LEGAMBIENTE

 

Il Governo Berlusconi, su proposta del Ministro Matteoli, ha presentato in Parlamento un disegno di Legge di "Delega al Governo in materia ambientale" che potrebbe diventare la base per un radicale e vasto attacco contro l'intera normativa ambientale, annullando anni di faticose e complesse riforme.

La delega richiesta non è solo troppo ampia, è totale, come se dovesse servire a fare tabula rasa.

Questa iniziativa suscita preoccupazione e allarme anche per le scelte operate dal Governo Berlusconi in materia ambientale nel suo primo anno di vita.

Col pretesto della semplificazione normativa, il Governo delegittima l'intero sistema di tutela dell'ambiente e del paesaggio:dai parchi nazionali alle riserve marine,dalla difesa del suolo alla tutela delle acque,dalla gestione dei rifiuti alle bonifiche dei siti inquinati,dall'inquinamento atmosferico alla valutazione d'impatto ambientale,compreso l'intero sistema delle sanzioni per ogni tipo di reato ambientale.

Sottovalutando l'ampiezza e la complessità dell'intervento prospettato,non tenendo evidentemente conto del fatto che la gran parte delle norme può essere modificata solo d'intesa con la Comunità europea,questa iniziativa del Governo produrrà effetti pericolosi che non è difficile prevedere: la normativa vigente sarebbe o formalmente o, comunque, sostanzialmente delegittimata; solo in parte verrebbe sostituita da nuove norme operative;si moltiplicherebbero i contenziosi e le procedure comunitarie d'infrazione contro l'Italia;vi sarebbero norme affrettate e di scarsa qualità tecnica.

Un risultato di questo caos annunciato è, già da ora, prevedibile: una deregulation di fatto, con l'effetto annuncio di un generale condono ambientale!

Difficoltà e ritardi nelle politiche ambientali non sono mancati nemmeno in passato, ma oggi siamo di fronte a ben altro.

Per questo lanciamo un S.O.S.: l'ambiente del nostro Paese sta correndo il grave pericolo di un sostanziale indebolimento dei livelli di tutela e di protezione.

La portata antiambientale di questo disegno di legge di delega è ben chiarito,oltre che dal carattere totalizzante della delega,dai criteri che la ispirano,dalle misure di diretta applicazione che già contiene,nonché da un quadro allarmante di provvedimenti e di misure,approvate o in discussione,che incidono pesantemente sulla tutela ambientale.

Fra i criteri generali c'è un'indicazione esplicita a stare alla coda dei Paesi europei nelle politiche ambientali,viste impropriamente come rischio per la competitività delle imprese; le procedure previste dalla legge obiettivo(Ln.443 del 21 dicembre 2001), che comportano una riduzione della trasparenza,della tutela e della partecipazione degli Enti locali,vengono proposte anche per gli interventi ambientali.

Fra i criteri specifici colpisce la genericità degli enunciati che lasciano carta bianca al Governo e spazio alle pressioni di ogni interesse particolare; mentre si stenta ad individuare i criteri di reale miglioramento ambientale, non mancano invece quelli che comportano erosione dei livelli di tutela e di diritti acquisiti, come l'annunciata intenzione di svuotare la legge sull'inquinamento elettromagnetico

Le prime misure di diretta applicazione sono tutte contro l'ambiente: prevedono la caccia nei parchi; possibilità di estendere la sanatoria di abusi edilizi in aree vincolate; facoltà per i Comuni di elevare la possibilità di edificare a diritto, da compensare, a spese pubbliche o con licenza di costruire da un'altra parte, quando questa dovesse essere limitata per vincoli ambientali.

Fra gli altri provvedimenti che accompagnano questa delega, ricordiamo lo svuotamento della valutazione d'impatto ambientale per un lungo elenco di opere (la citata Legge obiettivo), che evidenzia come, per questo Governo, l'ambiente sia sempre una variabile subordinata e trascurabile a fronte di interessi economici considerati comunque prioritari.

Ricordiamo, inoltre, le misure previste dalla Legge Tremonti(L.n.383/2001)che prevede la riduzione della responsabilità per danno all'ambiente, realizzata abbassando i livelli delle sanzioni e introducendo forme di condono dei reati ambientali, nonché la sanatoria degli immobili abusivi realizzati per fini economici.

Questo elenco, incompleto, si conclude con il decreto 15 Aprile 2002 n.63, con il quale l'intero patrimonio dello Stato, compresi boschi demaniali e spiagge, palazzi ed altri beni storici e culturali, viene trasferito ad una società, la "Patrimonio S.p.A.", che opera per la sua "valorizzazione, gestione ed alienazione"e con in quale viene creata anche la "Infrastrutture Spa"che può utilizzare il patrimonio ed il demanio pubblici come garanzie per finanziare opere pubbliche,strade e autostrade.Alcune assicurazioni fornite dal Governo,date le finalità finanziarie e le ampie possibilità previste di valorizzazione e di alienazione, non bastano ad allontanare la preoccupazione che questo decreto finisca col produrre un indebolimento delle tutele di beni ambientali e culturali di pregio.

