| [home] |
Congedo,
a vietarle il lamento
A Valediction: forbidding mourning
Come quietamente i giusti spirano
e alle anime loro sussurrano di andare,
mentre alcuni dei tristi amici dicono:
si spegne il suo respiro, ed altri: non ancora,
sciogliamoci così, senza voce, né flutto
di lacrime muoviamo, né furia di sospiri:
si profana la gioia
svelando ai secolari questo amore.
Il moto della terra porta mali e paure,
specula l'uomo il fatto e ciò che volle dire,
ma la trepidazione delle sfere
è innocente, seppur tanto maggiore.
L'amore degli ottusi amanti sublunari
(la cui anima è il senso) non intende
l'assenza, che rimuove
le cose che gli furono elemento.
Ma noi, grazie ad un amore raffinato
al punto che noi stessi ne ignoriamo l'essenza,
nella mutua certezza della mente
meno curiamo perdere labbra, pupille, mani.
Le nostre anime, dunque, che sono una,
sebbene io debba andare, non patiscono
frattura ma espansione, come oro
battuto fino alla più aurea lama.
Siano pur due, lo sono come i rigidi
gemelli del compasso sono due:
la tua anima il piede fisso che, all'apparenza
immoto, muove al moto del compagno
e, se pure dimori nel suo centro
quando l'altro si spinge più lontano,
piega e lo segue intento
e torna eretto al suo tornare al centro.
Così tu sei per me che debbo, simile
all'altro piede, obliquamente correre:
la tua fermezza chiude giustamente il mio cerchio
e al mio principio mi riporta sempre.
Da «La Canonizzazione»
The Canonization
Dateci i nomi che volete: tali
ci fece amore: or l'uno or l'altro diteci
folli insetti; ma siamo
anche candele e moriamo di noi
e in noi troviamo l'aquila e la tortora.
L'enigma della Fenice da noi
s'illumina: e poiché noi siamo uno,
lo siamo entrambi. Così ad una sola
neutra cosa i due sessi si accordano:
come quella moriamo e risorgiamo, noi
fatti misteriosi in questo amore.
E possiamo morirne se non viverne;
e, se inadatta per sepolcri e feretri,
questa leggenda correrà nei versi,
e se non entreremo nelle cronache,
leggiadra stanza avremo nei sonetti:
l'urna elegante si conviene a elette
ceneri quanto il tumulo maggiore.
E per quest'inno attesteranno i molti
noi due, canonizzati per amore.
E invocheranno: voi che il reverendo
amore fece mutuo romitorio
(e a voi fu pace amore, che ora è furia)
voi che traeste l'anima del mondo
e concentraste nelle vostre iridi
fatte così perfetti specchi e spie
che a voi tutto riassunsero: paesi,
corti, città, - otteneteci dall'alto
di questo amore un calco!
John
Donne, Poesie amorose
da «Canzoni e sonetti»
in
Cristina Campo, La tigre assenza, a cura e con una nota
di Margherita Pieracci Harwell, Milano, Adelphi, 1991, pp. 193-194 e 196
torna
alla tesi