L'affido congiunto non protegge gli interessi dei bambini

Intervista all' avvocato  Annamaria Bernardini de Pace tratta dal Corriere della Sera del 16 gennaio 2002 ( vedi sotto anche le sue dichiarazioni a Porta a Porta marzo 98)

 

MILANO - L'iter parlamentare della proposta di legge sull'affidamento condiviso, che ha come primo firmatario il forzista Vittorio Tarditi, comincerà martedì prossimo, quando il testo sarà discusso da un comitato ristretto della Commissione giustizia della Camera.

Tra le novità introdotte rispetto alla legge di riferimento, quella sul divorzio del marzo 1987, ci sono l'affidamento del bambino a entrambi i genitori, l'istituzione di centri di mediazione familiare, l'obbligo del mantenimento diretto sia da parte del padre che della madre.

Su questi punti esprime tutta la sua preoccupazione l'avvocato Annamaria Bernardini de Pace, esperta in diritto di famiglia, 7 mila cause di separazioni, divorzi e affidi alle spalle.

Avvocato, perché non le piace la proposta di legge?

"Premetto che non sono contraria a priori. Anzi. Quando ho divorziato, nell'aprile del 1987, credo di essere stata la prima a volere l'affido congiunto. È il regime perfetto, ma è attuabile soltanto se c'è una netta separazione tra il ruolo genitoriale e quello coniugale e, soprattutto, se il bene del bambino si antepone a ogni altra cosa. La nuova proposta, che sembra così interessante, è piena di insidie. Non tutela il minore, è contro di lui".

Che cosa intende?

"Tutela solo gli onorari degli avvocati, serve a raccogliere il consenso dei papà che pagano e non vorrebbero. È una legge sbagliata: impone a due persone che si separano l'imperativo paradossale di andare d'accordo come genitori".

Non trova che affidare il figlio sia al padre che alla madre eviterebbe di penalizzare uno dei due?

"L'unico a essere penalizzato è il bambino, che da soggetto di diritti diventa oggetto. Perché è in questa direzione che va la riforma: per esempio, se un genitore si rivolge al giudice lamentandosi del comportamento dell'altro e se il giudice gli dà torto, il bambino, indipendentemente dal suo interesse, dovrà andare a vivere con il genitore ingiustamente accusato".

Il doppio assegno di mantenimento non potrebbe essere un modo per responsabilizzare entrambi i coniugi?

"La sola certezza è che in questo modo non viene più garantito ai figli il mantenimento del tenore di vita a cui erano abituati prima della separazione. Il nuovo testo sancisce che ciascun coniuge paghi direttamente alcune spese. Il giudice può anche fissare un assegno, sulla base di una tabella Istat, la cui determinazione sarà uguale per tutti. Il genitore economicamente più forte, di fatto, deciderà per il figlio".

La proposta di legge, però, contempla il diritto di veto di ciascun coniuge sull'altro...

"E il bene dov'è? Si moltiplicano le ipotesi di conflitto, a esclusivo vantaggio degli avvocati. Lo ripeto, è una legge contro il minore. Per giunta anticostituzionale".

Per quale ragione?

"Obbliga i genitori separati a cercare abitazioni facilmente raggiungibili. Mentre esistono molti casi in cui la distanza fisica tra marito e moglie serve anche far riprendere il dialogo".

Resta da parlare dei centri familiari polifunzionali, istituiti per interventi di mediazione e di terapia familiare.

"La legge non stabilisce né chi né con quale formazione tenterà di rimettere insieme i coniugi. Questo richiederà dei costi e non è chiaro chi dovrà sobbarcarseli. I tempi di separazione si allungheranno, così pure l'incertezza del bambino".

In alcuni Paesi europei, come la Francia, l'affido condiviso è già una realtà.

"Benissimo. Diciamo anche, allora, che in Francia l'affido è una scelta consapevole e non un obbligo. E che, sempre in Francia, chi non paga per il mantenimento del proprio figlio perde anche il diritto di vederlo".

Lei che tipo di riforma proporrebbe?

"Una riforma fatta ascoltando gli avvocati che si occupano di diritto di famiglia, i giudici: loro vivono in trincea. Questa riforma, in realtà, presupporrebbe quella ben più importante dell'accorpamento delle competenze a un unico tribunale della famiglia".

Elvira Serra


Dichiarazioni a Porta a Porta del marzo 98 dell' avvocato Annamaria Bernardini de Pace

La Bernardini de Pace, da buona sofista, si esercita a sostenere una tesi e la contraria. Divertitevi con questa sbobinatura (parziale, perché poi mi è venuta a noia, ma continuava sulla stessa falsariga).

A Porta a Porta (marzo '98) così commenta il trasferimento in Australia di una madre con affidamento esclusivo:

"De Pace - Se ci fosse l’affidamento congiunto come norma questo non sarebbe potuto succedere, perché una madre non avrebbe potuto espatriare in mancanza dell’autorizzazione del padre.

Vespa - Quindi lei l’affidamento congiunto... direi che lo imporrebbe?

De Pace - Ah.... io sono del parere che per legge dovrebbe esserci l’affidamento congiunto, il che vuol dire che continuerebbe tra i genitori la stessa situazione esistente nella famiglia unita. Poi in casi particolari, motivatissimi, ci dovrebbe essere l’affidamento monogenitoriale, ma solo quando esiste un pregiudizio per il bambino dal contatto con l’altro genitore."

E ora rileggiete l'introduzione alla pdl 66! E' dei nostri!


Commento di Giovanni Benedetto
referente di Crescere Insieme di Brescia

 

Cari amici,

segnalo alla vostra attenzione sul Corriere della Sera (vedi sopra) di oggi 16 Gennaio un GRAVISSIMO ATTACCO alla riforma da parte della Avv.ssa Bernardini De Pace, sotto forma di intervista dal titolo "L'affido congiunto non è nell'interesse dei bambini" La suddetta avvocatessa viene presentata dalla redattrice dall'intervista, tale Elvira Serra, come "esperta in diritto di famiglia, 7 mila cause di separazioni, divorzi e affidi alle spalle".

Chi conosce l' entità delle parcelle, non impiega molto a comprendere la portata di questo business milionario (in Euro, beninteso!)

Adesso siamo giunti al momento della verità: ecco dunque che escono allo scoperto i nemici nostri e dei nostri figli.

Desidero quindi rivolgere un caloroso invito a tutte le Associazioni e ai singoli che lavorano per la riforma, a perseguire la massima compattezza possibile e a studiare eventualmente una grande manifestazione nazionale a sistegno della riforma.

GIOVANNI BENEDETTO