Anche in settori delicati come quello energetico,l'attuale maggioranza parlamentare ,da un lato,al di fuori di ogni programmazione,propone corsie preferenziali per autorizzare la costruzione di grandi centrali termoelettriche e,dall'altro,vorrebbe rilanciare il nucleare,intervenendo strumentalmente nella ratifica del Protocollo di Kyoto.

Né va,infine,dimenticato che il Ministro Matteoli ha commissariato l'ANPA con un personaggio noto soprattutto per le sue posizioni antiambientali,che, nonostante i ripetuti richiami della corte dei Conti,non ha attuato la riorganizzazione del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio ,prevista dalla normativa vigente,mettendo le strutture ministeriali in una condizione di incertezza e di difficoltà di funzionamento.

Nei prossimi anni c'è il rischio di uno svuotamento della normativa,ma anche quello di un indebolimento degli strumenti tecnici ed attuativi delle politiche ambientali.

Il disegno di legge "Delega al Governo in materia ambientale" prevede18 mesi per i decreti legislativi ed altri due anni per le norme secondarie, tecniche ed attuative, con la possibilità, sempre per 2 anni dopo i decreti legislativi, di apportare modifiche. Per questo periodo, che coincide con il completamento di questa legislatura, il Parlamento, per tutta la materia ambientale, non avrebbe alcun potere decisionale e verrebbe chiamato ad esprimere solo pareri, con tempi molto ristretti. La redazione dei testi dei decreti legislativi verrebbe affidata ad una Commissione di 24 componenti, scelti tutti dal Governo, come se le Commissioni parlamentari e lo stesso Ministero dell'Ambiente non esistessero.

Questo grave attacco all'ambiente non deve passare: l'Italia, come ogni altro Paese europeo, ha diritto ad un livello avanzato di tutela ambientale.

Il disegno di legge delega va ritirato e va sostituito con provvedimenti circoscritti, in sintonia con le normative europee, attuati non per indebolire ma per rendere più incisiva la tutela dell'ambiente.

Ma i pericoli non si limitano ad un singolo collegato della finanziaria: è tutta la manovra che va ripensata, a cominciare dai tagli per il comparto dell’ambiente, ambito come sempre penalizzato.

La legge finanziaria per il 2003 è assolutamente indifferente alla tutela ambientale. Di questo argomento si occupa esplicitamente un solo articolo, senza prevedere interventi rilevanti. Il Governo Berlusconi, invece, nei passati diciotto mesi ha dedicato grande attenzione a questo settore,sfornando decine di provvedimenti legislativi finalizzati a scardinare sistematicamentela normativa di tutela ambientale, faticosamente costruita negli ultimi quindici anni.

E grande attenzione dedicherà all’ambiente la Commissione Speciale incaricata di riscrivere, stravolgendola,l’intera legislazione di settore, come prevede la legge delega che il Governo cerca di far passare in Parlamento proprio in questo periodo. Nel frattempo, la volontà di non investire nella prevenzione e nella salvaguardia dell’ambiente è ben rappresentata dalla Finanziaria 2003.

Il dato della spesa per le politiche ambientali  è eloquente – si passa da 2,9 miliardi di euro del 2000, a 1,3 miliardi di euro per il 2003 – il comparto dell’ambiente costituirà nel 2003 solo lo 0,4% del Bilancio dello Stato , mentre  l’investimento nella protezione dell’ambiente rappresenterà  un misero 0,2%, vale a dire due terzi in meno rispetto al 2000.

Queste sono in sostanza le proposte della Finanziaria 2003 per l’Ambiente:

a)    Riduzione dei i fondi previsti per il 2003 per la difesa del suolo

 Nel comparto della difesa del suolo(L. n.183/1889 e  L. n. 180/1998) si ha un taglio complessivo nel solo 2003, rispetto al 2002, di 202.066.000 Euro , con un taglionel 2003 pari al 28% circa della cifra prevista per lo stesso anno dalla Finanziaria 2oo2.

b)    Riduzione degli stanziamenti per la protezione civile

Anche gli stanziamenti alla Protezione civile vengono sensibilmente ridotti nel 2003 di 15.962.000 Euro , si passa cioè da 1.068.998.000 Euro previsti dalla Finanziaria 2002 nel 2003, ad 1.053.036.000 Euro attuali.

