IDENTITA E
GLOBALIZAZIONE:
I CITTADINI E LE
COMUNITA PROTAGONISTI DEL FUTURO
1. LEGGERE I CAMBIAMENTI
La forza
creatrice della politica non è ragionare a prescindere dalla realtà
Antonio Gramsci
·
Nel mondo
Gli ultimi quattro
anni hanno visto una accelerazione di alcuni aspetti particolarmente negativi dei processi
di globalizzazione, e al tempo stesso hanno mostrato le potenzialità anche positive dei
cambiamenti globali in atto: si è consolidata unidea di governo del mondo
basata sulle logiche del mercato o peggio del profitto; unidea liberista o
protezionista a seconda delle convenienze di pochi Paesi ricchi (il G8) e di grandi gruppi
economici. Il potere globale risiede sempre di più in luoghi unilaterali: il Wto, la
Banca mondiale e il Fondo monetario internazionale, gli uomini e gli interessi che guidano
gli Stati Uniti. Parallelamente, sono entrati in crisi i tentativi di costruire un
approccio multilaterale ai problemi globali: ne è prova il sostanziale fallimento di gran
parte degli ultimi vertici internazionali, dal vertice Fao di Roma alla conferenza di
Monterey sul finanziamento dello sviluppo al summit di Johannesburg, nonché la scelta
ormai conclamata degli Stati Uniti di chiamarsi fuori da questa stessa visione
multilaterale (no al Tribunale penale internazionale, al Trattato antitortura, al
Protocollo di Kyoto, allaccordo sulla deroga alle regole brevettuali per i farmaci
anti-Aids). Tutto ciò ha prodotto una generale accentuazione di fenomeni profondamente
negativi: si è andata allargando la forbice tra ricchi (individui e Paesi) e poveri, si
è rafforzato nel Sud del mondo lintreccio perverso tra degrado sociale e
ambientale, si sono rotti gli equilibri climatici con conseguenze già ora drammatiche su
tutto il Pianeta.
La tendenza
strutturale allunilateralismo ha subìto unulteriore spinta dalla tragedia
dell11 settembre, la quale anziché indurre gli Stati Uniti e gli altri Paesi ricchi
ad affiancare alla lotta sacrosanta contro il terrorismo un impegno forte per affrontare i
drammi della fame, della sete, della miseria, dei mutamenti climatici, delle ingiustizie,
delle guerre, ha accentuato le impostazioni più miopi. Daltra parte, lazione
del cartello dei governi dei Paesi più poveri, simboleggiato dal cosiddetto
G77, ha confermato la totale inadeguatezza delle classi dirigenti africane,
latino-americane, asiatiche a proporre un modello alternativo di governo globale: nella
stragrande maggioranza dei Paesi poveri continuano a governare élite corrotte e
antidemocratiche, distanti dagli interessi dei loro popoli almeno altrettanto del G8.
Venendo alle
contraddizioni più promettenti, è indiscutibile che lattuale globalizzazione, pur
con tutti i suoi limiti, abbia portato effetti benefici, anche sul piano sociale, in molte
aree del mondo e in particolare nelloriente asiatico, dove tutti gli indicatori
dello sviluppo umano fanno segnare da anni un progresso sensibile e costante. Di più,
questo passaggio di millennio reca con sé la concreta speranza che si sia aperta una
nuova, straordinaria stagione di progresso della scienza e della tecnologia: ricca anchessa,
certamente, di pericoli e di ambiguità, primo fra tutti il rischio di uninnovazione
scientifica e tecnologica orientata più agli interessi i pochi privilegiati che ai
bisogni dellintera umanità, ma potenzialmente capace di fornire risposte di
rivoluzionaria utilità a grandi problemi tuttora irrisolti.
Limpegno
stabile di milioni di donne e uomini per costruire un mondo diverso e migliore è laltra
principale novità positiva di questi quattro anni. Quando tenemmo il nostro ultimo
congresso, nel dicembre 1999, erano trascorse poche settimane dalla mobilitazione di
Seattle, oggi il movimento dei movimenti è un fenomeno consolidato, un
protagonista indiscusso sullo scenario globale. Da Porto Alegre a Genova a Firenze il
movimento di critica all'attuale globalizzazione è cresciuto nei numeri e nella
maturità, dimostrando una capacità via via più spiccata di accompagnare ai suoi no
elaborazioni e proposte coerenti con lobiettivo di porre i temi della lotta alla
miseria, al sottosviluppo, al degrado ambientale, dellimpegno per la pace al centro
dellattenzione dellopinione pubblica mondiale. Come tutti i fenomeni sociali
più complessi, anche questo movimento contiene in sé vari aspetti criticabili: unidea
ingenuamente antagonistica e di autosufficienza dalla politica, la tentazione di leggere
tutti i problemi globali secondo schemi antiquatamente ideologici, la timidezza in alcune
sue anime della condanna della violenza e del terrorismo, un giudizio troppo
spesso liquidatorio sui valori dellOccidente e in particolare dellEuropa. Ma
in esso si esprime un bisogno di idealità e di valori, una ricerca di conoscenze
critiche, unaspirazione irriducibile al cambiamento, una forte capacità di cogliere
le connessioni tra dinamiche sociali e ambientali, che costituiscono altrettante risorse
decisive per costruire un mondo migliore. ( A parte lanalisi
su USA e ONU non pagano neanche i contributi e poi pretendono di strattonarlo in
una assurda guerra - qual è la proposta, anche minimale, di Legambiente per un migliore
più giusto - governo mondiale? ONU, WTO, FMI, BM. Si pone o no il problema di un
governo mondiale dellambiente un WTO democratico dellambiente
- al di la dellUNEP?)
