Patrimonio
senza codice. Il ministro Urbani non convince le associazioni ambientaliste
A.
DI GE.
Il
Manifesto 27/11/2002
Giuliano
Urbani non ha convinto con le sue assicurazioni l'associazione Bianchi Bandinelli, il
Comitato per la bellezza e la Assotecnici. Quel codice che il ministro per i beni
culturali - iperattivo negli ultimi tempi e pronto a risolvere tutti i mali del
dicastero-Cenerentola con l'ingresso dei privati («gli italiani spendono in questo
settore solo lo 0,17% del pil, dobbiamo fare un salto di qualità») - vuole inserire come
«garanzia» dell'inalienabilità patrimonio artistico e ambientale non dissolve le
perplessità. E le associazioni, chiamate a una tavola rotonda con Italia Nostra, WWf e
Fai, hanno stilato un documento comune definendo «allarmante la distinzione tra tutela e
concessione in gestione anche su beni di estrema importanza» perché - spiegano - «la
legge in vigore può aprire la strada all'alienazione dei beni di rilevante interesse
culturale». E le nuove norme di garanzia tardano ad apparire sulla carta. Inoltre, «le
operazioni di vendita che riguardano palazzi, colonie marine o terreni confermano la
tendenza a escludere dall'attenzione il contesto urbano, l'ambiente e il paesaggio». Lo
scenario futuro è quello di un sovrintendente costretto a fare da «cane da guardia»,
controllore della tutela, senza più autonomia rispetto alla politica o alle imprese
paganti. Ma alle preoccupazioni sollevate in merito al «conflitto di ruoli» Urbani ha
risposto così (addirittura dalle pagine di un suo libro pubblicato con Mondadori): «I
privati gestiscono i soldi sicuramente meglio dei burocrati». Tanto da poter produrre, in
previsione, circa 5 miliardi di euro (10mila miliardi di vecchie lire) entro i prossimi 8
anni con la famosa «valorizzazione». A testimoniare che l'argomento è materia
incandescente nell'agenda governativa, oggi, il presidente del consiglio Berlusconi e il
ministro Tremonti presenzieranno alla conferenza stampa di presentazione dell'iniziativa
del Fai - il restauro dell'ottocentensca Villa Gregoriana di Tivoli, attualmente
abbandonata - che riceverà la struttura in comodato e costituirà un comitato scientifico
per i lavori.
Cartolarizzazioni |
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Le richieste di modifica |
Ecco le richieste di modifica alla legge 112 indirizzate al governo e al Parlamento dalla Cgil e dalle 9 associazioni ambientaliste. 1) Linalienabilità dei beni riconosciuti come monumenti nazionali, dei beni dinteresse archeologico, degli edifici utilizzati a uso amministrativo dello Stato, delle regioni e degli enti locali fino, dei beni di particolare importanza per il loro riferimento con la storia politica, militare, della cultura, ogni altro bene, riconosciuto con decreto dal ministro per i Beni e le Attività culturali che documenti o testimoni lidentità e la storia delle istituzioni. 2) Il trasferimento dei beni di particolare valore artistico, storico e paesaggistico deve essere effettuato dintesa con il ministero per i Beni e le Attività culturali che dovrà preventivamente approvare lelenco dei beni trasferibili, nonché i criteri di valorizzazione con cui questi potranno essere gestiti e leventuale cambio di destinazione duso. 3) Qualora i beni siano trasferiti, se rientrano nellambito di aree naturali protette o allinterno di aree di particolare pregio naturalistico, per il loro trasferimento, nonché per la definizione dei criteri di valorizzazione, occorre lintesa con il ministero dellAmbiente e del Territorio. 4) Prima del definitivo trasferimento dei beni alla società Patrimonio dello Stato spa, ne va stilato un elenco che dovrà essere approvato dalla Conferenza unificata Stato-Regioni-enti locali, che dovrà essere interpellata sugli elenchi dei beni su cui sintendesse procedere allalienazione, anche attraverso lapplicazione delle procedure di sdemanializzazione. 5) Tutti i soggetti pubblici devono avere diritto di prelazione sulle eventuali alienazioni. 6) Occorre attivare un sistema di monitoraggio sulle iniziative intraprese per renderne pubblico il patrimonio interessato, le iniziative intraprese e il loro stato di avanzamento. 7) Occorre attivare un sistema pubblico di rendicontazione economica e finanziaria al fine di consentirne la valutazione dellefficacia in rapporto agli importanti, obiettivi che dipendono da questa iniziativa |
Cartolarizzazioni:
