La riforma dell'affidamento, in discussione in Parlamento, scontenta
molte associazioni. Che vogliono pari diritti per mamma e papà.
Questa è la storia di una riforma tanto attesa e tanto ostacolata.
Quella che dovrebbe evitare le battaglie per l'affidamento dei figli
dopo la fine di un matrimonio. Con quei piccoli tristemente contesi da
mamme e papà. Il 16 settembre scadono i termini per presentare
modifiche alla legge ferma alla Camera, la cosiddetta Paniz, dal nome
del suo relatore. Un disegno che non piace a una parte delle
associazioni di genitori separati. «Non rispetta un diritto
fondamentale dei minori: continuare ad avere un padre e una madre
anche se i genitori non si amano più» dice Marino Maglietta,
portavoce del gruppo Associazioni per la riforma. La ragione del
malcontento? È racchiusa in due parole: affidamento condiviso. «Mio
figlio può vedere la sua bimba solo due pomeriggi la settimana e a
weekend alternati. È stato estromesso dalla vita della mia nipotina»
s'indigna Irene Rinaldi, madre di un papà separato e presidente
onorario di Adones, Associazione donne nella separazione. «Oggi nella
maggior parte dei casi i figli vengono affidati a un genitore, quasi
sempre la mamma. L'altro, a parte pagare l'assegno
di mantenimento, è come se non esistesse». «Chiediamo» continua
Maglietta «che la mamma e il papà restino entrambi responsabili del
figlio». La legge in discussione, però, parla proprio di affidamento
condiviso. «Per la prima volta introduciamo il principio della
bigenitorialità» dice l'onorevole Maurizio Paniz. «Una conquista
importante». Allora perché le associazioni protestano? «Questa
legge dice che un genitore può chiedere l'affidamento condiviso ma,
se l'altro si oppone, decide il tribunale» ribatte Maglietta. «È
una falsa riforma: i magistrati continueranno ad affidare quasi sempre
i bambini alla madre». «La mia nipotina piangeva e abbracciava il papà perché non
voleva lasciarlo» ricorda Irene Rinaldi «e mia nuora se l'è portata
via mentre dormiva: tanto sapeva che l'avrebbero data a lei». Ma
Paniz pensa che le cose cambieranno. «Perché non avere fiducia?
Credo che i giudici si comporteranno in modo illuminato. Io sono
d'accordo sul principio della parità fra i genitori, ma la
maggioranza dei parlamentari non voterebbe il testo proposto dalle
associazioni. Pensano che la nostra società non sia ancora preparata».
«In realtà c'è un equivoco» dice Maglietta. «Si è detto che
vogliamo imporre di andare d'accordo proprio quando ci si separa. Non
è così. Affidamento condiviso significa solo che non c'è un
genitore di serie A e uno di B. È importante anche per il benessere psicologico dei bambini. Poi il giudice stabilisce, caso per
caso, i compiti di madre e padre». Per esempio: chi si occupa della
scuola e chi dei corsi sportivi. E, quando uno ha il figlio con sé,
non deve chiedere il consenso all'altro per qualsiasi decisione. Non
sono solo i papà a chiedere nuove regole. Elena Bianca Maserti è una
mamma separata, socia di Adones: «Ho un ex marito un po' latitante
nei confronti del figlio, proprio perché il bambino non è stato
affidato a lui. Con l'affidamento condiviso anche i padri distratti si
sentirebbero più responsabili».