In Principio era un'alleanza, poi...
Il cane
Come
e quando sia effettivamente nata l'amicizia tra uomo e cane, e uomo
e gatto è difficile stabilirlo. Però è lecito
supporre che tale rapporto si sia evoluto lentamente nel tempo,
iniziando da una fase di "collaborazione" reciproca.
Prima di vedere quali benefici abbiano ricavato gli
uni dagli altri, è bene ricordare che ogni cane, a qualsiasi
razza esso appartenga, discende dal lupo. Una specie di mammifero
tuttora esistente, apparsa e diffusasi sulla terra circa settanta
milioni di anni fa, pertanto assai prima della comparsa del genere
umano. Ciò significa che i cani, così come li conosciamo,
sono frutto di selezioni operate unicamente dall'uomo nell'arco
di millenni e millenni.
Detto questo, va spiegato che a qualsiasi specie
di canidi si voglia far risalire l'origine del cane, si tratta
comunque di specie composte da soggetti che vivono in branco e in
branco cacciano, allevano la prole e si difendono da altri predatori
più grossi, esattamente come facevano i nostri antenati.
Ciò significa che tra noi e codesti animali
vi è sempre stato un modo di vivere alquanto analogo, teso
a formare società ben organizzate, per garantirsi meglio
la sopravvivenza. Stando così le cose è quindi probabile
che quando nella preistoria individui spersi di lupi, oppure i loro
cuccioli abbandonati per i più svariati motivi, entravano
in contatto con qualche comunità di umani, trovassero quasi
naturale inserirsi in una struttura sociale non troppo diversa dalla
loro.
Per quanto riguarda gli uomini preistorici, e ci
riferiamo a quelli dediti in un primo tempo soprattutto alla caccia,
l'accoglimento di tali soggetti all'interno dei loro
gruppi deve essere avvenuto in seguito alla valutazione della grande
convenienza che vi sarebbe stata se si fossero imparate a sfruttare
alcune delle loro capacità, come ad esempio quella di fiutare
e stanare la selvaggina, di avvertire con un certo anticipo l'avvicinarsi
di esseri estranei ai loro insediamenti, e perfino aggredirli se
ritenuti pericolosi.
Visto che queste tesi sono ormai le più accreditate
sia in campo antropologico che etologico, ecco che potremmo già
capire quanto gli uomini abbiano da sempre ricavato più vantaggi
dalla convivenza coi canidi, che viceversa. Difatti, fin dai tempi
in cui la storia inizia a lasciarci testimonianze circa tale rapporto,
l'uomo ripagava le collaborazioni del cane solo con qualche
razione di cibo, spesso anche scarsa, e una messa in schiavitù
sovente delle più dure. E' vero che vi furono poi alcuni
popoli antichi, come ad esempio gli Egizi, che elevarono il cane
e lo sciacallo a oggetti idolatrici. Ma gli idoli, si sa, vengono
quasi sempre sostituiti da altri, cosicché l'essere
venerato viene presto dimenticato e trattato, se non in modo uguale,
assai peggio di prima.
Per fortuna, nel tempo, l'uomo ha imparato
a riconoscere nel cane qualità ben superiori a quelle che
si esigono da un efficiente collaboratore; e quella d'essere
il migliore tra tutti gli amici possibili immaginabili, è
senza dubbio la principale. Le disinteressate manifestazioni d'affetto
di un cane, la sua estrema gratitudine e fedeltà incorruttibile
hanno, già da secoli, reso proverbiale la sua amicizia con
l'uomo. Chi non rammenta Argo, il cane di Ulisse, che, dopo
vent'anni di lontananza del suo padrone, ancora lo riconosce
mostrandogli il più infinito amore?
Grazie proprio a questo nuovo rapporto, va tenuto
presente che oggi come non mai è possibile addestrare i cani
a compiere lavori in cui nessun altro riuscirebbe con altrettanta
destrezza. Basti pensare ai cani guida per comprendere che, nonostante
siano stati inventati strumenti d'alta tecnologia per avvertire
un non vedente degli ostacoli che si trovano sui suoi percorsi,
essi risultano ancora essere il mezzo più affidabile, nonché
ottimi compagni anche quando non sono in servizio.
Poi, vi sono i cosiddetti cani da catastrofe,
ovvero cani che, grazie al loro olfatto e udito finissimo, riescono
a individuare quelle persone rimaste sepolte sotto le valanghe o
le macerie di palazzi crollati in seguito a terremoti o esplosioni.
