|
|
|
La Nazione - Il Giorno Domenica 19 dicembre 2004 L’affidamento
condiviso, (Versione
integrale ed emendata della “sintesi” riportata dai giornali, del tutto
inventata e fuorviante, anche se virgolettata) Maria Rita Parsi intervista
Marino Maglietta, ideatore del progetto
Incontro
Marino Maglietta a Firenze, nella sua casa sull’Arno, decisa a provocarlo, a
muovergli tutte le critiche – mi sembrino fondate o no – che gli vengono
dagli avversari della riforma. Ma prima voglio togliermi qualche curiosità. Mi
chiedo, e gli chiedo, cosa gli ha
fatto scegliere di dedicare tanto tempo e tanto impegno ad una riforma che non
lo riguarda direttamente, trascurando le belle cose da cui è circondato. -
Da cosa nasce il tuo
interesse per un tema che non ti tocca – o non ti tocca più –
personalmente? -
Dallo stupore; dal senso di sgomento che ho provato quando, tanti
anni fa, vissi la mia separazione scoprendo di vivere in un paese dove venivano
tranquillamente calpestati i diritti fondamentali delle persone e dove gli
stessi principi nei quali la collettività si era riconosciuta – la
costituzione – venivano ignorati o contraddetti e tutto ciò – e questo è
il punto - legalmente. -
Il diritto-dovere dei genitori di educare i figli, non solo di
mantenerli; il principio che non ci può essere pena senza colpa, quindi non si
può togliere a qualcuno un diritto senza un motivo ad personam; la possibilità
di contatto e frequentazione senza limiti tra liberi cittadini, lesa dalla
ferrea disciplina del“diritto di visita”; e potrei continuare.
- E
allora cosa hai pensato di fare? -
Scrivere una legge che ripristinasse norme civili di convivenza
– l’affidamento condiviso - e creare un movimento di persone, uomini e
donne, che la sostenesse: Crescere Insieme. -
Se i genitori sono
entrambi idonei restano entrambi investiti dei compiti di educazione e di cura
secondo regole da essi stabilite se si mettono d’accordo o, diversamente,
stabilite dal giudice caso per caso - quindi anche in modo quantitativamente
asimmetrico. Al mantenimento
provvederanno entrambi sia in misura diretta - sono entrambi affidatari! - che
indiretta, fissando il giudice un assegno perequativo per tenere conto delle
diverse capacità economiche. Il lavoro di cura prevalente di uno dei genitori
sarà valutato economicamente. La casa verrà assegnata in modo da rendere
minimo il disagio dei figli. Le decisioni principali (la scuola, la salute..
ecc) dovranno essere concordate. Gli ambiti entro i quali ciascun genitore avrà
possibilità di gestione autonoma sono quelli dell’ordinaria amministrazione.
E’ vero il contrario. Restano tutte e il giudice, in
più, potrà utilizzare -
No: ma penso che lo
contenga, sicuramente più e meglio dell’affidamento esclusivo. Non credo
davvero che, proprio quando ci sono forti rancori, obbligare un genitore ad
uscire di casa, vedere i figli due volte al mese, essere escluso da qualunque
scelta anche minimale e passare dei soldi all’altro senza delega e senza
rendiconto sia il sistema migliore per pacificare gli animi. -
Ma
se si differenziano le competenze “affidamento condiviso" non vuol più
dire condivisione bensì suddivisione
burocratica dei compiti. Secondo la nuova legge la madre
potrebbe decidere l'istruzione per il figlio e il padre i corsi sportivi,
la donna l'abbigliamento e l'uomo le amicizie.