Le richieste di modifica di CGIL e associazioni ambientaliste
Rassegna
sindacale, n. 42, novembre 2002
Ecco
le richieste di modifica alla legge 112 indirizzate al governo e al Parlamento dalla Cgil
e dalle 9 associazioni ambientaliste. 1) Linalienabilità dei beni riconosciuti come
monumenti nazionali, dei beni dinteresse archeologico, degli edifici utilizzati a
uso amministrativo dello Stato, delle regioni e degli enti locali fino, dei beni di
particolare importanza per il loro riferimento con la storia politica, militare, della
cultura, ogni altro bene, riconosciuto con decreto dal ministro per i Beni e le Attività
culturali che documenti o testimoni lidentità e la storia delle istituzioni. 2) Il
trasferimento dei beni di particolare valore artistico, storico e paesaggistico deve
essere effettuato dintesa con il ministero per i Beni e le Attività culturali che
dovrà preventivamente approvare lelenco dei beni trasferibili, nonché i criteri di
valorizzazione con cui questi potranno essere gestiti e leventuale cambio di
destinazione duso. 3) Qualora i beni siano trasferiti, se rientrano nellambito
di aree naturali protette o allinterno di aree di particolare pregio naturalistico,
per il loro trasferimento, nonché per la definizione dei criteri di valorizzazione,
occorre lintesa con il ministero dellAmbiente e del Territorio. 4) Prima del
definitivo trasferimento dei beni alla società Patrimonio dello Stato spa, ne
va stilato un elenco che dovrà essere approvato dalla Conferenza unificata
Stato-Regioni-enti locali, che dovrà essere interpellata sugli elenchi dei beni su cui sintendesse
procedere allalienazione, anche attraverso lapplicazione delle procedure di
sdemanializzazione. 5) Tutti i soggetti pubblici devono avere diritto di prelazione sulle
eventuali alienazioni. 6) Occorre attivare un sistema di monitoraggio sulle iniziative
intraprese per renderne pubblico il patrimonio interessato, le iniziative intraprese e il
loro stato di avanzamento. 7) Occorre attivare un sistema pubblico di rendicontazione
economica e finanziaria al fine di consentirne la valutazione dellefficacia in
rapporto agli importanti, obiettivi che dipendono da questa iniziativa . ()
Patrimonio
artistico e naturale dello Stato italiano e finanziamento delle nuove infrastrutture
Laura
De Cristofaro
Lofficina
dellambiente, rivista informatica mensile, n. 17, ottobre 2002
Lo
scorso 15 giugno la maggioranza parlamentare ha approvato la legge n. 112/2002,
convertendo il decreto-legge del Governo Berlusconi n. 63/2002, che prevede disposizioni
finanziarie e fiscali urgenti in materia, fra le altre, di valorizzazione del patrimonio e
finanziamento delle infrastrutture (1). Ricorderete che il Presidente Ciampi, all'atto
della promulgazione della legge, ha richiesto con fermezza che siano garantiti i beni
artistici e naturali del nostro Paese. L'art. 7 della legge prevede che il patrimonio
dello Stato sia valorizzato, gestito e ceduto per il tramite di una società per azioni,
la Patrimonio dello Stato S.p.A., il cui capitale iniziale è di 1 milione di Euro, quasi
2 miliardi delle vecchie lire. Il governo e la maggioranza parlamentare che lo sostiene
intendono dunque valorizzare, gestire ed alienare il patrimonio artistico e demaniale del
nostro Paese, trasferendo tutti i diritti su tali beni alla Patrimonio S.p.a., una
società per azioni di proprietà, si badi, non del Ministero dei Beni culturali, ma di
quello dell'economia. Questa competenza esclusiva del Ministero dell'economia già disvela
il disegno, l'architettura del provvedimento, e le sue finalità. Il ministero dei beni
culturali del Paese che possiede il patrimonio d'arte e di natura di valore
incommensurabile, nonostante la tutela sciatta, quando è apprestata, e la assai scarsa
sensibilità degli italiani a tale bellezza, dovrebbe, anche solo a rigor di buon senso,
interpretare parte da protagonista nella politica e nell'amministrazione di tale
ricchezza, con tutto il gravoso onere delle responsabilità che tale ruolo comporta. Ai
sensi di legge, il Ministero dei beni culturali non avrà, invece, che ruolo di comparsa
nella valorizzazione, gestione e cessione del patrimonio artistico dello Stato, avendo
diritto di parola soltanto qualora i beni da trasferire alla Patrimonio S.p.a. siano di
particolare valore artistico e storico. Quali siano questi beni, non è dato sapere,
perché né questa né altra legge ha ancora provveduto ad individuarli con precisione.
