La città che si trasforma per guarire dal traffico

Firenze ha 365.000 abitanti e ogni giorno entrano in città 113.000 pendolari, cui si aggiunge una media di 20.000 turisti. Il problema del traffico di Firenze e del suo inquinamento da gas di scarico è tutto in queste cifre.

Solo un nuovo sistema di trasporto pubblico in cui si integrino organicamente bus, tram e treno può ridimensionare e smaltire questo fiume di auto in entrata. E’ per questo che stiamo realizzando sia le tre linee di tranvia (i tratti già progettati e finanziati sono Scandicci-Santa Maria Novella, Peretola-Piazza Libertà e Careggi-Fortezza da Basso), sia una vera e propria metropolitana di superficie, che funzionerà una volta terminato il sottoattraversamento ferroviario dell’Alta velocità. I treni veloci passeranno in sotterranea e libereranno i binari di superficie che saranno dedicati ai convogli regionali e locali. Così, la ferrovia che ha sempre “tagliato” in due la città, si trasfomerà da problema in una risorsa decisiva.

Il trasporto pubblico locale, in tali diverse modalità, è l’asse strategico di questa politica di risanamento ambientale della mobilità fiorentina. In questa essenziale operazione per il futuro della città, l’Ataf gioca un ruolo essenziale. Per questo il Comune ne sosterrà con decisione il potenziamento e l’efficienza, accompagnandone l’azione con nuove busvie e corsie protette,e garantendo ancora maggiore efficacia alla loro funzionalità per un deciso incremento di puntualità e tempestività di trasporto. Verrà anche assicurato il più organico raccordo tra servizi su ruote e servizi su rotaia mano a mano che le nuove infrastrutture tramviarie e ferroviarie entreranno in azione. Ad un tempo, la rete dei taxi sarà integrata con ancora maggiore funzionalità nel sistema del trasporto pubblico locale.

Anche il sistema della sosta diverrà parte costitutiva della trasformazione della mobilità fiorentina. Il principio è semplice e chiaro: gratuità per i residenti (ovviamente nelle rispettive zone di pertinenza) e per i pendolari tariffe agevolate e concordate. Che dovranno comunque scoraggiare l’uso del mezzo privato soprattutto per chi viene da fuori città. Le risorse ricavate dalla Firenze Parcheggi, la società che gestisce la sosta, vengono reinvestite e servono alla realizzazione dei nuovi parcheggi, alcuni già funzionanti, altri in costruzione (circa 2600 posti tra piazza Beccarla, Fortezza da Basso, piazza Alberti, aeroporto, piazza Ghiberti) altri in progettazione (come piazza Vittorio Veneto e nell’area ex ferroviaria alla Leopolda). Resta aperta l’ipotesi di un nuovo parcheggio interrato in Oltrarno, che verrà verificata e discussa con i cittadini.

Un capitolo molto importante di questa strategia è poi rappresentato dalla terza corsia autostradale,i cui lavori sono già iniziati, e che aiuterà ad alleggerire il traffico nella circonvallazione da sud a ovest della città, assieme al by pass del Galluzzo, al viadotto di Varlungo (prolungato fino a viale Verga) e al nuovo parcheggio scambiatore al casello di Certosa. Abbiamo anche avviato uno studio di fattibilità per la migliore localizzazione di una circonvallazione da est a nord, che alleggerirà enormemente il traffico sui viali e ne consentirà una progressiva riqualificazione funzionale. E’ inoltre avviata una fase di miglioramento per la funzionalità dell’aeroporto, che sia coerente con le esigenze di tutela della popolazione residente.

In questo grande processo di trasformazione urbana ci attrezzeremo perché la costruzione delle nuove opere produca il minor fastidio possibile ai cittadini. A questo fine costituiremo un organismo autonomo di garanzia che dia ascolto e piena attenzione ai problemi dei singoli e della collettività, seguendo ogni aspetto e ogni fase della realizzazione degli interventi per prevenire e mitigare le eventuali cause di disagio. Il nostro obiettivo di fondo è quello di non lasciare mai soli i cittadini e di garantire loro la massima tutela durante tutto il processo di cantierizzazione e di messa in opera delle nuove infrastrutture.