Un figlio tagliato a fette; lo
faremo diventare schizofrenico. -
Piano. Mescoli aspetti
eterogenei. Intanto questo regime si applicherà solo ai casi difficili, ed è
chiaramente una soluzione di ripiego, da confrontare con una soluzione iniqua,
rozza e brutale come l’affidamento esclusivo. Inoltre, amicizie ed istruzione
sono scelte importanti e certamente anche con l’affidamento esclusivo devono
essere valutati da entrambi i genitori. Per
quanto riguarda le altre responsabilità, anziché dare mandato a un
solo genitore di provvedere a tutto, il giudice stabilirà in anticipo a chi
spetta l’ultima parola sulle singole questioni o attività, senza
che si escluda, neppure temporaneamente, la partecipazione ad esse di ciascun
genitore. ad es., in caso di disaccordo sulla scelta della piscina questa
spetterà al genitore che ha la responsabilità delle attività sportive e/o
ricreative, ma questo non vuol dire che l’altro non potrà accompagnarvi il
figlio o assistere alle gare di nuoto. Se
poi vuoi lamentarti del fatto che un genitore possa scegliere il colore del
maglione senza consultare l’altro, hai ragione: è proprio così. Ma perché,
oggi invece?
- Resta
il fatto che se il bambino è molto piccolo ci vuole l’affidamento
- Cosa
c’entra l’affidamento con la collocazione e la gestione? Questa è
- Ma allora perché introdurre l’affidamento condiviso? Va benissimo -
Non mi pare proprio. Non
partecipare all’affidamento vuol dire una cosa terribile, che non c’entra
nulla con la quantità – ossia con i tempi stabiliti: vuol dire non avere più
l’autorevolezza necessaria per dare ai figli disposizioni di ordinaria
amministrazione neppure quando si hanno presso di sé;
significa non poter dire alla ragazzina “non ti mando in discoteca
perchè non hai fatto i compiti senza rischiare di sentirsi rispondere “la
mamma me li lascia fare dopo cena…”. si diventa baby-sitter, e si cessa di
essere educatori. Senza contare che il non affidatario non può proporre scambi
perché non ha nulla da offrire: se ha impegni in uno nei suoi sporadici
incontri salta tre settimane. E non può delegare terzi – neppure i nonni –
per banali incombenze come andare a prendere a scuola il bambino. E se ritarda
in una riconsegna, è sottrazione di minore. Ti sembra poco? -
E
la residenza? I figli hanno bisogno di stabilità e di certezze, non di essere
sballottati da una casa all’altra.
-
Indubbiamente avrebbero due case, ma di regola non vi abiterebbero
in ugual misura. Vogliamo ammettere che anche oggi, con l’esclusivo, c’è la
tendenza ad allungare i tempi della presenza presso il non affidatario? E
vogliamo ammettere che i figli di chi non si separa vengono spesso e a lungo
parcheggiati dai nonni? Secondo l’Eurispes (indagine relativa al 1998) ciò
avviene nella fascia 0-11 anni nel 30% dei casi, tutti i giorni!. E nessuno se
ne lamenta. Il vantaggio del condiviso è che si decide caso per caso e che
questa flessibilità è anche temporale. Essendo il figlio affidato a entrambi i
genitori si possono adattare le regole alle sue esigenze senza bisogno di nuove
sentenze.
-
Non sapevo che esistesse
un diritto delle donne alla casa e al mantenimento… io ho troppa stima di esse
per pensare che la loro decisione fosse frutto di calcolo e, del resto il
giudizio sulla riforma lo hanno dato le donne direttamente: se davvero ne
fossero danneggiate perché la sosterrebbero? La risposta è semplice: perché
l’affidamento esclusivo non è un privilegio, come pensa qualcuno, ma un
pessimo regalo, e questo chi lo vive l’ha
capito benissimo….. Comunque, l’assegno non sparisce affatto e chi conserva
la casa verrà deciso “tenendo
prioritariamente in conto l’interesse dei figli”. A volte, ad es., può
essere utile al figlio avere residenza anagrafica in un certo quartiere per
potersi iscrivere in un certo istituto. E’
curioso che chi vorrebbe togliere ogni certezza subordinando tutto al
“superiore interesse del minore”, poi,
quando è il momento giusto per pensarci, lo metta dietro al presunto interesse
della donna. Penso anche all’assegno per il mantenimento del figlio
maggiorenne, che gli stessi soggetti vorrebbero far gestire dal genitore
convivente, sottraendolo alla sua disponibilità. -
Ma insomma, se questa
riforma fa comodo a tutti, perché non passa? -
Mi dai l’occasione per mettere a fuoco il nodo centrale del
progetto: la certezza dei diritti. Per abbattere la conflittualità bisogna che
ognuno possa stare tranquillo sui suoi diritti e desideri fondamentali.