D'altronde, si è detto che il patrimonio artistico e storico è talmente vasto che è
impossibile individuare ogni ricchezza. E' probabile, dunque, con la complice fatiscenza
della nostra pubblica amministrazione, che si vedranno valorizzati, gestiti o, assai più
probabilmente, alienati beni pubblici di cui lo Stato non ha esatta contezza del valore
artistico e storico, ma dei quali incasserà comunque, nonostante ne ignorasse ex ante il
valore, i proventi della valorizzazione, gestione o alienazione. Tutta la ricchezza
artistica e storica dello Stato viene infatti trasferita, ai sensi dell'art. 1 della legge
112/2002, alla patrimonio s.p.a.. Al Ministero dell'ambiente, invece, non viene assegnato
nemmeno diritto di parola, figuriamoci quello di veto. La legge, ricordiamo, non ha per
oggetto la tutela del patrimonio naturale e artistico dello Stato, ma esclusivamente la
sua valorizzazione, gestione ed alienazione. L'art. 11 prevede infatti che la Patrimonio
S.p.a. possa effettuare operazioni di cartolarizzazione, che possa cioè trasformare
l'enorme e ricchissimo patrimonio artistico e naturale in denaro pubblico spendibile.
Oltre alla patrimonio S.p.A., l'art. 8 della stessa legge prevede l'istituzione di una
seconda società per il finanziamento delle infrastrutture, la "Infrastrutture
S.p.a." La società potrà finanziare, in qualsiasi forma, le infrastrutture e le
grandi opere pubbliche, nonché gli investimenti per lo sviluppo economico. Vi è di più:
la Infrastrutture S.p.a. potrà anche concedere garanzie per tali finanziamenti. Dunque:
la "Patrimonio S.p.a.", facente capo al Ministero dell'economia, disporrà
dell'intero patrimonio naturale, artistico e storico del nostro Paese. Si tratta di
un'enorme ricchezza pubblica che potrà, come prevede espressamente l'art. 7, essere
"smobilizzata", mediante la vendita o la cartolarizzazione, trasformata in
risorsa finanziaria. Ancora: il patrimonio dello Stato potrà fungere da garanzia per
ottenere la concessione di finanziamenti. Siamo di fronte, dunque, ad un'innovazione degli
strumenti a disposizione della finanza pubblica: sino ad ora, infatti, lo Stato aveva
finanziato gli investimenti mediante l'antico strumento della tassazione e della emissione
dei titoli del debito pubblico. Ci sarà permesso dire, nella nostra assoluta
incompetenza, che tale innovazione ci sembra, come dire, assai rischiosa. Il nostro è un
patrimonio di valore incommensurabile già assai trascurato e malamente tutelato.
