LEGAMBIENTE

 

 

CINQUINA LOMBARDA IN TESTA

MA NESSUNA CITTA’ RAGGIUNGE L’ECCELLENZA

 

AREZZO IN TESTA ALLA CLASSIFICA TOSCANA

PASSI AVANTI ANCHE PER LUCCA E FIRENZE

 

CRESCE ANCORA IL DIVARIO TRA NORD E SUD

MATERA PRIMA CITTA’ DEL MERIDIONE

 

STRESSATE COME PORDENONE O REATTIVE COME BERGAMO,

RILASSATE COME CAMPOBASSO O VIRTUOSE  COME CREMONA…

ECOSISTEMA URBANO 2003 DI LEGAMBIENTE FOTOGRAFA IL BELPAESE

 

IL 7 DICEMBRE IN TUTTA ITALIA PARTE OPERAZIONE MAL’ARIA:

BLITZ, CORTEI E CONVEGNI CONTRO LO SMOG

 

Virtuose, degradate, trascurate o reattive ma pure rilassate o fatalmente “in mezzo al guado”: ecco la foto delle città del Belpaese scattata da Ecosistema Urbano 2003 di Legambiente che, con cinque città lombarde in testa - Cremona, Mantova, Bergamo, Sondrio, Pavia –  vede il Nord che torna a sbancare la classifica mentre cresce la distanza con i capoluoghi del Sud, danneggiati dai gravissimi ritardi nei servizi e nella gestione ambientale: Ragusa, Oristano, Frosinone, Agrigento e Catania occupano infatti gli ultimi posti.

 

Arezzo in nona posizione nella classifica nazionale, guida la classifica toscana, avanzando dal 14° posto registrato nel 2001. Segue Livorno, sempre degna di nota per la coerenza delle politiche ambientali messe in campo, all’11° posto (era nona nel 2001) e poi Grosseto che balza al 12° dal 52° dello scorso anno. In ascesa anche Lucca (ora al 20°, era al 35°) e Firenze che passa dal 48° al 41°. Movimento inverso per Massa (dal 3° al 14°), Prato (dal 6° al 24°), Pisa (dal 26° al 35°), Siena (dal 20° al 41°) e Pistoia che scende dal 46° al 54°.

 

In generale, la distanza tra Nord e Sud del Paese risulta particolarmente accentuata per i parametri legati alla gestione della mobilità, alla raccolta differenziata e al sistema di monitoraggio.

Il tasso di mobilità con il trasporto pubblico nelle città meridionali è la metà di quello dei comuni settentrionali; la densità di isole pedonali è pari a circa la metà di quella delle città del Centro-Nord e ancora inferiore è la densità di zone a traffico limitato. Piste ciclabili sono presenti solo nel 37% delle città (contro l'87% delle città del Centro-Nord) e il verde urbano procapite è all'incirca 1/3 di quello disponibile nel resto del paese. La raccolta differenziata, con una media del 4,6%, è pari appena ad 1/5 di quella delle città settentrionali e a meno di 1/3 di quella delle città dell'Italia Centrale. Il sistema di monitoraggio di qualità dell'aria, che copre ormai il 95% dei capoluoghi del Centro-Nord è attivo invece solo nel 45% dei capoluoghi dell'Italia Meridionale e Insulare. In maniera sistematica, su tutti i fattori che attengono alla gestione pubblica dell'ambiente, si registra una vera e propria lacerazione tra Nord e Sud del paese. 

 

Ecosistema Urbano 2003 di Legambiente, realizzato con il contributo scientifico dell’Istituto di Ricerche Ambiente Italia, è stato presentato oggi a Ferrara nell’ambito di un convegno sulle città sostenibili.

 

Tornando alla classifica, nessun capoluogo si piazza al livello d’eccellenza, nessuno finisce in quello  di pessimo. I cinque capoluoghi lombardi in cima alla classifica raggiungono il livello buono (tra i 65 e i 75 punti), 27 città si attestano sul livello discreto, mentre 47 rientrano nel medio, 19 risultano insufficienti e 5 scarse.