Quello che abbiamo avviato è, insomma, il più grande e organico intervento che si sia mai realizzato a Firenze in questo dopoguerra per rendere la sua mobilità all’altezza di moderna città europea. Ma anche in questo caso si ripropone con forza il problema delle risorse. Il governo nazionale destina finanziamenti a grandi opere infrastrutturali, non sempre di sicura utilità (come il Ponte sullo stretto di Messina) e ignora le esigenze delle grandi aree urbane e metropolitane. Mentre sono indispensabili una politica coerente e integrata per il sistema delle grandi città e un piano straordinario di investimenti appositamente concepito, che del resto proprio l’Unione europea chiede e auspica.

Naturalmente, nell’attesa che la trasformazione si compia, il traffico non si ferma. Per questo ci stiamo impegnando per governare al meglio i flussi in modo da incrementarne la sicurezza e diminuirne l’intensità. Le 15 rotonde costruite hanno dato buoni risultati: traffico più fluido e forte diminuzione degli incidenti. Altre 10 rotonde sono in programma. Ma abbiamo ancora troppi morti e troppi feriti per le strade. La sicurezza della mobilità è un obiettivo che perseguiamo con la massima determinazione: attraverso passaggi pedonali rialzati, dissuasori, restringimenti di carreggiata, limiti di velocità. Così come potenziando la manutenzione programmata delle strade perché ci siano sempre meno rischi per la circolazione. Così come, ancora, mediante campagne educative che non ci stanchiamo di rinnovare. E dispiegando, al massimo delle nostre risorse, il controllo delle regole sulle strade.

Una città che cura e costruisce il suo ambiente e la sua bellezza

Gli ultimi rapporti sulla qualità dell’aria a Firenze concordano nel dire che complessivamente si registra una generale diminuzione delle situazioni di emergenza legate all’inquinamento atmosferico, dopo i ripetuti superamenti dei livelli di attenzione e di allarme registrati negli anni novanta. Ma la situazione resta critica. Per rispettare la direttiva europea che fissa limiti precisi alle sostanze inquinanti dal 2005, le politiche già messe in atto a livello metropolitano (abbandonati i provvedimenti solo emergenziali) prevedono blocchi progressivi e programmati del traffico per i veicoli più inquinanti e incentivi per l’acquisto dei mezzi più rispettosi dell’ambiente.I contributi del Comune vanno da 450 euro per ciclomotori a quattro tempi fino a 3.000 euro per auto a metano. Abbiamo varato il progetto metano ed oggi Firenze condivide il primato italiano per i taxi a gas; stiamo cambiando il parco mezzi dell’Ataf, entro l’estate i bus a metano saranno 100 e incrementeremo i bussini elettrici (che centro sono gratuiti per i residenti della nostra provincia); siamo stati la prima grande città ad incentivare l’acquisto dei veicoli elettrici che oggi sono arrivati a quota 2.000, una delle più alte in Italia. Il trasporto e la distribuzione delle merci nel centro storico saranno razionalizzati e avverranno con mezzi ecologici, attraverso il progetto “Transit point” previsto dal Piano Strategico e già in fase di progettazione esecutiva. Abbiamo una rete di piste ciclabili di 24 chilometri; a giugno partiranno i lavori per ulteriori 21 chilometri alle Cascine lungo la riva destra dell’Arno. Con il programma “Mille e una bici”, il noleggio di una bicicletta per l’intera giornata costa ai fiorentini 1 euro.

Ma faremo molto di più. Tutto questo significa prendere sul serio la qualità ambientale della vita di tutti. E’ una battaglia fatta di molte tappe che ci sono chiarissime e che, con l’impegno e il tempo necessari, ci porterà a ripristinare l’equilibrio ottimale fra le esigenze del vivere in modo sano e sereno la città e il muoversi fra le sue vie e le sue piazze in modo sicuro, piacevole e rapido. In questa direzione ci stiamo muovendo con la massima coerenza.