Disfarsene sarebbe un delitto. Già non sono trascurabili gli ettari di preziosissimo
terreno d'uva acquistato dai cittadini stranieri, ben più consapevoli degli italiani,
fuggiti a gambe levate dalla terra verso il progresso industriale e post-industriale delle
città, della fertilità del nostro territorio, delle potenzialità produttive delle
campagne, della tradizione e della cultura che la stessa terra ci tramanda. Sino ad ora,
le nuove opere e le infrastrutture sono state sì finanziate, rimpinguando le casse delle
imprese edili, anche quando erano riconducibili alla criminalità organizzata, e più di
qualche tasca di amministratori pubblici corrotti, senza che i cittadini ed il Paese,
soprattutto le regioni del sud, ne abbiano tratto gran beneficio. Quante sono le opere
pubbliche - ponti, strade, acquedotti - sospesi, mai terminati, congelati? Non ci
rassicura certo la colpevole, mai casuale, inefficienza della nostra pubblica
amministrazione. Uno Stato che non è in grado di individuare ogni bene di valore
artistico, storico, naturalistico, sarà capace di non sperperare denaro pubblico così
rischiosamente procacciato? NOTE 1. Il testo della legge di conversione, entrata in vigore
il giorno successivo alla sua approvazione, è pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 139
del 15 giugno 2002. Lo stesso testo è disponibile sul sito www.parlamentoitaliano.it
L'Ulivo
annuncia il referendum sulla cessione. Contrario anche il forzista Roberto Caputo
Galleria,
destra spaccata
Repubblica
- 15 agosto 2002
La
Lega: no alla vendita, Albertini sbaglia Vendere la Galleria? L´opposizione si ribella e
annuncia: «Se Albertini farà seguire i fatti alle intenzioni, raccoglieremo le firme per
indire un referendum». Anche nella stessa maggioranza, l´idea di mettere sul mercato il
salotto dei milanesi non raccoglie grandi entusiasmi. Di più, il capogruppo della Lega,
Matteo Salvini, sposa l´ipotesi referendum: «Non si tratta di un palazzo a Quarto
Oggiaro, bisogna interpellare i milanesi prima di prendere una decisione di questo
tipo».Ma di sentire i milanesi in argomento, Albertini non vuole saperne: «Le
dismissioni di patrimonio immobiliare erano nel nostro programma elettorale. I cittadini
li abbiamo già sentiti e abbiamo avuto mezzo milione di voti». Ma se il vicesindaco De
Corato dice «sono assolutamente d´accordo a vendere la Galleria», il presidente del
Consiglio provinciale, Roberto Caputo (Forza Italia) obietta che «bisogna difendere i
gioielli della città». Posizione condivisa da Giulia Maria Crespi: «È vergognoso»,
dice la fondatrice del Fai. Preoccupati i cittadini sentiti da Repubblica sotto
l´Ottagono: «Ma dopo la vendita i privati faranno pagare il biglietto ai milanesi per
venire qui?».
Sinistra ecologista: su Patrimonio spa e infrastrutture spa propone un referendum abrogativo
SINISTRA
ECOLOGISTA : su Patrimonio spa e infrastrutture spa propone un referendum abrogativoSi è
riunito oggi a Roma il Comitato Nazionale della associazione Sinistra Ecologista, tra gli
argomenti discussi quello che riguarda la decisione del Governo di dar vita a due società
per azioni sul Patrimonio e sulle Infrastrutture, provvedimento che per le sue molte
ambiguità ( segnalate anche dal Presidente Ciampi) si presenta come il tentativo di fare
cassa ipotecando o alienando i beni demaniali e il patrimonio dello Stato.Se
il provvedimento non sarà, a tempi brevi, modificato,la Sinistra Ecologista propone a
tutte le forze dellopposizione di promuovere un referendum abrogativo degli articoli
7 e 8 del Decreto Tremonti.Un referendum che dovrà affiancarsi agli altri già ipotizzati
dal Centro-sinistra (rogatorie e conflitto di interessi).
Tremonti?
Robin Hood all'incontrario
Economia.