Assicurando ai genitori la conservazione di un pieno rapporto con i figli –
salvo che qualcuno dimostri un potenziale pregiudizio per i figli dal contatto
con uno dei due – dando oggettività alla valutazione del costo dei figli e
garanzie sulle valutazioni economiche, con l’allargamento e
l’approfondimento dei controlli, sono stati spazzati via i principali focolai
di conflitto. Pensi che questo faccia piacere a tutti? -
Approfondiamo questo argomento dei
soldi. Prima non sei stato chiaro. -
Non funzionerebbe mica così!
Se un figlio, di una certa età e in un certo contesto familiare, costa una
certa cifra che i genitori dovrebbero ripartirsi in funzione delle risorse di
ciascuno, si dà facoltà a ciascuno di proporre al giudice l’assunzione di
determinati oneri, ben precisi e quantificabili, di cui il giudice valuterà la
plausibilità e la valenza. Ad es., un genitore più “esterno dell’altro
proporrà di pagare l’affitto, le tasse scolastiche e le vacanze del figlio e
il giudice ridurrà in proporzione la cifra che eventualmente avrebbe dovuto
dare all’altro. -
Però è sempre possibile
fare i furbi, occultando i propri
redditi, soprattutto
ai lavoratori autonomi. -
Vi sarà un deterrente che ritengo efficace. Una moglie sa sempre
quant’è e da dove viene il denaro del marito, ed
è esplicitamente previsto l’obbligo per il giudice di disporre
accertamenti in caso di contestazioni, che oggi sono solo facoltativi. -
Ma con questo sistema chi
ha più denaro decide su tutto -
Niente affatto. Prendiamo il caso limite del padre che lavora e
guadagna quattro volte più della madre, mentre i figli stanno il doppio del
tempo con lui (diciamo, in capo all’anno, otto mesi contro quattro). Il padre
pagherà direttamente alcune spese dei figli – per la parte di compiti a lui
assegnata – e passerà alla madre un congruo assegno per consentirle di fare
la sua parte nei loro confronti. Ti rendi conto che nel progetto femminista
l’assegno può essere corrisposto solo al genitore “convivente”, quindi
quella madre non solo non avrebbe visto un euro, ma avrebbe dovuto dare lei dei
soldi al padre? -
Torniamo ai capitoli di
spesa… e se il giudice si dimentica di stabilire chi compra il latte? Il
bambino resta senza. -
Tanto c’eri potevi anche dire che resterà senza scarpe sotto la
neve per essere ancora più strappalacrime… o che la mamma alle 23 con il
figlio febbricitante si accorgerà con terrore che il giudice ha assegnato
l’aspirina al padre, come ha scritto qualcuno. Quanta demagogia… Il
genitore con cui il figlio passa meno tempo
assumerà alcune voci, di chiara definizione e costo, e l’altro penserà
a tutto il resto, per differenza. -
Ma ci vorrà il
commercialista per contabilizzare tutte le piccole spese e bilanciarle alla fine
del mese… e poi tutti quegli scontrini… -
Vedo che non riesco a spiegarmi. Se a te spetta l’abbigliamento,
vai e compri, senza dover rendere conto di nulla ad alcuno, salvo che tu non
faccia il tuo dovere; ma questo anche oggi. -
Ho capito. Resta il fatto
che se poi il padre non fa la sua parte, vai a costringerlo… E’ già così
difficoltoso oggi ottenere che paghi il suo 50% delle spese per la salute e
l’istruzione… -
Ti faccio notare che oggi il genitore affidatario ha solo obblighi
di fare e nessuno se ne preoccupa. Domani gli affidatari saranno due, e si
controlleranno reciprocamente. Perché le inadempienze dovrebbero essere
maggiori? Quanto all’esempio che fai è del tutto inappropriato: non è
mantenimento diretto. Il genitore non affidatario a fine mese si vede arrivare