·
In Europa
LEuropa oggi
non è più soltanto unespressione geografica: lintroduzione dellEuro, limminente
allargamento a dodici nuovi Paesi ne fanno non ancora una patria ma certamente
un polo geopolitico con una propria identità (stando alla quisquilia della
guerra, lidentità europea appare sbriciolata). La strada verso lEuropa
dei cittadini è ancora lunga, difficoltà ed egoismi continuano a frapporsi ad una piena,
autentica unità, servono istituzioni europee dotate di una forte legittimità democratica
e serve una Costituzione sancita dal voto dei cittadini europei, alla coesione
economico-finanziaria e allunità delle monete e delle banche centrali non ha
corrisposto fino ad ora unanaloga costruzione unitaria in termini di diritti e di
garanzie per il cittadino, e però grazie alla sua storia e al cammino compiuto negli
ultimi decenni il vecchio continente può davvero aspirare ad un confronto da pari a pari (da
pari a pari?) con gli Stati Uniti e ad un ruolo davanguardia nello sforzo quanto
mai urgente per rispondere ai bisogni dei suoi cittadini e per contribuire a porre le basi
di una globalizzazione democratica e solidale.
I migliori valori dellEuropa sono i nostri
valori: una connaturata attenzione alla coesione sociale che ha prodotto, con il Welfare,
gli standard più avanzati di protezione e solidarietà verso i ceti e gli individui più
deboli; la propensione a definire un quadro di regole che favorisca la compatibilità
delle logiche economiche con gli interessi generali (che vuol dire interessi generali?
Dietro questa formula, ambigua ed ideologica, sono passate e passano le peggiori
ingiustizie!) ; lo sforzo per valorizzare la preziosa eredità storica delle identità
e delle autonomie locali e per ricondurla al tempo stesso in una visione unitaria, prima
degli Stati-nazione e oggi della patria europea. L'anima più preziosa
dell'Europa è in
questa miscela di unità e diversità, in una nozione dell'identità che si basa non
sull'appartenenza etnica ma sulla comunanza di bisogni, di interessi e pure di valori.
Troppo spesso, per
ignoranza o malafede, lidentità europea viene annegata in unimmagine
indistinta dellOccidente, che avrebbe in comune identici interessi e valori e
dovrebbe sempre condividere anche obiettivi e politiche. La pensano così quanti
considerano il mondo attuale il migliore dei mondi possibili, il mercato una religione, la
globalizzazione governata nellinteresse di pochi privilegiati un imperativo. Questa
stessa idea dell'Occidente come una monade appartiene, per paradosso, anche a chi sul
versante opposto attribuisce ai Paesi ricchi tutti i mali del mondo: nessuna differenza
tra Stati Uniti ed Europa, sotto le sfumature vi è l'identica volontà di utilizzare la
globalizzazione come strumento di dominio imperiale, neocoloniale sul mondo.
Sottolineare le
diversità tra Stati Uniti ed Europa è invece un passaggio obbligato se si vuole, come
noi vogliamo, guardare al vecchio continente come al possibile battistrada di una visione
dei processi globali distante da quella dell'odierno governo americano, e ancorata ai
valori dell'equità e della coesione sociale, della difesa dell'ambiente, di un approccio
multilaterale ai grandi problemi planetari.
I segni di questa
"differenza" europea sono già visibili: segni economici, ambientali, culturali,
sociali, anche segni politici. Seppure tra incertezze e contraddizioni, l'Europa in più
di un'occasione ha mostrato concretamente la sua differenza: sul Protocollo di Kyoto,
innanzitutto, ratificato dai 15 malgrado il dietrofront americano (gli Stati Uniti erano
tra i Paesi firmatari), o ancora sul tema spinoso dellagricoltura biotech. E però
il percorso di emancipazione dalla tutela politica e militare degli Stati Uniti rimane
ancora per buona parte incompiuto, come dimostrano largamente le incertezze dellEuropa
sulla questione cruciale ella guerra allIraq. E necessario che i governi
europei, che il governo comunitario di Bruxelles rifiutino con decisione l'idea che
l'impegno per sconfiggere il terrorismo globale possa tradursi nel ricorso alla guerra, o
ancor peggio come teorizzato da Bush alla "guerra preventiva" e in una
definitiva legittimazione del ruolo degli Stati Uniti come "gendarmi del mondo".
Non si tratta di
replicare i vecchi miti antiamericani, ormai del tutto consunti. Semplicemente occorre
prendere atto che gli Stati Uniti (distinguerei: questo
governo minoritario- degli USA non è uguale ai cittadini USA così come lItalia
non è Berlusconi. Cè un problema democratico anche nella maggiore potenza mondiale
o no? Tralasciando quanto costa una campagna presidenziale in America e il rapporto
direttamente proporzionale fra chi spende miliardi e chi viene eletto, quando un
Presidente viene eletto con il 25% dei voti espressi e i voti espressi non sono neanche il
40% di quelli esprimibili, cè o no un problema di rappresentanza di una
democrazia?) rispondono a interessi, anche a valori, che non sempre coincidono
con quelli dell'Europa: ostentano, non da ora, un sostanziale disinteresse per la
dimensione sociale, ambientale, civile dello sviluppo e dei processi di globalizzazione, e
specie sotto l'amministrazione Bush sono andati esplicitando una visione dei rapporti
internazionali nella quale l'obiettivo più che condivisibile della lotta al terrorismo è
diventato il pretesto per scelte segnate da tratti inaccettabili di arroganza e
unilateralità.
Solo se saprà
coltivare la sua "differenza", l'Europa potrà contrastare con efficacia i mali
che oggi l'assillano - i rischi di smantellamento del Welfare e gli attacchi ai diritti
sociali; la disoccupazione; le difficoltà ormai croniche dei comparti industriali più
legati all'economia materiale (che diciamo su questo? Siamo contenti? Siamo
preoccupati?); la persistente arretratezza di grandi aree come il nostro Sud;
l'inquinamento che assedia le città - e aiutare a risolvere i drammi che pesano
sull'umanità, compreso il rischio che la miseria e la disperazione di miliardi di uomini
e donne diano alimento - come un velenoso brodo di coltura - a terrorismi,
fondamentalismi, logiche di guerra.