La riforma vista dall'Ulivo: parla Vincenzo Visco
Guglielmo
Nardocci
Famiglia
Cristiana 23/06/2002
«Non
sono stato mai manicheo, ma lalternativa oggi è decidere se i soldi li devi dare ai
ricchi o ai poveri». Il professor Vincenzo Visco, per cinque anni ministro delle Finanze
e poi dellEconomia dei Governi del Centrosinistra, non ha dubbi sulla riforma
fiscale dellattuale ministro Tremonti: «Se tu decidi che i ricchi sono il sale
della terra», spiega lex ministro Visco in questa intervista a Famiglia Cristiana,
«se tu decidi che il ricco è quello che crea occupazione, che e più intelligente e più
bello, allora ti comporti come questo Governo: togli limposta di successione,
permetti di far rientrare i capitali dallestero, gli fai pagare meno tasse. Il
Governo di Giulio Tremonti, insomma, ha disegnato una riforma fiscale immorale» · E
cioè? «Ha disegnato una riforma basata su tre punti cardini: listituzione di due
aliquote Irpef, che in realtà è una sola, perché il 99% dei contribuenti sta al di
sotto dei duecento milioni di lire di reddito; oltre quellimponibile ci sono
Berlusconi, Tremonti e pochi altri. Questa prima parte è il nucleo della promessa
elettorale che debbono realizzare a tutti i costi. Il secondo cardine è costituito dalla
tassazione delle imprese, il cui risultato, di fatto, è laumento della tassazione
sulle medesime, soprattutto quelle piccole perché è stata introdotta una indeducibilità
delle spese troppo robusta. I piccoli imprenditori, che sono la gran parte, o si
trasformano in società di persone, assumendosi tutte le responsabilità personalmente,
oppure ricevono una mazzata fiscale micidiale. Un recente studio della Commissione europea
dimostra che la tassazione sulle imprese in Italia, senza interventi di Tremonti, è fra
le più favorevoli, molto inferiore a Germania, Francia e Inghilterra. Il terzo cardine è
lo stravolgimento dei redditi da capitale, che Tremonti detassa fino a fare dellItalia
un paradiso fiscale». · Ma Tremonti sostiene che pagheremo tutti meno tasse... «La
riforma è assolutamente inaccettabile sotto il profilo politico. Secondo il Governo sono
disponibili 45 mila miliardi di vecchie lire da restituire ai contribuenti con la riforma
Tremonti. I cittadini hanno il diritto di sapere nelle tasche di chi andranno questi
soldi, e come vengono redistribuiti». · Lei che idea si è fatta? «Qualsiasi studente
universitario di Economia e commercio, facendo un paio di conti, può facilmente capire
che la rivoluzione fiscale del Governo arricchisce solo le classi agiate. Ma anche il più
sprovveduto dei cittadini, leggendo i giornali, può facilmente intuire guardando lammontare
del risparmio fiscale man mano che sale il reddito. Una progressività allincontrario».
· Il Governo tuttavia si propone di attuare la progressività "giusta"
attraverso le detrazioni... «Ma è proprio facendo un calcolo semplice su come il Governo
usa aliquote e detrazioni che viene fuori questa mostruosità per la quale chi è ricco
starà meglio per grazia ricevuta. La curva dellaliquota unica, combinata con le
detrazioni che tendono ad essere uguali per tutti, dà come risultato che il prelievo
fiscale si concentra nella fascia dei ceti medi e operai nella quale si concentra la
maggior parte delle famiglie italiane. Risultato : il 70% dei 45 mila miliardi verrà dato
alle famiglie agiate, che rappresentano il 20% dei contribuenti. Le briciole al resto
degli italiani». · Ma Tremonti afferma che i primi benefici saranno redistribuiti
proprio ai meno abbienti già dal 2003... «È vero, ma il problema non è vedere i 10
mila miliardi che saranno restituiti ai contribuenti meno abbienti lanno prossimo,
ma i 35 mila restanti negli anni successivi. I sindacati, nella trattativa con il Governo,
debbono esigere da Berlusconi e Tremonti la più completa chiarezza». · Il Fondo
monetario internazionale ci invita a risanare il bilancio, mentre il Governo ci dice che
ci sono soldi da restituire ai contribuenti... «La ragione è semplice; il Governo
imbroglia ricorrendo a espedienti tecnici, come quello di creare due nuove società
(Patrimonio Spa e Infrastrutture Spa, n.d.r.) alle quali vengono conferiti i beni dello
Stato. È chiaro che togliendo queste voci dal bilancio si crea una disponibilità, ma è
unillusione ottica. Vediamo se le autorità europee faranno passare tali espedienti.