I centri urbani più grandi presentano caratteristiche comuni a tutte le latitudini, con livelli di pressione ambientale e, soprattutto, di qualità ambientale e inquinamento atmosferico tendenzialmente tra i più elevati. Anche i consumi elettrici e la produzione dei rifiuti risultano superiori ma appaiono inferiori i tassi di motorizzazione e i consumi di carburante. In generale i centri di medie dimensioni mostrano migliori prestazioni rispetto ai livelli di depurazione e raccolta differenziata.

L’analisi dei dati  e la divisione della classifica di Ecosistema Urbano 2003 permettono poi la lettura di sette differenti percorsi ambientali che accomunano le città considerate dal rapporto. Troviamo quindi le “Città degradate” (Ragusa, Frosinone, Agrigento, Catania, Caserta, Siracusa, Benevento, Palermo) con elevati carichi ambientali e bassi livelli di gestione ambientale che pregiudicano la realizzazione di interventi innovativi. Sono prevalentemente comuni del Sud, soprattutto siciliani, caratterizzati da livelli di reddito procapite ben inferiore alla media nazionale con la sola eccezione di Frosinone.

Città trascurate” (Oristano, Reggio Calabria, Vibo Valentia, Enna, Isernia, Trapani, Crotone, Catanzaro, Nuoro, Messina, Imperia, Brindisi, Taranto), dove si associano condizioni di pressione ambientale contenuta e assenza o grave carenza di gestione ambientale: si tratta - tranne Imperia - di città meridionali caratterizzate da bassi livelli di reddito e grave disagio sociale nelle quali, di conseguenza, i consumi e le pressioni ambientali sono nettamente inferiori alla media nazionale.

“Città stressate” (Pordenone, Alessandria, Milano, L’Aquila, Lecce, Padova, Forlì, Cuneo, Ravenna, Vicenza), sono le città con i maggiori carichi ambientali, con alti tassi di motorizzazione e consumi energetici e livelli d’inquinamento atmosferico tra i più elevati. Si tratta principalmente di comuni del Centro-Nord con elevati livelli di reddito e consumi, dove le politiche ambientali sono state parziali e discontinue e l’inquinamento è vissuto come costo da sopportare.

“Città in mezzo al guado”, sono quelle città italiane con livelli d’inquinamento significativi anche se decrescenti e con politiche ambientali discontinue: buone o eccellenti in alcuni settori, scarse o mediocri in altri. Sono principalmente realtà medie e piccole del Centro-Nord e alcuni grandi comuni come Firenze, Genova e Napoli che si segnala per il tentativo, di successo, di uscire da una situazione di forte degrado e incuria.

“Città reattive” (Roma, Modena,  Torino, Piacenza, Siena, Rimini, Massa, Reggio Emilia, Brescia, Parma, Trento, Bologna, Verbania, Bergamo), caratterizzate da carichi ambientali elevati e livelli d’inquinamento decrescenti ma significativi, sono le città che tendono “a non rimanere ferme” e che dispiegano politiche per reagire allo stato di degrado e pressione ambientale cui sono sottoposte. Hanno raggiunto livelli di eccellenza nel contesto italiano - come Bergamo - e sono tutte località del Centro-Nord e alcune grandi metropoli come Roma e Torino (ancora precarie) e Bologna (solidamente posizionata da più tempo).

Le “Città rilassate” (Campobasso, Caltanissetta, Ascoli Piceno, Potenza, Macerata, Matera, Biella, Arezzo e Belluno), sono geograficamente distribuite in tutte le aree del paese. Si tratta di centri dotati di servizi superiori alla media, ma ancora con grandi possibilità di miglioramento che però – forse grazie ad una qualità ambientale già dignitosa – non mostrano politiche ambientali sufficientemente attive e coerenti.

