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                             Insegnanti Italiano Lingua Seconda Associati

XVII Convegno Nazionale ILSA – Abstract

APPRENDIMENTO LINGUISTICO E COSTRUZIONE DELL’IDENTITÀ PLURILINGUE: ASPETTI PSICOLINGUISTICI

Firenze, 22 novembre 2008

Istituto Italiano di Scienze Umane, “Sala Altana” di Palazzo Strozzi, Piazza Strozzi

                          Con il Patrocinio del Comune di Firenze - Assessorato alla Pubblica Istruzione

 

Relatore DUCCIO DEMETRIO  
Titolo La costruzione dell'identità nella letteratura personale: il mondo delle migrazioni

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Non siamo nell’era delle masse ma nell’era degli individui...

ciascuno oggi-indipendentemente dall’origineè

più consapevole della propria individualità

Amin Maalouf

La affermazione dello scrittore anglolibanese rappresenta, per la

problematica interculturale, l’invito a occuparsi, più che di astratte

disquisizioni su che cosa scegliere di “buono” nelle diverse culture da far

incontrare, dei singoli soggetti che ne sono portatori. Delle loro storie,

concrete e vissute. Può apparire curioso, ma è proprio questa attenzione

alle biografie individuali (mettendo tra parentesi la lettura sociale dei

fenomeni interculturali) che si rivela la modalità migliore per riflettere su

come rinforzare il senso, in primo luogo, dell’appartenenza identitaria del

soggetto in crescita o adulto “a se stesso-a”. Tutto ciò ripropone

l’importanza di cogliere, come diremo tra poco, quanto di autobiografico (e

quindi di assolutamente soggettivo) costui o costei – fin da bimbi e bimbe,

da adolescenti – possano comunicarci. Sia per comprenderne le dinamiche

dello sviluppo, sia per aiutarli nella loro integrazione. Sia per alimentare

tra noi autoctoni la cultura autobiografica in quanto forma di

autocomprensione e responsabilizzazione tanto personale quanto civile. In

ogni racconto di vita emergono i sintomi e i segni, anche nascosti, di

un’appartenenza che va raccolta e trasformata all’insegna dei principi

educativi della convivenza, ma iniziando a prestare attenzione alle esigenze

cognitive e affettive che manifesti ogni individuo in crescita e riconducibili

alla comune appartenenza alla condizione umana. Non è sufficiente – a

scuola o altrove – pertanto assecondare gli spontanei comportamenti

discorsivi e narrativi. Occorre facilitare, in chiunque vada imparando, la

riscoperta della propria storia, enfatizzando la comprensione e l’esercizio

della scrittura autobiografica nella formazione dell’identità; così come

occorre sollecitare che anche i più piccoli si impegnino nel raccogliere le

memorie altrui. Famigliari e della propria comunità di appartenenza: per

comprenderle, trascriverle, trasporle letterariamente e proteggerle

dall’oblio. Tali passi pedagogici hanno lo scopo di assecondare la

promozione di una delle esperienze più evolutive di educazione all’auto ed

eteroconsapevolezza. La scrittura autobiografia (come in altri paesi del

mondo) si rivela oggi un percorso di eccellenza all’autoformazione al senso

della propria soggettività, che consolida la percezione innanzitutto di

appartenersi, la strenua difesa di tale diritto, la propria infinita narrabilità

e pensabilità. Nondimeno, il suo dischiudersi all’ascolto delle altrui

vicende umane. Essa favorisce, in quanto pratica di carattere intellettuale,

artistica, evocatrice di emozioni e memorie vissute, lo spostamento verso

l’interno, l’introspezione, la auto riflessione arricchendo, in anni più

maturi, la lettura critica della propria esistenza: un processo che l’adozione

pedagogica dell’autobiografia per altro facilità e anticipa. Contribuiamo

all’educazione interculturale se ogni vita, una volta avviata a scoprire la via

della scrittura di sé, venga aiutata a scoprirsi un puzzle, un esito meticcio,

un’antologia di storie concluse o interrotte, le cui parti talvolta fra loro si

fondono, talaltra si respingono. L’approccio autobiografico – in educazione

interculturale e non solo – contribuisce a valorizzare la cultura del

soggetto in società, pur avanzate, ancora contrassegnate dalla difesa,

ideologica o religiosa, delle proprie tradizioni: ben poco propense a un

incontro, innanzitutto, che se germini e ci sarà, avverrà soltanto all’insegna

del percepirsi individui e persone tutelate dallo stato di diritto. Con tutte le

implicazioni che, a livello di crescita democratica senza frontiere e barriere

culturali di sorta, tale prospettiva comporta. Nella piena legittimazione dei

diritti di libertà, di parola, di pensiero,di movimento,di difesa del proprio

corpo. Lo scrivere di sé, lo scrivere per e al posto degli altri,è dunque la

manifestazione ritrovata di una concezione umanistica dell’educazione,

che non conosce confini .

