LEGAMBIENTE

 

 

 

Firenze, 7 Novembre2002                                                              invito alla Stampa

 

30MILA ECODELITTI UCCIDONO L’ITALIA

 

OGNI 20 MINUTI UNA PERSONA DENUNCIATA PER REATI AMBIENTALI,

 

 

14.255 MILIONI DI EURO IL POTENZIALE BUSINESS DELLE ECOMAFIE

 

I CONDONI MASCHERATI DANNO NUOVA LINFA AL CEMENTO FUORILEGGE

 

PRESENTATO A ROMA IL RAPPORTO ECOMAFIA 2002 DI LEGAMBIENTE

SU CRIMINALITA’ ORGANIZZATA E ILLEGALITA’ AMBIENTALE

CON REALACCI, MATTEOLI, MANTOVANO, CENTARO, RUSSO, VIGNA, BIANCO

 

REALACCI: “NON DOBBIAMO   CONVIVERE CON LA MAFIA”

 

C’è un dato numerico: nel 2001 gli illeciti ambientali sono stati 31.201, esattamente 600 a settimana, nei settori più diversi: traffico illegale di rifiuti, commercio clandestino di opere d’arte e di animali, gestione delle discariche abusive, mattone fuorilegge.

C’è un dato economico: nello stesso periodo il giro d’affari potenziale delle ecomafie è pari a 14.255 milioni di euro.

C’è un dato di tendenza: le vittorie di Legambiente nella battaglia contro gli ecomostri – dalla demolizione del Fuenti in poi – avevano per la prima volta determinato una brusca frenata del mattone fuorilegge (nel 2000 c’era stato un calo del 13,8% rispetto all’anno precedente); oggi, prima le notizie sulla sanatoria siciliana poi lo sciagurato balletto dell’articolo 71 o ancora ipotesi condonatorie più o meno mascherate, interrompono questo ciclo virtuoso e le case abusive toccano in un anno quota 28.276.

C’è un dato globale: con le archeomafie soprattutto, ma anche con il traffico della fauna protetta e con quello di rifiuti l’ecomafia conquista la scena internazionale.

C’è un dato politico. L’azione di contrasto delle forze di polizia è notevolmente cresciuta (anche a questo è addebitabile l’aumento del numero di persone denunciate, 25.980 rispetto alle 21.506 del 2000, e dei sequestri effettuati: 8.273 nel 2001, 7.201 nel 2000) ma il Governo con la deregulation insita nella Legge Obiettivo o con il condono dei reati ambientali inserito di fatto nella legge sull’emersione del lavoro nero, riapre con forza la strada ad appaltopoli e concede troppe scappatoie all’illegalità.

 

Per quanto sia difficile sintetizzare le migliaia di numeri, fatti, statistiche che compongono il libro bianco sulle ecomafie realizzato da Legambiente queste sono le principali chiavi di lettura proposte dal dettagliato lavoro di ricerca e analisi dell’associazione.

 

Ecomafia 2002 di Legambiente - settimo Rapporto sulla criminalità organizzata e l’illegalità ambientale - è stato presentato oggi a Roma in un incontro che ha visto la partecipazione di Ermete Realacci (presidente nazionale Legambiente), Altero Matteoli (ministro dell’Ambiente), Alfredo Mantovano (sottosegretario agli Interni), Roberto Centaro (presidente Commissione antimafia), Paolo Russo (presidente Commissione parlamentare d’inchiesta sui rifiuti), Piero Luigi Vigna (procuratore nazionale antimafia), Enzo Bianco (presidente comitato parlamentare di controllo sui servizi di sicurezza), Enrico Fontana, Nunzio Cirino Groccia e Stefano Ciafani (settore ambiente e legalità di Legambiente) e numerosi rappresentanti delle forze dell’ordine.

 

Ecomafia 2002 di Legambiente traccia un bilancio dei forti interessi criminali che minano il territorio, mettono a rischio la salute dei cittadini, sottraggono risorse a una imprenditoria sana e pulita. Ecco le cifre del fenomeno. Nel 2001 gli illeciti ambientali accertati dalle forze dell’ordine sono stati 31.201; le persone denunciate sono 25.980 e i sequestri effettuati 8.273. Il 50,3% di questi illeciti si concentra nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa (Campania, Puglia, Calabria e Sicilia).