·
In Italia
Non vi è dubbio
che il cambiamento più vistoso avvenuto in Italia negli ultimi quattro anni riguardi la
politica, e discenda dalla vittoria della maggioranza di centro-destra nelle elezioni del
2001 e dalla nascita del governo Berlusconi. Una novità che su vari e diversi terreni ha
prodotto finora risultati negativi: dalle tante scelte che pesano negativamente sulla
qualità delle politiche ambientali (legge obiettivo, legge delega per il riordino della
legislazione ambientale, sanatoria dei reati ambientali), allidea sciagurata i
risanare i conti dello Stato mettendo in vendita beni culturali e paesaggistici, alle
ricorrenti tentazioni di nuovi condoni edilizi, a una generale caduta di attenzione nella
difesa della legalità, alla legge Bossi-Fini sullimmigrazione, alle scelte
annunciate che rischiano di indebolire ulteriormente la scuola e la ricerca pubblica, allipotesi
di devolution che metterebbe a serio rischio lunità nazionale senza
fornire strumenti più efficaci di autogoverno alle comunità locali. Fatti di per sé
già gravi, cui si aggiunge la preoccupazione che il fenomeno-Berlusconi porti
con sé il rischio di una deriva plebiscitaria e privatistica della politica,
testimoniato da anomalie tutte italiane come il conflitto dinteressi, lattacco
sistematico allindipendenza della magistratura, luso della potestà di governo
per fini personali o di gruppo.
Tale giudizio
complessivo non deve però impedirci di cogliere alcuni segnali in contro-tendenza: la
buona tenuta del governo italiano e in particolare del ministro delle politiche agricole
nel no agli Ogm in agricoltura, o i vari casi che vedono esponenti del centro-destra
attestati in materie importanti (la lotta allinquinamento, il no a nuovi condoni
edilizi) su posizioni avanzate (!!!!!!!!!!!!!!!!!????????????). Ma soprattutto, è
importante tenere sempre presente la necessaria distinzione tra le leadership dei partiti
di centro-destra e il loro elettorato: come provano la nostra esperienza quotidiana e la
stessa identità di Legambiente unassociazione cui aderiscono cittadini di
tutte le idee politiche -, e come confermano anche autorevoli ricerche dopinione, la
sensibilità verso i temi legati alla qualità ambientale non conosce infatti confini né
di partito né di schieramento. (Qui è il nodo culturale,
prima ancora che politico, che Legambiente deve sciogliere senza ambiguità! Tutti sono
per la pace, salvo quando capita realizzarla con la guerra! Tutti sono per lo sviluppo -
anche sostenibile -, salvo poi vedere nel concreto cosa significa! Tutti sono per la
salvaguardia ambientale, salvo intenderla come mitigazione dei guasti necessari e
indiscutibili prodotti dal dogma della crescita. Il centro-destra (i suoi gruppi
dirigenti) sono assolutamente intrisi di una cultura che mette al centro (oltre che il
dogma del mercato) una idea feticistica dello sviluppo, nei confronti della quale la
salvaguardia ambientale è una pecetta end of pipe. I provvedimenti del
governo ricordati sopra non sono una accozzaglia di gaffes, sono frutto di una idea
precisa di salvaguardia ambientale (sotto dettatura confindustria): limpresa torni
ad esternalizzare i costi ambientali (acqua, rifiuti, emissioni ecc
..), lo stato
torni a mitigare queste esternalizzazioni. Di integrazione eco-eco non si sente neanche lodore,
nei documenti come nei provvedimenti di questo governo! E daltra parte se se ne sentisse lodore, si sentirebbe lodore
di eresia. La politica è ( se non soprattutto) anche rappresentanza dinteressi (do
you remember DAmato?) E quando gli interessi sono rappresentati da una idea di
competizione cialtronesca che vede la ricerca come (anche qui) impegno esclusivamente
pubblico al servizio di una impresa che vuole recuperare competitività attraverso la
precarizzazione dei rapporti di lavoro e la esternalizzazione dei costi ambientali, la
salvaguardia ambientale viene praticata esattamente come la pace: attraverso la guerra allambiente,
per poi raccattare morti e feriti. Quanto invece allelettorato di centro destra e
alla sua vocazione ambientalista, se Berlusconi è lo specchio del suo elettorato, occorre
una vera e propria battaglia culturale. Altro che trasversalità dellambientalismo!
Intendiamoci, ciò non significa rinunciare ad agire nelle contraddizioni dellelettorato
di centrodestra, tuttaltro! Significa impedire cortocircuiti perversi che, a livello
territoriale, producono sistematicamente connubi fra uno pseudoantagonismo radicale,
sedicente alternativo, e elettorato di centrodestra. Se qualcuno volesse accertare la
necessità di questa battaglia culturale, basterebbe che analizzasse lorigine e la
composizione di quasi tutti i comitati.)