Indicazioni bibliografiche

Demetrio, D. 1996. Raccontarsi. L’autobiografia come cura di sé. Milano.

Raffaello Cortina Editore.

Demetrio, D., Favaro, G. 1998. Bambini immigrati a scuola. Firenze. La

Nuova Italia.

Demetrio, D. (a cura di) 1998. Nel tempo della pluralità. Firenze. La

Nuova Italia.

Demetrio, D., Favaro, G. 2002. Didattica interculturale. Milano. Franco

Angeli.

Favaro, G. (a cura di) 2000. Alfabeti interculturali. Milano. Angelo

Guerini.

Favaro, G., Luatti, L. (a cura di) 2004. Intercultura dalla A alla Z. Milano.

Franco Angeli.

Maalouf, A. 1999. L’identità. trad .ita. Milano. Bompiani.

Moro, M. R. (a cura di Demetrio, D.). 2001. Bambini immigrati in cerca

d’aiuto. trad. ita. Torino.

Zoletto, D. 2007. Straniero in classe. Milano. Raffaello Cortina Editore.

*Duccio Demetrio è professore ordinario di Filosofia dell’educazione e

di Teorie e pratiche della narrazione all’Università degli Studi di Milano

Bicocca dove è presidente del Corso di Laurea in Scienze dell’educazione

(duccio.demetrio@unimib.it).

Ha fondato e dirige la rivista «Adultità» (Guerini, Milano) e la Libera

Università dell’autobiografia di Anghiari (www.lua.it).

Tra le opere più recenti, oltre alle citate in bibliografia: Pedagogia della

memoria (Meltemi, 1998); Elogio dell’immaturità (R. Cortina, 1998);

L’educazione interiore (RCS, 2000); Filosofia dell’educazione ed età

adulta (UTET, 2003); Autoanalisi per non pazienti (R. Cortina, 2003);

Ricordare a scuola (Laterza, 2003); Filosofia del camminare (R. Cortina,

2005); La vita schiva (R. Cortina, 2007); La scrittura clinica (R. Cortina,

2008).

 

 

Relatore

CATERINA CANGIÀ

Titolo

La glottodidattica dell’azione: fondamenti psicolinguistici

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Tra le discipline che forniscono contributi alla glottodidattica dell’azione

spicca la psicolinguistica. Quali sono gli apporti recenti sul funzionamento

della mente durante i processi cognitivi caratteristici dell’acquisizione di

una lingua altra? Con la scoperta dei neuroni specchio o mirror neurons è

stata operata una svolta dalle prospettive ampie e ancora in parte da

svelare nello studio della relazione tra linguaggio e gesto. Tale scoperta l’ha

fatta l’équipe di ricercatori dell’Università di Parma guidata dal Professor

Giacomo Rizzolatti. I mirror sono una classe di neuroni che si attiva sia nel

momento in cui compiamo un’azione, sia nel momento in cui osserviamo

qualcun altro compiere un’azione. La scoperta dei neuroni specchio è

interessante e la si trova in un volume di Rizzolatti e Sinigaglia del 2006. È

stato riscontrato uno stretto rapporto tra il meccanismo dei neuroni

specchio e il linguaggio, rapporto che fa affermare come il «linguaggio si

identifica con una mera azione, i cui servo-meccanismi sono

essenzialmente gli stessi rispetto a quelli che sottostanno alla

pianificazione, all’esecuzione, al riconoscimento di altre azioni motorie»

(Brandi, Bigagli 2004: 159). In sostanza, nel momento in cui si parla, il

terreno comune di scambio tra chi parla e chi ascolta è costituito da gesti

fonetici.

Ora, perché questa scoperta è fondamentale per chi insegna le lingue

altre? Quali potrebbero essere le ricadute positive per la didattica?

