ROMA - "Cambierà tutto, speriamo che sia
efficace". Poche parole, quelle usate da Roberto Castelli per
illustrare le nuove regole per i tribunali per i minorenni. Una
riforma, spiega il Guardasigilli, che era "necessaria",
visti soprattutto gli ultimi, "drammatici casi di cronaca di
affidamenti familiari e la nostra intenzione di renderli sempre più
rari". Il ministro della Giustizia è appena uscito dalla
riunione del Consiglio dei ministri in cui è stato approvato il
disegno di legge. Le novità principali possono riassumersi in pochi punti
fondamentali, che però cambieranno profondamente l'attuale assetto della
materia
In ogni tribunale civile saranno istituite
delle sezioni specializzate sul diritto di famiglia e le questioni che
riguardano i minori. Si trasformeranno i collegi giudicanti, finora
composti da giudici ed esperti: i criminologi, gli psicologi, gli
assistenti sociali rimarranno al di fuori della corte, composta solo da
togati, e potranno rivestire esclusivamente il ruolo di consulenti. Saranno
esclusi, cioè, dalla fase "giudicante" dei processi. Nelle
intenzioni del governo, illustrate dal ministro Castelli, c'è anche
quella di coinvolgere maggiormente i genitori per l'affidamento dei figli
nelle cause di separazione o divorzio. Infine, sarà unificata la figura
del giudice chiamato a decidere su affidamenti, adozioni e decadenza della
patria potestà.
Proprio parlando della riforma appena avviata,
Castelli si è soffermato sul concetto di criminalità minorile, che - a
suo dire - negli ultimi anni è radicalmente cambiato. "Non si tratta
più di piccoli teppistelli - ha commentato il Guardasigilli rispondendo
indirettamente anche all'allarme lanciato da molti tribunali nel giorno
dell'apertura dell'anno giudiziario - ma ci sono ormai ragazzi di
sedici-diciassette anni che commettono reati gravi, come gli adulti. Era
necessaria una restrizione delle previsioni attenuanti".
"L'impianto penalistico per minori attualmente
in vigore - ha aggiunto il ministro - era pensato sulla base di un tipo di
delinquenza che non esiste più. Gli esperti ormai sono concordi nel dire
che la realtà è un'altra, con minori che delinquono come i
maggiorenni. Non si possono più trattare come adolescenti che sbagliano,
ma veri e propri criminali. Siamo quindi intervenuti su alcuni punti,
restringendo la diminuente prevista dal codice da 1/3 a 1/4, e prevedendo
la possibilità che il minore, compiuti i 18 anni, sconti la pena in
stabilimenti carcerari per maggiorenni"
(1 MARZO 2002; ORE 14:49)
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