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Riportiamo il testo integrale dei servizi usciti su Avvenire del 2 aprile 2002, per Emanuela Zuccalà.
Come si vede, c'è chi non ha voluto perdere la ghiotta occasione per tornare a dire le solite falsità e sciocchezze.


Genitori sempre, anche da separati

La rivoluzione annunciata per i figli dei separati sembra procedere bene. È ancora in discussione alla commissione Giustizia della Camera la proposta di legge 66, firmata da parlamentari della maggioranza. Un testo che promette grandi cambiamenti poiché, nelle separazioni e nei divorzi, punta a trasformare da eccezione in regola l’affido dei figli a entrambi i genitori, chiamandolo appunto "affido condiviso". Oggi infatti più del 90% finisce per stare con la madre, e l’affido congiunto (introdotto nel 1987) è poco usato: i giudici non ci credono e spesso gli ex coniugi si accorgono che procedere insieme su un accordo generico non è poi così semplice.

La proposta di legge dovrebbe approdare in aula a giugno, ma sembra che stia viaggiando su una strada non troppo irta, nonostante gli scontri (spesso aspri) fra sostenitori e detrattori. Punto rovente del dibattito, proprio il fatto di affidare i figli a entrambi i genitori, che quindi non devono abitare lontano affinché il coniuge convivente non detenga, di fatto, il monopolio dell’educazione. E se fra i due non ci sarà accordo su qualsiasi questione riguardante i figli, interverrà il giudice a stabilire precise competenze a seconda degli ambiti: ad esempio, alla madre la scelta dei vestiti e al padre le attività sportive. «È come se fossero due affidamenti esclusivi, ma perfettamente paritari – spiega Marino Maglietta, presidente dell’associazione fiorentina Crescere insieme ed estensore del testo di legge –. Sui temi importanti, come la scelta della scuola e del medico, ci vorrà sempre il consenso di entrambi». Secondo Maglietta la nuova legge restituirà dignità ai genitori separati, estirpando tante occasioni di conflitto e rimettendo al centro i diritti dei figli. Ma molti non ne sono convinti.

Gli avvocati. Paladina del dissenso è il legale milanese Annamaria Bernardini De Pace: «La legge impone ai genitori di andare d’accordo – spiega –: è paradossale. La separazione dev’essere omogenea al matrimonio: i genitori possono continuare a gestire insieme, dopo, solo se hanno imparato a farlo prima». L’avvocato smonta punto per punto la proposta, dal mantenimento affidato a entrambi («Favorisce il genitore economicamente più forte») all’obbligo di abitare vicini («Così si potranno controllare a vicenda»). Ma fra gli avvocati c’è anche chi ripone buone speranze nella nuova legge: «Segna un cambiamento di mentalità – dice Gigliola Guerreri, esperta di diritto familiare – e supera quell’affido congiunto che non ha mai funzionato perché le madri, parliamoci chiaro, spesso fanno ciò che vogliono. La proposta responsabilizza i genitori, e permette ai padri che lo vogliano di continuare a fare i padri».

Le associazioni. «Il vecchio affido congiunto è uno scherzo – argomenta Ernesto Emanuele dell’associazione Papà separati, che fa parte del Forum delle famiglie –. Questa legge si appella al buon senso e restituisce dignità ai padri». Di parere contrario Renato Lelli dell’associazione veronese Padri e madri: «La proposta non fa che moltiplicare i casi di conflitto – denuncia –: si rischia che per ogni minimo disguido nell’adempimento dei compiti stabiliti si ricorra al giudice. Inoltre non si parla di eliminare l’addebito, che è la scintilla di tanti conflitti».

Gli psicologi. «Il fatto che molti avvocati osteggino la legge mi rincuora: significa che ci vedono meno margini di conflittualità», azzarda Isabella Buzzi, presidente del Forum europeo dei mediatori familiari. «E a chi dice che invece si permettono troppe ingerenze del giudice, rispondo che tante coppie, dopo anni di liti, si aspettano proprio che sia il giudice a indicare loro una direzione». Sul piede di guerra, invece, i mediatori del GeA di Milano, fra i primi centri per la famiglia nati in Italia: «Una norma macchinosa – dice la direttrice, Irene Bernardini – che imponendo un percorso di mediazione, lo trasforma in uno spauracchio. Non solo: quel testo prevede che lo Stato, tramite il giudice, intervenga sempre più a fondo nelle questioni familiari. Infine la trovo una legge inutile: per le coppie che vanno d’accordo esiste già l’affido congiunto. E quelle in conflitto non potranno certo gestire insieme l’educazione dei figli».

COSA CAMBIA

 AFFIDAMENTO DEI FIGLI Diventa condiviso, cioè va a entrambi i genitori e questa modalità diventa la regola, non più l’eccezione. L’affidamento sarà invece esclusivo per uno dei genitori in casi di gravi mancanze da parte dell’altro (definite da precisi articoli del Codice penale).

RESIDENZA DEI FIGLI Il giudice prende atto dell’accordo raggiunto dalla coppia, facendo in modo che i genitori non abitino troppo lontani. In caso di disaccordo è il giudice a fissare la dimora e a stabilire tempi e modi della presenza dei figli presso ciascun genitore.

POTESTÀ GENITORIALE Viene esercitata congiuntamente da padre e madre. Ma se manca un accordo, il giudice stabilisce competenze separate per ognuno (ad esempio: la madre segue il figlio in ambito scolastico e il padre si occupa delle sue attività sportive).

