
LEGAMBIENTE
Circolo di Firenze
Firenze, 25 ottobre 2002 Comunicato Stampa
LEGAMBIENTE ALL EUROPEAN SOCIAL FORUM
LEGAMBIENTE:
ECCO DA DOVE RIPARTIRE,
DOPO
IL FALLIMENTO DI JOHANNESBURG
ALLA
VIGILIA DEL MEETING FIORENTINO
LE
OPPORTUNITÀ DELLAPPUNTAMENTO EUROPEO
BABA
MANDELA, IL FILM DI LEGAMBIENTE E AMREF
Il Social Forum Europeo è ormai alla vigilia e Legambiente ha presentato oggi unanteprima di quello che sarà e ci si aspetta dal meeting fiorentino. Dopo il fallimento del vertice di Johannesburg e con una guerra ormai alle porte, si rende necessario capire quale ruolo abbia conquistato lEuropa sullo scenario sociale e politico nel mondo, e quanto ancora cè da fare. spiega Piero Baronti, presidente di Legambiente Toscana A Firenze bisognerà ripartire da quei fattori che hanno determinato il fallimento del vertice Sudafricano e che hanno compromesso il pieno raggiungimento di accordi su sviluppo sostenibile, sulla lotta alla povertà e allAids, sullaccesso alle risorse naturali.
Di questo si è parlato questa mattina nel corso di un convegno organizzato dallAssociazione ambientalista, e al quale hanno partecipato fra gli altri Michele Gesualdi, Presidente della Amministrazione Provinciale di Firenze; Riccardo Gori, Assessore allAmbiente della Provincia di Firenze; Maurizio Gubbiotti, Direzione Nazionale Legambiente; Piero Baronti, Presidente Legambiente Toscana; Alberto Magnaghi, Università di Firenze; Francesco Pardi, Laboratorio per la Democrazia; Roberto Sirtori, Presidente Legambiente Pisa; José Goni, Ambasciatore del Cile in Italia; Giulio Cederna, AMREF Italia; Carlo Moscardini, Sindaco di Lastra a Signa e Giuliano Giuliani.
Se in Sud Africa lunica novità è stata segnata
dallimpegno della ratifica del protocollo di Kyoto da parte di Russia e Cina,
spiega Maurizio Gubbiotti, della segreteria nazionale di Legambiente più forte è stata senzaltro la centralità
che temi come globalizzazione e sviluppo sostenibile hanno avuto durante tutta la durata
del Summit. Temi che però si intrecciano con degrado ambientale e mutamenti climatici,
povertà e accesso alle risorse naturali, sfruttamento e sostenibilità.
L'imminente entrata in vigore del Protocollo, dunque, sembrerebbe aver rotto seppur minimamente il fronte dell'egoismo dei Paesi ricchi, e puo' fare dell'Europa il capofila di una visione piu' avanzata e lungimirante dei problemi globali. Legambiente auspica ogni sforzo perche' questa nuova visione si concretizzi, e fin d'ora propone alcuni obiettivi di cui, dal 6 al 10 novembre, si avrà tanto da discutere: 0,7% del Pil dei Paesi ricchi destinato agli aiuti allo sviluppo, riduzione del 6,5% delle emissioni dannose per il clima (entro il 2012 e rispetto ai livelli del '90), almeno il 10% di energia ricavato dalle vere rinnovabili (solare, eolico, geotermico, piccolo idroelettrico) entro il 2010, niente Ogm in agricoltura.
Legambiente, dunque, ha dato il via ai lavori puntando il dito
proprio sullultimo deludente appuntamento: il cosiddetto Rio 2, il Summit che più
di ogni altro doveva riportare agli occhi di tutti limportanza delle tematiche
ambientali, e del fortissimo legame fra queste e la povertà del sud del mondo.
Insomma, - conclude Gubbiotti a Firenze non
bisogna sottovalutare limportanza di sapersi conquistare un ruolo centrale per
l'Europa e sostenere una strada davvero diversa, la strada di uno sviluppo globale che
veda la qualità ambientale e sociale non come ostacoli fastidiosi da rendere il più
possibile inoffensivi ma come "risorse". Perché un'agricoltura di qualità che
nel Nord come nel Sud del mondo valorizzi anziché sacrificare le tradizioni locali e' una
risorsa pure in termini economici, e allo stesso modo e' una risorsa, un vitale
investimento per il futuro, ridurre le emissioni di anidride carbonica che alimentano i
mutamenti climatici e rendono le nostre città sempre più inquinate e i poveri sempre
più poveri.
A dare testimonianza del bisogno di studiare e confrontare
soluzioni - quanto mai rapide - per i fenomeni determinati dal modello di sviluppo in cui
siamo immersi, è stata anche la proiezione di Baba Mandela, il film di
Legambiente e Amref girato in Kenya proprio in occasione
di Jhoannesburg. Già presentato fuori concorso a Venezia, Baba Mandela è un
vero e proprio documentario dove i cambiamenti climatici, la desertificazione, la
mancanza d'acqua, ma anche l'operosità, l'umanità dell'Africa vengono visti non con le cifre del Summit di Johannesburg ma
attraverso gli occhi di Kevin, un ragazzo di strada nato dieci anni fa a Nairobi nella
più grande baraccopoli dell'Africa Orientale. Il piccolo Kevin anche nella realtà, fa
parte degli oltre 100 milioni di bambini di strada
costretti a elemosinare l'infanzia nelle strade di fango dei Paesi in via di sviluppo, tra
i quali ben 12 milioni di questi bambini muoiono ogni anno di fame. Per la prima volta, il piccolo Kevin lascia il suo orizzonte di
fango e lamiera per affrontare un viaggio di iniziazione e di scoperta delle emergenze
ambientali, sociali e sanitarie del suo paese, il Kenia. Scoperte
che avvengono grazie all'incontro di altre persone, altre storie, altre comunita' che
subiscono quotidianamente gli effetti dei cambiamenti climatici, della deforestazione,
delle carenze sanitarie. Al termine di questo viaggio scrive una lettera
indirizzata a Nelson Mandela, e idealmente ai 189 paesi riuniti a Johannesburg. "Baba
Mandela", caro Mandela, è appunto l'esordio di questa commovente rievocazione degli
incontri e delle esperienze di Kevin.
IL PASSO INDIETRO DI JOHANNESBURG:
Energia:
Al massimo ribasso l'accordo sull'energia. Per
l'opposizione dei Paesi Opec all'interno del G77 e di Usa e Giappone non e' passato
nemmeno il target del 15% per le rinnovabili da qui al 2010; si parla genericamente di
"importante incremento". Il 15% sarebbe stato comunque un obiettivo modesto:
gia' alla fine del 1999 con il grande idroelettrico e le biomasse la produzione mondiale
da "rinnovabili" era attestata al 13,9% sul totale. Per gli ambientalisti
europei bisogna puntare invece a un target del 10% ma di nuove rinnovabili (solare,
eolico, mini-idro, geotermico).
Sussidi: Si resta fermi a Doha per la questione dei sussidi all'agricoltura: l'Europa non accetta target e timetable. Nessun riferimento all'ipotesi di cancellazione dei sussidi ai combsutibili fossili e al nucleare.
Aiuti allo sviluppo: Nel testo non si fa riferimento all'obiettivo dello 0,7% del Pil dei Paesi ricchi. Per l'Italia Berlusconi aveva promesso addirittura l'1%, qui e' tornato allo 0,39% da raggiungere entro il 2006 (target dell'Unione europea), per ora l'Italia con lo 0,13% e' al penultimo posto, davanti solo agli Usa, per quota del Pil destinata ai Paesi poveri.
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