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Sulla narrativa di Elsa Morante

tesi di Paola Cavicchi introdotta da Rita Guerricchio e
Natascia Tonelli
Facoltà di magistero di Firenze, a.a. 1996-1997


L'opera morantiana è sempre stata di difficile collocazione nel panorama letterario a lei coevo. È infatti pressoché impossibile attribuire a Elsa Morante l'appartenenza ad una ben precisa scuola o moda letteraria sia perché la sua scrittura appare, ad ogni suo incontro con il pubblico, con una veste sempre nuova e diversa, sia per l'indipendenza della sua penna la quale - come sostiene Garboli - «non lascia intravedere modelli». Nel lavoro di tesi si è infatti affrontato il problema della ricezione dell'opera della Morante e si è osservato come la critica abbia spesso oscillato fra posizioni talvolta quasi antitetiche. Il magma dei dissensi e consensi che ha circondato la produzione morantiana ci ha spinto ad avvicinarsi al testo di Aracoeli riservando particolare attenzione alla parola, considerandola sia nel suo stretto connubio di significato e significante, sia nella sua capacità di oggettivare e ritrarre, pur invadendo il campo del soggettivo e della polisemanticità, una realtà ormai, agli occhi della Morante, in fase di decomposizione.
Un tale approccio al testo di Aracoeli ci ha condotto alla consapevolezza di quanto l'ultima fatica morantiana offra una mirabile copiosità di spunti per l'indagine critica che potrebbe anche percorrere le vie dell'esegesi comparata.

Abbiamo riservato particolare attenzione nello studiare il testo di Aracoeli da un punto di vista filologico-testuale procedendo alla costituzione di due parziali (in quanto si è lavorato solo su un episodio del romanzo) ipotesi di edizione critica del testo di Arcoeli. Ciò, ovviamente, dopo un'attenta visione dell'intero materiale manoscritto e dattiloscritto. La scelta dell'episodio campione è stata in ragione della sua "problematicità" anche di ordine strutturale per l'autrice, che ha deciso la sua sistemazione definitiva soltanto nelle ultime bozze. La prima ipotesi (risalente alla fase iniziale in cui avevamo, forse con lodevole ma improvvido fervore, l'intenzione di procedere alla costituzione dell'intera edizione critica), applicando un metodo più neutro e più corrente, registra, in Apparato le singole varianti (secondo la loro progressione redazionale, se plurime) lasciando al lettore il compito di contestualizzarle. Tale metodo si è rivelato relativamente più agevole per il curatore, anche perché (non esitiamo a dichiararlo apertamente) consente di eludere i molti ostacoli relativi alla ricostruzione diacronica del decorso compositivo e rielaborativo. Di qui la nostra decisione di formulare una seconda ipotesi che tenesse conto delle varie fasi compositive e rielaborative sulla base di criteri interpretativi e che offrisse un Apparato predisposto alla critica delle varianti e in cui il lettore potesse agevolmente distinguere - grazie anche all'integrazione delle invarianti - le macrofasi elaborative.

BIBLIOGRAFIA