Crescere Insieme
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da del 3 settembre 03 di Sabrina Barbieri


Basta con i bambini contesi

La riforma dell'affidamento, in discussione in Parlamento, scontenta molte associazioni. Che vogliono pari diritti per mamma e papà.
Questa è la storia di una riforma tanto attesa e tanto ostacolata.
Quella che dovrebbe evitare le battaglie per l'affidamento dei figli dopo la fine di un matrimonio. Con quei piccoli tristemente contesi da mamme e papà. Il 16 settembre scadono i termini per presentare modifiche alla legge ferma alla Camera, la cosiddetta Paniz, dal nome del suo relatore. Un disegno che non piace a una parte delle associazioni di genitori separati. «Non rispetta un diritto fondamentale dei minori: continuare ad avere un padre e una madre anche se i genitori non si amano più» dice Marino Maglietta, portavoce del gruppo Associazioni per la riforma. La ragione del malcontento? È racchiusa in due parole: affidamento condiviso. «Mio figlio può vedere la sua bimba solo due pomeriggi la settimana e a weekend alternati. È stato estromesso dalla vita della mia nipotina» s'indigna Irene Rinaldi, madre di un papà separato e presidente onorario di Adones, Associazione donne nella separazione. «Oggi nella maggior parte dei casi i figli vengono affidati a un genitore, quasi sempre la mamma. L'altro, a parte pagare l'assegno
di mantenimento, è come se non esistesse». «Chiediamo» continua Maglietta «che la mamma e il papà restino entrambi responsabili del figlio». La legge in discussione, però, parla proprio di affidamento condiviso. «Per la prima volta introduciamo il principio della
bigenitorialità» dice l'onorevole Maurizio Paniz. «Una conquista importante». Allora perché le associazioni protestano? «Questa legge dice che un genitore può chiedere l'affidamento condiviso ma, se l'altro si oppone, decide il tribunale» ribatte Maglietta. «È una falsa riforma: i magistrati continueranno ad affidare quasi sempre i bambini alla madre». «La mia nipotina piangeva e abbracciava il papà perché non voleva lasciarlo» ricorda Irene Rinaldi «e mia nuora se l'è portata via mentre dormiva: tanto sapeva che l'avrebbero data a lei». Ma Paniz pensa che le cose cambieranno. «Perché non avere fiducia? Credo che i giudici si comporteranno in modo illuminato. Io sono d'accordo sul principio della parità fra i genitori, ma la maggioranza dei parlamentari non voterebbe il testo proposto dalle associazioni. Pensano che la nostra società non sia ancora preparata». «In realtà c'è un equivoco» dice Maglietta. «Si è detto che vogliamo imporre di andare d'accordo proprio quando ci si separa. Non è così. Affidamento condiviso significa solo che non c'è un genitore di serie A e uno di B. È importante anche per il benessere psicologico dei bambini. Poi il giudice stabilisce, caso per caso, i compiti di madre e padre». Per esempio: chi si occupa della scuola e chi dei corsi sportivi. E, quando uno ha il figlio con sé, non deve chiedere il consenso all'altro per qualsiasi decisione. Non sono solo i papà a chiedere nuove regole. Elena Bianca Maserti è una mamma separata, socia di Adones: «Ho un ex marito un po' latitante nei confronti del figlio, proprio perché il bambino non è stato affidato a lui. Con l'affidamento condiviso anche i padri distratti si sentirebbero più responsabili».


                                        Sabrina Barbieri

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