Proprio per questo difenderemo e aumenteremo il verde nella città e in tutti i suoi spazi. Miglioreremo, come già abbiamo fatto, lo stato dei nostri giardini e altri nuovi ne creeremo. All’Argingrosso, in via Mariti, a Sorgane, sul Lungarno del Tempio abbiamo già provveduto a rinnovarli. Continueremo a curare e moltiplicare gli alberi, che a Firenze sono circa 80.000. Abbiamo avviato un programma pluriennale di potature e sostituzione delle piante malate e stiamo monitorando in modo sistematico il loro stato di salute. Quando necessario e tecnicamente possibile provvediamo alle sostituzioni, facendo comunque in modo che gli alberi reimpiantati siano sempre in numero maggiore di quelli abbattuti. Anche piantandone di nuovi laddove non ci sono mai stati.

Firenze ha poi un grande parco: Le Cascine. Una nuova società è stata creata per valorizzarlo, recuperare le strutture che vi si trovano, migliorarne l’estetica e la fruibilità. Le Cascine sono anche divenute il perno di un sistema di parchi metropolitani che si snoda lungo il corso dell’Arno, come il parco fluviale dalle Cascine-Argingrosso-Renai, così come il parco del Terzolle e del Mugnone. Ma è il fiume in sé che “torna” finalmente ai fiorentini: con le nuove piste ciclabili e appositi percorsi pedonali tra le Cascine e i Renai; con la pulizia delle sponde e la navigabilità; con il miglioramento e la messa in sicurezza delle sue acque. E’ una opzione precisa del Piano strategico cui stiamo dando realizzazione. Ed è una scelta ben ancorata nel Piano strutturale, che ha proprio nell’Arno e nei suoi valori paesistici e ambientali il proprio asse portante.

Infine, tutelare l’ambiente significa curare le risorse più essenziali della città. Così, ci siamo preoccupati anche della nostra acqua, che è divenuta finalmente molto migliore e gradevole da bere, grazie ai nuovi impianti dell’Anconella.

Ma Firenze è anche la bellezza delle sue piazze: altro elemento costitutivo del suo ambiente e della sua vita civile. Siamo impegnati nella migliore manutenzione delle nostre piazze storiche ma ne stiamo anche costruendo di nuove, come luoghi di integrazione sociale e culturale. Per questo abbiamo reso più attraenti, più ospitali e più belle antiche o vecchie piazze di diversi quartieri della città (come piazza Dalmazia, piazza Leopoldo e piazza Tommaseo a Settignano, o come stiamo facendo in piazza Santa Maria Novella). E per questo stiamo realizzando Piazza delle Murate, la nuova Piazza Ghiberti (sopra il nuovo parcheggio di S. Ambrogio), la nuova piazza pedonale della Fortezza, la piazza Luigi dalla Piccola nella zona di San Jacopino, la piazza della ex Longinotti, le piazze che si apriranno nell’ex area Fiat a Novoli. Per quanto riguarda la situazione di piazza del Grano, all’uscita degli Uffizi, occorre sbloccare la situazione. E’ inaccettabile che le incertezze e le ambiguità del Ministero dei Beni culturali facciano pagare un prezzo alla città lasciando la piazza in uno stato di incompiutezza, con uno scempio anche dal punto di vista estetico.

La città sta ritrovando il gusto per l’innovazione estetica e architettonica della sua più propria tradizione rinascimentale. E si avvale, a questo fine, di grandi maestri dell’architettura contemporanea: da Norman Foster a Santiago Calatrava, da Leonardo Ricci a Jean Nouvel, da Arata Isozaki a Renzo Piano, da Giancarlo De Carlo a Rodolfo Natalini, da Aimaro Isola a Francesco Dal Co.

Una città senza “periferie”

Ciò che Firenze sta diventando è una città dalle molte anime, dai molti centri. Sarà ancora più chiaro quando la grande trasformazione in corso sarà compiuta. Ma già ora lo si vede bene. L’impegno, che abbiamo appena richiamato, sulle piazze, antiche e nuove, dà il segno dell’idea di città che ci muove. Per questo stiamo anche ponendo la massima cura nel migliorare la qualità della vita collettiva, e dei servizi che la compongono, in quartieri come Le Piagge o S.Bartolo a Cintoia: dove sono stati realizzati Piani di Recupero Urbano di grande qualità e importanza, con investimenti pubblici e privati. Vi abbiamo situato nuovi alloggi ma anche attrezzature sociali, iniziative di formazione professionale, attività di sperimentazione edilizia e tecnicoscientifica. A Brozzi, Quaracchi, Peretola sono in corso lavori per valorizzare gli antichi tessuti urbani e di vicinato, aumentando spazi e opportunità di interazione collettiva, oltre che di riconoscimento simbolico. In modo che ciascuno senta di appartenere a una parte ben riconoscibile di una città comune.