E così vi sono cani come i terranova, specializzati nei salvataggi
in acqua, o i pastori tedeschi, particolarmente adatti a fare la
guardia alle nostre case. In più, sempre i cani, sono impiegati
dalle polizie di tutto il mondo per individuare carichi di droga
o esplosivi.
Purtroppo va rammentato che i cani si possono utilizzare
anche in attività del tutto deleterie, come ad esempio i
combattimenti tra loro, attorno ai quali gravita il mondo delle
scommesse clandestine, oppure nelle corride per incitare i tori,
o messi a guardia di luoghi ove vengono nascoste refurtive o si
radunano malviventi. Comunque sia, non si può certo incolpare
loro di questi ruoli, ma soltanto i loro padroni. Così come
non si può incolpare quei cani che, una volta abbandonati,
si radunano in branco e per sopravvivere tornano alla loro antica
attività di cacciatori, aggredendo nelle campagne gli animali
d'allevamento.
Il gatto
Se
abbiamo detto che il rapporto uomo-cane è cominciato all'epoca
in cui gli uomini erano prevalentemente cacciatori, quello uomo-gatto
è quasi sicuramente nato più tardi, ovvero quando
gli umani hanno iniziato a dar vita all'attività agricola
e, con questa, alla conservazione dei raccolti.
Cosa c'entrano i raccolti coi gatti, vi state
chiedendo?
Nulla se li si mette in diretta correlazione, moltissimo
se si tiene presente che i topi non sognano altro che trovarsi in
un deposito di granaglie. Quando nelle comunità agricole
si capì che avere un micio goloso a guardia di un
magazzino di cereali significava non vedere l'ombra di quei
prolifici roditori, possedere dei gatti divenne importante quanto
oggi giorno avere un buon antifurto nei nostri appartamenti.
E fu così, che anche per questi piccoli felini
vi fu un periodo d'oro in cui furono innalzati da alcune società
a elemento di culto. In loro onore, sempre gli Egizi eressero persino
statue e templi. Poi, purtroppo, come sempre accade nel corso della
storia umana, anche l'alta considerazione che si aveva per
i gatti decadde, fin quando non s'arrivò addirittura
a perseguitarli. Nel medio evo, per esempio, grazie a stupide superstizioni
secondo le quali i gatti incarnavano l'anima del demonio,
di essi furono fatte vere e proprie carneficine. Tant'è
che a furia di sterminarli (e qui si potrebbe parlare davvero di
giustizia divina), i topi iniziarono a moltiplicarsi a dismisura
e ad invadere città e campagne, portando malattie e pestilenze.
A proposito, volete sapere quando è nata la
credenza che il gatto nero porta sfortuna? Dai tempi in cui gli
uomini cominciarono a spostarsi a cavallo pure di notte. E i cavalli,
avendo una vista inadatta a scrutare nel buio, si spaventavano se
si trovavano di colpo tra gli zoccoli questi invisibili animaletti.
La paura era spesso talmente forte che arrivavano persino a disarcionare
il loro cavaliere. Infatti, non va scordato che tutt'oggi
il gatto nero lo si ritiene portatore di sventura soprattutto quando
ci attraversa la strada.
Dopo il capitolo nero del medio evo, fortunatamente
il nostro rapporto col gatto è andato normalizzandosi fino
a diventare anch'esso un'amicizia, in certi casi persino
terapeutica. Sempre più persone si avvalgano infatti della
compagnia di un micio per vincere la solitudine: vera e propria
malattia dei nostri tempi. Inoltre è stato appurato che lo
scambio di effusioni col nostro gatto serve a combattere tensioni
e stress. Infine, da un decennio a questa parte, si stanno iniziando
a curare diverse malattie psichiche, affiancando a chi ne soffre:
cani, gatti, conigli, con risultati a dir poco straordinari. Ma
nonostante tutti i vantaggi che traiamo dai nostri animali domestici,
c'è ancora chi li abbandona!
A titolo informativo, anche i nostri gatti domestici,
nelle varie razze in cui li conosciamo, sono frutto di selezioni
e incroci voluti dagli umani. Proprio come i cani, pure loro discendono
da specie che esistevano prima della nostra comparsa sulla terra.
Molte razze oggi esistenti in Europa derivano dal felis silvestris,
incrociatosi poi col felis chaus o lince palustre, importato
dall'Egitto dagli antichi Romani. In altre parti del pianeta
il gatto vede invece i suoi antenati nel felis bengalensis
o gatto leopardo, nel felis viverrina o gatto pescatore indiano
e nel felis silvestris ornata, proprio delle steppe asiatiche.
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