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OLBIA CRONACA        19 febb. 02
L'INTERVENTO
La demonizzazione del coniuge tocca estremi terrificanti

di Piero Serra

Dall'addetto stampa del Partito Sardo d'Azione Piero Serra riceviamo e pubblichiamo questo intervento sul rapporto figli-genitori.

OLBIA. Mi riferisco all'articolo apparso sulla "Nuova" l'8 febbraio dal titolo «In aula Kramer contro Kramer», come dire che la ormai famosa situazione del film, viene riproposta nella realtà, che supera l'immaginario.
Un giudice condanna un genitore (la madre) per aver impedito al figlio di vedere il padre: solita squallida storia di vendetta verso l'altro coniuge (separato) il quale viene regolarmente demonizzato, ridisegnato a mostro, persona da odiare e da distruggere, da essere colpita nel punto più debole, l'affetto dei figli.
L'altro genitore, quasi sempre il padre, è destinato alla separazione forzata dai figli, a causa di crudeli dispetti-vendetta posti in opera dalla madre affidataria, destinato alla tristezza nel migliore dei casi, alla depressione e, spesso i più deboli, al suicidio per il grande dolore (così ci riferiscono le cronache)... quando la tragedia non prende altre strade più violente di vendetta contro vendetta. Lo sanno tutti, la vera vittima è il «figlio», che porterà con se per tutta la vita i segni di quella guerra assurda tra genitori, che gli lasceranno in dono, non una visione gioiosa della vita, ma uno stato interno di ansia, incertezza ed angoscia: egli sarà l'opera incompiuta di due artefici che non gli trasmettono modelli positivi di riferimento.
La demonizzazione del coniuge-vittima tocca estremi terrificanti: si pensi a quel padre andato assolto dal tribunale di Cagliari qualche mese fa, anni di cause nelle aule di giustizia, sbattuto puntualmente in prima pagina sui giornali, accusato di pedofilia dalla sua ex moglie, connotato come indegno agli occhi della figlia e della società.
Il punto è: al di là della «procedura della vendetta» - l'amore che si trasforma in odio - qual è il meccanismo che muove all'assoluto disinteresse per le conseguenze psicologiche del figlio coinvolto in un triangolo di «morte affettiva»?
Io credo che ad osservare bene, queste madri, sono visibilmente egocentriche, prese nel profondo del loro essere, da sentimenti di risentimento e di rivalsa tutti personali; in questa «escalation» nulla le ferma, tutto viene usato e sacrificato allo scopo, anche i figli. I figli, negati al padre, vengono privati del fondamentale mezzo di identificazione con un modello di realtà e che gli psicologi fanno corrispondere al super-io, responsabile del radicamento nella coscienza del bambino di un grappolo di regole organizzative della personalità: non di vero amore si tratta ma di un abbraccio mortifero e soffocante che mette a rischio lo sviluppo affettivo e la concreta crescita di adulti autonomi e responsabili, e la potenzialità di relazione con il mondo sociale.
Questo mio modesto scritto vuole essere una testimonianza di incoraggiamento per il legislatore e per quella commissione giustizia della camera che dal 14 gennaio scorso ha in calendario la discussione di un disegno di legge che finalmente ribalta la prospettiva dell'affidamento dei figli in caso di separazione e di divorzio dei coniugi in presenza di figli minori: infatti non si parte più dai coniugi ma dai bambini, si sancisce la obbligatorietà ad essere in maniera paritetica genitori a vita! Come dire che finora sono state sovvertite le naturali regole degli esseri umani e delle famiglie.
Il disegno di legge suddetto prevede, nessuna discriminazione dei coniugi nell'affidamento, ambedue responsabili a tutti i livelli, affettivo, educativo, economico e con tanto di sanzioni anche penali per chi non rispetta le regole (le più naturali): affidamento condiviso, nella stessa casa-luogo di incontro per le cure e il sostegno dei figli.
Si tratta di una rivalutazione del padre, che così viene tutelato anche in Italia, nazione quindi ultima in Europa se si pensa che Grecia e Spagna lo hanno fatto nel 1981, mentre Regno Unito, Germania, Francia, Belgio e Olanda e persino la Russia hanno prodotto le relativa leggi tra il 1991 e il 1998; insomma un blocco di paesi all'avanguardia si sono già uniformati alla convenzione dei diritti del fanciullo di New York sottoscritta il 20 novembre 1989.

 


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