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Il
racconto dell'handicap tra pedagogia e letteratura
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tesi di
Fiorella Morotti introdotta da Clara Sereni e
Andrea Mannucci
Facoltà di Scienze della formazione di Firenze, a.a. 1996-1997
Il
tema del soggetto
disabile, ed il problema del suo percorso educativo, ricorre abbastanza di frequente
nella produzione romanzesca. Caso del tutto particolare all'interno della tipologia
del cosiddetto "romanzo di formazione", quello della formazione del disabile
sembra riscuotere, a giudicare appunto dalla sua frequenza, un indiscusso interesse:
sia da parte degli scrittori, sia da parte del pubblico. Tuttavia nessuno, a
quanto risulta, si è occupato finora di osservare da vicino il fenomeno: di
verificare, ad esempio, con quanta preparazione pedagogica specifica gli scrittori
si accostino al tema, quanto i modelli educativi che traspaiono dalle narrazioni
aderiscano o si distacchino dalle più aggiornate teorizzazioni ed esperienze
scientifiche, quanto queste siano conosciute, correttamente interpretate o fraintese
da parte degli autori. Quanto e come, in definitiva, la letteratura e la pedagogia
si incontrino e collaborino oppure si sostituiscano l'una all'altra, e quale
sia l' 'uso' specifico che la prima (la letteratura) fa dei contenuti della
seconda (la pedagogia) in funzione dei propri obiettivi.
Un'indagine di questo tipo, estesa a una campionatura indicativa di autori maggiori
e minori della letteratura italiana e straniera, dà risultati curiosi e interessanti,
collocati a metà strada fra le due discipline. Si tratta dunque di un'indagine
"trasversale" e a suo modo interdisciplinare. Perciò, come tutte le indagini
di questo tipo suo compito il mantenersi in equilibrio fra le due prospettive,
i due linguaggi, le due specificità: senza eccedere né su un versante né sull'altro,
ma osservando da vicino ciò che accade proprio al 'confine', nello spazio in
cui le due discipline si incontrano.
Si analizza una serie di circa una ventina di scrittori, serie abbastanza varia
e composita da risultare indicativa. Si tratta di scrittori coinvolti anche
autobiograficamente nel problema (in quanto genitori o educatori di soggetti
handicappati o soggetti handicappati essi stessi), così come di scrittori coinvolti
solo sul piano dell'immaginazione e dell'invenzione narrativa. Quindi di scrittori
e di scrittrici (queste ultime, significativamente reperibili in maggior numero),
di italiani e di stranieri, di 'maggiori' e di 'minori' o addirittura di 'scrittori'
improvvisatisi tali per l'occasione (e le cui opere si lasciano definire più
propriamente come testimonianze o documenti).
Sul piano diretto della scrittura, quindi, si sono osservati l'uso della prima
o della terza persona, la scelta di una forma diaristica o più propriamente
romanzesca, la presenza di una dimensione autobiografica, di pura finzione o
addirittura fantastica. Sul piano tematico, si è rilevata una diversa tipologia
di handicappati (colpiti da deficit sensoriali, cerebrali e psichici), e una
diversa gerarchia degli aspetti dell'educazione del disabile (il linguaggio
e la sessualità, le relazioni familiari, i comportamenti sociali, il rapporto
con la natura, l'acquisizione di competenze intellettuali e artistiche, il rapporto
fra educatore e disabile e - spesso - la reversibilità dei ruoli, il tema infine
dell'autonomia, della stima di sé e della felicità del disabile). Sul piano
della ricezione, infine, e dell'interpretazione di queste letture, si è verificato
come spesso un'interpretazione psicologica si intrecci a quella strettamente
pedagogica: confermando la solidarietà fra le due discipline, e tuttavia senza
distogliere dalla linea metodologica prescelta fra letteratura e pedagogia.