Considerare il linguaggio come un’azione permette di capire l’importanza

della pronuncia e dei tratti prosodici della voce e il dovere di offrire

modelli eccellenti (umani o tecnologici). Solo l’articolazione perfetta della

parola permette di acquisire una competenza di qualità sia nell’ascolto che

nella produzione di parole, proprio perché si impara osservando l’azione

linguistica di chi si ha di fronte. Inoltre, l’apprendimento di una lingua

altra non è veicolato solo dall’udito, ma consiste in un processo imitativo

che coinvolge l’intera persona impegnata nell’azione.

Come vengono acquisite le regole astratte che determinano il linguaggio e

come vengono utilizzate per veicolare messaggi significativi fra le persone

attraverso il mezzo vocale-uditivo? L’azione potrebbe essere la risposta

metodologica. Partire dal coinvolgimento dell’emisfero destro è la

premessa di una glottodidattica dell’azione. Pur essendoci una

specializzazione nelle modalità percettive di ogni emisfero, essi hanno un

funzionamento complementare. Infatti, per quanto riguarda il linguaggio,

l’emisfero destro svolge una funzione cruciale nell’unire in modo globale

gli stimoli provenienti dall’esterno, soprattutto gli stimoli visivi e uditivi.

Anche se il funzionamento del cervello è determinato dall’integrazione

dell’attività dei due emisferi, l’acquisizione della lingua avviene secondo il

principio della direzionalità neurologica, ovvero, dall’emisfero destro a

quello sinistro.

Le strategie dell’emisfero destro, tipiche strategie dell’azione, consistono

nell’utilizzo di role-play, di canzoni, di filastrocche e della manualità,

attività per eccellenza che chiama in causa abilità visuo-spaziali. Le

strutture linguistiche e i vocaboli cantati costituiscono le informazionibase

a cui gli apprendenti potranno accedere in seguito – tramite processi

di generalizzazione e di trasposizione – anche senza la melodia.

L’acquisizione di lessico e di strutture linguistiche è facilitata dal contatto

diretto in diverse situazioni, soprattutto attraverso l’uso di animazioni al

computer (Sangin et al. 2008).

Bibliografia

Aglioti, S. M., Fabbro, F. 2006. Neuropsicologia del linguaggio. Bologna.

Il Mulino.

Brandi, L., A. Bigagli, 2004. Neuroni specchio, linguaggio e autismo.

«Quaderni del Dipartimento di Linguistica-Università di Firenze», 14: 153-

162.

Rizzolatti, G., Sinigaglia, C. 2006. So quel che fai. Il cervello che agisce e i

neuroni specchio. Milano. Raffaello Cortina Editore.

Sangin, M., Dillenbourg, P., Rebetez, C., Betrancourt, M., Molinari, G.

2008. The Effects of Animations on Verbal Interaction in Computer

Supported Collaborative Learning. «Journal of Computer Assisted

Learning», V24, 5: 394-406.

*Caterina Cangià è professore ordinario di Didattica delle lingue

moderne presso l’Università LUMSA di Roma.

Cfr. in sito Internet THESISTERNET.IT. Caterina Cangià fma (URL:

http://www.thesisternet.it/index.php).

 

 

Relatore TRAUTE TAESCHNER
Titolo Il modello del “format narrativo”

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La padronanza di una lingua straniera costituisce al giorno d’oggi

un’esigenza irrinunciabile per i cittadini europei e, di conseguenza, una

responsabilità e una sfida imprescindibile per i sistemi scolastici che ne

devono garantire l’apprendimento. La progressiva anticipazione del

momento in cui i bambini saranno chiamati a imparare una lingua

straniera trova le proprie motivazioni nei risultati di molte ricerche

psicolinguistiche e neurolinguistiche che hanno evidenziato un

apprendimento linguistico tanto più facile e proficuo quanto più è giovane

la mente del discente (Flege 1999; Fabbro 2004).

L’esigenza di conoscere più di una lingua fin da piccoli e le conseguenti

scelte di politica scolastica si scontrano tuttavia con la relativa inefficacia

dell’insegnamento della lingua straniera. È esperienza comune che non si

diventa parlanti fluenti in una determinata lingua semplicemente

imparandola a scuola. Tale inefficacia si verifica anche a fronte delle

ingenti risorse finanziare, tecnologiche e umane messe in campo per la

realizzazione di questo obiettivo (Taeschner, Pirchio, Corsetti, Francese

2004).

Il modello glottodidattico del «Format Narrativo», in sintonia con le

richieste che provengono da più parti, si propone di insegnare in maniera

efficace la lingua straniera ai bambini a partire dall’Asilo Nido, utilizzando

educatori/insegnanti in servizio adeguatamente formati.