una parcella per una visita medica del figlio presso uno specialista che non ha
scelto lui e per una malattia di cui non ha mai saputo nulla… C’è da
meravigliarsi se fa obiezioni? Altra cosa è accordarsi con il figlio che vuole
andare in settimana bianca e ti chiede di pagargli l’iscrizione e di uscire
insieme per comprare gli scarponi. -
Comincio a capire perché
viene definita la tua proposta viene definita “rigida”. Perché la
bigenitorialità è effettivamente garantita: non ci sono scappatoie. -
Perfetto. Se ci si pensa, mentre ora in caso di conflittualità
elevata l’affidamento può essere solo esclusivo, con il condiviso si dà una
possibilità in più: l’esercizio differenziato della potestà. Dunque
esattamente il contrario che “imporre una sola soluzione per tutte le
situazioni”. Però è vero che oggi si può emarginare un genitore
perfettamente idoneo semplicemente alzando i toni della polemica, in modo da far
effetto sul giudice: un modo per arrivare dritti dritti ad un affidamento
esclusivo. Domani questo giochetto non sarebbe più possibile: ci sono dei
paletti ad impedirlo. Ecco la “rigidità”. Ed anche sugli aspetti economici,
non si scappa. Se si utilizzeranno tabelle che, accertate le risorse, scodellano
la cifra del costo dei figli, che senso avrà correre dall’avvocato più
prestigioso per strappare un assegno più alto – o più basso – possibile?
Game over. -
Ok. Però devo insistere su
un punto. Tutto questo può essere convincente in teoria, ma in pratica mi
sembra il libro dei sogni. La legge non può cambiare la testa alla gente; tu
non sai che razza di genitori irragionevoli ci sono in giro. Non sarà una nuova
legge nè uno o piu’ pagamenti in forma diretta a fare di un genitore un
genitore presente e tanto meno un buon genitore. -
Nessuno pretende di avere scoperto la panacea di tutti i mali, ma
che almeno non si impedisca di fare il genitore a chi vuole esserlo. La mia
ambizione è che la futura legge sia migliore di quella attuale, che faccia meno
danni e sia maggiormente rispettosa del senso innato di giustizia che hanno
tutti i cittadini. Hai pensato, ad es., al significato del “diritto di
visita”? Due persone innocenti, che si amano e hanno voglia di stare insieme,
possono incontrarsi solo in ristrettissime finestre di tempo stabilite da un
terzo, come i detenuti. Spazzare via questo ciarpame giuridico mi sembra già un
immenso passo avanti. -
Forse vi aspettate miracoli
dalla mediazione: per questo la volete obbligatoria. Ma se non è volontaria non
funziona. Lo dicono i mediatori stessi. -
Certo: ma non lo è. Obbligatorio sarà solo un primo passaggio
informativo, da anticipare rispetto alla comparsa in tribunale, prima che gli
animi si riscaldino troppo; non altro. E’ ovvio, d’altra parte, che nessuno
potrà essere costretto a firmare alcunché contro la sua volontà. Ti faccio
notare, però, che molti non vanno in mediazione perché non sanno neppure che
esiste e cosa se ne può ottenere. E poi che all’estero anticipando il
passaggio e rendendolo obbligatorio in 3 anni hanno ottenuto il dimezzamento del
contenzioso. Forse è proprio questo che dà noia a qualcuno. -
C’è chi propone di farla
suggerire dal giudice, durante il processo, lasciando i partner liberi di
rifiutare. -
Sarebbe questa la “volontarietà”? Ti sembra facile dire di no
all’invito del tuo giudice? E se la controparte la accetta? Di tutte le
obiezioni che mi sono state fatte questa mi sembra la più ridicola. E i
mediatori la pensano come me. Prova a chiedere. Poi, scusa, ma devo tornare alle
