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La letteratura fantastica femminile del
Novecento: l'esperienza di Anna Maria Ortese

tesi di Mavina Papini introdotta da Francesca Borrelli e
Anna Nozzoli
Facoltà di lettere e filosofia di Firenze, a.a. 1996-1997



...una foto della serata

Il concetto di fantastico evoca le categorie di rottura e di violazione dell'ordine del reale. È l'inspiegabile che si manifesta e corrompe le leggi della razionalità per avviare un'acrobazia di metafore, un gioco che resta sospeso in precario equilibrio fra verosimile e inverosimile, e che trionfa con il superamento della rigida dicotomia realtà/irrealtà. Nelle sue manifestazioni il fantastico investe il testo sia a livello di trama e di architettura del racconto sia nella ricerca del dettaglio (un personaggio, un oggetto). Il gioco ironico che il fantastico intraprende con l'autorità della ragione apre la strada al molteplice, al paradosso, a un'invenzione che prescinde dal dilemma vero/falso.

A partire da queste coordinate è possibile ancorare l'ipotesi del fantastico femminile nella letteratura italiana quale percorso di ricerca dell'identità e del sapere femminile che si fondi sulla crisi del logocentrismo. Una condizione di passaggio, dunque, che si avvale di modalità di espressione protese oltre la trasparenza dei significati, di un linguaggio trasgressivo e provocatorio mirato a rivisitare criticamente i limiti dell'ordine del reale. Ai fini di una maggiore penetrazione dei nessi e delle tematiche affrontate, l'indagine si è appoggiata su elaborazioni teoriche quali, ad esempio, il dibattito in ambito letterario, linguistico e filosofico del pensiero postmoderno; ha fatto inoltre riferimento a paradigmi, quali la fluidità e il nomadismo, che rimandano ai concetti di complessità, di frammentazione e di ambiguità in relazione agli studi sul fantastico in generale e al pensiero femminile in particolare.

anna maria ortese, foto RondinaIl fantastico si conferma come esperienza immaginativa dissacrante per numerose scrittrici della letteratura italiana di fine Ottocento e del primo Novecento, che ne rielaborano attivamente i moduli. È infatti possibile individuare numerose testimonianze di ricerca che di volta in volta si soffermano sulle ambiguità del sogno e del dormiveglia, sul racconto fiabesco, o che indugiano nei regni perturbanti della follia e dell'infanzia. Fra le voci più note Matilde Serao e Grazia Deledda, Ada Negri, Gianna Manzini ed Elsa Morante; fra le numerose contemporanee Ginevra Bompiani, Paola Capriolo, Alda Merini e, in particolare, Anna Maria Ortese. In questo contesto di vivace fermento e di esperienze non isolate, il percorso narrativo di Anna Maria Ortese è infatti rivolto a una sperimentazione costante e intensa delle poetiche del fantastico. Spaesamento e disgregazione dell'ordine costituiscono cifre distintive della produzione della scrittrice a partire dai racconti giovanili, per rafforzarsi nelle architetture raffinate e complesse dei più recenti romanzi, nei quali emerge con chiarezza il trasgressivo e ironico proposito di scardinare l'equilibrio della razionalità e le certezze del reale. A L'Iguana, riflessione metaforica sulle tematiche del dolore, della follia e della solidarietà, poi ampiamente sviluppate e trasfigurate negli ultimi romanzi, fanno seguito la rarefazione del linguaggio e le suggestioni oniriche de Il porto di Toledo: prove narrative che segnano una scelta poetica, consolidata in maniera decisiva negli ultimi Il cardillo addolorato e Alonso e i visionari. Verificata la ricerca di una scrittura non occasionale e di linguaggi provocatori, che pongono in discussione la stabilità e la familiarità del reale, si è giunti all'ipotesi di un fantastico femminile nella letteratura italiana quale modello di espressione privilegiato dalla sensibilità delle scrittrici prese in considerazione, strumento di contestazione e di infrazione della coerenza.

BIBLIOGRAFIA