I concetti alla base del modello del Format Narrativo sono la forza della

narrazione e dell’immaginazione nei processi di apprendimento del

linguaggio nei bambini piccoli. Il modello si fonda su principi della

psicologia dello sviluppo del linguaggio quali le routine di azioni condivise

(Bruner 1975), vissute all’interno di narrazioni (Smorti 1994), le emozioni

espresse con la mimica e i gesti, in cui l’insegnante comprende solo la

nuova lingua (Taeschner 1983) e coltiva la relazione affettiva con i bambini

nell’ottica della buona comunicazione (Stern 1995).

L’attività prevista con i bambini della Scuola dell’Infanzia inizia con i

partecipanti che si tengono per mano stando in piedi in cerchio, per poi

chiudere gli occhi ed entrare nel mondo magico dove si parla soltanto la

nuova lingua. Segue il rituale magico consistente nella conta magica,

quindi si riaprono gli occhi e inizia l’avventura: insegnante e bambini, in

coro, mentre dicono le frasi della storia, fanno le corrispondenti azioni,

gesti ed espressioni facciali. L’insegnante svolge il ruolo di leader: frase

dopo frase mostra ai bambini come agire invitandoli a ripetere parole,

gesti ed espressioni. La simultaneità delle azioni e del linguaggio da parte

di tutti crea vicinanza e condivisione, portando ognuno a sentirsi parte del

gruppo. Le storie vengono realizzate insieme nella forma di teatro mimico,

il format narrativo appunto, attraverso il quale il bambino ha la possibilità

di fare effettivamente un’esperienza diretta e significativa in lingua

straniera. A differenza delle metodiche linguistiche standard, che

prevedono un lessico ricco poco ripetuto, il modello del format narrativo

prevede un lessico circoscritto e molto ripetuto. Per questo motivo le storie

prima vissute nell’azione teatrale sono, in seguito, lette, ascoltate, cantate e

infine visionate a casa come cartoni animati, i quali hanno anche

l’obiettivo di mettere in collegamento le attività svolte a scuola con quelle

da svolgere in famiglia.

Ancorché innovativo, il modello ha già mostrato di essere in grado di

favorire il processo di apprendimento di una lingua e di essere

estremamente motivante (Taeschner, 2002, Rinaldi, Taeschner, Pirchio,

Taglialatela 2008).

Bibliografia

Bruner, J. 1975. From Communication to Language: A Psychological

Perspective. «Cognition», 3: 255-287.

Fabbro, F. 2004. Neuropedagogia delle lingue. Roma. Astrolabio.

Flege, J. E. 1999. Age of Learning and Second Language Speech. In D.

Birdsong (a cura di) 1999. Second Language Acquisition and the Critical

Period Hypothesis. Mahwah (NJ). Erlbaum: 101-131.

Rinaldi, P., Taeschner, T., Pirchio, S. e Taglialatela, D. (in stampa). Le

parole per raccontarmi: una ricerca sull’apprendimento dell’italiano da

parte di adolescenti figli di immigrati. Psicologia dell'Educazione e della

Formazione.

Smorti, A. 1994. Il pensiero narrativo. Firenze. Giunti.

Stern, D. N. 1995. Le interazioni madre-bambino nello sviluppo e nella

clinica. Milano. Raffaello Cortina.

Taeschner, T. 1983. The Sun is Feminine: A Study of Language

Acquisition in Bilingual Children. Berlin. Springer.

Taeschner, T. (a cura di) 2002. L’insegnante magica. Roma. Borla.

Taeschner, T., Pirchio, S., Corsetti, R., Francese, G. (a cura di) 2004. Kit

per l’insegnante magica. DITI. Roma.

*Traute Taeschner è professore ordinario di Psicologia dello sviluppo

del linguaggio e della comunicazione e di Psicopedagogia del linguaggio

presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, Dipartimento di

Psicologia dinamica e clinica.

 

 

Relatore CATERINA PAGLIASSO, CAMILLA SALVI
Titolo Soggettività, esperienza, ricordo: la prospettiva autobiografica nell’apprendimento delle lingue.

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La proposta di questo laboratorio è il risultato di esperienze e riflessioni legate

alla classe plurilingue e agli strumenti di cui gli insegnanti curriculari e quelli

impegnati nella conduzione dei corsi di italiano L2, possono disporre per dare

continuità e coerenza al lavoro svolto nel contesto “separato” del laboratorio

di L2 e in quello “riunificato” della classe plurilingue.