La regione in cui si registra il maggior numero di infrazioni accertate è, ancora una volta, la Campania, con 4.878 illeciti, seguita, quest’anno, dalla Sicilia e dalla Calabria; la Campania è di nuovo la prima regione per quanto riguarda le infrazioni relative al ciclo del cemento, mentre la Sicilia occupa il primo posto per quanto riguarda gli illeciti riscontrati nel ciclo dei rifiuti. Nel 2001, secondo i dati forniti dal Comando tutela patrimonio culturale dell’Arma dei carabinieri, sono stati 1.829 i furti di opere d’arte e reperti archeologici denunciati in Italia; 21.738 gli oggetti trafugati, 1.135 le persone indagate e 147 quelle arrestate (il numero complessivo delle persone indagate o arrestate sale a 1.552 se si tiene conto delle attività svolte in questo settore dalle altre forze dell’ordine, in particolare dalla Guardia di finanza). Le case abusive realizzate nel corso del 2001 sono state 28.276, per una superficie complessiva di oltre 3,8 milioni di metri quadrati e un valore immobiliare stimabile in 1.785 milioni di euro. Il 53,6% delle nuove abitazioni illegali si concentra nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa; la Campania, con 4.985 case abusive, conferma, purtroppo, il suo poco invidiabile primato anche in questo settore. Il business potenziale dell’ecomafia stimato da Legambiente per l’anno 2001 è di 14.255 milioni di euro, pari a 27.601 miliardi di lire.

Il confronto con i dati relativi all’anno 2000 offre diversi spunti di riflessione. Cresce in maniera davvero significativa il numero delle persone denunciate (sono 4.474 in più, il 20,8% in più rispetto al 2000) e quello dei sequestri effettuati (che aumentano di oltre il 21% tra il 2000 e il 2001 e quasi raddoppiano rispetto al 1999); resta sostanzialmente stabile, invece, il numero di infrazioni accertate (con una flessione di appena l’1,5% rispetto al 2000); è la conferma di una tendenza già segnalata nei precedenti Rapporti: l’attività delle forze dell’ordine è sempre più orientata verso il controllo e la repressione di attività illecite con un maggiore impatto ambientale (dalla lavanderia e dalla piccola officina si è passati alla cava e alla discarica abusiva, solo per fare un esempio), che vedono coinvolte, in genere, più persone e comportano atti giudiziari di particolare rilievo, come i sequestri. Crescono ancora sia il business potenziale dell’ecomafia (con un incremento del 4,5% rispetto al 2000), sia il numero di clan, che passano da 143 a 151: è la conferma dell’interesse delle organizzazioni criminali verso i settori tradizionali dell’ecomafia (cemento, rifiuti, racket degli animali) e della loro capacità di sfruttare nuove opportunità, dall’archeomafia al caviale clandestino. Più che tradizionale è invece l’inquinamento degli appalti da parte della mafia: secondo Angelo Siino, l’ex ministro dei lavori pubblici di Totò Riina, “cosa nostra continua a controllare gli appalti”.

 

“Nel bilancio tracciato da Ecomafia 2002 di Legambiente – ha spiegato Ermete Realacci - si alternano legittimi motivi di soddisfazione e preoccupazioni fortissime: la consapevolezza di aver fornito, nei nostri limiti, un contributo di conoscenza dei fenomeni di criminalità ambientale e di avere sul campo operato per contrastare queste azioni di ecoillegalità unita alla forte delusione che siano scomparse dall’agenda del Governo e del Parlamento sia l’introduzione dei delitti contro l’ambiente nel Codice penale sia nuovi e più efficaci strumenti di lotta contro l’abusivismo edilizio di cui il nostro Paese ha urgente bisogno. In questi anni è sicuramente cresciuto l’impegno delle forze dell’ordine. E’ cambiata anche la percezione della gravità di questi fenomeni da parte dell’opinione pubblica, come dimostra il vero e proprio tracollo di consensi intorno alle ipotesi condonatorie. Alcune vertenze della nostra associazione si sono concluse con la vittoria della legalità: l’abbattimento del Villaggio Sindona sull’isola di Lampedusa, ad esempio, o degli scheletri di Montecorice nel Parco del Cilento. Ma in Sicilia si continua a parlare di sanatoria ed ecco allora che l’abusivismo si rifà sotto. Più in generale poi, sul fronte delle grandi opere pubbliche, non si può non evidenziare l’inganno della Lunardi, che non realizza opere utili ma apre tante strade ad appaltopoli. Diventano meno vincolanti e trasparenti le procedure che portano alla realizzazione di un progetto, è fissata ampia libertà nell’affidamento dei lavori, senza limiti ai subappalti, alle varianti e agli aumenti di prezzo in corso d’opera, senza obblighi di gara per le autostrade. Ora, è bene ribadirlo, è dovere delle istituzioni arginare l’illegalità a opera di una criminalità sempre più insidiosa attraverso una efficace politica di prevenzione e una corretta gestione del territorio con strumenti normativi efficaci. In una frase: non dobbiamo convivere con la mafia”.