Ma Firenze sta diventando città dai molti centri anche per i nuovi spazi che la trasformazione economica degli ultimi trent’anni ha reso disponibili per le strategie innovative della città. Molte fabbriche sono emigrate fuori città ma ciò che sembrava una perdita si è rivelata una grande opportunità. Pubblico e privato hanno collaborato per trovare il modo migliore di sfruttare aree e immobili destinabili a nuove funzioni. Il nuovo Palazzo di giustizia, l’Università, nuovi insediamenti, un parco al posto della Fiat a Novoli, abitazioni e supermercato nell’ex Superpila in piazza Leopoldo; alloggi per giovani coppie e verde nell’ex Gondrand a Rifredi; ancora alloggi e verde nell’ex Sime nella zona di via Baracca; un supermercato e un auditorium con due nuove piazze (e un ufficio postale, una farmacia, una banca) nell’ex Longinotti a Gavinana; un centro commerciale con un nuovo centro sociosanitario e un parco nell’ex Gover alle Piagge; una biblioteca, un giardino, parcheggi e alloggi nell’ex Benelli e Pegna in viale D’Annunzio.

Nuove opportunità si aprono nel nostro futuro immediato: i locali universitari che si liberano in centro, Leopoldine e Conventino (che stiamo ristrutturando dopo una esperienza di progettazione partecipata), il gasometro. E c’è la battaglia per aree importantissime che appartengono allo Stato: la Manifattura Tabacchi, S.Orsola, la caserma di Costa S.Giorgio. Sono spazi dove Firenze può progettare nuove strutture di vita civile, nuovi modi di stare insieme: far rifiorire antichi mestieri artigiani, dare servizi alla cittadinanza, passare più tempo libero all’aria aperta. Il Piano strutturale proposto dall’amministrazione fissa le regole base che derivano da questa idea di fondo: stop a nuovi centri commerciali, soddisfare innanzitutto il bisogno di casa dei cittadini, stop a nuovi alberghi nel centro storico, niente gattacieli, difesa del commercio e dell’artigianato, più piste ciclabili e spazi pedonali. È essenziale che questi progetti maturino in un quadro di ascolto e partecipazione diretta della popolazione nel censire i bisogni, definire le priorità, valorizzare la qualità sociale ed ambientale degli interventi.

Una città pulita

Dal 2000 è stato introdotto il lavaggio quotidiano dei monumenti del centro storico. Dal 2003 procediamo anche alla raccolta manuale dei rifiuti e con appositi mezzi elettrici provvediamo a più passaggi di pulizia nelle aree più frequentate. La raccolta differenziata dei rifiuti è cresciuta dal 17% al 32%. Presto il sistema di finanziamento dello smaltimento dei rifiuti passerà da tassa a tariffa: ogni cittadino pagherà in proporzione alla sua quantità di spazzatura. Uno stile di vita più attento agli sprechi (anche e soprattutto energetici) e alle possibilità di recupero delle sostanze che gettiamo ogni giorno diventerà così più conveniente per ciascuno. Ridurre, riciclare, differenziare i rifiuti sarà un dovere primario tanto per l’amministrazione quanto per i cittadini. Ma accanto a nuovi stili di vita, parsimoniosi e selettivi, e oltre a valorizzare l’energy manager per razionalizzare i consumi di energia e attivare un Piano energetico comunale che abbatta gli sprechi e prevenga le emergenze coinvolgendo cittadini e aziende, dobbiamo considerare la costruzione di un termovalorizzatore. Senza di esso, entro brevissimo tempo, non riusciremo più a smaltire i nostri rifiuti, per quanto ben gestita, oculata e differenziata ne sia la raccolta. E la nostra città sarà condannata a vivere drammatiche emergenze come quelle di alcune grandi città meridionali del nostro Paese.