L’esperienza a cui ci richiamiamo e che vorremmo descrivere e verificare con

i/le partecipanti si basa sull’uso di suggestioni autobiografiche e ricorre alla

narrazione e alla scrittura di sé. Questo percorso da un lato rinforza le

competenze linguistiche di base, dall’altro la rappresentazione che gli studenti

stranieri hanno di se stessi, la loro identità come progetto di costruzione di

una propria posizione nel mondo e di fronte agli altri. La classe plurilingue

viene così a rappresentare il contesto di uno scambio più ampio, di

un’interazione allargata: in essa la presenza dello straniero rappresenta una

occasione e una scommessa di didattica diversa, finalizzata alla costruzione e

al rinforzo di competenze non solo linguistiche per tutti gli allievi.

Il senso della proposta sta nella convinzione che le due dimensioni del

laboratorio di L2 e della classe plurilingue possano trovare una composizione

e una prospettiva comune, e che l’allievo che frequenta il corso L2 non viva

questa esperienza come ghettizzante ma al contrario riconosca moduli e

approcci utilizzati in classe in presenza dei compagni madrelingua.

Ciò che accomuna sul piano metodologico le due situazioni è la dimensione

cooperativa e laboratoriale, che ha come presupposto il coinvolgimento attivo

dello studente.

Le proposte di attività nella classe plurilingue sono pensate in un’ottica di

trasversalità, dalla scuola primaria al biennio delle superiori, cioè lungo l’arco

di quello che è attualmente l’obbligo scolastico.

Brevi indicazioni bibliografiche

Bruner, J. 2002. La fabbrica delle storie. Bari. Laterza.

Demetrio, D. 2003. Ricordare a scuola. Roma-Bari. Laterza

Demetrio, D., Favaro, G. 2002. Didattica interculturale. F. Angeli. Milano.

Ferrari, S. 1994. La scrittura come riparazione. Roma-Bari. Laterza.

Lazzarini, C. (a cura di) 1999. Dare nomi alle nuvole. Un modello di ricerca

autobiografica sull’adolescenza. Milano. Edizioni Angelo Guerini.

Menegaldo, M. G. 2007. Teoria e pratica nella didattica interculturale.

«ILSA-Italiano a stranieri», 5.

Tomba, R. 2003. Ci facciamo una storia? Adolescenti si raccontano: un

percorso didatticco sull’espressione di sé. Torino. Bollati Boringhieri.

*Caterina Pagliasso è docente di materie letterarie presso l’Istituto Tecnico

«A. Avogadro» di Torino; Camilla Salvi è docente di italiano L2 presso

l’Istituto Universitario Europeo di Firenze.

 

Relatore FIORENZA QUERCIOLI, EDOARDO MASCIELLO
Titolo La percezione dell’italiano L2 in apprendenti giovani adulti

Che idea hanno i nostri apprendenti della lingua italiana? Come la percepiscono? Da qui è nata la voglia di iniziare un percorso di ricerca-azione che potesse aiutarci a dialogare con i nostri compagni d’avventura (studenti e colleghi) per riflettere su un particolare aspetto del processo di acquisizione linguistica: la percezione, sia linguistica che psicologica, che gli apprendenti hanno rispetto all’italiano.

Quando abbiamo cominciato a progettare questo intervento ci siamo domandati anche quale fosse l’obiettivo che alla fine avremmo voluto raggiungere.

La risposta che ci siamo dati, nel definire l’obiettivo, è stata su vari fronti:

*      aprire un dialogo con gli  apprendenti rendendoli partecipi della nostra curiosità;

*      chiedere a loro quali aspetti morfosintattici e funzionali sentivano particolarmente lontani dalla loro lingua madre;

*      che idea avevano della loro lingua madre;

*      se psicologicamente si sentivano diversi da quando avevano cominciato ad usare l’italiano per comunicare.

 

 

Indicazioni bibliografiche

 

Aglioti, S. M., Fabbro, F. 2006. Neuropsicologia del linguaggio. Bologna. Il Mulino.

Balboni, P. E.  2002. Le sfide di Babele. Insegnare le lingue nelle società complesse. UTET. Torino.

Balboni, P. E. 1999. Parole comuni culture diverse. Guida alla comunicazione interculturale. Venezia. Marsilio.

