Crescere Insieme
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AVVENIRE  Domenica 1 febbraio 2004

IL FATTO

Quanto si spende per crescere un figlio? E quanto incide nel budget di un nucleo familiare l’arrivo di un fratello? Si moltiplicano le ricerche che mettono a punto criteri per una quantificazione economica. Viaggio tra gli studi dedicati all’argomento. E tra le risposte che le istituzioni danno alle famiglie

Dai pannolini all'università
Da Milano Antonella Mariani

Pannolini, latte in polvere, omogeneizzati. Scarpe, maglioni, giocattoli. Giornalini, audiocassette, videogiochi. «Figlio mio quanto mi costi!»: quale genitore non ha pronunciato almeno una volta questa frase? Più che un lamento, la constatazione dei sacrifici che si devono affrontare per tirarli grandi, e di quanto sia necessario un aiuto da parte delle istituzioni che nel complesso resta invece insufficiente. Capita a tutti, quando il figlio è in fasce o quando inizia le elementari, quando giunge all'adolescenza o quando si iscrive all'università. Ma calcolare con una certa precisione il costo mensile del pargolo è tutt'altra faccenda.
Gli studi sul costo dei figli sono da un po' di tempo oggetto di studio nelle università e negli istituti di ricerca. Con risultati plurimi, visto che i criteri di cui devono tenere conto sono tanti: il reddito della famiglia, l'area geografica in cui si vive, l'età dei figli... Eppure questi dati sono necessari ai responsabili del Welfare: per decidere le politiche sociali o per determinare gli indicatori della situazione economica, che danno poi diritto ai sostegni del reddito.

Il «peso» di un neonato
L'ultimo studio in ordine di tempo, che Avvenire pubblica in anteprima e da cui sono tratte le tabelle di questa pagina, è "firmato" da Marino Maglietta, presidente dell'associazione Crescere Insieme, e realizzato in collaborazione con economisti e statistici dell'Università di Firenze per conto dell'Istituto degli Innocenti. Si scopre che un neonato costa a una famiglia di reddito medio-alto 612 euro al mese, che vanno via in pannolini e pappe, controlli medici e giocattoli. Le tabelle tengono conto delle quote di spese familiari che «spettano» al neonato, ad esempio la parte dell'affitto di casa e delle vacanze al mare. Un bambino di 5 fa lievitare le spese di una famiglia che guadagna un reddito analogo a quella precedente di 438 euro al mese. Due fratelli di 15 e 9 anni incidono sul bilancio fami liare per 1.360 euro: casa, trasporti, alimentari e abbigliamento le voci di spesa più pesanti. Se invece il figlio è un ventenne iscritto all'università, la famiglia spende per lui 1.162 euro al mese.
La ricerca di Crescere Insieme utilizza montagne di dati tratti da indagini statistiche. Il metodo è quello delle scale di equivalenza: si tratta del confronto tra il tenore di vita di una coppia senza figli e la spesa necessaria a una con figli, per avere lo stesso tenore di vita della prima. «In questo modo - spiega Marino Maglietta - è possibile misurare il costo aggiuntivo dei figli». Alcune spese non generalizzabili, come l'iscrizione a una scuola non statale o la pratica di uno sport costoso, non vengono conteggiate nelle medie nazionali.
Lo studio è innovativo anche perché è costruito a tabelle: basta inserire nel software l'età dei figli, il reddito di padre e madre, la zona geografica di residenza e il computer calcola quanto costano i pargoli, voce per voce. Senza nessuna pretesa di scientificità assoluta, ma per offrire riferimenti fondati su criteri «misurabili».

L'incidenza di maschi e femmine
La ricerca coordinata da Maglietta e finanziata dalla Regione Toscana ha un obiettivo particolare: offrire una griglia ai giudici che si occupano di separazioni e divorzi. «In molti hanno espresso interesse e curiosità - sostiene Maglietta -. Queste tabelle, già in uso in Paesi come la Germania e la Danimarca, aiutano a ridurre la conflittualità tra coniugi per quanto riguarda l'ammontare dell'assegno per il mantenimento dei figli».
Lo studio è una miniera di dati curiosi. Si scopre che il secondo figlio, grazie al riciclaggio e alle economie di scala, costa il 30 per cento in meno del primo. Oppure che maschi e femmine hanno costi diversi: i primi incidono per il 10 per cento in più delle seconde tra i 3 e i 6 anni, ma le femmine «recuperano» nell'adolescenza


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