La città dello sviluppo

Costituiremo un’agenzia di marketing per tutta l’area metropolitana fiorentina. La sua funzione sarà quella di mettere in relazione le imprese e i centri di ricerca del nostro territorio con chiunque nel mondo possa avere interesse per Firenze (cioè praticamente tutti) per attrarre competenze e investimenti.Ma pensiamo anche a un ruolo attivo del Comune nel favorire un sistema di reti qualificate per quei comparti produttivi (artigianato di qualità, moda, meccanica) dove è più possibile la collaborazione tra piccole e medie imprese, le aziende più grandi, i centri della ricerca e della formazione. Nell’area metropolitana stanno emergendo nuovi nodi cruciali dello sviluppo: l’area espositiva e congressuale della Fortezza da Basso, il polo scientifico e tecnologico di Sesto Fiorentino, il polo universitario di Novoli, il nuovo centro civico di Scandicci.

Un turismo equamente sostenuto

Le attività connesse al turismo producono oggi circa un quinto della ricchezza complessiva che si realizza a Firenze e costituisce anche una voce importante del suo sviluppo tecnologico e imprenditoriale. Dunque, il turismo è tanto importante quanto indispensabile,e non solo inevitabile data la rilevanza di Firenze nel mercato mondiale del settore. Ma c’è anche l’altra faccia della medaglia: gli alti costi di manutenzione, pulizia, sorveglianza ricadono solo sui residenti, sui fiorentini. E’ una situazione di iniquità fiscale che va riequilibrata. E’ anche per questa ragione, e non solo per esigenze finanziarie, che continueremo a reclamare la istituzione di un contributo di scopo che, sulla scorta di quanto succede in molte realtà estere, sia finalizzato ai servizi di cui fruiscono non solo i fiorentini ma tutti i “city users”, i visitatori, i turisti.

Un governo partecipato della città

La partecipazione dei cittadini non è uno slogan. È un metodo di governo, uno strumento per gestire e governare meglio la città. Affrontare le pressioni che i cittadini manifestano verso forme più partecipative ed inclusive di democrazia urbana è una sfida presente in tutte le grandi città. Noi intendiamo cogliere questa spinta collettiva, vogliamo valorizzarla e farne tesoro. Renderla una risorsa decisiva per il buon governo di Firenze. Promuoveremo la cultura delle differenze e combatteremo le discriminazioni legate all’orientamento sessuale e all’identità di genere. Pensiamo anche al grande tema dei diritti delle donne: non riguarda solo la questione, pur decisiva, di una rappresentanza politica da riequilibrare in direzione delle donne. Riguarda l’intero complesso delle azioni di governo della città – dalle politiche sociali, alla mobilità, agli orari – che vanno ripensate dal punto di vista di una partecipazione attiva delle donne. Per questo l’amministrazione intende facilitare le tante partecipazioni:dei cittadini, dei comitati, del volontariato, dei residenti nei quartieri e nelle zone che vivranno interventi di trasformazione per progettare gli interventi e gestire quelli già decisi, degli utenti dei servizi, per monitorarne l’efficienza e l’efficacia. Vogliamo farlo per tre motivi.

Il primo è che questo significa fare politica in modo più trasparente e democratico. Più faticoso, magari, perché sottopone alla critica costante esercitata dai cittadini. Ma crediamo anche più serio ed efficace: più capace di trovare le soluzioni migliori per tutti.

Il secondo è che la partecipazione diventa essenziale in una fase di trasformazione profonda del territorio come quella che stiamo vivendo. Siamo chiamati tutti insieme a decidere come devono essere le nostre strade, le nostre piazze, i nostri giardini. Questo non può non avvenire attraverso procedure di partecipazione deliberativa garantite: dove le voci dei cittadini siano registrate, messe a confronto, discusse. Dove le scelte avvengano per via davvero democratica.