ragioni del no. Una mediazione in più può non riuscire, ma male sicuramente
non ne fa. Ammettiamo che su cento
ne riescano solo cinque. Saranno cinque liti in meno. A chi può dispiacere? Ai
genitori no di certo. -
Ma la mediazione costa. Non
si può imporre alle famiglie una ulteriore spesa. -
Solo se si andrà in un centro privato. Le CTU, per fare un
confronto, sono imposte e costano sempre, ma nessuno se ne lamenta. E poi, anche
in un centro privato, vogliamo paragonare la parcella del mediatore con quella
dell’avvocato, da cui si potrebbe fare a meno di andare? -
Ho visto forti critiche
sulla retroattività . Volete sconvolgere situazioni già assestate e intasare i
tribunali permettendo di applicare la nuova legge anche ai già separati e
divorziati. Non pensate al terribile trauma che ne subirebbero i bambini,
strappati per legge alle loro consolidate abitudini? -
In effetti con questa obiezione si conferma l’inconsistenza
degli argomenti di chi non vuole la riforma. Il passaggio al nuovo sistema non
avverrebbe automaticamente, ma solo a domanda, e se la domanda verrà presentata
vorrà dire che i problemi c’erano. D’altra parte passare al nuovo regime su
richiesta unilaterale, sulla quale l’altro genitore non concordi, non vuol
dire affatto ottenere automaticamente una modifica del sistema di vita
(collocazione, frequentazione, contributo economico ecc.). Su questo deciderà
il giudice, il quale certamente si guarderà bene dal toccare scelte che si
siano dimostrate valide. Quanto ai
timori di intasamenti dei tribunali per esplosione di contenzioso, ti rammento
che accordi e sentenze valgono – e continueranno a valere – solo a titolo
provvisorio, potendo sempre comunque essere modificati in presenza di fatti
nuovi. Pertanto, togliere la possibilità che si possa, con una semplice domanda
in carta libera, senza avvocato, rientrare nella riforma significa obbligare i
genitori a ricorrere a vie tortuose, ben più dispendiose e conflittuali, come
appellarsi al cambiamento dello statu quo per domandare modifiche che
inevitabilmente dovrebbero essere decise secondo la nuova legge. E torniamo al
punto di partenza: a chi può far comodo? -
Eppure c’è in giro un
senso di “costrizione” di fronte al progetto, che la coscienza rifiuta. Lo
stato con il condiviso interviene pesantemente privando il cittadino della
possibilità di fare le sue scelte. Sarebbe un regime liberticida. -
Come no. Un grosso passo indietro rispetto alla libertaria legge
attuale, che permette a un padre o a una madre di realizzarsi, uscendo dalla
casa familiare con i soli effetti personali, facendoci entrare un tizio o una
tizia a prenderne il posto, vedendo i figli due volte al mese e versando
all’altro genitore una cifra da gestire in bianco… Proprio la sua scelta…
Vero? -
Concluderei con una
valutazione delle prospettive. Ti rendi conto che la legislatura sta per
chiudersi e per la quarta volta non se ne farà nulla? Come la prenderai? -
Hai ragione: c’è in Parlamento un sacco di gente che non vede
l’ora di usare la pallina nera per bocciare il progetto, a dispetto dell’80%
e più di consenso espresso dal paese in tutti i sondaggi. Ma sai, la vicinanza
delle elezioni vuol dire anche che la pallina nera sta per passare nelle mani
del popolo, e allora si faranno certamente altri conteggi… I rappresentati se
lo ricorderanno certamente quando sceglieranno i futuri rappresentanti. Questo
te lo prometto: collegio per collegio.
|
|
|
|
torna all'indice della rassegna torna alla prima pagina "News" |