L'INTERVENTO
La
demonizzazione del coniuge tocca estremi terrificanti
di Piero
Serra
Dall'addetto stampa del Partito Sardo d'Azione Piero Serra
riceviamo e pubblichiamo questo intervento sul rapporto
figli-genitori.
OLBIA.
Mi riferisco all'articolo apparso sulla "Nuova" l'8
febbraio dal titolo «In aula Kramer contro Kramer», come dire
che la ormai famosa situazione del film, viene riproposta nella
realtà, che supera l'immaginario.
Un giudice condanna un genitore (la madre) per aver impedito al
figlio di vedere il padre: solita squallida storia di vendetta
verso l'altro coniuge (separato) il quale viene regolarmente
demonizzato, ridisegnato a mostro, persona da odiare e da
distruggere, da essere colpita nel punto più debole, l'affetto
dei figli.
L'altro genitore, quasi sempre il padre, è destinato alla
separazione forzata dai figli, a causa di crudeli
dispetti-vendetta posti in opera dalla madre affidataria,
destinato alla tristezza nel migliore dei casi, alla depressione
e, spesso i più deboli, al suicidio per il grande dolore (così
ci riferiscono le cronache)... quando la tragedia non prende
altre strade più violente di vendetta contro vendetta. Lo sanno
tutti, la vera vittima è il «figlio», che porterà con se per
tutta la vita i segni di quella guerra assurda tra genitori, che
gli lasceranno in dono, non una visione gioiosa della vita, ma
uno stato interno di ansia, incertezza ed angoscia: egli sarà
l'opera incompiuta di due artefici che non gli trasmettono
modelli positivi di riferimento.
La demonizzazione del coniuge-vittima tocca estremi
terrificanti: si pensi a quel padre andato assolto dal tribunale
di Cagliari qualche mese fa, anni di cause nelle aule di
giustizia, sbattuto puntualmente in prima pagina sui giornali,
accusato di pedofilia dalla sua ex moglie, connotato come
indegno agli occhi della figlia e della società.
Il punto è: al di là della «procedura della vendetta» -
l'amore che si trasforma in odio - qual è il meccanismo che
muove all'assoluto disinteresse per le conseguenze psicologiche
del figlio coinvolto in un triangolo di «morte affettiva»?
Io credo che ad osservare bene, queste madri, sono visibilmente
egocentriche, prese nel profondo del loro essere, da sentimenti
di risentimento e di rivalsa tutti personali; in questa «escalation»
nulla le ferma, tutto viene usato e sacrificato allo scopo,
anche i figli. I figli, negati al padre, vengono privati del
fondamentale mezzo di identificazione con un modello di realtà
e che gli psicologi fanno corrispondere al super-io,
responsabile del radicamento nella coscienza del bambino di un
grappolo di regole organizzative della personalità: non di vero
amore si tratta ma di un abbraccio mortifero e soffocante che
mette a rischio lo sviluppo affettivo e la concreta crescita di
adulti autonomi e responsabili, e la potenzialità di relazione
con il mondo sociale.
Questo mio modesto scritto vuole essere una testimonianza di
incoraggiamento per il legislatore e per quella commissione
giustizia della camera che dal 14 gennaio scorso ha in
calendario la discussione di un disegno di legge che finalmente
ribalta la prospettiva dell'affidamento dei figli in caso di
separazione e di divorzio dei coniugi in presenza di figli
minori: infatti non si parte più dai coniugi ma dai bambini, si
sancisce la obbligatorietà ad essere in maniera paritetica
genitori a vita! Come dire che finora sono state sovvertite le
naturali regole degli esseri umani e delle famiglie.
Il disegno di legge suddetto prevede, nessuna discriminazione
dei coniugi nell'affidamento, ambedue responsabili a tutti i
livelli, affettivo, educativo, economico e con tanto di sanzioni
anche penali per chi non rispetta le regole (le più naturali):
affidamento condiviso, nella stessa casa-luogo di incontro per
le cure e il sostegno dei figli.
Si tratta di una rivalutazione del padre, che così viene
tutelato anche in Italia, nazione quindi ultima in Europa se si
pensa che Grecia e Spagna lo hanno fatto nel 1981, mentre Regno
Unito, Germania, Francia, Belgio e Olanda e persino la Russia
hanno prodotto le relativa leggi tra il 1991 e il 1998; insomma
un blocco di paesi all'avanguardia si sono già uniformati alla
convenzione dei diritti del fanciullo di New York sottoscritta
il 20 novembre 1989.