Tremonti spera che i fondi da redistribuire ai contribuenti arriveranno dallaumento
del gettito fiscale dovuto ad un aumento del Pil, ma come si è visto le previsioni di
crescita sono sballate. Non cè una lira». · Però anche il Fondo monetario ha
raccomandato di abbassare le tasse... «Certo: e loro le abbasseranno ai ricchi. Il
Governo deve mantenere la sua promessa elettorale sperando che i cittadini siano
invogliati a consumare e a mettere ali allo sviluppo. LFmi ha detto le cose in
ordine inverso: prima dovete tagliare le spese e poi abbassare le tasse per rilanciare lo
sviluppo. Ciò significa intervenire sulle pensioni e sulla sanità che è totalmente
fuori controllo, specie nelle Regioni governate da loro. Ma queste saranno le sorprese di
autunno».
Attualità:
Per i beni culturali Sgarbi e Urbani separati in casa
Le
associazioni ambientaliste: Ciampi non firmi il decreto taglia-deficit
Si
è risolta in una quasi separazione la difficile convivenza tra il sottosegretario
Vittorio Sgarbi e il ministro per i Beni culturali Giuliano Urbani, dopo un anno di
dichiarazioni sopra le righe, dispetti, ripicche, smentite. Vittorio Sgarbi non lascia il
suo posto da sottosegretario ma ha rimesso le deleghe che gli erano state assegnate dal
ministro Urbani il 7 ottobre scorso, ovvero le competenze (seppure senza potere di firma)
sul patrimonio paesaggistico, sulla Biennale di Venezia, sulla Triennale di Milano, sulla
Quadriennale d'arte di Roma, sull'Istituto centrale per il restauro, sull'Istituto
centrale per il catalogo e la documentazione e la presidenza del Consiglio per i Beni
culturali e ambientali. E' veramente prossima la fine di una coabitazione complicata fin
dall'inizio della attuale legislatura? Forse no. Ma i presupposti per il divorzio ci sono
tutti. Il casus belli è il decreto legge Tremonti 63/2002 per "disposizioni
finanziarie e fiscali urgenti in materia di riscossione, razionalizzazione del sistema di
formazione del costo dei prodotti farmaceutici, adempimenti ed adeguamenti comunitari,
cartolarizzazioni, valorizzazione del patrimonio e finanziamento delle
infrastrutture" (il testo integrale è pubblicato sotto la voce
"Normativa", "decreti legge" sul sito www.beniculturali.it), che
dovrebbe essere convertito in legge dal Senato entro il 15 giugno. L'articolo 7 del
decreto istituisce la "Patrimonio dello Stato s.p.a", una società di diritto
privato che avrebbe il compito di garantire una migliore gestione del patrimonio dello
Stato. Le azioni spettano al Ministero dell'economia e delle finanze, che ha la facoltà
di trasferirle gratuitamente ad altre società di cui detiene interamente il capitale
sociale, come per esempio la "Infrastrutture s.p.a", una società finanziaria
per azioni (istituita dall'articolo 8 dello stesso decreto) che ha il compito di trovare
fondi per le grandi opere pubbliche e che quindi può disporre - a tale scopo - del
patrimonio in dotazione. Tra cui - con l'accordo del Ministero per i beni culturali (ma
non verrebbero interpellati né il ministero dell'Ambiente né gli enti locali) - anche
dei beni artistici. Il testo, presentato l'11 giugno, ha suscitato perplessità e
sconcerto da parte degli esponenti di associazioni come Italia Nostra o il Fai, che hanno
visto in concreto pericolo l'integrità del patrimonio artistico e paesaggistico italiano.
