LEGAMBIENTE

 

 

 

Firenze, 8 novembre 2002                                                                                  Comunicato Stampa

 

LEGAMBIENTE AL SOCIAL FORUM:

DOPO-JOHANNESBURG, LE RISORSE IDRICHE TRA SPRECO E PRIVATIZZAZIONE

 

LEGAMBIENTE DENUNCIA:

“NELL’ITALIA DEL SUD GLI ACQUEDOTTI COLABRODO

PERDONO IL 50% DELL’ACQUA IMMESSA IN RETE,

IN EUROPA TRA ’95 E ’99 SPESI 99 MILIARDI DI EURO,

L’AGRICOLTURA ASSORBE PIU’ DI META’ DI TUTTI I CONSUMI”

 

LA FORBICE DEI CONSUMI:

500 LITRI ABITANTE/GIORNO IN EUROPA, 5 IN MADAGASCAR

 

CAMBIAMENTI CLIMATICI:

L’EUROPA DEL SUD GIA’ OGGI CLASSIFICATA COME ZONA “SEMI-ARIDA”, L’AUMENTO DELLA TEMPERATURA FARA’ CRESCERE

LE PRECIPITAZIONI SUL NORD EUROPA

E PORTERA’ PIU’ SICCITA’ SULL’EUROPA DEL SUD

 

NEL SUD DEL MONDO

OGNI ANNO 4 MILIARDI DI CASI DI DIARREA PER L’ACQUA INQUINATA

 

“L’acqua non è solo una drammatica emergenza per miliardi di poveri. Anche in Europa il problema della scarsità e dell’inquinamento delle risorse idriche, sommato agli effetti dei mutamenti climatici, ha assunto ormai dimensioni preoccupanti: basti dire che nel nostro Mezzogiorno il 50% dell’acqua immessa in rete non arriva a destinazione per il pessimo stato degli acquedotti e un quinto dei cittadini non dispone di acqua a sufficienza”.

 

A denunciarlo è stata Legambiente, oggi al Forum sociale europeo di Firenze, dove il problema-acqua è stato al centro di due seminari organizzati dall’Associazione ambientalista: uno sul dopo-Johannesburg, promosso insieme a “Friends of the Earth” e che ha visto la partecipazione tra gli altri di Vandana Shiva, l’altro sull’acqua come diritto promosso con il Comitato italiano per il Contratto Mondiale sull’Acqua, Cipsi, Rete Lilliput e Associazione culturale Punto Rosso.

Sempre l’acqua sarà uno dei temi-chiave della plenaria di domani mattina.

Per le risorse idriche, globalizzazione vuol dire soprattutto che l’acqua diventa sempre di più un bene privatizzato, sottratto all’uso della collettività, e che l’inquinamento e l’inaridimento del clima colpiscono sia il Nord che il Sud del pianeta. Questi alcuni degli effetti della “cattiva globalizzazione” dell’acqua:

-          secondo l’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) ogni anno nei Paesi poveri si registrano 4 miliardi di casi di diarrea (con 2,2 milioni di morti) a causa dell’acqua inquinata;

-          in Europa il consumo pro-capite di acqua supera i 500 litri/abitante/giorno, contro i 5 litri/abitante/giorno di un Paese come il Madagascar;

-          più di metà dei 227 fiumi più lunghi del mondo ha subito interventi irreversibili di artificializzazione (dighe, deviazioni, canalizzazioni);

-          un terzo delle case italiane non è allacciato ad alcun impianto di depurazione;  

-          l’inquinamento dei grandi laghi italiani continua a crescere: la concentrazione di nitrati nel Lago Maggiore e nel Lago di Como è più alta dei valori degli anni ’80, mentre nel Lago d’Iseo e nel Lago di Garda sono in aumento le concentrazioni di fosfati;

-          secondo l’Ipcc (“Intergovermental panel on cliamte change”) la temperatura in Europa crescerà nei prossimi decenni di oltre un grado, facendo aumentare le precipitazioni nei Paesi del Nord e intensificando i periodi di siccità nel Sud.