Le “Città virtuose” (Livorno, Ferrara, Bolzano, Pavia, Sondrio, Mantova, Cremona) sono invece piccole e medie città del Centro-Nord dove sono bassi (sempre inferiori alla media), i livelli di pressione ambientale e di inquinamento atmosferico e dove invece sono alti la capacità di gestione e la disponibilità di servizi e di tutela ambientale. Sono i comuni in testa alla classifica generale in cui servizi e politiche ambientali sono stati attivati da molto tempo, dove generalmente, da diversi anni sono attivi sistemi efficienti di depurazione, dove la raccolta differenziata è stata introdotta prima del decreto Ronchi e che si erano già dotate di isole pedonali, zone a traffico limitato e piste ciclabili.

 

Ecosistema Urbano 2003 è stato realizzato sulla base di questionari e interviste dirette ai comuni sulla base di fonti statistiche ufficiali e su informazioni e dati relativi a più di 60 parametri ambientali. I venti indicatori che funzionano da termometro della sostenibilità sono rappresentativi dei fattori di pressione (consumi di acqua potabile, di carburante, di elettricità, produzione rifiuti urbani, tasso di motorizzazione), della qualità delle componenti ambientali (No2, PM10, nitrati, abusivismo edilizio, aree verdi), della capacità di risposta e di gestione ambientale (monitoraggio inquinamento atmosferico, depurazione, raccolta differenziata, Eco Management, certificazione ambientale, isole pedonali, Ztl, piste ciclabili, trasporto pubblico, verde urbano fruibile).

 

 Il monitoraggio dell’inquinamento atmosferico si è consolidato nel corso del tempo e, ad oggi, solo in sette tra le città considerate (Catanzaro, Crotone,  Enna, Isernia, L’Aquila, Matera, Oristano) non esiste ancora un sistema di monitoraggio. Le emissioni di ossidi d’azoto derivanti dai processi di combustione e in particolare dal traffico autoveicolare e dal riscaldamento domestico, non hanno subito riduzioni degne di nota, mentre dati preoccupanti arrivano ancora da sedici centri, tra cui Ancona, Avellino, Catania, Como, Cuneo, Forlì, Frosinone, Milano, Napoli, Padova, Pordenone, Roma, Salerno, Torino, Treviso, Verbania.

Aumenta il controllo del particolato fine, il PM10, nuovo grave problema con cui le amministrazioni debbono confrontarsi. In 25 comuni su 62 (totale risposte ricevute) esiste almeno una centralina che ha registrato un valore medio annuo superiore ai 46.4 µg/mc previsti dalla direttiva comunitaria. Facendo riferimento ai superamenti orari, le situazioni di criticità crescono: sono ben 43 (70%) i comuni che hanno superato per più di 35 volte il valore limite relativo ai superamenti orari di 50 µg/mc (da raggiungere entro il 2005).

Per quanto riguarda il servizio di depurazione, nonostante alcuni miglioramenti localizzate, la situazione resta critica. Alcuni grandi centri (Imperia, Milano e Trapani) rimangono tuttora privi di sistemi di depurazione, mentre altri 14 comuni dichiarano ancora una capacità di depurazione inferiore al 50% della popolazione. La produzione procapite di rifiuti è uno dei fattori di pressione che ha registrato i maggiori incrementi negli ultimi anni. I valori massimi si riscontrano in aree a forte affluenza turistica o dove è presente una forte commistione con rifiuti assimilabili di tipo industriale (come Rimini, Catania, Massa, Brescia, Pisa, Ravenna, Prato). Trend generalmente in aumento per la raccolta differenziata, che però stenta ancora a decollare, soprattutto nei comuni del Centro-Sud, dove 23 città rimangono ad un tasso di raccolta inferiore al 5%.