All’art.59 ( recante “Misure di razionalizzazione diverse”), comma 27, a partire dal 2004 sarà autorizzato un limite d’impegno quindicennale di 10 milioni di Euro per il completamento degli interventi urgenti per le opere pubbliche , per la loro messa in sicurezza, e per i rimborsi ai privati a seguito degli eventi alluvionali 2000 e 2003.

c)     Ulteriore taglio dei fondi per i parchi già penalizzati nel 2002 (-10%)

Per quel che concerne le aree protette, a fronte del decurtamento del 10% circa previsto dall’ art.21 della Legge Finanziaria 2002, nel 2003 abbiamo un taglio ulteriore di 1.378.000 Euro, pari ad un – 2,5% rispetto al 2002. Si ricorda che nel 2001 la cifra complessiva attribuita su questo capitolo (ai sensi della L. n. 549/1995 che finanzia i parchi ed altri enti) , dopo le correzioni introdotte dal Ministro dell’Ambiente e del Territorio Matteoli, era di 62.491.284 Euro, mentre oggi è di 53.780.000 Euro.

   d)Riduzione della dotazione per il risparmio idricole  e le risorse idriche

In questo ambito i fondi destinati alla bonifica dei siti inquinati (L.n- 426/1998)

Vengono tagliati per un ammontare di 33.360.000 Euro, con una diminuzione tra le previsioni 2002 e quelle 2003 pari al 25% . ( da 141.717.000 Euro a 108.357.000 Euro)

All’art.57 della Legge Finanziaria 2003, recante “ Fondo sullo sviluppo sostenibile” , viene stabilito che si usi il 25% del Fondo istituito con l’art. 109 della Legge Finanziaria 2001 (L. n. 338/2000) per le aree ad elevata crisi ambientale.Visto che tali interventi riguardano le bonifiche si può dedurre che a questo scopo verrebbero destinati altri 6.250.000 Euro ( posto che per il 2003 l’art.109 della L. n. 388/2000 era 50. miliardi di vecchie lire)

e)    Proroga dell’entrata in vigore della tariffa sui rifiuti urbani   

f)      Taglio dei finanziamenti all’ APAT l’ Agenzia di protezione ambientale e CITES.

Il finanziamento dell’APAT che pur assume nuove compiti quali quelli relativi alle istruttorie sulla IPPC, viene ridotto di 1.480.000 Euro : da 59.227.000 Euro a previsti dalla Finanziaria 2002 per il 2003 ai 57.547.000 Euro attuali.

Per quanto riguarda la CITES, lo stanziamento per il rispetto della convenzione internazionale sulle specie in via d’estinzione(CITES)già ridotto di 2/3 nel 2002 rispetto al 2001, viene mantenuto secondo le previsioni della Finanziaria 2002 per il 2003 a 249.000 Euro con una diminuzione rispetto alle previsioni della Finanziaria 2002 per il 2003 di circa 3.000 Euro.

g)    Tagli al trasporto pubblico ferroviario

Taglio al capitale sociale delle Ferrovie dello Stato SpA, subisce un taglio  nel 2003 di 1.283.000.000 di Euro pari a circa 175 delle risorse previste dalla Legge Finanziaria  2002 per il 2003.

I finanziamenti alle linee ferroviarie ordinarie vengono ridotti di circa 1.283.000.000 Euro. Nel settore dei trasporti che finanzia tra l’altro le ferrovie in concessione, i passanti ferroviari di Milano e Torino e i Trasporti pubblici locali si registra un taglio consistente, di oltre il 50%: si passa da 254.871.000Euro previsti per la Finanziaria 2002 per il 2003 ai 163.200.000 Euro del 2003

h)    interventi di spesa per singole emergenze ( alluvionali o sismiche) al di fuori di un quadro generale di messa in sicurezza del patrimonio edilizio e di salvaguardia del territorio.

 

E qui è il caso di fare riferimento ad una situazione che ci riguarda da vicino, quella della manutenzione e degli interventi di prevenzione dell’Arno.

Il premier Berlusconi non ha preso in considerazione la sicurezza dell’’Arno tra le grandi opere che avrebbero dovuto cambiare l’Italia . Nella finanziaria sono stati ridotti, come da copione, i finanziamenti per le opere strutturali nel Bacino del fiume, affluenti compresi e rimangono ancora incerte le modalità d’impiego dei circa 150 miliardi di vecchie lire che Matteoli alcuni giorni fa si è impegnato a veicolare in Toscana per la realizzazione di opere strutturali.

E’ inutile stanziare soldi solo per correre al riparo delle emergenze, occorre invece un attento piano di prevenzione che tenga conto della cura della pulizia delle sponde e dei corsi, come ci testimonia l’ultimo episodio alluvionale di una certa consistenza quello del 92, che non dipese direttamente dall’Arno, ma da un suoaffluente il Mugnone. Per questo è importante un monitoraggio ed una manutenzione a trecentosessanta gradi, di tutto il bacino idrografico.

 

Anche  i tagli dei finanziamenti  alla Protezione Civile,testimoniano  l’incuranza e l’inadeguatezza degli interventi di questa finanziaria in materia d’ambiente; poiché privare dei mezzi di lavoro un corpo così importante non solo per gli interventi emergenziali, ma altresì per il ruolo che ricopre nella quotidiana educazione dei   cittadini ad una corretta e rispettosa convivenza col fiume,significa non tenere in considerazione la sicurezza e la coscienza civica italiane. 

Comitato Regionale Toscano

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