Roma 24 marzo 2004
Comunicato
Stampa
BLITZ ALLA CAMERA
SULLA CACCIA
NIENTE PIU
REATO PER CHI SPARA NEI PARCHI
AUMENTANO LE SPECIE
NEL MIRINO
LO PREVEDE IL TESTO
UNIFICATO CHE ANDRÀ IN AULA ALLA CAMERA
Legambiente e
Arcicaccia raccolgono
oltre 10mila firme
contro la scellerata proposta
guidate da una
simbolica carica dei 101 di vip e personalità
Tra le adesioni: Epifani e Pezzotta, Dario Fo e Franca Rame,
Giobbe Covatta, Lella Costa, Sergio Staino, Edoardo Bennato,
Almamegretta
Alla Camera si prepara un altro blitz sulla caccia. Sono Legambiente e Arcicaccia a rinnovare lallarme su un problema che pareva risolto E lo fanno citando quel testo unificato che alla Camera sostituirà le diverse proposte di legge in materia e che le due associazioni sono riuscite ad anticipare alla stampa. Chi pensava che laffare fosse chiuso fanno sapere i presidenti delle due associazioni, Roberto Della Seta per Legambiente e Osvaldo Veneziano per Arcicaccia - si sbagliava. Si riparte dalla Camera, con un provvedimento folle almeno quanto quello, poi cassato, del ministero dellagricoltura. Quella in atto è un assalto ai sistemi di tutela degli animali selvatici e delle aree protette, che se dovesse passare negherebbe la possibilità di unattività venatoria compatibile.
Il provvedimento in parte ricalca il contenuto del testo bocciato qualche settimana fa, in parte aggiunge novità allarmanti. Vediamone i punti chiave:
Stagione venatoria più lunga: si potrà andare a caccia non più solo da settembre a gennaio, come oggi, ma da agosto a febbraio, in contrasto con le direttive europee. Due mesi in più, dunque.
Numero delle specie cacciabili più ampio: si passerà dalle attuali 49 specie a 62 (13 in più) senza alcuna base scientifica. Tra le new entry tre specie di oche (selvatica, granaiola, lombardella), la tortora dal collare, il chiurlo (simile al chiurlottello, specie in assoluto più minacciata di estinzione in Europa).
Caccia lungo le rotte migratorie: oggi è previsto il divieto nelle aree corrispondenti alle principali rotte migratorie. Con lespediente di aprire in quei siti la caccia alle specie stanziali, di fatto si annulla la tutela dei migratori.
Riduzione delle aree con divieto: oggi la legge prevede che una porzione pari al 20-30% del territorio agro-silvo-pastorale su base regionale venga sottoposto a divieto di caccia. Questa porzione calerà al 20-25%. Non solo, per calcolare questo 20-25% andranno considerate anche le aree urbanizzate: nei fatti, dunque, si tratterà di una superficie molto inferiore. Come dire: si offre una sponda a chi si oppone alle aree protette e fa pressione per ridimensionarne il peso.
Più caccia consumistica: oggi fino al 15% del territorio nazionale può essere destinato ad aziende faunistico-venatorie (dove, a pagamento, il cacciatore può sparare ad animali dallevamento liberati nellarea). Si salirà al 20%. Non solo. In queste aree non sarà valido alcun limite stagionale alla caccia. Su un quinto del Paese, insomma, si potrà sparare tutto lanno. E poi, come distinguere tra una lepre dallevamento e una di passaggio?
Depenalizzazione del bracconaggio: sparare nelle aree protette, se si escludono alcuni casi (come orso, camoscio appenninico, lupo, stambecco e qualche altro) non sarà più reato, ma comporterà una semplice multa. Qualora un cacciatore di frodo uccidesse dei cinghiali in un parco nazionale, dunque, non rischierà più il carcere, ma solo unammenda. Quanti saranno a pensare che il gioco vale la candela?
Reintroduzione del nomadismo venatorio: oggi i cacciatori sono legati al loro territorio, per consentire una tutela ragionata della fauna selvatica. Questo legame verrà eliminato reintroducendo la libertà di movimento.
Secondo il presidente nazionale di Legambiente Roberto Della Seta si tratta di proposte incivili e inaccettabili per un Paese che nella sua Costituzione riconferma la tutela dellecosistema tra le sue vocazioni. Quello che leggiamo fra le righe del testo unificato è la volontà di scardinare un sistema razionale di gestione e tutela della fauna che ha prodotto alcuni importanti risultati come capriolo, camoscio, daino. Tutti passi in avanti, tutte conquiste che verranno gettate alle ortiche se questa proposta indecente dovesse passare. Per di più aggiunge il presidente nazionale di Arcicaccia Osvaldo Veneziano sparirebbe la caccia quale attività responsabile e conservativa, pregiudicandone la legittimazione nella società. E sparirebbe ogni possibilità di incontro, nel rispetto della tutela del patrimonio faunistico, fra esigenze e sensibilità diverse, come quelle di agricoltori, ambientalisti e cacciatori.
Contro la volontà di aprire lItalia alla barbarie venatoria, Legambiente e Arcicaccia, grazie anche alla collaborazione di Tiscali, hanno raccolto più di 10mila firme. Fra le adesioni ricordiamo quelle di Dario Fo e Franca Rame, di Guglielmo Epifani e Savino Pezzotta, di Gabriele De Rosa e Rosario Villari, Gian Maria Fara e Vittorio Foa, dei fratelli Taviani, di Gillo Pontecorvo e Carlo Lizzani, di Margherita Hack e Luigi Boitani. E poi Luca Barbarossa, Edoardo Bennato e gli Almamegretta, Sara Simeoni e Daniele Masala, Sergio Staino, Lella Costa e Giobbe Covatta, Piero Dorazio e Giuseppe Zigaina, Pietro Cascella e Ennio Calabria, Maurizio Mannoni e Giuliano Giubilei, Roberta Brunet e Sveva Sagramola, Contessa Brachetti Peretti e Pietro De Paola. Sono 101 le adesioni illustri già raccolte: una sorta di nuova carica dei 101 contro una legge scandalosa. Da ricordare anche ladesione di associazioni e organizzazioni come il Consiglio Nazionale dei Geologi, gli imprenditori agricoli di Coldiretti, Cia e Confagricoltura (Anagritur), lArci, la Federparchi, lUisp e lU.S. Acli.
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