Certo nessuno oserebbe mai vendere il Colosseo o gli Uffizi, ma le ville, i quadri, i
parchi, le collezioni di provincia, il patrimonio non redditizio - per usare un termine
ormai consueto per beni che dovrebbero essere da tutelare comunque perché pubblici, senza
necessariamente supporre una redditività -? Del resto, come ha ammesso lo stesso ministro
Urbani, che pure ha tentato di rassicurare tutti sull'evenienza di vendite di gioielli
artistici, un elenco dei beni alienabili è in via di compilazione. Bene, martedì in
Senato Sgarbi ha presentato un emendamento al decreto che specifica cosa non si potrà mai
vendere, ovvero tutti i beni di valore artistico, storico, paesaggistico; per le aree
protette ci sarà bisogno dell'approvazione del ministero per l'Ambiente. L'emendamento
non è stato accolto in quanto tale, ma è stato trasformato in un ordine del giorno dalla
maggioranza. Sgarbi ha ricevuto il plauso della sinistra e le critiche di Urbani e
Tremonti, e ieri pomeriggio ha reso nota la breve lettera con cui rimette a Urbani le
deleghe ricevute, "non potendo condividere i metodi e il destino" del ministero.
Ma di certo non passa all'opposizione, rimane al suo posto di sottosegretario "a
presidiare". Urbani prospetta per lui un nuovo incarico da parte del ministero, ma
all'estero. Sgarbi propende per la direzione della Biennale (se Bernabè dovesse andare
alla Fiat) o di RaiSat Art. E apetta le dimissioni di Urbani.
L'arte
non è un business, i boschi non sono un business
BETA,
rivista di architettura online 20/06/2002
Timido
intervento del Presidente della Repubblica,Ciampi,sulla vendita dei beni culturali
pubblici,su Repubblica e Manifesto del 16 giugno viene evidenziata la raccomandazione del
capo dello Stato nei confronti della legge che istituisce le società "Patrimonio
Spa" e "Infrastrutture Spa". " Serve- afferma la nota del Quirinale-il
rispetto dei requisiti e delle finalità dei beni pubblici". Giulia Mozzoni
Crespi-presidente del Fai, afferma, "se l'intenzione fosse quella di liquidare beni
di scarso valore artistico, come alcune caserme o le vecchie case di proprietà delle
Ferrovie, il progetto sarebbe encomiabile ma porterebbe poco nelle casse dello Stato... Il
privato che investe cifre importanti...deve ricavarne un utile ed è quasi inevitabile che
questo utile porti allo stravolgimento dell'uso del bene venduto. L'arte non è un
business, i boschi non sono un business",auspichiamo che il capo dello Stato si
adoperi per evitare che il nostro patrimonio, che fa parte della nostra identità
culturale, non venga venduto per coprire i buchi di bilancio di qualunque governo sia al
potere
Il
piccone sull'ambiente
I
barbari in casa (della libertà)
Sauro
Turroni
Il
manifesto 05/06/2002
L'attenzione di chi ha deciso di contrastare il governo e la deriva che ha assunto è principalmente rivolte al conflitto di interessi, alle aggressioni nei confronti della magistratura e dei diritti dei lavoratori, alla occupazione dello stato e delle aziende pubbliche a cominciare dalla Rai, all'attacco e alla dequalificazione della scuola pubblica ecc. Ma contemporaneamente c'è un attacco senza uguali all'ambiente, alla natura, al paesaggio e ai beni culturali del nostro paese, attraverso la cancellazione di tutta la normativa di tutela, l'azzeramento della calutazione d'impatto ambientale, la sospensione delle leggi ambientali, i commissariamenti dei parchi, la volontà di reintrodurre il nucleare, il rilancio di una devastante politica autostradale, la previsione di una nuova coltre di cemento e asfalto con cui ricoprire l'Italia, la cancellazione dei reati ambientali. E' una aggressione controriformatrice che coinvolge materie assai delicate, già oggetto di riordino in periodi assai recenti, come la legge sugli appalti dei lavori pubblici (nota come legge Merloni fatta nel tentativo di contrastare tangentopoli), quella sui rifiuti (note le attività malavitose nel settore) e sulle bonifiche dei siti inquinati (uno per tutti: Porto Marghera), le leggi quadro sulle aree protette e sulla caccia, i decreti legislativi per la tutela delle acque. Molte