Il terzo è che i cittadini debbono esprimersi in qualità di utenti dei servizi forniti dal Comune. Nel momento in cui cresce la collaborazione tra amministrazione pubblica e soggetti privati, è essenziale che l’interesse collettivo abbia costante voce in capitolo nelle scelte e nelle strategie delle aziende partecipate che forniscono servizi alla collettività. Ciò significa provvedere a stabili e periodiche verifiche di soddisfazione dei cittadiniutenti per farne materia di discussione e valutazione in consiglio comunale.

Un Comune, efficiente e innovato

Pensiamo a un aggiornamento dello statuto comunale per introdurre strumenti nuovi di partecipazione democratica della cittadinanza. Pensiamo di costruire in modo stabile e continuativo, a fianco di quello economico e finanziario, il «bilancio sociale» delle attività svolte o promosse dal nostro Comune. E’ una pratica di governo e di partecipazione che deve consentire di «guardare dentro» le nostre politiche e la loro efficacia. Non solo per ribadire la nostra trasparenza, ma per coinvolgere i cittadini e responsabilizzarli nello spingerci a fare meglio il nostro mestiere di amministratori, esponendoci alla loro critica e ai loro suggerimenti. E per avere noi quegli elementi di conoscenza delle situazioni, dei problemi e delle criticità che ci permettano di consolidare determinate strategie e di correggerne o migliorarne altre. Vogliamo dare così compiuta consistenza alla nostra responsabilità politica e amministrativa. La quale è seria e credibile solo se nutrita di adeguate e puntuali valutazioni pubbliche su come sappiamo agire, correggerci e migliorare. E sulla sintonia che deve sempre legare il nostro modo di vedere i problemi e le opportunità dei cittadini con le urgenze e le attese delle persone che si affidano al nostro amministrare. Ma «bilancio sociale» significa anche coinvolgimento e concertazione sociale: vuoi nella sua impostazione, vuoi nella valutazione dei suoi risultati, vuoi nelle azioni innovative che ne debbono derivare. Per questo avremo ancora più bisogno della collaborazione attiva e organica delle associazioni in cui si aggrega e prende voce la società fiorentina: da quelle di volontariato, alle organizzazioni e rappresentanze dei nuovi cittadini immigrati, alle istituzioni religiose e laiche, agli enti del terzo settore, alle associazioni culturali e sportive, al mondo della cooperazione, alle organizzazioni sindacali e imprenditoriali.

Pensiamo a un deciso potenziamento del ruolo dei Quartieri. Sia nella loro attività già essenziale nel fornire informazioni e servizi alle persone. Sia nel loro essere strutture portanti, in quanto futuri «municipi», di quella che sarà la Città metropolitana di Firenze. Ma vogliamo potenziarne ruolo, competenze e risorse anche perché sappiamo che è nei Quartieri che la democrazia municipale prende giorno per giorno forma e corpo. È nei Quartieri che i cittadini vivono la ricchezza delle relazioni di vicinato, si scambiano la loro solidarietà e confrontano con maggiore immediatezza idee e soluzioni per i problemi della loro vita quotidiana. Non escludiamo che si renda necessario anche un rapido ripensamento circa il loro numero e i loro confini in funzione di un loro ulteriore avvicinamento ai cittadini.

Progettare con i cittadini

Si è iniziato con i progetti delle cinque piazze di Firenze, da Santa Maria Novella a Sorgane, per coinvolgere cittadini, associazioni, volontariato nel ridisegno di aree della città. Abbiamo avvito importanti esperienze al Conventino e alle Piagge.L’obiettivo non è solo quello di definire progetti condivisi, ma anche interventi migliori, in quanto capaci di riflettere e rispondere alle esigenze di chi vive e abita in quelle zone. Vogliamo sviluppare la democrazia partecipativa in una direzione essenziale per la crescita civile della città: il governo del territorio.Il nuovo piano strutturale prevede che i cittadini siano attivamente coinvolti nella formazione e nell’attuazione delle decisioni pubbliche in campo urbanistico. Si tratta di decidere come migliorare il “paesaggio” della nostra città; come migliorare le nostre periferie; come abbellire le nostre piazze, le nostre strade, i nostri giardini; come assicurare la qualità e l’estetica dei nostri edifici; come utilizzare nell’interesse di tutti e al meglio spazi e risorse collettive. Tutto questo lo vogliamo fare attraverso la discussione e il confronto tra progetti e ipotesi di lavoro che i cittadini sappiano e vogliano esprimere.