Se si rivolge lo
sguardo al centro-sinistra, la valutazione si fa ancora più complessa. Nei cinque anni di
governo dellUlivo lItalia ha compiuto passi importanti, primo fra tutti lingresso
nellEuropa della moneta unica, e si è registrata in generale una maggiore
disponibilità verso i temi a noi vicini: basti pensare alla vera svolta che si era
prodotta nellazione di contrasto dellabusivismo edilizio, o a nuove normative
come le leggi quadro sui rifiuti e sulle acque che hanno contribuito a ridurre le distanze
tra lItalia e lEuropa. Resta netta però la percezione che lambiente
soprattutto lambiente come chiave da intrecciare con le politiche strutturali
non fosse allora e non sia nemmeno oggi tra le priorità del centro-sinistra, e che
in molti campi i governi dellUlivo non abbiano saputo o voluto contrastare tendenze
ormai strutturali che configurano il pericolo di un declino generale del nostro Paese: gli
esempi purtroppo abbondano, dalla debolezza del sistema della ricerca a una politica dei
trasporti inefficiente e ambientalmente insostenibile fino ad un ritardo tecnologico
sempre più rilevante che aiuta almeno in parte a spiegare anche fenomeni recenti e
particolarmente preoccupanti come il
collasso della Fiat. (Anche nel centrosinistra occorre fare
una battaglia culturale affinché la contraddizione ambientale, insieme a quella dei
rapporti di lavoro, venga compiutamente sciolta in una nuova politica economica.
Per dirla con una espressione efficace: nella riforma delle riforme, ovvero, nella riforma
dello sviluppo che impone, innanzitutto, la modifica dellidea storicamente
determinatasi dello sviluppo come crescita ininterrotta della produzione materiale)
A fronte di questo
quadro tuttaltro che incoraggiante, figurano fortunatamente sintomi positivi, che si
esprimono in una ripresa di vitalità, nella sperimentazione di strade innovative, da
parte di settori delleconomia, di comunità locali, della società civile nel suo
complesso. E il caso della miriade di economie locali cresciute sulla valorizzazione
del made in Italy e delle produzioni tipiche, in una sintesi preziosa di
tradizione e innovazione. E il caso dei primi segni di rinascita di quellItalia
dei piccoli comuni in cui si trova custodito gran parte dellintreccio tra natura e
cultura che rappresenta la quintessenza dellidentità italiana, come delle positive
esperienze di governo che si registrano in tante città grandi e piccole, frutto in parte
dellelezione diretta dei sindaci che rimane ad oggi la più efficace e innovativa
tra le riforme istituzionali varate nellultimo decennio. E il caso, ancora,
del crescente protagonismo dei cittadini, sempre meno disposti a delegare la
rappresentanza delle proprie ragioni che si tratti di battersi per un ambiente più
pulito, di difendere i diritti sociali o di reclamare il rispetto dei valori
costituzionali.
(Questa che si prefigura è una Italietta
fatta di caciotte e bagnetti! Come è possibile non rilevare che sono almeno
10-15 anni che lItalia non ha una politica industriale? Come non rilevare che la
ricerca senza lindustria ( e linnovazione industriale) rimane circoscritta
alle caciotte e ai prosciutti? Possibile che nessuno si accorga del declino industriale di
questo Paese e che questo declino è un tuttuno con la precarizzazione dei rapporti
di lavoro e la devastazione territoriale? Possibile che non ci si accorga che non è
necessario difendere i pochi presidi di maxindustria inquinante, ma che non è neanche
necessario difendere liperpolverizzazione della piccola impresa (non solo e non
tanto industriale) che produce iperpolverizzazione di inquinamenti neanche lontanamente
controllabili? Possibile che non ci si renda conto della necessità di una nuova
politica industriale non solo amica dellambiente, bensì funzionale alla
integrazione eco-eco?
2. UN MONDO DIVERSO E
POSSIBILE
·
Quale progetto
Lambientalismo
può essere uno dei motori per coniugare buona globalizzazione e buona
identità: una globalizzazione governata dalla volontà democratica dei cittadini, che
rechi il segno dello scambio e dellincontro tra culture e non del trionfo del pensiero
unico; e unidentità che sia fortemente incardinata nella cittadinanza, nella
coesione sociale, nella piena accettazione di società multietniche e multiculturali. Lo
scenario disegnato da questa prospettiva non è soltanto la condizione per costruire
modelli di rapporti sociali più equi: è anche lunica risposta convincente allesigenza
di collocare su basi di autentica modernità ed efficienza i processi i trasformazione
delleconomia mondiale. Queste parole, tratte dal documento congressuale del
1999, restano lasse della nostra azione. Anzi, rispetto ad allora esse suonano
ancora più appropriate. Lattuale modello di globalizzazione, infatti, ha dimostrato
ancora di più negli ultimi anni il suo carattere illusorio oltre che iniquo: chi davvero
può immaginare in equilibrio, e non in preda a perenni convulsioni e violenze, un mondo
nel quale una piccola minoranza consuma cinquanta volta lenergia, lacqua, il
cibo, e ha una speranza di vita più che doppia rispetto alla grande maggioranza? Chi daltra
parte può considerare realistico lobiettivo che tutti gli esseri umani possiedano
tante automobili e producano tanto inquinamento quanto un cittadino degli Stati Uniti o
della stessa Europa? E chi può pensare con onestà e lungimiranza che gli sconvolgimenti
climatici già in atto non siano una minaccia mortale per il futuro nostro e dei nostri
figli?
Umanizzare la
globalizzazione non è solo uno slogan, è lobiettivo di rendere gli individui e le
comunità protagonisti del futuro: solo così le dinamiche globali serviranno a diffondere
i diritti, il benessere, la libertà e non verranno più strumentalizzate per perpetuare
le diseguaglianze e consolidare lo strapotere di pochi. Per tutto questo, lidentità
è il necessario coronamento della buona globalizzazione, perché lo spazio
geografico e culturale nel quale gli esseri umani si organizzano per il perseguimento dei
propri fini di miglioramento individuale e collettivo. Nella storia dellumanità, in
particolare nella tradizione occidentale, i concetti di identità e comunità sono stati
spesso lingrediente principale di ideologie aggressive, spesso razziste, e nei casi
più estremi sono stati la giustificazione di politiche criminali: è avvenuto durante la
stagione del colonialismo, è avvenuto col il nazismo, è avvenuto ancora ieri nella
ex-Jugoslavia, continua ad avvenire oggi in tante parti del mondo.