“Come per il cibo – ha detto il portavoce nazionale di Legambiente Roberto Della Seta – anche per l’acqua i problemi di scarsità non dipendono ad un’insufficiente disponibilità ‘fisica’ della risorsa: su scala globale possiamo contare su 40.000 chilometri cubi di acqua disponibile, più che sufficienti a soddisfare il fabbisogno dell’umanità. Il punto è che l’uso dell’acqua risponde sempre di più a logiche private e che al tempo stesso aumentano gli sprechi e cresce l’inquinamento. Se davvero si vuole cancellare la tragedia di centinaia di milioni di assetati, occorre fissare regole rigorose che fermino i mutamenti climatici, riducano gli sprechi, impediscano la privatizzazione”. 

In Europa il maggior consumo di acqua si ha per gli usi agricoli, il 30%, mentre gli usi civili contribuiscono per il 14% e l’industriale, escluse le acque per scopi energetici, per il 10,4%, mentre queste ultime, il 31,8%,   e il resto 14% viene utilizzato per usi non definiti. La richiesta per usi urbani è dominante nei Paesi ovest e Nord, ma è meno importante a Est e nei paesi mediterranei. Ma vediamo nel dettaglio.

L’acqua totale utilizzata per l’agricoltura è circa 73.000 milioni mc/anno, pari al 30% dell’acqua estratta e al 55% di quella consumata, percentuali che si alzano nei paesi meridionali: 73% dei consumi e il 62% degli usi totali. Il problema è che la richiesta di acqua in agricoltura è maggiore laddove e quando la disponibilità di acqua è minore.

La maggior parte dei consumi agricoli sono per l’irrigazione, in particolare nei paesi mediterranei, l’83% in Grecia, il 57% in Italia e il 68% in Spagna, mentre negli altri paesi questa percentuale è in media il 10%. I paesi in cui si ha un maggiore utilizzo di acqua per ettaro irrigato è l’Inghilterra (quasi 15.000mc/abitante/anno) e l’Italia (11.883 mc/abitante/anno).

Inoltre i cambiamenti climatici, le pressioni sulla risorsa che continuano a crescere, le variazioni nell’uso del suolo rendono sempre più aree più vulnerabili alla siccità. E così più della metà dei paesi europei può essere classificata come avente “bassa” disponibilità pro capite di acqua.

Sempre i cambiamenti climatici sono responsabili di quei fenomeni come le alluvioni a cui abbiamo assistito questa estate. Eventi che non possono essere considerati speciali, visto che le alluvioni possono considerarsi i disastri naturali più comuni in Europa e, in termini di danno economico, i più costosi. Basti pensare che nei 25 anni tra il 1970 e il ’95 ci sono stati 154 maggiori alluvioni. I costi solo tra il 1991 e il ’95 sono stati misurati in 99 bilioni di Euro. Le aree maggiormente esposte sempre più di frequente ad alluvioni includono la costa mediterranea, il Reno, la Senna, il nord della Germania, la valle del Po e quelle del Danubio e Tisza. In alcuni casi, le opere di ingegneria idraulica costruite hanno, sì mitigato gli effetti in una zona, ma li hanno drasticamente accentuati in altre. La rettificazione dei fiumi è particolarmente estesa nell’Europa del sud e occidentale. In paesi, come il Belgio, l’Inghilterra e la Danimarca la percentuale di fiumi in stato naturale è tra lo 0-20%, contro il 70-100% di paesi come la Polonia, l’Estonia e la Norvegia.

 

“Insomma, - conclude Della Seta – ecco perché senza politiche incisive capaci di concretizzare l’obiettivo di garantire l’acqua a tutti entro il 2025, la disponibilità di acqua (soprattutto pulita) potrebbe diventare uno dei principali fattori limitanti dello sviluppo economico in molti Paesi poveri”.