Servizi pubblici locali verso una maggiore efficienza

Le aziende partecipate sono un grande patrimonio dei fiorentini. Sono lo strumento attraverso il quale in misura sempre maggiore l’Amministrazione offre i suoi servizi. In questi anni le società partecipate dal Comune sono state protagoniste di uno straordinario numero di trasformazioni, che hanno avuto un unico obiettivo di fondo: offrire servizi sempre più efficaci ed efficienti ai cittadini.

Non abbiamo privatizzato e non privatizzeremo nessuna di queste realtà. Nei prossimi anni vogliamo invece rendere i servizi sempre più a misura dei cittadini, nell’offerta, nei costi, nell’aumento delle opportunità e delle risposte che vengono date ai bisogni della città. Vogliamo che i cittadini siano pienamente garantiti nel loro ruolo di consumatori e utenti dei servizi. Pensiamo ad una agenzia generale che aggreghi sotto il proprio controllo tutte le proprie partecipazioni in società che gestiscono pubblici servizi e che sia amministrata sulla base di specifici indirizzi formulati e verificati periodicamente dal Consiglio comunale in rappresentanza dell’insieme della città fiorentina. In modo da coniugare saldamente la necessaria autonomia gestionale delle singole società con precisi indirizzi politici e amministrativi cui orientare le loro strategie. Provvederemo, come abbiamo già rimarcato, a stabili e periodiche verifiche di soddisfazione degli utenti: in modo da prevenire e correggere ogni comportamento di queste società non corrispondente alle esigenze e alle attese dei cittadini.

La città della pace

Viviamo in un momento difficile. Un nuovo terrorismo globale lascia insicuro ognuno di noi; il conflitto in Iraq sta assumendo i contorni di una guerra civile; tra israeliani e palestinesi si allunga la spirale della violenza; decine di conflitti dimenticati mietono vittime, soprattutto bambini e donne, in molte parti del mondo.

Dalla nostra città si deve alzare forte la voce per la pace. Il voto per le elezioni amministrative serve anche a questo: a sostenere la voce di chi chiede un Iraq senza guerre, aiutato dall’Onu nella sua transizione verso la democrazia. Contro la guerra. Contro il terrorismo. È la bandiera di Firenze. È il suo impegno.

Centinaia di bandiere della pace ai terrazzi e alle finestre della nostra città testimoniano questa volontà. È impegno preciso dell’amministrazione adoperarsi perché non rimangano una semplice testimonianza ma corrispondano a una pratica quotidiana di vita civile. A tutti i livelli. Di concerto con le Nazioni Unite e con l’Unione Europea, Firenze può e deve affermare il proprio ruolo internazionale nella ricerca di un accordo di pace in Medio Oriente, proponendosi come sede di incontri diplomatici e culturali. La Carta di Firenze, siglata nel marzo 2002, è stata la premessa per gli accordi di Ginevra del dicembre 2003, che continuano a rappresentare l’antitesi ai comportamenti di guerra che sempre più si vengono concretamente affermando sul campo. Un altro obiettivo per cui continueremo a lavorare è un grande convegno, analogo a quello organizzato cinquant’anni fa da Giorgio La Pira sulla pace e i diritti umani, con i sindaci delle capitali mondiali. Istituiremo un apposito Ufficio per la pace,capace di svolgere un ruolo attivo e permanente su questo fronte, soprattutto per quanto riguarda le cosiddette «guerre dimenticate». Continueremo a utilizzare le onorificenze della città come segnale in questa direzione. Monitorare di più la situazione fiorentina e toscana in materia di produzione e commercio di armi; pensiamo di modificare i regolamenti delle gare d’appalto per escludere i soggetti che vi sono coinvolti. Trasmetteremo alle scuole materiale e proposte in materia di pace. Incrementeremo gli accordi di cooperazione internazionale e i gemellaggi con realtà istituzionali e volontarie protagoniste del riscatto dei popoli in via di sviluppo.

Leonardo Domenici
Firenze, 12 maggio 2004