MANTENIMENTO Ciascun genitore provvede in forma diretta e per capitoli di spesa al mantenimento dei figli, in proporzione al reddito. In aggiunta il giudice può stabilire la corresponsione di un assegno "perequativo periodico", una sorta di conguaglio a seconda degli specifici compiti assegnati a ciascun genitore.

FIGLI DISABILI Le tutele per i figli minorenni previste dalla legge vengono estese anche ai figli maggiorenni portatori di handicap.

CENTRI DI MEDIAZIONE Vengono istituiti centri familiari polifunzionali di mediazione fra coniugi, presso i quali il giudice può mandare la coppia. Se grazie alla mediazione i genitori raggiungono un accordo, lo mettono nero su bianco sotto forma di "progetto educativo" che faranno pervenire al giudice.

PERCHE'  SI'

 - La proposta mette al centro i diritti del figlio e spinge i genitori a responsabilizzarsi di fronte a lui. Non esiste più un genitore di serie A e un altro di serie B.

- L’affidamento congiunto, oggi previsto dalla legge, non ha preso piede: di fatto il genitore convivente agisce come vuole perché non ci sono sanzioni per chi non rispetta gli accordi.

- In Gran Bretagna, Francia, Germania e Spagna soluzioni analoghe funzionano.

- La legge toglie le armi al genitore non affidatario che ricorreva al giudice ogni volta che voleva far valere un suo diritto nei confronti dei figli.

- In Italia, rispetto ad altri Paesi, è molto più forte la conflittualità nelle coppie che si separano: il ricorso alla mediazione potrebbe, nel tempo, cambiare abitudini e cultura.

PERCHE' NO

 - L’accordo fra genitori non può essere imposto da una legge dello Stato.

- Nei casi di forte conflittualità è una legge inapplicabile: a volte per un bambino la soluzione migliore può essere stare con uno solo dei genitori.

- Non si possono dividere le competenze dei genitori per compartimenti stagni (a te lo studio, a me lo sport).

- Esiste già l’affido congiunto: facciamolo funzionare, non limitiamoci a cambiargli il nome.

- La mediazione è imposta come uno spauracchio, invece dev’essere una libera scelta.

- Gli obblighi economici non si basano più sul tenore di vita goduto dal figlio bensì sul reddito e su precisi capitoli di spesa (ad esempio la madre paga il vitto e il padre le bollette), mettendo il genitore economicamente più debole in posizione di svantaggio e favorendo i ricatti.

- La nuova legge è una rivalsa dei padri.

"TRE RAGAZZI DISABILI E UN MARITO CHE E' FUGGITO"

 Dei suoi quattro figli, tre sono disabili. Sono affetti dalla sindrome X-fragile, in Italia seconda per incidenza dopo la sindrome di Down ma ancora poco conosciuta, sia dalla gente comune che dai pediatri. Oggi questi ragazzi belli e robusti, ma con problemi di dislessia e un forte ritardo mentale, vivono e crescono solo grazie alla madre, Ada: suo marito ha voluto la separazione, sei anni fa, e si è praticamente defilato. Non ha mai rispettato i tempi delle visite, e a un certo punto ha perfino

preso la residenza negli Emirati Arabi. Ecco perché Ada Colapaoli, 55enne di Viareggio, insegnante in pensione, si sta battendo affinché venga approvata la proposta di legge sull’affido condiviso. A lei preme quell’articolo 155-decies che estende le tutele per i figli minorenni di separati anche ai maggiorenni portatori di gravi handicap. Proprio come i suoi figli, un giovane di 29 anni e due gemelli, maschio e femmina, di 21 anni i quali, a differenza del maggiore, sono stati seguiti bene fin da piccoli perché la malattia genetica è stata subito diagnosticata. E oggi frequentano la scuola superiore.

Ada sta per aprire la sezione toscana dell’Associazione sindrome X-fragile. Le arrivano sempre più confidenze di madri che si sentono proprio come lei: abbandonate da un marito con il quale avevano combattuto tante battaglie per questi figli deboli, ma che a un certo punto ha gettato la spugna.

«Se non fosse per il mio figlio maggiore, Valerio, che ha 31 anni, non potrei allontanarmi da casa», spiega Ada, che pure non pretende né pietà né tanto meno l’amore di uomo che non c’è più. «Dico solo che i padri devono essere responsabilizzati di fronte a simili problemi, la legge non può permettere a un genitore di lasciare sulle spalle dell’altro una situazione tanto delicata». Senza contare che un figlio disabile soffre immensamente della separazione dei genitori, forse più degli altri bambini: «Sono molto sensibili, percepiscono ogni stato d’animo – spiega Ada -–e desiderano tanto avere vicino il padre. Sono diversi dagli altri perché hanno più bisogno degli adulti e non possono sopperire a questa mancanza rifugiandosi nelle amicizie».

Al momento della separazione Ada aveva chiesto l’affido congiunto, che però non poteva ottenere perché bisogna essere in due a volerlo. Ora, a un passo dal divorzio, il suo legale sta per sottoporre la sua storia alla Corte Costituzionale, per capire se in questione c’è un diritto violato. Mentre Lorenzo, il gemello di 21 anni, domenica scorsa a partecipato alla Staffetta della pace di Roma, in rappresentanza di tutti i ragazzi affetti dalla sua stessa sindrome: «Un traguardo doppiamente importante – sorride Ada – perché è disabile ed è senza padre».

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