Da questo rischio
non si è mai definitivamente vaccinati, e dunque è importante ripetere e ripetersi
sempre che lidentità che noi vogliamo difendere e valorizzare è un sentimento i
appartenenza collettiva che rifugge da ogni rifiuto o diffidenza pregiudiziale verso chi
è diverso per colore della pelle, religione, idee politiche, o verso chi è più debole.
E la comunità che noi vogliamo è inclusiva, accogliente, solidale.
Così concepita, la
coppia globalizzazione-identità è anche lunica via sicura verso una modernità che
sia anche progresso. Questo è vero in generale ed è particolarmente vero nel caso dellEuropa
e dellItalia. Il senso di appartenenza ad una patria comune europea deve nutrirsi
della consapevolezza che per lEuropa le identità locali sono una risorsa culturale
ed economica irrinunciabile, sono il riferimento ideale per politiche autenticamente
riformatrici che compongano gli interessi e i bisogni in una sintesi e verso obiettivi
coerenti.
Lambiente, lambientalismo
sono chiamati a giocare da protagonisti in una prospettiva così. Fenomeni globalizzati
ante-litteram, che fanno appello ad esigenze e a bisogni planetari,
universali, e che per loro natura reclamano più forti livelli di governo sovranazionale,
essi al tempo stesso nascono e prendono forza da istanze squisitamente identitarie,
rimandano al radicamento delluomo nel suo territorio e nella sua comunità,
combattono quella che Zygmunt Bauman ha chiamato la solitudine del cittadino globale,
al punto da essersi attirati laccusa da parte della sinistra tradizionale di mutuare
concetti e valori, come appunto identità e comunità, considerati appannaggio della
destra.
Anche sul piano del
progetto, o lambientalismo guarda a valori e ad interessi tipicamente glocal,
che tengono insieme tradizioni locali e innovazione globale, oppure si
condanna al ruolo di cultura e di pensiero di minoranza, di testimonianza, di resistenza. (Questa è niente più che una perorazione. Condivisibile
certo: ma perorazione! La domanda quale progetto? rimane del tutto inevasa)
·
Quali cambiamenti
Su scala globale il
primo passo è riformare lOnu per dare ad essa più efficacia ed incisività,
democratizzare le istituzioni economiche sovranazionali Banca mondiale, Fondo
monetario internazionale, Wto - e ricondurre dentro un approccio multilaterale la
definizione delle regole di funzionamento delleconomia mondiale. Una responsabilità
del tutto speciale compete ai Paesi ricchi, che con il 20% della popolazione concentrano l80%
della ricchezza: ad essi spetta il compito di destinare risorse molto maggiori di quelle
attuali alla lotta alla miseria e al sottosviluppo, attraverso strumenti come la
cancellazione del debito dei Paesi poveri, linnalzamento del contributo alla
cooperazione allo sviluppo, lintroduzione di meccanismi di freno ai movimenti
finanziari speculativi sul modello della Tobin Tax. Ancora, il Nord del mondo
deve ridurre sensibilmente le emissioni di gas serra, cambiando in radice i propri modelli
di produzione energetica e di consumo, (già! Cambiando in
radice i propri modelli di produzione e di consumo
..Questo è il tema! Come?
Questo è lo svolgimento necessario del tema. E su questo tema che vorrei vedere il
trasversalismo ambientalista, lelettorato del centrodestra ma anche di
centrosinistra - , come si pongono
..) ed accettare una revisione delle
regole sui brevetti che eviti il rischio di una progressiva privatizzazione della materia
vivente e consenta ai Paesi poveri di contrastare con efficacia malattie ormai pandemiche
come lAids, la tubercolosi, la malaria.
Per ciò che riguarda la
situazione italiana, e più generalmente europea, occorre che il miglioramento della
qualità ambientale si affermi come uno degli assi dellopera di modernizzazione
dello Stato, di rafforzamento della capacità competitiva delleconomia, di recupero e valorizzazione degli spazi di coesione
ed equità sociale. Il nostro obiettivo è difendere e sviluppare la dimensione dellinteresse
generale (
questa espressione interesse generale è una astrazione. Utile quando si vuole
affermare un orizzonte cui tendere, ma assolutamente ideologica e pericolosissima - quando la si vuole spendere
politicamente. La composizione dei diversi interessi attraverso un progetto da sottoporre
alla valutazione democratica della maggioranza è ciò che è politicamente sensato e
praticabile. Altrimenti..
..cè la Casa delle libertà.
Ed è proprio questa la differenza ontologica fra destra e sinistra. La destra non ha
bisogno di progetto. Anzi ha bisogno del suo opposto. Ideologicamente del suo opposto - do
you remember la mano invisibile del vecchio Adamo Smith? -) , ma tale impegno per
risultare credibile e vincente deve liberarsi da qualsiasi suggestione conservatrice:
così, per esempio, bisogna opporsi ai tentativi di mercificazione di beni e servizi
collettivi come lacqua, i beni culturali e paesaggistici, leducazione e il
Welfare in generale, tentativi concretamente in atto su scala sia globale che italiana, e
però rifuggire da ricette che tendano a cristallizzare lesistente. La criminalizzazione
del privato non convince, piuttosto dobbiamo ripensare lidea di pubblico
e il suo ruolo, avvicinarlo al cittadino e alla persona, al territorio e alla comunità,
renderlo più partecipato ma anche più efficace ed efficiente.
( se
non è cerchiobottismo, questo è il né né. E dunque, al di la della nauseante
coppia nuovo/vecchio qualcuno ha notato che, a proposito della guerra, quel
mentecatto di Rumsild, o come cavolo si scrive, ha definito vecchia quella
europa che si oppone alla guerra?- il punto
è, ancora una volta: cosa proponiamo? Ad esempio: va bene la legge della Regione Toscana
sul tema delle privatizzazioni? Si o no? Diciamo si, se è si. E diciamo no, e perché, se
è no!
