche dire che i membri
di questa università stanno lavorando con intenso impegno per migliorare
la qualità della vita umana e distaccarla dalle catene dell'egoistico
raggiungimento del successo individuale [...]»
(Verso
una Università incentrata sulla donna, pp.65-66)
E ancora Rich, in un altro saggio:
«Ascoltate
le voci delle donne [...] Ascoltate una donna che sta cercando un linguaggio
adatto per esprimere i propri pensieri, una donna cosciente che il proprio linguaggio
non può essere quello strutturato dal discorso accademico, e che quindi
tenta di adattare il suo pensiero ad una dimensione di discorso non previsto
(in quanto non sta bene che una donna parli in pubblico) o che legge
i suoi appunti ad una velocità supersonica, mangiandosi le parole e sacrificando
così il proprio lavoro a un pregiudizio: Non merito di polarizzare
tempo e spazio su di me»
(Prendere
sul serio le studentesse, pp.174-175)
brani
tratti da Adrienne Rich, Segreti, silenzi, bugie. Il mondo comune
delle donne, La tartaruga, 1982 (tit. orig. On Lies, Secrets, and Silence,
1979)
Luisa Muraro nella Premessa
a Lettere dall'università (a cura di Luisa Muraro e Pier Aldo Rovatti,
Napoli, Filema, 1996) così descrive l'intento del libro, frutto di testimonianze
e di esperienza:
(Luisa Muraro, Premessa a Lettere dall'università, p. 5)
In
una pubblicazione recentissima Duemilaeuna donne che cambiano l'Italia,
a cura di Annarosa Buttarelli, Luisa Muraro, Liliana Rampello, Milano, Pratiche,
2000 una sezione è intitolata Insegnare, imparare. È qui
che Chiara Zamboni, nel saggio Quando, se non ora?, dice come il
desiderio e il senso di insegnare e di apprendere stiano nelle relazioni e racconta
del laboratorio di tesi dell'Università di Verona.
Per rendere interattivo lo scambio di esperienze e riflessioni inviateci altri contributi (anche di penna vostra) e li pubblicheremo in questa pagina: coop@donne.toscana.it
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