Noi vogliamo una scuola nuova capace di costruire un Paese equo, solidale, sostenibile.

Per questo vogliamo una scuola che:

·          sviluppi più cultura per tutti;

·          superi le differenze sociali e valorizzi le capacità di ciascuno;

·          ponga al centro del suo lavoro il soggetto che apprende, come persona e come cittadino, come soggetto autonomo dotato di senso critico, in grado di capire dove va il mondo, consapevole della propria identità personale e collettiva;

·          strutturi i propri processi di valutazione a partire dalla centralità del soggetto che apprende;

·          educhi alla cittadinanza, alla partecipazione, ai diritti di ciascuno e di tutti, alla legalità;

·          costruisca curricoli di scuola essenziali, nel rispetto degli indirizzi nazionali, ed in grado di costruire la capacità di apprendere per tutto l’arco della vita;

·          si impegni nella crescita civile, culturale ed economica del territorio e del Paese, contribuendo a costruire identità e coesione sociale;

·          progetti la propria offerta formativa con gli altri attori del territorio;

·          sia coinvolta nei processi di formazione permanente e di educazione degli adulti;

·          si riconosca come organizzazione complessa e del tutto originale, che ha bisogno di specifiche articolazioni professionali ed organizzative;

·          valorizzi lo sviluppo professionale dell’insegnante e la sua capacità di fare ricerca.

 

 

PER DISCUTERE

 

PIU’SCUOLAPERTUTTI

 

PER UNA SCUOLA PUBBLICA, PLURALISTA, DI QUALITA’

 

PER UN PAESE EQUO, SOLIDALE, SOSTENIBILE

 

Le trasformazioni volute dal governo Berlusconi – Moratti, attraverso le disposizioni della Finanziaria, la Commissione per il Codice Deontologico, il progetto Bertagna, la riforma degli Organi Collegiali e la legge delega sulle norme generali sull’istruzione (a cui andrebbe aggiunto il disegno di legge sul riordino della dirigenza statale), disegnano una scuola vecchia, autoritaria e sottomessa a nuovi e antichi centralismi, che non ci piace e non vogliamo.

Quella che sta nascendo è una scuola che:

 

La decisione di lavorare su una legge delega rivela inoltre un intento autoritario, malamente mascherato dalla demagogia degli Stati Generali.

Questo progetto di scuola vuole ridisegnare il profilo storico e costituzionale dell’Italia, trasformandola in un Paese di clienti e di merci (secondo un modello che già tanti danni ha fatto in paesi come gli USA e l’Inghilterra) e autoritario, socialmente iniquo, dove i più favoriti saranno sempre più favoriti, mentre le comunità saranno ridotte ad una “folla di io” soli di fronte al mercato e allo Stato (anche nelle sue articolazioni regionali).

La prima vittima di questo disegno è l’autonomia scolastica, che sarà impossibilitata a funzionare perché si riduce l’occupazione, si tagliano le risorse finanziarie e gli spazi organizzativi, si resuscita il vecchio centralismo ministeriale, appesantito dal nuovo centralismo regionale, si fa scomparire il curricolo di scuola.

Dal disegno proposto dal ministro Moratti emerge la volontà di sgretolare il valore sociale della scuola pubblica come luogo collettivo, come laboratorio sociale, in cui si impara e si cresce insieme agli altri, per trasformare la scuola stessa in un “servizio a domanda individuale”, aggravando così la disuguaglianza, che ancora oggi la scuola non è riuscita a debellare, e favorendo le famiglie più ricche e più istruite. L’esito finale di questo disegno sarà una scuola pubblica vuota ed una società ignorante e più selettiva.

 

Noi vogliono una scuola nuova capace di costruire un Paese equo, solidale, sostenibile.

Per questo vogliamo una scuola che:

·         sviluppi più cultura per tutti;

·         superi le differenze sociali e valorizzi le capacità di ciascuno;

·         ponga al centro del suo lavoro il soggetto che apprende, come persona e come cittadino, come soggetto autonomo dotato di senso critico, in grado di capire dove va il mondo, consapevole della propria identità personale e collettiva;

·         strutturi i propri processi di valutazione a partire dalla centralità del soggetto che apprende;

·         educhi alla cittadinanza, alla partecipazione, ai diritti di ciascuno e di tutti, alla legalità;

·         costruisca curricoli di scuola essenziali, nel rispetto degli indirizzi nazionali, ed in grado di costruire la capacità di apprendere per tutto l’arco della vita;

·         si impegni nella crescita civile, culturale ed economica del territorio e del Paese, contribuendo a costruire identità e coesione sociale;

·         progetti la propria offerta formativa con gli altri attori del territorio;

·         sia coinvolta nei processi di formazione permanente e di educazione degli adulti;

·         si riconosca come organizzazione complessa e del tutto originale, che ha bisogno di specifiche articolazioni professionali ed organizzative;

·         valorizzi lo sviluppo professionale dell’insegnante e la sua capacità di fare ricerca.

 

Siamo convinti che la battaglia per la riforma della scuola abbia un valore strategico per il futuro del Paese, che ha bisogno di più scuola per tutti ed in tutte le fasi della vita. E’ questa una battaglia che  non riguarda solo i diretti interessati (insegnanti, dirigenti, personale ATA, studenti, genitori), ma tutta la società civile italiana, perché saperi e cittadinanza danno la qualità della democrazia.

Le associazioni firmatarie propongono alla discussione e all’approfondimento delle scuole e dei cittadini i nodi qui individuati, nella consapevolezza che intorno a questi nodi, ed altri che possono emergere, sono oggi presenti nelle scuole posizioni diverse e che occorre avviare nel mondo delle scuole e nel Paese un approfondito dibattito per elaborare un nuovo disegno di scuola che risponda alle esigenze di un Paese che vuole essere equo, solidale, sostenibile, nella convinzione che una scuola diversa è possibile e necessaria, ma nella direzione opposta a quella indicata dal ministro Moratti.

 

ARCI, CGD, Legambiente, Legambiente scuola e formazione, Libera, MCE