Per questo, una moderna
cultura ambientalista non può che guardare con favore allobiettivo di praticare con
più forza e coerenza il concetto di sussidiarietà: sussidiarietà verticale, promuovendo
forme più avanzate di federalismo, che valorizzino la vocazione municipale della società
italiana più che aggiungere nuovi apparati burocratici a quelli già esistenti e che
conservino i valori irrinunciabili dellunità e della solidarietà nazionale;
sussidiarietà orizzontale, incentivando le esperienze innovative legate al terzo settore
e alleconomia no-profit. ( E
qui, proprio non abbiamo nulla da dire sul no-profit? Neanche su quello che assume pagando
per quattro ore un lavoro di otto, considerando le altre quattro come volontariato
forzato?)
Questi i terreni su
cui concentrare lo sforzo di riforma:
-
Politiche
ambientali. Bisogna completare la realizzazione delle reti di protezione primaria,
rispetto alle quali lItalia è in molti casi vistosamente in ritardo rispetto agli
standard europei: basti pensare ai sistemi di raccolta e di smaltimento dei rifiuti, alla
depurazione delle acqua, alla manutenzione del territorio, al controllo di legalità in
materie quali labusivismo edilizio o la criminalità ambientale
(Quanto tempo ancora ci vuole per renderci conto che criminalità ambientale e
gracilità delle reti di protezione primaria sono la stessa faccia? Quanto tempo ci vuole
per renderci conto che le ecomafie sul fronte dei rifiuti sono alimentate dallassenza
impiantistica primaria? Quanto tempo ancora ci vuole per renderci conto che se si bombardano
di controlli con una normativa oramai impossibile da decifrare - i pochi impianti
di recupero esistenti e si continuano ad ignorare i produttori, si perpetua il
cortocircuito assenza di impianti-illegalità? Perché si continua con lo strabismo di
richiedere bombardamenti a tappeto sullimpiantistica di
trattamento-smaltimento esistente e ad ignorare totalmente anche come tema
la necessità di agire alla fonte? . E contemporaneamente bisogna
introdurre un sistema complessivo di incentivi e disincentivi, sul piano fiscale e non
solo, che favoriscano quella riconversione ecologica delleconomia che, va ripetuto
ancora una volta, rappresenta una strada obbligata anche nel segno della competitività ed
efficienza economica. Infine, serve un impegno straordinario dello Stato per la piena
applicazione delle normative ambientali, senza il quale diverrebbe inutile o peggio
controproducente la stessa opera, di per sé urgente, di semplificazione legislativa. (Qualcuno si è accorto della situazione impossibile in cui si
trova lo stato del diritto ambientale? Qualcuno si è accorto che, mentre si evolvono la
normativa europea e quella regionale, quella nazionale è in piena involuzione? Per fare
solo un esempio: qualcuno si è accorto che dalla normativa è sparito lobbligo del
recupero pur rimanendo quello della raccolta differenziata? Qualcuno si rende conto di
quello che vuol dire questa quisquilia? E possibile che non ci si renda conto che
questo guazzabuglio di normative stanno provocando cortocircuiti dove la moneta
cattiva scaccia sistematicamente quella buona?
-
Trasporti e
telecomunicazioni. Bisogna ridurre sensibilmente la quota di passeggeri e di merci che
viaggiano su gomma, cambiando radicalmente direzione di marcia rispetto allo scenario
disegnato dalla Legge Obiettivo Berlusconi-Lunardi ma anche rispetto alle politiche
seguite dai governi di centro-sinistra. Nel campo delle telecomunicazioni, si deve
imprimere un più forte slancio allo sviluppo delle reti informatiche e telematiche, che
favoriscono i processi di dematerializzazione
delleconomia. (Già! Occorre
..occorre
..)
-
Difesa del
territorio. In Italia sono ben 3671 i Comuni a
rischio idrogeologico (il 45% del totale), e il nostro territorio è stato martoriato,
solo negli ultimi 10 anni, da ben 12993 eventi idrogeologici. La spesa sostenuta dallo
Stato e dagli Enti locali per fronteggiare le emergenze sono fantascientifiche:
689.072.288,47 euro solo nel 2000-2001, per ricostruire ciò che vi era in precedenza e
per permettere il funzionamento della macchina dei soccorsi. Denaro speso
soltanto per tamponare i danni, per ricostruire ciò che, allalluvione successiva,
sarà unaltra volta distrutto. Se solo una quota dei fondi utilizzati per lemergenza
venissero impiegati ( Già! Se solo
..)
per la manutenzione ordinaria del territorio e per opere di difesa idraulica compatibili
con lambiente (risagomatura degli argini, creazione di golene allagabili, casse di
espansione), potremmo finalmente ridurre il livello di rischio idrogeologico del nostro
Paese, con un enorme risparmio di risorse per lo Stato.
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Fisco. Bisogna
introdurre forme di fiscalità ambientale che spostino, progressivamente ma significativamente, il carico fiscale dal lavoro e
dai profitti dimpresa verso la tassazione del consumo di materie prime e di energia,
sul modello della energy-carbon tax varata pochi anni fa ma mai concretamente
applicata.
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Innovazione
tecnologico-ambientale. Occorre promuovere i settori produttivi a più elevata qualità
ambientale: fonti energetiche pulite, produzioni industriali a basso contenuto
di materie prime e di energia e a basso impatto inquinante, produzioni agricole e
zootecniche a basso impiego di fertilizzanti e fitofarmaci, turismo di qualità, esperienze di sviluppo sostenibile nei parchi e
nelle aree protette.