 

Il lavoro di ricerca di Legambiente quest’anno analizza a fondo i nuovi scenari ecomafiosi: il racket degli animali e la cosiddetta “archeomafia”. Per quanto riguarda il patrimonio archeologico e storico-culturale si può citare, a mo’ di esempio, la cosiddetta “Operazione Pandora” condotta dal Comando tutela patrimonio artistico dei carabinieri (37 persone arrestate e beni sequestrati per 35 milioni di euro) che conferma l’esistenza di organizzazioni criminali specializzate in traffici internazionali di reperti archeologici che, trafugati in Italia, raggiungono attraverso la Svizzera Inghilterra, Giappone e Usa. Ma anche i business storici dell’ecomafia sono imponenti: nel nostro Paese spariscono ogni anno almeno 11,6 milioni di tonnellate di rifiuti speciali, dagli inerti a quelli pericolosi. Una montagna di “monnezza”, con una base di 30.000 metri quadrati (più o meno tre campi di calcio uno accanto all’altro), alta ben 1.150 metri.

 

“Se in Italia la situazione è questa, conforta fortunatamente l’orientamento assunto in Europa – ha sottolineato Enrico Fontana, responsabile settore ambiente e legalità di Legambiente – il prossimo mese il Parlamento europeo comincerà l’esame della proposta di Decisione quadro del Consiglio e della proposta di direttiva della Commissione, che prevedono entrambe l’introduzione dei delitti contro l’ambiente nel sistema penale dell’Unione (crimini peraltro già inseriti nel cosiddetto mandato di cattura europeo). L’auspicio è che questo orizzonte comunitario induca le forze politiche italiane, a cominciare da quelle dell’attuale maggioranza, ad approvare in tempi rapidi quella riforma che è stata, purtroppo, affossata nella scorsa legislatura: una riforma grazie alla quale l’Italia avrebbe potuto già oggi sanzionare, come meritano, i delitti contro l’ambiente”.

 

 

L’ILLEGALITA’ AMBIENTALE IN ITALIA NEL 2001 – TOTALE NAZIONALE

 

 

Cta-Cc

GdF

C. di P.

CFS

CFR

PS

TOTALE

Infrazioni accertate

5.876

1.547

7.369

12.732

3.646

31

31.201

Persone denunciate o arrestate

7.819

 

2.783

7.369

6.826

1.143

40

25.980

Sequestri effettuati

1.532

1.547

2.919

2.113

591

21

8.723

 

 

Fonte: Ecomafia 2002 di Legambiente, elaborazione su dati delle forze dell’ordine

LA CLASSIFICA DELL’ILLEGALITÀ AMBIENTALE IN ITALIA NEL 2001

 

 

Regione

Infrazioni accertate

Persone denunciate o arrestate

Sequestri effettuati

 

1

Campania ?

4.878

2.874

1.041

2

Sicilia ?

4.334

2.980

1.202

3

Calabria ?

4.100

1.965

740

4

Puglia ?

2.396

1.975

936

5

Lazio ?

2.367

1.377

608

6

Sardegna ?

1.924

1.147

475

7

Toscana ?

1.794

1.376

469

8

Liguria ?

1.398

864

214

9

Emilia Romagna ?

1.126

895

198

10

Veneto ?

1.083

913

309

11

Lombardia ?

1038

996

362

12

Marche ?

1.023

1384

394

13

Basilicata ?

829

475

64

14

Abruzzo ?

736

597

201

15

Umbria ?

602

404

93

16

Piemonte ?

421

432

119

17

Friuli Venezia Giulia ?

409

311

229

18

Trentino Alto Adige ?

395

233

80

19

Molise ?

299

218

155

20

Valle d’Aosta ?

49

35

19

 

 

Fonte: Ecomafia 2002 di Legambiente, elaborazione su dati delle forze dell’ordine

?            in diminuzione rispetto al 2000

?          stabili rispetto al 2000

? in aumento rispetto al 2000