delle nuove norme sono incostituzionali o in palese contrasto con le normativa comunitaria, in altri casi il governo propone e la maggioranza approva leggi delega che sospendono la normativa vigente e esautorano il parlamento impedendogli di entrare nel merito dei nuovi provvedimenti. Le deleghe più gravi riguardano tutta la legislazione ambientale che si aggiunge a quella riguardante i beni culturali per i quali era appena stato redatto il testo unico. Tornano in vendita i beni demaniali, le spiagge e i fiumi con il relativo condono edilizio per gli edifici su di essi costruiti, tornano le varianti e gli appalti facili, i subappalti e il sistema delle concessioni con modalità tali che il procuratore antimafia Vigna ha espresso una gravissima preoccupazione e allarme per i possibili vantaggi a Cosa Nostra; nella legge Tremonti si è fatta la sanatoria per le violazioni amministrative e penali in materia ambientale, concedendo inoltre una delega al governo per una nuova normativa «avente lo scopo di introdurre una causa estintiva speciale nei reati ambientali», anche per quelli futuri. La ratifica di Kyoto è l'occasione per riparlare di nucleare mentre le risorse destinate alla attuazione del protocollo sono ridotte drasticamente, rivivono i contratti con i General Contractor della Alta Velocità annullati dal centrosinistra a causa dei contratti capestro che alzavano il costo delle opere di tre volte il loro valore effettivo e contemporaneamente vengono emanate norme che cancellano i reati riguardanti la contaminazione delle terre da scavo nelle gallerie della tratta Bologna-Firenze per bloccare le indagini in corso. C'è il blocco totale alla legge sull'elettrosmog mentre stanno per essere emanati decreti con limiti inefficaci per vanificare quel po' che era stato fatto in questo campo; contemporaneamente il governo ha emanato uno scandaloso decreto sblocca centrali per autorizzare in un quadro generale di deregulation selvaggia impianti a combustione ovunque nel paese, compreso quelli per bruciare rifiuti, a cui va aggiunto il decreto per il petrolchimico di Gela che viene autorizzato a bruciare il pet-coke come combustibile trasformando in lecita una attività contro legge e salute su cui erano in atto indagini e provvedimenti della magistratura. Il commissariamento dell'Anpa e il suo blocco totale, il tentativo di cancellare l'Icram e la ricerca sul mare, la paralisi del ministero dell'ambiente - all'interno del quale è stata creata una struttura parallela che esautora la struttura tanto che già due dei direttori generali hanno rassegnato le dimissioni - completano un quadro che definire fosco è probabilmente limitativo. Tutto ciò fa parte di un unico disegno, identico nella sua struttura devastante a quelli che colpiscono altri settori del nostro paese, con l'aggravante che le forze in campo per contrastarlo sono deboli e limitate, mentre in taluni settori della opposizione vi è una celata condivisione che impedisce il manifestarsi di un esteso dissenso. E' un motivo in più per estendere alla aggressione all'ambiente l'attenzione dei movimenti e di tutti coloro che intendono fare una opposizione ferma e netta promuovendo, a cominciare da oggi nel giorno dell'anniversario della vittoria del centrodestra una simbolica manifestazione contro i responsabili del nuovo sacco del nostro paese. Berlusconi ha proposto agli italiani un piano di grandi opere a cominciare dal ponte sullo stretto, per fare le quali le ragioni di fare gli interventi devono essere anteposte a qualsiasi altro interesse, anche costituzionalmente tutelato: la tutela della salute, del paesaggio, dei beni culturali. Insoddisfatto di tanto disastro il governo ha emanato un decreto per la istituzione della Patrimonio Spa per vendere i beni culturali e il patrimonio storico artistico della nazione: riecco i barbari in casa di cui ci parlava Antonio Cederna, e purtroppo si sta avverando la sua più pessimistica profezia: l'Italia intera ricoperta da una repellente crosta di cemento e asfalto, nera come i sentimenti che emergono spesso in una parte consistente della maggioranza.