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Città. E
necessario mettere in campo uno sforzo straordinario per migliorare il volto e risanare il
corpo delle nostre città, oggi soffocate dallinquinamento e dal traffico e
penalizzate da una crescita edilizia ed urbanistica che molto spesso ha completamente
sacrificato la qualità ambientale. Politiche urbane più attente alla qualità ambientale
sono anche una condizione per valorizzare la risorsa-città e per affrontare i problemi
del disagio sociale delle periferie e dellinsicurezza dei cittadini. Lesperienza
dimostra infatti che città e quartieri meno inquinati, con più verde e meno auto sono
anche città e quartieri dove le persone si riappropriano degli spazi pubblici, nelle
quali è più sicuro e più piacevole camminare per la strada e socializzare, dove le
case, i negozi valgono di più e si sviluppano le attività commerciali. Ma per
riqualificare ambientalmente le città, vi è un passaggio prioritario e irrinunciabile:
potenziare e rendere più efficienti i sistemi di trasporto collettivo, scoraggiare e
limitare la circolazione delle auto private. Inoltre, occorre rilanciare gli incentivi
fiscali alle ristrutturazioni edilizie, che in questi anni hanno dato risultati più che
confortanti, legandoli però più strettamente a interventi per migliorare lefficienza
energetica degli edifici.
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Controllo di
legalità. Bisogna contrastare con più forza tutte le forme di illegalità che recano
danno allambiente e minacciano la salute dei cittadini, particolarmente estese e
consolidate in Italia (basti pensare a fenomeni quali labusivismo edilizio o lo
smaltimento illegale dei rifiuti, e alla preoccupante avanzata delle ecomafie),
rafforzando il sistema dei controlli ambientali, introducendo nel codice penale la
fattispecie dei delitti contro lambiente, coordinando con gli altri
Paesi limpegno per fermare la crescente
internazionalizzazione di attività criminali come lo smaltimento clandestino di rifiuti o il traffico di materiale
radioattivo. ( Già detto sopra, ma insisto: perché non si
propongono controlli alla fonte? Perché si fa finta di niente quando sappiamo che per
produrre 1 Kg di acciaio si producono 0,5 Kg di rifiuti? Perché non si fanno i controlli
sui
.controllori? Cioè, perché le istituzioni che hanno obblighi e doveri,
sanzionabili, non vengono controllate. E perché nessuno propone di controllarle? La
preoccupante avanzata delle ecomafie avrà pure una radice. O no? O si pensa che
istituzioni che vivono di politica-marketing e che non decidono se non di schiacciarsi sui
comitati, salvo evadere loro stesse la legge, e comitati certo, assolutamente e
sempre trasversali su cui si schiacciano sempre e sistematicamente le associazioni
ambientaliste possano produrre qualcosa di diverso da quello che producano: ergo,
smaltimenti clandestini?)
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Scuola, formazione
e ricerca. La progressiva riduzione delle risorse pubbliche investite nel sistema
scolastico e formativo, nelluniversità e nella ricerca scientifica sta
configuarando per il nostro Paese un vero e proprio rischio di declino. Fenomeni quali
la fuga dei cervelli, o il fatto che lItalia sia, tra i Paesi
maggiormente industrializzati, quello che produce meno brevetti e destina meno risorse
alla società della conoscenza testiomoniano di un ritardo nella crescita
culturale complessiva e nella capacità di innovazione tecnologica che pagheremo sempre
più caro nella competizione globale.
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Aree protette. Oggi
sono centinaia, tra Parchi nazionali e regionali, Riserve marine, Riserve naturali
nazionali e regionali, e coprono circa il 10% dellintero territorio nazionale. Il
sistema delle aree naturali protette, la rete dei parchi, vanno consolidati e valorizzati
nelle loro potenzialità economiche, visto che insieme alle città darte possono
costituire uno straordinario richiamo in termini turistici e in generale come volano di
investimenti. Infatti, nei parchi vi è molto di quello straordinario valore
aggiunto che lItalia può vantare rispetto ad altri Paesi e che è
rappresentato proprio dallintreccio di natura, cultura, arte, saperi tradizionali,
intelligenze imprenditoriali. Limpareggiabile ricchezza e varietà di testimonianze
storico-artistiche presenti sul nostro territorio è tra le ragioni che ci fanno
riconoscere e amare in tutto il mondo:
questo tesoro non può essere considerato come uningombrante eredità
del passato, deve essere difeso e valorizzato perché in esso si esprime uno degli
elementi centrali dellidentità italiana.
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Agricoltura. La
tutela e la promozione della grande ricchezza economica e culturale rappresentata dal
patrimonio delle produzioni tipiche locali devono costituire un asse preferenziale delle
politiche agricole: se lItalia ha un futuro in campo agricolo, esso è nella
valorizzazione dei prodotti doc, vero punto di forza del nostro modello
agroalimentare e garanzia per la richiesta crescente di qualità e di argine alle
sofisticazioni che viene dai consumatori. Si deve dunque perseguire una riterritorializzazione
dellagricoltura, premessa indispensabile per dare nuovo slancio a un modello
agricolo come quello italiano caratterizzato da una forte diversità e peculiarità dei
sistemi agricoli ed agroindustriali territoriali, e lItalia deve battersi in Europa
perché si privilegi la logica degli investimenti a sostegno della qualità delle
produzioni su quella dei sussidi indifferenziati, e si contrastino i rischi di
omologazione delle produzioni agricole collegati a una diffusione indiscriminata e
incontrollata degli Ogm.