Bettelli, O. 2000. Processi cognitivi. Bologna. CLUEB.

Brandi, L. (a cura di) 2002. Il testo fra oralità e scrittura. Firenze. Quaderni IRRE Toscana.

Bruner, J. 1988. la mente a più dimensioni. Bari. Laterza.

Cambi, F. 2002. L’autobiografia come metodo formativo. Bari. Laterza.

Coveri, L., Benucci, A., Diadori, P., Le varietà dell’Italiano. Manuale di Sociolinguistica italiana. 1998. Roma. Bonacci.

Cummins, J., Swain, M. 1986. Bilingualism in Education. New York. Addison Wesley Longman Limited.

Cummins, J. 2000. Language, Power and Pedagogy, Multilingual Matters LTD.

De Mauro, T., Vedovelli, M., Barni, M., Miraglia, L. 2002. Italiano 2000. I pubblici e le motivazioni dell'italiano diffuso tra stranieri. Roma. Bulzoni.

Fabbro, F. 2004. Neuropedagogia del linguaggio. Come insegnare le lingue ai bambini. Milano. Astrolabio Ubaldini.

Fabbro, F. 1996. Il cervello bilingue. Neurolinguistica e poliglossia. Milano. Astrolabio Ubaldini.

Giacalone Ramat, A. (a cura di) 2003. Verso l’italiano. Percorsi e strategie di acquisizione. Roma. Carocci.

Jackendoff, R. 1998. Linguaggio e natura umana. Bologna. Il Mulino.

Pallotti, G. 1998. La seconda lingua. Milano. Bompiani.

Panksepp, J. 1998. Affective Neuroscience. The foundations of Human and Animal Emotions. New York. Oxford University Presss.

Pellegrino Aveni, V. A. 2005. Study Abroad and Second Language Use. Constructing the Self. Cambridge. Cambridge.University Press.

Tosi, A. 1995. Dalla madrelingua all’Italiano. Lingue ed educazione linguistica nell’Italia multietnica. Firenze. La Nuova Italia.

 

*Edoardo Masciello è coordinatore didattico e responsabile della segreteria di glottodidattica del Centro Internazionale Studenti "Giorgio La Pira" con  cui  collabora dal 1993. Dal 1999  è docente di  lingua italiana L2 presso il Centro Internazionale di Esperienze Sociali di Loppiano -  Incisa Valdarno (FI). E' autore di manuali didattici di lingua italiana L2.

 

*Fiorenza Quercioli è docente di italiano L2 e Language Resource Person presso la “Stanford University-Florence Program” di Firenze dal 1997. Si occupa di formazione ed è responsabile di redazione della rivista ILSA-Italiano a stranieri.

 

 

 

 

Relatore PASQUALE RINALDI
Titolo

  Il format narrativo

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Nella conduzione del laboratorio sul format narrativo si partirà

direttamente con un vissuto esperienziale da parte del gruppo

relativamente all’applicazione del modello del format narrativo. I

partecipanti al laboratorio realizzeranno, guidati dal conduttore, una

esperienza di format narrativo e utilizzeranno i materiali didattici previsti

dal modello.

Le attività verranno svolte nella stessa modalità in cui vengono messe in

pratica dall’insegnante durante il suo intervento educativo in classe. In

primo luogo conduttore e partecipanti vivranno una storia nella forma di

teatro mimico, il format narrativo appunto; seguirà il canto corale con i

gesti didattici del Sing Along relativo alla storia appena vissuta e inoltre la

visione del relativo cartone animato glottodidattico. A conclusione

dell’esperienza diretta seguiranno quaranta minuti di riflessione di gruppo

su quanto avvenuto e sulle modalità comunicative efficaci per realizzare il

format narrativo all’interno di una classe scolastica.

Il laboratorio si concluderà con la visione del DVD glottodidattico per la

formazione degli insegnanti.

Bibliografia di riferimento per i partecipanti

Taeschner, T., Pirchio, S., Corsetti, R., Francese, G. (a cura di) 2004. Kit

per l’insegnante magica. Livello 1. DITI. Roma.

*Pasquale Rinaldi è Dottore di Ricerca in Scienze Cognitive,

Riabilitazione e Apprendimento. Attualmente collabora con la cattedra di

Psicologia dello Sviluppo del Linguaggio e della Comunicazione della

Prof.ssa Taeschner presso la Facoltà di Psicologia 1 dell’Università degli

Studi di Roma “La Sapienza”.