I dati sull’uso del trasporto pubblico sembrano in tendenziale miglioramento, eppure in alcuni  piccoli centri, il trasporto pubblico continua ad essere formalmente assente e in 47 comuni la media dei viaggi per abitante effettuati con trasporto pubblico è comunque inferiore ad uno alla settimana. Solo Roma, Milano e Trieste hanno prestazioni superiori ad un viaggio per abitante al giorno. Il tasso di motorizzazione rimane ovunque elevato: solo a Genova e Venezia risulta inferiore alle 50 auto ogni 100 abitanti mentre raddoppia il numero di città con oltre 70 auto ogni 100 abitanti (da 6 a 11) con Aosta e Siena in testa rispettivamente con 106 e 86 auto ogni 100 abitanti.

Aumenta il numero di comuni in cui sono state istituite le isole pedonali (6 in più rispetto all’anno precedente). Solo quattro città (Verbania, Massa, Lucca, Cremona) però  superano la soglia di 1 mq per abitante, mentre tra le grandi città Firenze, Torino, Roma e Napoli rimangono quelle con la più vasta area pedonalizzata. Anche nel caso delle zone a traffico limitato il dato medio complessivo è in crescita. Tra le grandi città, le più ampie ZTL sono a Roma, Firenze, Napoli e Bologna.

Dal 1997 ad oggi, la rete di piste ciclabili nei capoluoghi di provincia è raddoppiata (da 0.04 a 0.08 m per persona). Le piste ciclabili sono presenti in 71 città (4 in più dello scorso anno) ma ancora 29 centri rimangono senza e la lunghezza totale rimane ben lontana dai 2.000 metri previsti per 100 città nel Piano Nazionale Sviluppo Sostenibile del 1993.

Il verde fruibile risulta ancora scarso e in alcune città come Taranto, Trapani, Caltanissetta, Pescara, Isernia e Catanzaro è pari a meno di un metro quadro per abitante. Aree parco e riserva sono presenti in 74 comuni e le superfici più ampie – oltre 10.000 ettari – sono a Roma, L’Aquila, Ravenna e Pisa.

Il dato sull’abusivismo edilizio mostra come il fenomeno si concentri soprattutto al Sud e nelle Isole con tassi, in media, 10 volte superiori rispetto alle prime venti città del Nord.

La domanda di energia elettrica per usi domestici sta registrando negli ultimi anni una  crescita costante: tra il 1996 e il 2000 vi è stato un incremento dei consumi del 4.5%. Ad eccezione di Sassari, tutti i consumi più elevati si registrano nel Centro-Nord.

La media italiana della certificazione del sistema di gestione ambientale ISO 14000 che, come l’EMAS, rappresenta il grado di innovazione e attenzione all’ambiente da parte delle imprese, pur restando inferiore alla media europea, registra una forte crescita negli ultimi anni. Ovviamente il maggior numero di siti certificati si riscontra nelle province a maggior densità di attività produttive come Milano (203) o Torino (127), ma anche piccoli comuni del Sud come Salerno (54) e Chieti (39). L’indicatore Eco Management che indica con un punteggio fino a 100 le specifiche scelte dell’amministrazione nelle procedure d’acquisto di prodotti elettrici ed elettronici ad alta efficienza energetica, dei prodotti con etichetta ecologica, l’utilizzo di cibi biologici nelle mense e le percentuali di utilizzo di carta riciclata negli uffici pubblici, mostra la diminuzione dei comuni che non hanno attivato tali pratiche (solo 13 contro i 36 dello scorso anno), mentre solo quattro – Genova, Lecce, Perugia e Reggio Emilia – raggiungono il target di 89 punti sui 100 disponibili.

 

 

Il 7 dicembre torna Operazione Mal’aria: blitz, cortei, convegni in tutta Italia per il lancio della campagna delle lenzuola anti-smog - voce del popolo inquinato – primo appuntamento sul territorio per continuare a denunciare ed affrontare le vertenze segnalate dal rapporto Ecosistema Urbano 2003.