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Piccola
grande Italia. Bisogna operare per il miglioramento delle condizioni di vita nelle
zone dell'Italia minore, per valorizzare lo straordinario patrimonio che esse
custodiscono. Da Nord a Sud, dalle aree montane
a quelle insulari, l'Italia è costellata di migliaia di piccoli centri abitati, da secoli
culla di un patrimonio fatto di beni culturali e ambientali, di tradizioni e abilità
manifatturiere, di saperi e sapori. Questi territori possiedono grandi risorse in termini
di turismo, di produzioni tipiche agraolimentari, artigianali ed enogastronomiche, e
possono diventare un importante motore di competitività per l'economia italiana, una
risposta intelligente e strategica nel segno dellidentità ai rischi di omologazione
insiti negli attuali processi di globalizzazione. La cosiddetta Italia minore, però, vive
oggi una condizione di forte disagio dovuta alla preoccupante rarefazione dei servizi
territoriali: scuole, presidi sanitari, uffici postali ed esercizi commerciali.. Nel
nostro Paese vi sono 5868 comuni con meno di 5 mila abitanti, pari al 72 per cento dei
comuni italiani. Una ricchezza insediativa che oltre un secolo fa Carlo Cattaneo descriveva come lopera di diffondere
equabilmente la popolazione, frutto di secoli e di una civiltà
generale, piena e radicata che ha favorito la distribuzione generosamente su
tutta la faccia del Paese. Ma lo spopolamento e l'impoverimento di vaste aree
soprattutto pedemontane, montane e insulari - hanno nel secondo dopoguerra assunto
caratteri strutturali delineando lo scenario di un'Italia che si può definire del disagio
insediativo. Occorre invertire questa
tendenza, restituendo valore, prestigio, identità allItalia dei piccoli comuni.
3. LAZIONE DI
LEGAMBIENTE
Lappartenenza
non è lo sforzo di un civile stare insieme, non è un insieme casuale di persone, lappartenenza
è avere gli altri dentro i sé
Giorgio Gaber
A ventanni
dal suo primo congresso nazionale, Legambiente è oggi unassociazione dal forte e
consolidato radicamento nella società e nel territorio. Unassociazione che ha fatto
della propria autonomia un segno didentità, sviluppando al tempo stesso relazioni,
collaborazioni, alleanze, con un insieme vastissimo e variegato di forze economiche,
sociali, associative. Unassociazione, ancora, che nel panorama dellambientalismo
italiano ed europeo si è andata affermando per una visione originale e innovativa che
integra, da una parte, gli obiettivi squisitamente ambientali in unaspirazione
generale alla costruzione di un mondo più giusto e più solidale, e si sforza dallaltra
di coniugare limpegno sulle questioni planetarie, globali, con la difesa e la
valorizzazione delle identità locali. Per noi lambientalismo non deve limitarsi a
segnalare i problemi che minacciano gli equilibri biologici e penalizzano la vita delle
persone, a fungere cioè da sintomo: il suo compito è anche di indicare
strade concrete ed efficaci di cambiamento, di proporsi come terapia. (Questo
sforzo, ancorché difficile, va praticato
.non solo predicato)
Molti indicatori
confermano questa fotografia: crescono il numero dei circoli, la
partecipazione alle nostre campagne e mobilitazioni, aumenta lattenzione da parte
dei mezzi dinformazione. Legambiente registra una presenza capillare su tutto il
territorio, da Nord a Sud, in moltissime realtà territoriali i nostri circoli si
affermano come uno dei principali punti di riferimento e di aggregazione della società
civile.
Commetteremmo però
un errore imperdonabile se ci accontentassimo di ciò che abbiamo costruito finora: per
sua natura, Legambiente non ha rendite di posizione su cui sopravvivere, o
rinnova ogni giorno la propria capacità di raccogliere e interpretare bisogni e domande
sociali, oppure è destinata al declino. Dobbiamo, insomma, reagire con agilità e
intelligenza ai cambiamenti di scenario intorno a noi, dobbiamo continuamente rinnovarci
senza mai smarrire, però, la nostra ispirazione originale, anzi rafforzando la nostra
identità associativa, il senso di appartenenza ad una comunità di persone che si
riconoscono nei medesimi valori. (Non esiste organizzazione senza regole. Non
esiste democrazia senza regole. Non esiste autonomia senza regole. E lautonomia è
dellorganizzazione non nellorganizzazione. Non è autonoma una associazione
che parla 27 lingue sullo stesso argomento. Non è libera una associazione che contiene al
proprio interno punti di vista diametralmente opposti. Non è democratica una associazione
che non riconosce la legittimità delle minoranze, figuriamoci se non riconosce la
legittimità delle maggioranze)
Da questo punto di
vista, gli ultimi quattro anni hanno rappresentato per noi unautentica sfida: dallesplosione
dei nuovi movimenti fino ai mutamenti radicali intervenuti nella politica italiana,
Legambiente ha saputo rimanere in campo da protagonista, in termini di conflitto come di
proposta, portando le proprie ragioni e sensibilità nelle mobilitazioni sui temi della
globalizzazione come nella campagna in favore dei piccoli comuni.
Nel prossimo futuro, dovremo applicarci per affrontare meglio i problemi, i limiti che condizionano negativamente lefficacia della nostra azione: la persistente difficoltà di accorciare la distanza ancora grande tra il credito, la simpatia di cui godiamo nella società, e la nostra concreta forza associativa; la forza tuttora insufficiente di molte strutture territoriali; il rischio sempre presente di privilegiare le relazioni istituzionali o la visibilità mediatica rispetto al dialogo continuo, vitale con i cittadini e con i loro bisogni e aspirazioni; . Legambiente, infatti, rimarrà un oggetto utile se continuerà a coltivare lambizione di intrecciare le proprie ragioni e i propri obiettivi a 360 gradi, se riuscirà nello sforzo decisivo di presidiare con duttilità e rigore i luoghi sociali più strategici per il cambiamento: se, insomma, saprà coniugare nel concreto lutilità e limportanza di manifestare per una diversa globalizzazione e per la pace con lutilità e limportanza di ricercare lincontro con quanti forze economiche, sociali, politici e amministratori sono attori altrettanto indispensabili per migliorare lambiente e la vita delluomo.